Aggiornamento Gennaio 2004
La vasca procede bene senza scossoni con l’eccezione di una infezione da Cryptocarion che sembra
risolta. Gli ospiti più voluminosi ed invadenti sono tornati a mare (sarago, bavosa) i te peperoncini crescono. Una delle femmine presenta il ventre gonfio, chissà…..
Gli invertebrati godono di salute migliore. Ho portato in piena luce tutti gli esemplari di
Balanophyllia europea, poiché i due messi in ombra erano chiaramente in sofferenza: evidente per i tessuti meno “rigonfi” sullo scheletro e la scarsa tendenza all’estroflessione, al
contrario dell’esemplare mantenuto sul terrazzino sotto alle lampade. Non ci sono state perdite tra i molluschi ad eccezione delle due cozze
(provenienti tuttavia dal bancone del pesce di un supermercato di Milano…). Altri gasteropodi e bivalvi sembrano in grande forma. Al fondo è ripresa la crescita delle alghe calcaree rosa
che si stanno lentamente spandendo, la Peysonnelia è perfetta e direi che cresce, piccoli esemplari di Udotea sono comparsi, e la Caulerpa prolifera cresce bene mentre la taxifolia è
decisamente più lenta. I due gamberi schioccatori del genere Alpheus adesso condividono la tana…. I Palaemon continuano ancora a riprodursi nonostante i 21°C, ma questo non fa testo. Sono
cresciute molte ofiure filtratrici, che sporgono le loro braccia setolose dalle cavità delle rocce e del terrazzini; deve esserci stata una riproduzione, perché tra il ghiaietto del fondo ho
notato una presenza massiccia di ofiurette di pochi millimetri. Sono comparsi altresì svariati celenterati microscopici, aspettiamo che crescano. L’ultimo cambio d’acqua naturale è di
ottobre, può essere che abbia immesso allora delle larve planctoniche.
Sul “terrazzino volante” di travertino dopo i primi vermetti bianchi hanno iniziato a crescere
alghe patinose, eliminate dall’astrea e dalle asterine, dopodiché han cominciato a crescere alghe bruno-rossastre con un tallo ben definito in ciuffetti gradevoli; una piccola cozza si è
fissata e cresce; sono spuntate due corolle di tentacoli lunghi 4 millimetri di chissà-che-cosa. Lì vicino alla superficie l’Halimeda continua
a produrre foglie nuove, sebbene restino piccole e vengono coperte in fretta da alghette epibionti; l’aspetto interessante è che alcuni rametti si sono autonomamente attaccati alla roccia.
Su un angolo si sono attaccati anche tre ramoscelli di Corallina elongata, alga calcarea del battente d’onda, sopravvissuti dalla primavera scorsa; vediamo che succede.
La piccola colonia di Cladocora che ho inserito (10 polipi) sta molto bene ed è regolarmente
estroflessa, come la Balanophyllia, quando la luce è accesa. Ambedue questi coralli accettano bocconcini sostanziosi modello anemone, estroflettendo enormemente la bocca. Nella foro allegata
si vedono due polipi della Cladocora contendersi lo stesso pezzetto di polpa di pesce!

Aggiornamento febbraio 2003
Ad
alcuni mesi dall’avvio la
voglia di ampliare il minimed e gli spazi
ridotti mi hanno portato a trasferirlo in
blocco nella vasca da 100 litri; sono
bastate abbondanti taniche di acqua di
mare naturale, e l’arredamento è stato
integrato con un prelievo di sabbia
marina, un’aggiunta di sabbia corallina
ed un paio di rocce vive in più. Ho
aggiunto un terrazzino di travertino
appeso al vetro perché la bavosa cercava
in tutti i modi di sostare presso la
superficie usando i tubi, il filtro, il
termometro….
Inoltre
ho avviato il minirefrigeratore.
La
popolazione dei vertebrati adesso è
costituita dal Blennius pavo, dal
Crenilabrus scina (tordo musolungo) e dal
tordo verde. Tra gli invertebrati:
Palemon
serratus
Paguro
non identificato
Halocinthia
papillosa
Microcosmus
vulgaris
Asterina
gibbosa
Echinaster
sepositus
Paracentrotus
lividus
Actinia equina
Condylactis
sp.
Astrea
rugosa
Lima
hians
Mytilus
edulis (salvati dagli spaghetti)
Gibbula
sp.
Chiton
sp.
Lithophaga
lithophaga
Verongia
aerophoba
Halimeda
tuna
Caulerpa
prolifera.
Il
minimed dopo otto mesi poteva considerarsi
un acquario già stabilizzato: nitrati
bassissimi, crescita di alghe superiori,
crescita consistente di alghe calcaree
rosa, grazie anche alla kalkwasser
utilizzata per reintegrare la forte
evaporazione. Le alte temperature estive
di milano (> 34°C) sono state
tamponate con l’uso di una ventola da
alimentatore PC, e di conseguenza per le
ferie ho costruito un osmoregolatore
rudimentale ma efficace secondo un
progetto trovato in rete; dalla foto si
evidenzia la pregevole estetica
post-industriale (nel senso aspetto da
rottame, ma tant’è: quella era
l’origine dei materiali…).
Ai
primi di ottobre il grande trasferimento:
via i rimasugli dulcacquicoli,
allestimento marino del 100 litri.
Nella
vasca più grande la situazione in verità
si è rivelata piuttosto dinamica, ed è
ancora, per così dire, in fase
interlocutoria dopo quattro mesi.
L’inserimento della prolifera ha portato
ad una progressiva riduzione fino alla
scomparsa di C. taxifolia e C. racemosa. I
Paracentrotus sono entrati clandestini da
piccolissimi (il più grosso era 4 mm), ed
ora (fine gennaio) misurano alcuni
centimetri ed hanno divorato completamente
la caulerpa (li trovavo coi “filloidi
tra i denti”) e roso abbastanza rocce
vive ed alghe calcaree. Sopravvive la
Halimeda tuna, che continua a emettere
foglioline nuove (una ogni 7-15 giorni) ma
viene pesantemente sbocconcellata dal
paguro.
Le
asterine contribuiscono ad eliminare le
alghe dal vetro di fondo che non ho mai
pulito artificialmente; sono curiose le
tracce labirintiche che lasciano (vedi la
foto). Tuttavia seppur simpatiche si sono
rivelate predatori insaziabili di bivalvi
ed hanno più volte attaccato i
celenterati, salvati dal mio intervento
manuale; hanno digerito anche i due
spirografi dopo i tagli al tubo inferti
dal paguro.
Anche
i Palaemon è probabile siano talvolta
predatori di molluschi: li ho visti più
di una volta “pinzettare”
all’interno di gusci, ma non è
verificato che siano morti per altre
cause. Ma cosa fa morire una Gibbula in
piena crescità?
La
spugna
Verongia aerophoba era entrata
accidentalmente con un folto ciuffo di
caulerpa e sedimento; insieme ad essa una
Tylodina perversa, mollusco opistobranco
giallo; la spugna cresceva ed il mollusco
se ne cibava. Non ho mai visto la radula
in azione su altri substrati, credo che la
dieta sia specializzata ed esclusiva.
Purtroppo la Tylodina è morta; non di
fame poiché la Verongia cresce, ma credo
per i nitrati sopra ai 10 mg/l. La
Verongia continua a crescere, lentamente,
si è riattaccata al substrato ed ha
formato nuovi osculi. Incredibilmente
anche la Halocinthia papillosa si è
riattaccata ad una pietra ricoperta da
alghe calcaree rosa. Le sue
“radichette” hanno aderito al nuovo
substrato, mai visto prima.
Ora
mi restano tre problemi da affrontare: il
filtraggio (inserirò un piccolo schiumatoio), l’illuminazione (20W
aqua-glo sono pochi) ed il reintegro del
calcio; refrigerando l’evaporazione è
nulla, ed ho notato che lentamente le
alghe calcaree rosa stanno deperendo:
quindi il reintegro di calcio fa
sicuramente la differenza da questo punto
di vista.
Prima
di ogni altro inserimento di rocce vive ed
alghe tuttavia riporterò a mare il
paguro, almeno due asterine e tutti i paracentrotus, come già accadde al loro
grosso cugino ospitato per qualche tempo
nel minimed: in due mesi portò le rocce
vive ad essere due pietre e basta.
L’avventura
continua.
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