Questo sito non viene aggiornato dal 25 dicembre 2006 ed è stato sostituito dalla nuova versione su www.aiam.info

  Amici

 

Just empty space

       

La pagina di Stefano Calcabrini

 

Ottobre 2002

Mi chiamo Stefano Calcabrini, sono nato a Roma  40 anni fa, dove vivo felicemente con mia moglie e i miei due tesori, un bimbo di due anni ed una bimba di quattro mesi.

La passione per il mare c’è sempre stata. Nonostante i miei non siano mai stati dei grandi amanti dell’acqua, hanno fatto in modo che io e mio fratello vivessimo le nostre vacanze estive praticamente in simbiosi con il Mare Nostrum. Non ricordo quando indossai la mia prima maschera e le mie prime pinne ma ricordo come fosse ora, quando a 13 anni, dopo un incredibile opera di persuasione, riuscii a trascinare i miei genitori in uno dei rarissimi negozi subacquei di allora, per acquistare la mia prima muta e il mio primo fucile subacqueo, un mitico medisten con regolatore di pressione. A 17 anni conseguii il mio primo brevetto sub, apnea ed ARA. Il corso della FIPS durò la bellezza di otto mesi e da quel momento in poi la pesca in apnea monopolizzò le mie vacanze.

L’acquario è sempre stato un sogno nel cassetto e li rimase per molto tempo, in quanto mia madre non ha mai autorizzato un eventuale allestimento in casa. A 27 anni avvenne il miracolo, il Capo mi autorizzò ad installare una vasca nel Laboratorio Alta Tensione in cui lavoravo, incredibile ma vero! Così dopo essermi documentato molto (in primis, con il tomo di Valerio Zupo), iniziai la mia avventura con l’acquario mediterraneo, da subito con un refrigeratore autocostruito, una vasca da 125x48x50 con filtro biologico esterno ed un filtro sottosabbia anche questi autocostruiti. Divenni famoso per “Quello dell’acquario nel laboratorio A.T.”.

L’opportunità di poter osservare ed ammirare così da vicino gli organismi che riuscivo ad allevare e a far crescere in vasca, suscitò in me nuove emozioni e di li a poco abbandonai definitivamente il fucile e cominciai a vivere il mare in maniera diversa. Iniziai ad immergermi con le bombole e ad osservare i fondali da un altro punto di vista, decisamente diverso da quello fino ad allora sperimentato. La caccia è sempre rimasta caccia, ma oggi la cattura la faccio soprattutto con il clic della mia Nikon. Sempre in termini fotografici, se posso fare delle similitudini tra le due esperienze, assocerei le immersioni in apnea di “ieri” ad una visione del fondale marino molto più generica e panoramica, per intenderci come quella che si può ottenere utilizzando un obiettivo grandangolare, della serie, vedi tutto e vedi niente, mentre un immersione con le bombole di “oggi”, l’assocerei ad una visione ottenuta con un obiettivo zoom iper-esteso, infatti con le bombole anche se non te ne rendi subito conto, hai un’opportunità in più, puoi cambiare la prospettiva e il tempo di osservazione a piacimento. Puoi soffermarti ad osservare uno scoglio per lungo tempo e da più angolazioni, più lo fissi e più organismi riesci a scovare, un susseguirsi di eventi magici che stimolano in continuazione le tue emozioni, proprio come quando, fissando le rocce vive del tuo acquario, ti accorgi che in vasca c’è un ospite in più, o meglio, del quale ignoravi la presenza. E di queste sorprese quando immetti rocce vive in vasca ne ricevi in continuazione!

Il primo scatto fotografico subacqueo lo feci in Corsica nel 1992 all’isolotto di Centuri, l’acqua era così trasparente che sembrava di essere sospesi in aria. Da quel giorno ogni immersione equivale a dire 36 emozioni fissate permanentemente su pellicola. Anche se poi in effetti il 36 è quasi un numero virtuale, in quanto le diapositive vengono decimate da una rigorosissima selezione. Fondamentale in fotografia e ancor più in quella subacquea, è quella di usare con lena e senza indugi il “cestino”. Raramente conservo più di cinque o sei fotogrammi per rullino, la seconda scelta va agli amici che naturalmente non la considerano tale e cordialmente ringraziano, la terza, di solito la più consistente, va direttamente nella pattumiera.

Ho iniziato a fotografare con una reflex manuale, Olimpus OM1 scafandrata in una custodia Nimar, con obiettivo 28 mm e con un flash Ikelite 150D che uso ancora e conservo gelosamente. Oggi dopo una serie di affinamenti, incluso la costruzione in proprio degli oblò della custodia (la cosa più critica in un complesso scafandrato), uso una reflex autofocus Nikon F90x in custodia dedicata Ikelite con due flash Ikelite (150D e 200D) e un discreto corredo di ottiche Nikon (105 AF micro, 60 AF micro, 28 AFD, 20 AFD).

La mia Vasca attuale:

Nel 1996 appena sposato e con una casa tutta mia, ho provveduto al trasloco della vasca che avevo in laboratorio e ho approfittato dell’occasione per dargli una rinnovata. Ho aggiunto il percolatore e ho aumentato l’altezza delle lastre laterali di 10 cm. Le dimensioni attuali sono 125 x 48 x 60 (h) cm.

Il mio acquario è praticamente autocostruito dalla A alla Z. Sono un fautore del fai da te. Una volta forse lo facevo soprattutto per risparmiare e per riuscire ad avere subito quello che altrimenti avrei dovuto rinviare a tempi migliori. Oggi invece è divenuto parte integrante di me e lo applico praticamente in tutte le situazioni, soprattutto per soddisfazione personale. Per la realizzazione del tutto, ho acquistato solo le materie prime, le pompe per la circolazione ed i neon. Ho costruito da solo anche il mobile di sostegno. La vasca del tipo chiuso, è realizzata con lastre in vetro da 12 mm, la base è stata forata per il collegamento idrico con la sump e la parte superiore è stata chiusa con vetro da 6 mm in modo da ottenere due aperture rettangolari (a botola) di circa 40x30 cm. Le coperture delle aperture, opportunamente distanziate per consentire il passaggio dell’aria sono anch’esse realizzate in vetro. Il coperchio della vasca è stato realizzato in plexiglass, verniciato con una vernice chiara per consentire una buona riflessione della luce e successivamente rivestito con del compensato da 4mm preimpiallacciato con noce tanganika. Una cerniera in ottone sul lato lungo posteriore consente l’apertura verso l’alto. Sotto il coperchio sono state fissate due lampade da 36 W una da 10000 K che si accende alle 8,00 e si spegne alle 20,00  l’altra da 6500 K che si accende alle 9,00 e si spegne alle 19,00. I reattori sono stati alloggiati all’interno del mobile, sia per alleggerire la struttura che per ridurre il riscaldamento del vano sottostante. Questa sequenza di accensione scaturisce dalle compatibilità degli organismi che attualmente ospito, cioè raccolti in non più di tre metri di fondo. In precedenza la luce era decisamente inferiore, vista l’incompatibilità con gli invertebrati e gli organismi che avevo raccolto in profondità (25-30 m), decisamente più belli a vedere ma altrettanto difficoltosi da gestire, vedi paramuricee che purtroppo con il passare del tempo andavano via via degradandosi. Queste ultime sono riuscito a mantenerle in buono stato per circa 12-15 mesi, sempre a condizione però di limitare al massimo l’illuminazione.  

ceriantus monaca copia.jpg (109181 byte)

donzella tordo copia.jpg (87752 byte)

lato destro copia.jpg (89461 byte)

palaemon copia.jpg (65654 byte)

palaemon2 copia.jpg (95397 byte)

palaemon3 copia.jpg (98704 byte)

palaemon4 copia.jpg (78758 byte)

palaemon5 copia.jpg (72624 byte)

panoramica copia.jpg (107008 byte)

pavo 2 copia.jpg (64554 byte)

pavo copia.jpg (70824 byte)

tordo copia.jpg (81636 byte)

 
Le foto Fatte in mare da Stefano Calcabrini

sciarrano copia.jpg (67325 byte)

paguro copia.jpg (91751 byte)

polpo copia.jpg (98208 byte)

corallo copia.jpg (63868 byte)

 

Il filtraggio è costituito da un percolatore + filtro a fogli e da un sottosabbia (autocostruito con un pezzo unico di plexiglas di 40x95 cm sostenuto a 2,5 cm dal fondo da paratie e sostegni interni, forato con una punta da due mm ogni 1,5 cm per un totale di circa 1700 buchi, da folli! fortuna il trapano era a colonna ed avevo tredici anni in meno). Il sottosabbia è alimentato da una pompa da 600 l/h, non si è mai intasato ed ho potuto constatarlo durante i due traslochi ed i relativi cambi di sabbia che ho effettuato in tredici anni. Nella colonna del troppo pieno del percolatore ho inserito un materiale plastico "uso filtro meccanico" (un groviglio di fili dello spessore di circa 0,5  mm di colore verde) del quale non ricordo il nome (consigliatomi da un rivenditore) costato un botto ma meno delle bioball. Lo utilizzo soprattutto per ridurre il rumore "effetto ruscello" e devo dire che ha risolto completamente il problema, non si intasa mai e praticamente dimentico di pulirlo. Nel percolatore ci sono le classiche bioball della Dupla (acquistate usate) e a valle un percorso  coatto dove ho inserito dei cannolicchi di ceramica ed un vano per il carbone attivo. Il materiale di fondo è costituito da circa dieci centimetri di sabbia vivissima costituita prevalentemente da conchiglie e graniglia abbastanza grossa, raccolta direttamente da me e da un mio amico sub a circa 20 metri di profondità vicino Civitavecchia, all'interno c'è di tutto. E' stata un ammazzata ma ne è valsa la pena. Non uso sifonare il fondo. Molto ma molto saltuariamente aggiungo oligoelementi. Avrei intenzione di installare uno schiumatoio (autocostruto, sulla base del progetto che è su tropicalreef).

Per la circolazione dell’acqua uso una pompa da 2300 litri/h per il percolatore, una 600 l/h per il sottosabbia e una 600 l/h per il refrigeratore. Ho intenzione di installare un ulteriore pompa di circolazione azionata da un timer per simulare cambiamenti di corrente.

Ogni due mesi circa cambio il 30% (70-80 l) dell'acqua netta che all'interno del mio acquario, escludendo il volume impegnato dalla sabbia e dalle rocce vive è di circa 240 litri. Uso prevalentemente acqua di mare, ma all’occorrenza, soprattutto in inverno uso acqua artificiale.

Per quanto riguarda la refrigerazione, come detto ho iniziato con un autocostruito che fino a quando non avevo il percolatore e la vasca era leggermente più bassa (50 cm) assolveva egregiamente al suo compito, garantendo i 18-20 gradi. Successivamente per poter scendere sotto i 23-24 gradi e per risolvere definitivamente il problema del calore e del rumore generato dal refrigeratore all'interno del salone di casa, ho installato un teco RA680 direttamente in balcone, raggiunto da delle tubazioni in pvc che passano nell'intercapedine del muro e fuoriescono direttamente dietro l'acquario. Uno spettacolo! L'autocostuito è sempre lì all'interno del mobile pronto a partire in caso di "panne" del più potente Teco.

Come alimentazione uso prevalentemente cibo vivo o surgelato, gamberi vongole cozze e sporadicamente tuorlo d’uovo e cibo liofilizzato in scaglie.

Le misurazioni dell’acqua, a parte la densità…. mai fatte!

Per quanto riguarda gli ospiti…… ho allevato un pò di tutto!

I più apprezzati tra i pesci:

Anthias anthias, Thalassoma pavo, Tordo muso lungo, Rombo di sabbia, Sarago fasciato, Blennius pavo.

Tra gli invertebrati non saprei chi scegliere, li adoro praticamente tutti:

Paramuricea clavata, Eunicella cavolini, Eunicella singularis, Cerianthus membranaceus, Actinia equina, Parazoanthus axinellae, Leptopsammia pruvoti, Astroydes calycularis, Condylactis aurantiaca, Cladocora caespitosa, Spirografo, Sabella pavonina, Halocynthia papillosa , Microcosmus, Spugne varie ecc. ecc.

Tra le alghe:

Halimeda tuna, Caulerpa Prolifera, Codium fragile, Udotea petiolata.

Saluti a tutti.

Stefano Calcabrini  scalcabr@yahoo.it

 

©  www.aiam.info 01/10/2007 Contatore visite

 

Questo sito è ottimizzato per una visione con I.E. ed uno schermo 1024x768 pixel  (minimo).

DHTML Menu Donated by OpenCube

© www.aiam.info 01/10/2007

 @ aiam@aiam.info

L'autorizzazione al prelievo di articoli e/o fotografie e la responsabilità del contenuto di questi è da richiedersi ai singoli autori