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La pagina di Maurizio Vitale

 

La solita storia: si parte da un acquarietto d’acqua dolce, poi l’appetito vien mangiando e si prende un mediterraneo da 300 litri, poi già che ci siamo si cambia l’acquarietto dolce di partenza con uno un po’ più serio, quindi si considera che in camera da letto un 30 litri ci starebbe un gran bene e, infine, si cambia casa e si decide di provvedere ad un mediterraneo come si deve da 500 litri. E questa è la mia situazione attuale. Dato che qui ciò che interessa è proprio l’acquario mediterraneo parlerò di questo e tralascerò gli altri due.

500 litri, come detto, con misure (150x52x70 altezza dell’acqua) che lo fanno un po’ alto e stretto. Non è comodissimo e per qualunque intervento, nonostante i miei 185 cm non siano una bassa statura, devo munirmi almeno di scaletta a tre gradini. Ma non sono affatto pentito: il poter vedere dal basso la superficie dell’acqua aumenta molto lo spettacolo.  

Equipaggiamento. Premettiamo che il tutto era partito da un acquario di antica concezione: cioè con un percolatore e un abbozzo (meglio sarebbe aborto) di schiumatoio. Per un annetto la cosa andò relativamente bene poi, una nefasta giornata ebbi la malaugurata idea di effettuare un Test (Sera) sui nitrati. Il risultato fu inquietante: 200 – 250 mg/l.

Foto giugno 2002

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 Da quel momento effettuo una serie di interventi che mi preme riportare in quanto costituiscono uno splendido catalogo di ciò che NON si deve fare in situazioni del genere.

 E quindi, come prima cosa non effettuai un altro test con un prodotto differente. Errore fondamentale in quanto, come poi ebbi modo di verificare, quel test era effettivamente nato male: misurava infatti almeno il doppio della concentrazione effettiva.

 Secondariamente mi riproposi virilmente di risolvere il problema il prima possibile con ingenti cambi d’acqua non naturale ma predisposti dal negoziante. Perché del negoziante? Perché non potendo andare al mare e non avendo possibilità di preparare più di 100 litri di sintetica optai per questa soluzione. Senza rendermi conto, nella fretta, che la salinità era molto bassa, inferiore a quella, già di per sé inferiore, di un tropicale.

Doppio errore fondamentale. Innanzitutto cambiare il 50% d’acqua, ancorché su un 300 litri sia operazione fattibile, modifica in maniera assoluta e perenne i valori che in un anno, nel bene o nel male, si erano stabiliti. L’acquario, insomma, prima del test mostrava sì qualche segno di decadimento negli organismi più delicati ma, nel complesso, ancora stava in piedi. Evidentemente l’insieme stava sopportando quel carico di nitrati e si sarebbe dovuto semplicemente aiutare questo processo con interventi limitati. La smania “virile” invece fece precipitare il tutto. Non solo, e qui c’è il secondo errore fondamentale. La fretta non mi fece capire in pieno cosa sarebbe successo apportando una improvvisa e brusca diminuzione di salinità. Diciamo che il risultato più appariscente è stato una coltre di alghe patinose che ricoprì tutto come un blob (mai visto il film - http://www.allmovie.com/cg/avg.dll?p=avg&sql=A6070 -, in italiano tradotto con Fluido Mortale, con un giovanissimo Steve McQueen? Chi l’ha visto può avere un’idea di cosa sono le alghe patinose quando si mettono d’impegno).

 Ciò che c’era di vivo nelle rocce, ovviamente, pensò bene di passare a miglior vita e non è poi così complicato immaginare cosa successe ai nitrati. Ma ero ancora in fase virile, e la settimana seguente predisposi un altro ingente cambio d’acqua.

 E fu così che ottenni due risultati. Uno: aver creato il primo acquario lunare che avessi mai visto: le rocce, scarne e un po’ inquietanti, viste da lontano parevano asteroidi nello spazio. Due: compresi che in effetti i pesci mediterranei sono veramente molto robusti, in quanto sopravvissero comunque.

 La situazione, quindi, era disastrosa. I nitrati ingrassavano come non mai e le patine rosseggiavano sugli asteroidi e settimanalmente con lo spazzolino da denti ne rimuovevo una parte. Successe allora che conobbi Silvia. Che c’entra? C’entra moltissimo, in quanto di lì a pochi mesi (si era alla fine ’97, inizio ’98) decidemmo di andare a vivere insieme in una nuova casa. E quindi con un nuovo acquario. Perché allora sprecare tempo a raddrizzare un asteroide? Meglio aspettare e ripartire da zero.

 Cosa che successe nell’autunno ’98. Nuova vasca (questa attuale) nuove rocce (una settantina di Kg per cominciare), vecchio percolatore e vecchio errore: lo schiumatoio (un po’ più decente ma comunque insufficiente) a valle del percolatore.

 Ma questa volta avevo un’arma in più: l’AZNO3, un prodotto che elimina i nitrati in caso di emergenza e che rende una crisi tipo quella successa a me l’anno prima un po’ più decente da affrontare.

 Comunque, ciò non ostante i nitrati continuavano a salire e così, dopo lungo ponzamento ho di recente modificato il filtro. Ho innanzitutto comprato un nuovo schiumatoio (un Turboflotor 1000), ho segato a metà la colonna del percolatore piena di biobolle dentro la quale cadeva l’acqua dalla vasca, ho fatto in modo che l’acqua dalla vasca cada, invece, nel sump dove è allocato il turboflotor e l’acqua in uscita dallo schiumatoio vada a gettarsi nella (mezza) colonna del percolatore. Insomma, un giro di parole per dire che ora lo schiumatoio è a monte del filtro.

 Funziona questo sistema? Beh, dato che è partito a febbraio non posso dirlo con certezza ma sì, i risultati mi sembrano confortanti. In caso di crisi violenta, comunque, ho sempre l’AZNO3 per emergenza.

 E quindi a questo punto ho descritto vasca e filtraggio. Proseguo dicendo che attualmente ho un quintale circa di rocce vive (l’ultima di 32 Kg -praticamente un faraglione- l’ho immessa all’inizio di aprile)  e che la mia fauna è composta da 4 anthias, due thalassoma (un maschietto e una femminuccia), un sarago e una coppia di castagnole. In totale 9 pesci, mi sembra la popolazione giusta e non ho intenzione di cambiare granché.

 Piuttosto tra non molto comincerò a ripopolarla di invertebrati. Attualmente sono scarsotto: due cerianti, una bella axinella, 3 stelle di mare e qualche riccio piovuto dalle rocce, qua e là la caulerpa.

 La sabbia è corallina da acquari tropicali, quindi non mediterranea: unico alien nell’acquario.

 Luci. Su questo confesso la mia totale ignoranza. Attualmente seguo in parte i consigli che l’ottimo GCRoda mi diede all’atto dell’installazione. Dunque, sono 4 tubi da 36 watt: una Sylvania Aquastar, due Philips TLD965, e una blu. Perché la blu? chiederete: tanto nel mediterraneo questa cascata di UV non è che serva. Lo so, e sommessamente confesso che la tengo per ragioni estetiche. Quanto sbaglio?

 Ho anche un refrigeratore che fa un fracasso dell’anima e produce un calore da sauna, un Adriatic Sea Freddy che tiene la temperatura sui 18 gradi per loro e sui 23 anche in inverno per noi. La casa ha anche un impianto di aria condizionata per cui d’estate si verifica una catena di questo genere: per tenere freddi i pesci il refrigeratore riscalda me. Per raffreddare me interviene l’aria condizionata che, per effetto del refrigeratore, deve lavorare il doppio. Non ho capito ancora perché, ma a Natale stranamente il presidente dell’Enel non mi invia nessuna cassetta omaggio. Eppure la meriterei, eccome se la meriterei….

 Maurizio Vitale  

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