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Ottobre
2002
Mi
chiamo Stefano Calcabrini, sono nato a Roma 40 anni fa, dove vivo
felicemente con mia moglie e i miei due tesori, un bimbo di due anni ed
una bimba di quattro mesi.
La
passione per il mare c’è sempre stata. Nonostante i miei non siano mai
stati dei grandi amanti dell’acqua, hanno fatto in modo che io e mio
fratello vivessimo le nostre vacanze estive praticamente in simbiosi con
il Mare Nostrum. Non ricordo quando indossai la mia prima maschera e le
mie prime pinne ma ricordo come fosse ora, quando a 13 anni, dopo un
incredibile opera di persuasione, riuscii a trascinare i miei genitori in
uno dei rarissimi negozi subacquei di allora, per acquistare la mia prima
muta e il mio primo fucile subacqueo, un mitico medisten con regolatore di
pressione. A 17 anni conseguii il mio primo brevetto sub, apnea ed ARA. Il
corso della FIPS durò la bellezza di otto mesi e da quel momento in poi
la pesca in apnea monopolizzò le mie vacanze.
L’acquario
è sempre stato un sogno nel cassetto e li rimase per molto tempo, in
quanto mia madre non ha mai autorizzato un eventuale allestimento in casa.
A 27 anni avvenne il miracolo, il Capo mi autorizzò ad installare una
vasca nel Laboratorio Alta Tensione in cui lavoravo, incredibile ma vero!
Così dopo essermi documentato molto (in primis, con il tomo di Valerio Zupo), iniziai la mia avventura con l’acquario mediterraneo, da subito con
un refrigeratore autocostruito, una vasca da 125x48x50 con filtro
biologico esterno ed un filtro sottosabbia anche questi autocostruiti.
Divenni famoso per “Quello dell’acquario nel laboratorio A.T.”.
L’opportunità
di poter osservare ed ammirare così da vicino gli organismi che riuscivo
ad allevare e a far crescere in vasca, suscitò in me nuove emozioni e di
li a poco abbandonai definitivamente il fucile e cominciai a vivere il
mare in maniera diversa. Iniziai ad immergermi con le bombole e ad
osservare i fondali da un altro punto di vista, decisamente diverso da
quello fino ad allora sperimentato. La caccia è sempre rimasta caccia, ma
oggi la cattura la faccio soprattutto con il clic della mia Nikon. Sempre
in termini fotografici, se posso fare delle similitudini tra le due
esperienze, assocerei le immersioni in apnea di “ieri” ad una visione
del fondale marino molto più generica e panoramica, per intenderci come
quella che si può ottenere utilizzando un obiettivo grandangolare, della
serie, vedi tutto e vedi niente, mentre un immersione con le bombole di
“oggi”, l’assocerei ad una visione ottenuta con un obiettivo zoom iper-esteso, infatti con le bombole anche se non te ne rendi subito conto,
hai un’opportunità in più, puoi cambiare la prospettiva e il tempo di
osservazione a piacimento. Puoi soffermarti ad osservare uno scoglio per
lungo tempo e da più angolazioni, più lo fissi e più organismi riesci a
scovare, un susseguirsi di eventi magici che stimolano in continuazione le
tue emozioni, proprio come quando, fissando le rocce vive del tuo
acquario, ti accorgi che in vasca c’è un ospite in più, o meglio, del
quale ignoravi la presenza. E di queste sorprese quando immetti rocce vive
in vasca ne ricevi in continuazione!
Il
primo scatto fotografico subacqueo lo feci in Corsica nel 1992
all’isolotto di Centuri, l’acqua era così trasparente che sembrava di
essere sospesi in aria. Da quel giorno ogni immersione equivale a dire 36
emozioni fissate permanentemente su pellicola. Anche se poi in effetti il
36 è quasi un numero virtuale, in quanto le diapositive vengono decimate
da una rigorosissima selezione. Fondamentale in fotografia e ancor più in
quella subacquea, è quella di usare con lena e senza indugi il
“cestino”. Raramente conservo più di cinque o sei fotogrammi per
rullino, la seconda scelta va agli amici che naturalmente non la
considerano tale e cordialmente ringraziano, la terza, di solito la più
consistente, va direttamente nella pattumiera.
Ho
iniziato a fotografare con una reflex manuale, Olimpus OM1 scafandrata in
una custodia Nimar, con obiettivo 28 mm e con un flash Ikelite 150D che
uso ancora e conservo gelosamente. Oggi dopo una serie di affinamenti,
incluso la costruzione in proprio degli oblò della custodia (la cosa più
critica in un complesso scafandrato), uso una reflex autofocus Nikon F90x
in custodia dedicata Ikelite con due flash Ikelite (150D e 200D) e un
discreto corredo di ottiche Nikon (105 AF micro, 60 AF micro, 28 AFD, 20 AFD).
La
mia Vasca attuale:
Nel
1996 appena sposato e con una casa tutta mia, ho provveduto al trasloco
della vasca che avevo in laboratorio e ho approfittato dell’occasione
per dargli una rinnovata. Ho aggiunto il percolatore e ho aumentato
l’altezza delle lastre laterali di 10 cm. Le dimensioni attuali sono 125
x 48 x 60 (h) cm.
Il
mio acquario è praticamente autocostruito dalla A alla Z. Sono un fautore
del fai da te. Una volta forse lo facevo soprattutto per risparmiare e per
riuscire ad avere subito quello che altrimenti avrei dovuto rinviare a
tempi migliori. Oggi invece è divenuto parte integrante di me e lo
applico praticamente in tutte le situazioni, soprattutto per soddisfazione
personale. Per la realizzazione del tutto, ho acquistato solo le materie
prime, le pompe per la circolazione ed i neon. Ho costruito da solo
anche il mobile di sostegno. La vasca del tipo chiuso, è realizzata con
lastre in vetro da 12 mm, la base è stata forata per il collegamento
idrico con la sump e la parte superiore è stata chiusa con vetro da 6 mm
in modo da ottenere due aperture rettangolari (a botola) di circa 40x30
cm. Le coperture delle aperture, opportunamente distanziate per consentire
il passaggio dell’aria sono anch’esse realizzate in vetro. Il
coperchio della vasca è stato realizzato in plexiglass, verniciato con
una vernice chiara per consentire una buona riflessione della luce e
successivamente rivestito con del compensato da 4mm preimpiallacciato con
noce tanganika. Una cerniera in ottone sul lato lungo posteriore consente
l’apertura verso l’alto. Sotto il coperchio sono state fissate due
lampade da 36 W una da 10000 K che si accende alle 8,00 e si spegne alle
20,00 l’altra da 6500 K che
si accende alle 9,00 e si spegne alle 19,00. I reattori sono stati
alloggiati all’interno del mobile, sia per alleggerire la struttura che
per ridurre il riscaldamento del vano sottostante. Questa sequenza di
accensione scaturisce dalle compatibilità degli organismi che attualmente
ospito, cioè raccolti in non più di tre metri di fondo. In precedenza la
luce era decisamente inferiore, vista l’incompatibilità con gli
invertebrati e gli organismi che avevo raccolto in profondità (25-30 m),
decisamente più belli a vedere ma altrettanto difficoltosi da gestire,
vedi paramuricee che purtroppo con il passare del tempo andavano via via
degradandosi. Queste ultime sono riuscito a mantenerle in buono stato per
circa 12-15 mesi, sempre a condizione però di limitare al massimo
l’illuminazione.
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Il
filtraggio è costituito da un percolatore + filtro a fogli e da un
sottosabbia (autocostruito con un pezzo unico di plexiglas di 40x95 cm
sostenuto a 2,5 cm dal fondo da paratie e sostegni interni, forato con una
punta da due mm ogni 1,5 cm per un totale di circa 1700 buchi, da folli!
fortuna il trapano era a colonna ed avevo tredici anni in meno). Il
sottosabbia è alimentato da una pompa da 600 l/h, non si è mai intasato
ed ho potuto constatarlo durante i due traslochi ed i relativi cambi di
sabbia che ho effettuato in tredici anni. Nella colonna del troppo pieno
del percolatore ho inserito un materiale plastico "uso filtro
meccanico" (un groviglio di fili dello spessore di circa 0,5 mm
di colore verde) del quale non ricordo il nome (consigliatomi da
un rivenditore) costato un botto ma meno delle bioball. Lo utilizzo
soprattutto per ridurre il rumore "effetto ruscello" e devo dire
che ha risolto completamente il problema, non si intasa mai e praticamente
dimentico di pulirlo. Nel percolatore ci sono le classiche bioball della
Dupla (acquistate usate) e a valle un percorso coatto dove
ho inserito dei cannolicchi di ceramica ed un vano per il carbone attivo.
Il materiale di fondo è costituito da circa dieci centimetri di sabbia
vivissima costituita prevalentemente da conchiglie e graniglia abbastanza
grossa, raccolta direttamente da me e da un mio amico sub a circa 20 metri
di profondità vicino Civitavecchia, all'interno c'è di tutto. E' stata
un ammazzata ma ne è valsa la pena. Non uso sifonare il fondo. Molto ma
molto saltuariamente aggiungo oligoelementi. Avrei intenzione di
installare uno schiumatoio (autocostruto, sulla base del progetto che è
su tropicalreef).
Per
la circolazione dell’acqua uso una pompa da 2300 litri/h per il percolatore, una 600 l/h per il sottosabbia e una 600 l/h per il
refrigeratore. Ho intenzione di installare un ulteriore pompa di
circolazione azionata da un timer per simulare cambiamenti di corrente.
Ogni
due mesi circa cambio il 30% (70-80 l) dell'acqua netta che
all'interno del mio acquario, escludendo il volume impegnato dalla sabbia
e dalle rocce vive è di circa 240 litri. Uso prevalentemente acqua di
mare, ma all’occorrenza, soprattutto in inverno uso acqua artificiale.
Per
quanto riguarda la refrigerazione, come detto ho iniziato con un
autocostruito che fino a quando non avevo il percolatore e la vasca era
leggermente più bassa (50 cm) assolveva egregiamente al suo compito,
garantendo i 18-20 gradi. Successivamente per poter scendere sotto i 23-24
gradi e per risolvere definitivamente il problema del calore e del rumore
generato dal refrigeratore all'interno del salone di casa, ho
installato un teco RA680 direttamente in balcone, raggiunto da delle
tubazioni in pvc che passano nell'intercapedine del muro e fuoriescono
direttamente dietro l'acquario. Uno spettacolo! L'autocostuito è sempre lì
all'interno del mobile pronto a partire in caso di "panne" del
più potente Teco.
Come
alimentazione uso prevalentemente cibo vivo o surgelato, gamberi vongole
cozze e sporadicamente tuorlo d’uovo e cibo liofilizzato in scaglie.
Le
misurazioni dell’acqua, a parte la densità…. mai fatte!
Per
quanto riguarda gli ospiti…… ho allevato un pò di tutto!
I
più apprezzati tra i pesci:
Anthias anthias, Thalassoma pavo, Tordo muso lungo, Rombo di sabbia, Sarago
fasciato, Blennius pavo.
Tra
gli invertebrati non saprei chi scegliere, li adoro praticamente tutti:
Paramuricea clavata, Eunicella cavolini, Eunicella singularis, Cerianthus membranaceus,
Actinia equina, Parazoanthus axinellae, Leptopsammia pruvoti, Astroydes calycularis, Condylactis aurantiaca, Cladocora caespitosa, Spirografo,
Sabella pavonina, Halocynthia papillosa , Microcosmus, Spugne varie ecc.
ecc.
Tra le
alghe:
Halimeda tuna, Caulerpa Prolifera, Codium fragile, Udotea petiolata.
Saluti
a tutti.
Stefano
Calcabrini scalcabr@yahoo.it
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