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Ho
sempre nutrito la passione per il mare fin da ragazzino (anche se ho imparato a nuotare a “soli” 14 anni) ed ho trascorso le estati
della mia infanzia sui moli e scogli di Giovinazzo (Bari) paese natale dei miei
genitori. Ricordo le serate trascorse con il salaio (o retino) in mano a
scandagliare le pareti del molo per catturare branchi di gamberi palaemon e
lismata in quantità industriali.
Così come ricordo che attraversai
l’intero paese con la canna di bambù in mano ed il mio primo povero ghiozzo
ancora allamato per giungere a casa dove mio padre lo slamò con le lacrime di
gioia agli occhi.
E fu una vaschetta di plastica il
mio primo acquario nel quale stipai un bel numero di gamberi che finirono però
bolliti al primo caldo di stagione.
Poi più nulla fino a tre anni fa
quando seguendo un impulso generato dalla visione della vasca mediterranea
di un amico di mio fratello maggiore, accudita nel suo negozio al centro
di Sestri Ponente (GE), decisi che era il momento di dare sfogo alla vena
acquariofila. Era il mese di maggio del ’99.
Acquistai qualche pubblicazione
tra cui le guide Primaris ed il volume “totem” di V. Zupo – Acquario
Marino Mediterraneo da cui trassi i primi suggerimenti determinanti.
In seguito vennero i testi di
R.Riedl e V.Zupo su Flora e Fauna del Mediterraneo.
Rinunciai da subito alla
costruzione della vasca in quanto non mi ritenevo in grado di affrontarla data
la mia incapacità ad adoperare il silicone. Oltretutto seguendo i suggerimenti
di un amico vetraio, valutai che l’impresa non sarebbe stata neppure vantaggiosa dal punto di vista economico.
Acquistai la mia prima e per il
momento unica vasca con coperchio
preformato e plafoniera incorporata modello Poseidon misurante100 x 40 x 52 cm.
Appena uscito dal negozio
depositai la vasca dall’amico vetraio per far eseguire due fori di circa 25 mm
sulla parete di fondo a circa 3 cm dal livello max dell’acqua. Questo perché
avevo già in mente di come collegare il futuro refrigeratore che avrei
realizzato di lì a poco.
Giunto a casa allestii la vasca
nella cantina per paura che la temperatura potesse cominciare ad essere troppo
elevata ed anche perché dopo pochi mesi era previsto un trasloco. Riempii la
vasca con acqua di mare circa 170 litri e aggiunsi quasi da subito qualche
pietra colonizzata da alghe prelevata in mare (ricordo anche un bel mattone
refrattario con qualche chiton e balani). Il filtro fu riempito da tre sacchetti
di cannolicchi della Askoll. Feci girare il tutto per più di un mese resistendo
alla tentazione di introdurvi altri ospiti agevolato dal fatto che non avevo la
vasca costantemente sotto gli occhi.
I primi ospiti furono gli scontati
palaemon che mi accompagnarono fino al trasloco ed allo svuotamento della vasca.
Riallestita la vasca in casa su un
mobile costruito appositamente, cominciai a preparare il fondo con pietre
calcaree asciutte prelevate dalla scogliera tarantina di s.Vito; un litorale che
viene costantemente eroso dal mare e che libera delle vere e proprie sculture
piene di fossili di qualunque genere.

Il viaggio in treno da Taranto a
Genova per il trasporto dei circa 50 kg. di pietre è stato terribile per la
fatica ma anche pieno di episodi divertenti su cui sorvolo per la vergogna.
Con il successivo viaggio in aereo
Bari-Roma-Genova trasportai i primi blocchi di madrepore prelevate a Giovinazzo
sotto la banchina dove i pescatori sono soliti pulire i tramagli.
Il trasporto fu fatto con una
borsa termica di quelle morbide che cominciò a liberare acqua già
dall’aeroporto di Roma….
Posso dire con soddisfazione di
non aver mai dovuto estrarre dalla vasca animali morti o sofferenti ad eccezione
di qualche bivalve che nel tempo ho tentato di introdurre e che non ha mai
superato i tre mesi di permanenza.
E’ anche vero che non possiedo
per scelta alcun pesce, per cui i miei ospiti hanno evidentemente maggiori
possibilità di vivere senza troppi turbamenti e sofferenze.
Solo una volta non ho resistito
alla tentazione di dare movimento alla vasca e ho introdottto un piccolo Coris
Julis che ha rivisto il mare circa tre mesi dopo.
Ho ultimamente modificato la
struttura della vasca aggiungendo una vaschetta laterale larga circa 20 cm ed
alta e profonda come la vasca principale. Questo per potervi inserire lo
schiumatoio (autocostruito) e poterlo utilizzare come vasca di appoggio ed
osservazione. Al momento vi risiede un gruppetto di voraci Asterina Gibbosa che
attendono il trasferimento.
Il movimento dell’acqua in vasca
è garantito oltre che dalla pompa del filtro 250/300 lt/h , anche dalla pompa
del refrigeratore (maxi jet 750) che interviene al bisogno e dalla pompa di
ritorno dalla vasca aggiuntiva (maxi jet 500).Alle due fianchi della vasca ho
disposto due porose azionate da un aeratore Penn Plax Silent Air 5, ed una delle
due lambisce le prese di aspirazione del filtro biologico aumentandone
l’ossigenazione.
Il fondo della vasca è realizzato
con circa 3 cm di sabbia corallina di grana medio grande e con uno strato
superficiale di 2/3 cm di grana fine.
Per il pescaggio dei sifoni per la
vasca aggiuntiva ho copiato lo schema di principio utilizzato dalla Tunze (un
grazie ad Antonio Coretti) per il prelievo dell’acqua superficiale.

Con una modifica al coperchio ho
estratto i reattori dei tubi per evitare il surriscaldamento dell’acqua
superficiale ed ho aggiunto un terzo tubo.
Ho inoltre svincolato il coperchio
con la plafoniera dalle cerniere del telaio del preformato e l’ho sospeso
agganciandolo alla sommità del mobile mediante delle catenelle regolabili che
consentono maggiore accessibilità nelle operazioni di manutenzione.

Tre timer
(theben) regolano
l’accensione differenziata dei fluorescenti che sono forse il mio cruccio
maggiore in quanto non ho compreso ancora l’accoppiamento più congeniale agli
ospiti dell’acquario. Ho provato per mesi combinazioni differenti senza però
notare sensibili variazioni nell’aspetto degli abitanti che suggerissero una
soluzione piuttosto che un’altra.
Al momento dispongo di una gro-lux
che utilizzo anche per il soft-start
mattino sera, una power-glo ed una sun-glo (ultimo arrivo) per le ore centrali
della giornata.
Tutte le lampade sono da 25 watt.
I tempi di accensione vengono
variati con le stagioni così come la temperatura in vasca.
La pompa del refrigeratore è
collocata direttamente in vasca sul tubo di ritorno in quanto non c’e
prevalenza da vincere data la collocazione dei fori sul vetro.
Effettuo un cambio parziale
d’acqua di circa 35/40 lt. ogni 30/40 giorni ed ammetto di non aver mai fatto
un test chimico se non quello dopo i
primi 40 giorni di funzionamento.
Alimento attinie e anemoni con
gamberi disidratati , polpa di cozza e novellame (i classici bianchetti genovesi
o schiuma di mare al sud), spremuta di cozze e mangime planctonico Elos per i
filtratori (saltuariamente alimenti
planctonici Coralife e Sera) e artemia congelata per i cerianti.
In merito alle varietà di ospiti
che abitano la vasca, a parte i più appariscenti che vedrete nelle foto, i più
interessanti sono quelli che si ha la fortuna di notare nottetempo e solo
saltuariamente con le lucine portatili ma che non sono interessanti da un punto
di vista puramente estetico, ma che ti scoprono a notte fonda con il naso
incollato ai vetri.
Tra questi
caprellidi, vermi tentacolati, una eunice
torquata, una cratena, un vermocane,
microcosmus, claveline, ofiuridi, asterine ed il gambero che vive all’interno della
ciona.
Fenomeni di riproduzione si sono
avuti con le anemonie (ben otto le scissioni) le ofiure, le patelle ed i vermi
tentacolati. Presenze puramente estiva è l’ halymenia floresia (in foto) che
da tre anni mi abbandona ad ottobre per ricomparire ai primi di giugno.
Determinante per la mia
esperienza, il confronto con altri cultori di questa stupenda passione,
confronto che consente di minimizzare i rischi di insuccessi e di alimentare il
naturale fabbisogno di conoscenze.
Tra questi la mia guida Gianni
Bricola e gli stupendi amici del mediterraneo di
A.I.A.M. e del Gruppo di discussione.
Tommaso Piscitelli
Genova
N.d.wm. - Tommaso è anche autore di un articolo
su come costruirsi un refrigeratore per l'acquario, vedi nella rubrica del
"fai da te"
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