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Ciao
a tutti!
Mi chiamo Cristiano
Aicardi ed abito ad Imperia. Da quando ho
avuto la mia prima vaschetta a 6 anni (ora
ne ho 27), gli acquari sono diventati la
mia passione e l’acquario mediterraneo
in particolare. Alcuni anni fa, spinto
anche dalla passione per le immersioni, ho
deciso di dedicarmi esclusivamente al
nostro mare, e, in occasione di un
trasloco, ho deciso di costruire la vasca
di cui ora vi parlerò, che ha sostituito
tutte le vasche, vaschette e tinozze che
prima occupavano i posti più impensabili
di casa mia.. Un anno fa ho deciso anche
di diventare socio di un diving center, e
questo mi ha permesso di dedicare molto
tempo al mio hobby (praticamente ogni
giorno ho la possibilità di prelevare
acqua per i cambi ad esempio).. Le
continue immersioni, anche con miscele trimix, mi hanno permesso una cosa
importantissima: osservare gli organismi
nel loro ambiente molto frequentemente (e
quindi in condizioni ambientali molto
differenti: giornate di sole estive o buie
e piovose giornate invernali) e capire
quali sono le caratteristiche ambientali
dominanti (che saranno poi quelle da
ricreare in acquario..).
La
vasca misura cm 120 x 50 x 60, per un
volume netto di 300 litri. Sotto di essa
si trova un sump, anch’esso autocostruito, di 50 litri ca. In
quest’ultimo si trovano un filtro
meccanico (lana di perlon), sicuramente
sottodimensionato rispetto al volume della
vasca, attraverso il quale passa l’acqua
che cade dalla vasca principale, ed uno
schiumatoio autocostruito. Quest’ultimo
ha un’altezza di circa 60 cm e funziona
con una pompa da 2000 l/h con una
prevalenza di 1.8 metri. Il ritorno in
acquario avviene attraverso una pompa da
2000 l/h.
Vicino
al sump trova posto un serbatoio di acqua
dolce destinata a sopperire
all’evaporazione (aiutata da una ventola
posta sul pelo dell’acqua
dell’acquario). L’acqua dolce viene
fatta passare in un reattore Nilsen
artigianale, in modo che l’acqua
evaporata venga sostituita da acqua
calcarea. In questo momento però questo
accrocchio non sta funzionando e sono
indeciso se rimetterlo in funzione: è
vero che la crescita di alghe calcaree era
molto più potente durante il suo
utilizzo, ma il reattore vuole molta
manutenzione (basti pensare che il patè
di idrossido si “mangia” letteralmente
il rotore della pompa di ricircolo una
volta al mese..). Boh.. Si vedrà..
L’illuminazione
è composta da un Blue Moon da 36 W, ed un
Aquastar da 25 W che illumina solo metà
vasca (così nell’altra metà posso
allevare specie sciafile). Il movimento in
vasca è assicurato da tre pompe: una da
2000 l/h, e due da 1000 l/h. Potrebbe
sembrare esagerato, ma come vi dicevo con
il lavoro che faccio vedo gli organismi
marini durante tutto l’anno quasi tutti
i giorni nel loro ambiente naturale e vi
posso assicurare che la maggior parte
delle volte la corrente è abbastanza
intensa (sicuramente più intensa di
quella che normalmente si trova in
acquario).
La
vasca è in funzione da circa tre anni.
Ogni settimana effettuo un cambio con
acqua marina naturale di circa 50 litri.
La temperatura è mantenuta a 18°C, per
tutto l’arco dell’anno, da un
refrigeratore Teco RA680. I valori
dell’acqua non vengono mai misurati,
confidando nel mio “occhio clinico” e
nelle condizioni degli organismi allevati.
Inoltre devo ammettere che mi sono
capitati diversi fatti inspiegabili
riguardo alle condizioni dell’acqua e da
allora ho deciso che non mi sarei più
fasciato la testa ad ogni mg/l in più o
in meno. So che sembra strano, ma se
aveste assistito alla crescita di
Eunicella verrucosa (4-5 cm/anno!!!!!) in
una vasca con 140 mg/l di nitrati (il
fondo scala del tester), probabilmente la
pensereste come me..
Il fondo è costituito
da “sabbia viva” e l’arredamento da
circa 30 kg di rocce vive, entrambe
prelevate in mare. Tutti i miei ospiti
sono stati “catturati” da me (a parte
alcuni rari casi) a profondità comprese
tra 10 e 80 metri. Spesso recupero pezzi
di roccia che sono stati staccati dalle
ancore e che fungono da substrato ad
animali, provando a recuperarli in
acquario, dato che sarebbero destinati a
morire. E’ il caso per esempio del
corallo rosso..
Attualmente
nel mio acquario ospito:
Alghe:
Caulerpa taxifolia e alghe
calcaree Lithothamnium, la cui crescita è
aumentata fortemente dall’inizio
dell’utilizzo di acqua calcarea.
Invertebrati
(sono nominati solo quelli volutamente
introdotti, ma le rocce vive ne contengono
un universo tutto da scoprire e
sicuramente impossibile da elencare..):
Poriferi:
Axinella
cannabina: il mio esemplare proviene
da una prof. di circa 40 metri. Per la mia
esperienza va collocata in acquario in
punti con forte movimento dell’acqua e
poca luce. In questo modo potremo
preservarla da accumuli di sedimento e da
formazione di alghe. Quando sta bene (come
un po’ tutte le spugne) ha un aspetto
vellutato e gli osculi trasparenti molto
evidenti. La allevo da circa 4 anni.
A.
Damicornis: vale
quanto detto per la cannabina,
anche se trovo questa specie un po’ più
difficoltosa. L’esemplare che ho è in
vasca da circa tre anni.
Disidea
fragilis (Acanthella acuta?): una
spugna molto semplice da allevare, che
soffre pochissimo sia le alghe che i
sedimenti. E’ il cibo del nudibranco Phillidia
flava, anch’essa molto bella da
allevare. E’ in vasca da circa 6 anni.
Chondrilla
nucula: una spugna facilissima
anche da riprodurre, in natura diventa
quasi infestante dove è presente, in
acquario non saprei dire perché la Luria
lurida se ne nutre senza lasciarla
crescere (è per questo che la introduco
in acquario)
Petrosia
ficiformis: bellissima,
l’esemplare che ho ora vive in un punto
con forte corrente e poca luce. Due anni
fa un esemplare era morto per
un’infestazione di alghe (dopo il
passaggio di un Discodoris). Ho
provato ad allevarla con Discodoris
atromaculata: il nudibranco si
nutre senza uccidere la spugna, tuttavia
in acquario i tempi di ricrescita sono
molto più lenti che in natura e quindi la
mia spugna non riusciva a sopportare la
pressione del mollusco (quando esso se ne
è nutrito lascia una zona
“sbucciata”, molto delicata e
sofferente ad alghe e sedimento).
Tethya
sp.: la allevo nelle stesse condizioni di Petrosia..
Sta lì: in perfetta salute ma non cresce
né deperisce.
Cnidari:
Cerianthus
membranaceus: facilissimo il suo
allevamento, ne ho 4 di diversi colori,
provenienti da profondità comprese tra 35
e 75 metri. Ho preferito privarli del tubo
originario, molto “melmoso”, e
lasciare che se ne facessero uno nuovo. I
miei si sono sistemati da soli, in un
punto ben illuminato in cui la corrente
non è fortissima (ma hanno comunque i
“capelli al vento”). Dato che tutti e
quattro si sono messi lì, vicini vicini,
deduco che quella sia la sistemazione
migliore.
Actinia
equina
Aiptasia
diaphana: ne ho
avuti alcuni esemplari da Flavio Favero.
In Adriatico è molto comune, al punto che
i relitti ne sono letteralmente ricoperti.
In Liguria è tutt’altro che comune,
presente ma decisamente rara da trovare.
Sono in acquario da circa un anno, non
hanno particolari pretese. Non le alimento
mai direttamente, si nutrono del plancton
liofilizzato che uso per nutrire gli altri
invertebrati.
Parazoanthus
axinellae (su Axinella damicornis):
ne ho una colonia soltanto e devo dire
che, quando morirà, non ripeterò il
tentativo. In tutte le mie vasche ho
sempre avuto difficoltà ed anche in
questa le cose non sono cambiate. Appena
introdotta in acquario spesso i polipi
restano chiusi a lungo, ed è anche
difficile trovare una collocazione giusta,
visto che la colonia non reagisce. Poi,
magari dopo mesi, di punto in bianco si
apre. Superato questo momento è fatta,
nel senso che i polipi sono sempre aperti.
La mia colonia vive ormai da circa tre
anni in un punto con corrente molto forte
e con poca luce (anche perché
l’allevamento di Parazoanthus è
strettamente legato alla riuscita
dell’allevamento di Axinella).
Cladocora
caespitosa: ne
ho due colonie, una da 6 anni ed una da 2.
Sinceramente crescono meglio ora di quando
aggiungevo acqua calcarea. Questa
variazione positiva è avvenuta dopo
l’aggiunta dell’Acquastar (proprio
sopra di loro, i polipi in ombra sono meno
“rigogliosi”), e l’inizio dei cambi
d’acqua settimanali anziché mensili.
Sono sempre aperte sia di giorno sia di
notte, ed hanno sviluppato un intenso
colorito verde, segno di abbondante
presenza di zooxantelle. In quel punto la
corrente non è molto forte, diciamo che i
polipi si muovono appena.
Eunicella
singularis:
sicuramente la gorgonia più semplice da
allevare, ne ho due colonie di diversi
colori (ho visto che dipende dal sito in
cui vivono) ormai da anni, entrambe hanno
subito ben due cambi di vasca. Reagiscono
positivamente alla corrente molto intensa.
E.
verrucosa: da
noi si inizia a trovare dai 60 metri in giù.
E’ posizionata anch’essa nel punto in
cui la corrente è più forte (e la luce
più scarsa). Anche lei è in acquario da
diversi anni. Una delle mie colonie
proviene da un vecchio acquario abitato
solo da una cernia (con 140 mg/l di
nitrati!) ed è ormai dal 97 che vive in
acquario.
Ne
parlo qui visto che da noi si trova negli
stessi ambienti: Eunicella cavolinii..
Personalmente ho tentato più volte
l’allevamento di questa bellissima
gorgonia, ma senza nessun risultato:
polipi sempre chiusi, cenosarco in
decomposizione etc.. Credo che non si
adatti alla vita in acquario. Ora ne ho
una piccola colonia, presa perché trovata
staccata sul fondo, visibilmente
sofferente perché in alcuni punti il
cenosarco si stava ritirando (aveva alcune
punte di scheletro scoperte). Il cenosarco
si sta riformando in modo abbastanza
veloce, ma i polipi non si aprono
praticamente mai.
Paramuricea
clavata: tra le
gorgonie la mia preferita. Ho avuto una
brutta esperienza con questa specie: ha
vissuto in acquario per quasi due anni, ma
i polipi erano diventati più piccoli ed
erano diminuiti di numero. Questo mi ha
fatto pensare ad una troppo scarsa quantità
di cibo. Poi ho trascurato i cambi
d’acqua per un po’ (per problemi di
lavoro) e le ho dato la mazzata finale.
Ora ne ho una colonia da circa tre mesi,
in un punto con forte corrente, che sto
alimentando ogni due giorni con plancton
liofilizzato e con latte di cozza. Per ora
tutto sembra andare bene. Ho costruito lo
schiumatoio proprio per reggere questo
carico di inquinanti.
Leptosammia
pruvoti: ne ho
raccolti alcuni esemplari staccati dalle
ancore poche settimane fa. Per ora si
aprono poco, solo quando “sentono” il
cibo. Bisogna dire che quando li ho
raccolti erano caduti sul fango alla base
di una parete, quindi erano già in una
situazione di stress ancora prima di
immetterli in acquario.
Corallium
rubrum: Ne ho
una colonia, prelevata su uno scoglio a 75
metri di profondità perché staccata
dall’ancora. Devo dire che non cresce
(anche perché la sua crescita è
lentissima), però si mantiene
tranquillamente in acquario (la mia ormai
è in cattività da 4 anni). Importanti
per il suo allevamento sono la posizione,
la refrigerazione e la corrente. Va
posizionato “a testa in giù” sotto
una tettoia, in modo che sia all’ombra e
che il sedimento non vi si possa
depositare sopra (nel caso succeda il
cenosarco va rapidamente in
decomposizione). La corrente non deve
essere eccessiva (meno di quella
necessaria per le gorgonie), ma i polipi
hanno comunque i “capelli al vento”.
Mentre le gorgonie riescono a recuperare
piccole parti di cenosarco danneggiato, in
cattività il corallo rosso non riesce a
farlo, attenzione dunque ai suoi
coinquilini (ad esempio ricci zoofagi). I
valori dell’acqua non paiono essere così
importanti: è uno degli ospiti che è
sopravvissuto durante la fase di
“abbandono” (per lavoro)
dell’acquario, in cui non ho cambiato
l’acqua per circa 1 anno (!).
Leptogorgia
sarmentosa: si
tratta di una gorgonia molto particolare
e, per le mie esperienze, molto facile da
allevare. Ne ho tenuta una per circa tre
anni, e devo dire che ha mantenuto sempre
un ritmo di crescita di circa 1-2
centimetri all’anno. Poi lo Stylocidaris
ne ha fatto uno scempio, normalmente
riusciva a ricoprire nuovamente porzioni
di scheletro scoperto, ma l’ultima volta
era rimasto circa un 5% di cenosarco su
tutta la colonia.. Ora ne ho una nuova
colonia da poche settimane, si apre
regolarmente e non mi pare dia nessun
problema. E’ posizionata sotto intensa
corrente e luce abbastanza forte. Sopra la
colonia sono presenti due Simnia spelta,
un gasteropode specializzato nel cibarsi
di gorgonie. Sto tentando di vedere se è
possibile allevare tutte e due le specie
senza perdere nessuna delle due..
Anellidi:
Sabella
spallanzanii
S.
pavonina
Serpula
vermicularis
Molluschi:
Bolma
(Astraea) rugosa: ne ho 4 esemplari,
di diametro circa 6 centimetri ciascuno.
Hanno la stessa funzione delle Astraea
nell’acquario di barriera: puliscono
incessantemente rocce e vetri da qualunque
tipo di alghe..
Spondylus
gaederopus: è
un bivalve molto bello. Ne ho alcuni
provenienti da un tubo dell’acquedotto a
circa 15 metri di profondità. E’
l’unico bivalve di cui mi sia riuscito
l’allevamento finora (anche perché
specie meno massicce venivano spesso
predate dall’aragosta): inizialmente si
chiudevano ogni volta che qualcuno passava
di fronte all’acquario, ora sono
perennemente aperti. Ho notato che gli
esemplari posti dove c’è meno corrente
si aprono molto di più.
vari
vermetidi (forse Vermetus triqueter?
Luria
lurida
Coralliophila
meyendorffi (su Aiptasia
diaphana): introdotta per curiosità..
Ne ho sempre visto gruppi intorno al disco
del piede di grandi Anemonia sulcata,
protetti dai tentacoli. Così ne ho
introdotto un esemplare in acquario. Fa
una vita molto sedentaria, parassita di Aiptasia.
Non l’ho mai vista nutrirsi e
l’anemone non sembra soffrire. Mi capita
spessissimo di trovare la sua congenere, Coralliophila
brevis, alla base dei rami di Paramuricea.
Crostacei:
Munida
rugosa: l’ho presa a circa 80 metri
di profondità. In realtà nelle nostre
zone se ne trovano a partire da 40 metri,
ma a queste quote sono sempre nascoste in
tane molto profonde e sono imprendibili,
mentre quella che ho preso faceva parte di
una specie di colonia che passeggiava
allegramente sul fango del fondo. Non ha
avuto alcun problema di acclimatazione
alla differenza di pressione (problema che
invece ho spesso avuto con Galathea
strigosa, spesso perita
improvvisamente durante le soste di
decompressione). Si tratta di un crostaceo
molto statico, anche in acquario non fa
delle grandi passeggiate. Grazie alle
chele molto lunghe prende il cibo
direttamente dalle mani di chi lo nutre.
La mia è lunga circa 8 centimetri (chele
comprese) e finora non ha dato alcun
fastidio a nessun organismo.
Palinurus
vulgaris: ne ho
un esemplare molto piccolo, circa 5
centimetri antenne escluse. Allevare le
aragoste mi piace molto, tuttavia sono
costretto a catturare esemplari
piccolissimi (ad agosto-settembre) e
tenerli fino all’anno successivo (quando
normalmente hanno triplicato la loro
lunghezza), dato che sono animali che si
cibano di tutto quello che trovano, sia
cadaveri e cibo morto sia organismi facili
da catturare. Va da sé che le convivenze
non sono semplici..
vari
paguri
Lysmata
seticaudata: è
un gamberetto davvero elegante. Vive
nascosto e solo la notte lo si può vedere
mentre scorrazza in giro per la vasca.
Dopo un po’ di tempo che è in acquario
però diventa meno timido e lo si può
vedere all’interno dei buchi,
soprattutto sulle volte. Nella mia vasca
ha creato una vera e propria stazione di
pulizia: è molto frequente vedere i pesci (anthias soprattutto) immobili nel buco
con il gambero che cammina sopra di loro e
li pulisce con le chele. Andrebbero
comunque tenuti in gruppo. Non li nutro
mai direttamente, ma quando distribuisco
il plancton per gli invertebrati vedo che
escono e raccolgono in giro particelle di
cibo..
Echinodermi:
Cucumaria
planci: mi è stata donata da Flavio
Favero che l’ha catturata in Adriatico
(dove è molto abbondante, da noi in
liguria è rarissima). Una volta
introdotta in acquario ha girovagato per
un po’ fino a trovare la sua posizione
(vicino ai Cerianthus, in un posto ben
illuminato e con poca corrente). Non si è
più mossa nell’ultimo anno:
semplicemente apre e chiude la sua corona
di tentacoli.
Stylocidaris
affinis: l’ho
preso 4 o 5 anni fa a circa 55 metri di
profondità, era molto piccolo ed in
questo periodo è cresciuto vistosamente.
Mi piace molto e devo dire che ormai gli
sono affezionato. Benché di allevamento
molto semplice (fa tutto lui), lo
sconsiglio visto che è una vera e propria
“ruspa”. Mangia tutto quello che trova
sulla sua strada: alghe calcaree, spugne,
il cenosarco delle gorgonie.. E’ il
responsabile della morte di una Leptogorgia
sarmentosa (“pulita” tutta in una
notte) e di una Cucumaria planci.
Echinaster
sepositus: la
classica stella da acquario. Non ha
particolari esigenze, se non l’acqua con
valori stabili ed una temperatura non
troppo alta. Si sposta continuamente
nell’acquario, nutrendosi di
microrganismi che vivono sulle rocce e sui
vetri. Io non l’ho mai alimentata
direttamente. E’ in acquario da circa
tre anni.
Chetaster
longipes: di
esigenze simili alla Echinaster. Ne ho
avuto un esemplare vissuto circa quattro
anni. Dopo la sua morte ne ho introdotta
un’altra, raccolta a circa 60 metri di
profondità, circa tre mesi fa.
varie
ofiure.
Pesci:
Anthias
anthias (2): il mio pesce preferito..
Ho avuto numerose esperienze di cattura ed
allevamento negli ultimi 8 anni. In
Liguria questo pesce inizia ad essere
visibile a circa 35 metri, in colonie poco
numerose. Le colonie molto grandi sono
sempre presenti a più di 40-45 metri. Di
giorno la cattura è praticamente
impossibile (diciamo che va a segno un
tentativo su cento), anche perché la
profondità non permette molto tempo per
provare.. La cosa migliore è immergersi
di notte, vedremo allora lo scoglio con
decine di anthias addormentati e potremo
addirittura sceglierci quelli che ci
piacciono di più. In una notturna di
durata normale (circa 15 minuti a 45
metri) riusciremo a catturarne con un
retino da acquario tutti quelli che ci
servono. E poi inizieranno i problemi.. Eh
sì.. Perché il nostro beniamino è
estremamente suscettibile al cambio di
quota.. Io non sono mai riuscito a far sì
che la loro vescica natatoria non si
gonfiasse: le mie soste di decompressione
non sono mai bastate, eppure ho provato
con tabelle classiche, risalite lente, VPM,
RGBM etc.. Nulla da fare. Alla fine
l’idea mi è venuta da Richard Pyle,
noto ittiologo pescatore di pesci della
zona crepuscolare..
Alle prime avvisaglie di gonfiore
(circa 10-15 metri) buco loro la vescica
con un piccolo ago, in questo modo la
vescica non schiaccia gli organi interni
del pesce (uccidendolo). Il
pesce nuota alcuni giorni rasente al fondo
fino a che la vescica non si è
completamente recuperata.
Una
volta in acquario ne diventa praticamente
il padrone, ha infatti un carattere
piuttosto deciso che lo porta a prevalere
sugli altri. Andrebbe allevato SEMPRE in
gruppo, o almeno in coppia. Da solo sembra
essere più delicato e più vulnerabile
alle malattie. Oltre a renderlo più
resistente, allevarlo in gruppo permette
di osservare il suo comportamento. E vi
assicuro che avere in acquario un maschio
dominante è uno spettacolo fantastico..
I
miei si nutrono voracemente di qualunque
cibo fresco, anche se è possibile
abituarli al cibo in scaglie (che non uso
più da qualche anno). Inoltre è
necessario che la vasca abbia numerosi
nascondigli, in modo che i pesci si
sentano protetti e perdano la loro
timidezza.
Apogon
imberbis (1)
Coris
julis (1)
Gobius
paganellus (1):
è stato catturato in una pozza di marea
nel 1997, ed ha vissuto per qualche anno
in un miniacquario di soli 25 litri. Una
volta cresciuto (alla cattura misurava
meno di un centimetro!) è stato
trasferito nell’acquario grande, dove si
trova tuttora. Ora misura circa 20
centimetri, mangia poco o nulla quando
butto dentro il cibo ma ha sempre la
pancia piena.. Scava come una ruspa nella
sabbia e spesso attacca gli altri pesci
(per difendere la sua tana).. Toglilo,
direte voi.. Prenderlo, rispondo io.. Non
riesco a catturarlo, in nessun modo, né
di notte né di giorno, ho provato pure
con un piccolo amo.. E’ un vero pesce
inossidabile..
Scorpaena
scrofa (1): un
grande predatore, da sconsigliare in
acquari misti. Però veramente simpatico..
Per fortuna da me non ha mai combinato
disastri, e convive tranquillamente con
gli altri organismi, anche più piccoli,
senza mangiarli (non riuscirà a
prenderli?!?). Ho allevato sia la scrofa
(scorfano rosso) sia la porcus
(scorfano nero): la scrofa è
sicuramente più delicata da abituare alla
vita in vasca, però è più bella e meno
pericolosa nei confronti dei coinquilini..
Per
l’alimentazione uso mitili, gamberi e
vongole surgelate per i pesci, mentre per
i filtratori alterno latte di cozza a
plancton liofilizzato. In genere nutro i
miei ospiti due-tre volte a settimana.
Cristiano
Aicardi (cristiano@nautilustdc.it)
NAUTILUS
Technical Diving Center
www.nautilustdc.com
- www.nautilustdc.it

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