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Da
quel momento effettuo una serie di interventi che mi preme riportare in quanto
costituiscono uno splendido catalogo di ciò che NON si deve fare in situazioni
del genere.
E
quindi, come prima cosa non effettuai un altro test con un prodotto differente.
Errore fondamentale in quanto, come poi ebbi modo di verificare, quel test era
effettivamente nato male: misurava infatti almeno il doppio della concentrazione
effettiva.
Secondariamente
mi riproposi virilmente di risolvere il problema il prima possibile con ingenti
cambi d’acqua non naturale ma predisposti dal negoziante. Perché del
negoziante? Perché non potendo andare al mare e non avendo possibilità di
preparare più di 100 litri di sintetica optai per questa soluzione. Senza
rendermi conto, nella fretta, che la salinità era molto bassa, inferiore a
quella, già di per sé inferiore, di un tropicale.
Doppio
errore fondamentale. Innanzitutto cambiare il 50% d’acqua, ancorché su un 300
litri sia operazione fattibile, modifica in maniera assoluta e perenne i valori
che in un anno, nel bene o nel male, si erano stabiliti. L’acquario, insomma,
prima del test mostrava sì qualche segno di decadimento negli organismi più
delicati ma, nel complesso, ancora stava in piedi. Evidentemente l’insieme
stava sopportando quel carico di nitrati e si sarebbe dovuto semplicemente
aiutare questo processo con interventi limitati. La smania “virile” invece
fece precipitare il tutto. Non solo, e qui c’è il secondo errore
fondamentale. La fretta non mi fece capire in pieno cosa sarebbe successo
apportando una improvvisa e brusca diminuzione di salinità. Diciamo che il
risultato più appariscente è stato una coltre di alghe patinose che ricoprì
tutto come un blob (mai visto il film - http://www.allmovie.com/cg/avg.dll?p=avg&sql=A6070
-, in italiano tradotto con Fluido Mortale, con un giovanissimo Steve McQueen?
Chi l’ha visto può avere un’idea di cosa sono le alghe patinose quando si
mettono d’impegno).
Ciò
che c’era di vivo nelle rocce, ovviamente, pensò bene di passare a miglior
vita e non è poi così complicato immaginare cosa successe ai nitrati. Ma ero
ancora in fase virile, e la settimana seguente predisposi un altro ingente
cambio d’acqua.
E
fu così che ottenni due risultati. Uno: aver creato il primo acquario lunare
che avessi mai visto: le rocce, scarne e un po’ inquietanti, viste da lontano
parevano asteroidi nello spazio. Due: compresi che in effetti i pesci
mediterranei sono veramente molto robusti, in quanto sopravvissero comunque.
La
situazione, quindi, era disastrosa. I nitrati ingrassavano come non mai e le
patine rosseggiavano sugli asteroidi e settimanalmente con lo spazzolino da
denti ne rimuovevo una parte. Successe allora che conobbi Silvia. Che c’entra?
C’entra moltissimo, in quanto di lì a pochi mesi (si era alla fine ’97,
inizio ’98) decidemmo di andare a vivere insieme in una nuova casa. E quindi
con un nuovo acquario. Perché allora sprecare tempo a raddrizzare un asteroide?
Meglio aspettare e ripartire da zero.
Cosa
che successe nell’autunno ’98. Nuova vasca (questa attuale) nuove rocce (una
settantina di Kg per cominciare), vecchio percolatore e vecchio errore: lo
schiumatoio (un po’ più decente ma comunque insufficiente) a valle del percolatore.
Ma
questa volta avevo un’arma in più: l’AZNO3, un prodotto che elimina i
nitrati in caso di emergenza e che rende una crisi tipo quella successa a me
l’anno prima un po’ più decente da affrontare.
Comunque,
ciò non ostante i nitrati continuavano a salire e così, dopo lungo ponzamento
ho di recente modificato il filtro. Ho innanzitutto comprato un nuovo
schiumatoio (un Turboflotor 1000), ho segato a metà la colonna del percolatore
piena di biobolle dentro la quale cadeva l’acqua dalla vasca, ho fatto in modo
che l’acqua dalla vasca cada, invece, nel sump dove è allocato il turboflotor
e l’acqua in uscita dallo schiumatoio vada a gettarsi nella (mezza) colonna
del percolatore. Insomma, un giro di parole per dire che ora lo schiumatoio è a
monte del filtro.
Funziona
questo sistema? Beh, dato che è partito a febbraio non posso dirlo con certezza
ma sì, i risultati mi sembrano confortanti. In caso di crisi violenta,
comunque, ho sempre l’AZNO3 per emergenza.
E
quindi a questo punto ho descritto vasca e filtraggio. Proseguo dicendo che
attualmente ho un quintale circa di rocce vive (l’ultima di 32 Kg
-praticamente un faraglione- l’ho immessa all’inizio di aprile) e che la mia fauna è composta da 4 anthias, due thalassoma
(un maschietto e una femminuccia), un sarago e una coppia di castagnole. In
totale 9 pesci, mi sembra la popolazione giusta e non ho intenzione di cambiare
granché.
Piuttosto
tra non molto comincerò a ripopolarla di invertebrati. Attualmente sono scarsotto: due cerianti, una bella axinella, 3 stelle di mare e qualche riccio
piovuto dalle rocce, qua e là la caulerpa.
La
sabbia è corallina da acquari tropicali, quindi non mediterranea: unico alien
nell’acquario.
Luci.
Su questo confesso la mia totale ignoranza. Attualmente seguo in parte i
consigli che l’ottimo GCRoda mi diede all’atto dell’installazione. Dunque,
sono 4 tubi da 36 watt: una Sylvania Aquastar, due Philips TLD965, e una blu.
Perché la blu? chiederete: tanto nel mediterraneo questa cascata di UV non è
che serva. Lo so, e sommessamente confesso che la tengo per ragioni estetiche.
Quanto sbaglio?
Ho
anche un refrigeratore che fa un fracasso dell’anima e produce un calore da
sauna, un Adriatic Sea Freddy che tiene la temperatura sui 18 gradi per loro e
sui 23 anche in inverno per noi. La casa ha anche un impianto di aria
condizionata per cui d’estate si verifica una catena di questo genere: per
tenere freddi i pesci il refrigeratore riscalda me. Per raffreddare me
interviene l’aria condizionata che, per effetto del refrigeratore, deve
lavorare il doppio. Non ho capito ancora perché, ma a Natale stranamente il
presidente dell’Enel non mi invia nessuna cassetta omaggio. Eppure la
meriterei, eccome se la meriterei….
Maurizio
Vitale
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