di Michele Abbondanza

24 Giugno 2001.  

Le coste di questo tratto di Sardegna descritte brevemente nell’articolo sono viste soprattutto sotto l’occhio dell’acquariofilo e del subacqueo non me ne vogliano gli amici che abitando sul posto possono trovare errori e omissioni in questo scritto.

 Si tratta del golfo di Porto Istana e del litorale fino all’isola piana, nonché di un breve tratto dell’area costiera che si estende da Capo Ceraso a Punta Rùia. 

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Premetto che tutta la zona che si stende da Punta Rùia fino a Capo Coda Cavallo, che guarda l’isola di Molara, presenta una morfologia varia che và dai promontori come Capo Ceraso e Capo Coda Cavallo alle insenaturare come Porto Taverna, Porto San Paolo e Porto Istana.  

La zona di Porto Istana è caratterizzata da una bella baia di sabbia fine bianca e fino a Capo Coda Cavallo è un susseguirsi di piccole spiagge alternate a scogli e rocce di varia natura scolpite a volte dal mare e dal vento a forme bizzarre. Guardando verso il mare aperto dalla spiaggia di Porto Istana si nota subito la grandezza dell’isola di Tavolara la cui lunghezza è quasi 6 km.  

Guardando sotto il pelo dell’acqua troviamo, lasciandoci alle spalle la spiaggia, a circa 200mt su un fondale che varia da 0 a 7mt uno strato roccioso che esce dal fondo sabbioso.

 

 

Qui possiamo trovare tutta la fauna e flora che caratterizzano i primi metri del mare nostrum e in particolare qui ho trovato delle piccole Cernie, bavose ( gattoruggine, parablennius, sanguinolentus, tripterygion), donzelle (thalassoma pavo e coris julis), vari tordi, chromis chromis, branchi di salpe, saraghi, triglie di scoglio e sabbia, sciarrani.  

Proseguendo al centro della piccola baia non  si troverebbe che sabbia e corpi morti lasciati da non propri gentiluomini del mare, ma spostandoci verso il costone destro si trovano moltissimi esemplari di Halocynthia Papillosa  di tutte le forme, misure e posizionate sia in bella vista che nascoste sotto piccoli anfratti. Possiamo incrociare anche in tantissime specie di spugne tra cui la bella Verongia Aerophoba  (ho letto che può filtrare oltre 1000 lt d’acqua al giorno). Ancora il fondale non è eccezionale e nel periodo in cui ho fatto le immersioni, specialmente nello specchio di mare all’interno del golfo di Porto Istana, ho notato le rocce come ricoperte da un sottile pulviscolo e a tratti alcune brutte alghe filamentose dal colore verde pallido.  Ma se stiamo pensando ad  uscire dall’acqua una prateria di posidonia con moltissime Pinna Nobilitis di tutte le dimensioni ci fanno cambiare idea. Tra le altre cose la zona, molto genericamente, è interessata da reperti archeologici di cui si è parlato anche in una puntata di “Linea Blu” ma non è un fatto sconosciuto in quanto tutta la parte nord della Sardegna era solcata da varie civiltà più o meno navigatrici. Ora nel prosieguo della nostra immersione troviamo ancora piccole cernie (davvero tante) e spostandoci dal lato opposto a quello che ci troviamo possiamo imbatterci in un relitto di una vecchia barca di pescatori cui hanno trovato rifugio molte specie di pesci. Le “nuvole” di chromis chromis ci sono un po’ ovunque come gli immancabili tordi e le donzelle, ma troviamo delle belle codium bursa, parecchia halimeda tuna e padina pavonica ma posizionate in maniera che la raccolta diviene difficoltosa.

Rari, invece, gli spirografi e le attinie non sono numerose come in altre parti. 

Attenzione deve essere posta in prossimità della spiaggia per l’ingresso di natanti da diporto e nella zona centrale del golfo sempre per il passaggio dei suddetti. Facile arrivare a questa spiaggia in quanto dal parcheggio auto vi è una stradina asfaltata percorribile anche con borse munite di ruote che arriva praticamente sulla spiaggia. Vi è un altro parcheggio verso nord che è ancora più vicino alla spiaggia, sarebbe riservato agli autobus di linea ma in un periodo non di lata stagione è possibile utilizzarlo.

Album fotografico

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La zona invece tra Capo Ceraso e Punta Rùia è invece completamente diversa. Dall’alto si intravede la spiaggia e gli isolotti antistanti. Al largo il passo dei traghetti di linea ogni tanto fa arrivare dell’onda lunga peraltro appena avvertibile e per nulla fastidiosa. La base dell’immersione è la spiaggia principale dalla quale ci si immerge da una spiaggia di sabbia grossolana ma chiara e superata la  prima decina di metri lasciamo subito la costa per scoprire il primo isolotto dove il fondale arriva già a –5 mt. 

  Qui troviamo tratti in cui grosse rocce lisce che sembrano accavallarsi una sull’altra lasciamo spazio alla roccia liscia che si getta a picco nel profondo del mare colonizzata da una bellissima formazione di alghe di mille colori dove fanno capolino piccole bavose che ti scrutano con quell’aria sempre così incuriosita.

 E così fino alla punta. Qui si passa davvero tanto tempo a guardare le rocce a pochi centimetri dalla maschera e così facendo sembra di entrare in un altro mondo quasi alieno. Qui ho trovato due bellissimi esemplari di Opistobranco tylodina perversa (credo si tratti di lui), e poi mi sono praticamente trovato sulla maschera Prostheceraeus splendidus oltre naturalmente alla solita “marea” di donzelle, tordi, castagnole.  

La zona è molto bella soprattutto per tutte queste grosse rocce che creano anfratti in cui si possono scorgere una moltitudine di esseri che possono andare dall’apogon inberbis a pisa nodipes ad una moltitudine di organismi bentonici che caratterizzana la zona.

Chi si immerge in queste acque deve avere un occhio particolare a tutti i mezzi nautici da diporto che purtroppo in alcuni casi violano il limite da tenere sia nei confronti del pallone segna sub che della costa. Attenzione anche alla zona tra i due isolotti ove è naturale trovare corrente superficiale molto intensa. Inoltre per chi ha intenzione di fare, oltre all’immersione, pesca per il proprio acquario deve tenere conto che dal parcheggio della macchina alla spiaggia ci sono circa 300-400 mt di distanza a volte non facilissimi da percorrere. Quindi lasciate a casa, se li avete, carrelli e borse con ruote qui non servono. Serve invece un buon zaino ed eventualmente una borsa o un secchio per portare il materiale pescato.

 

I testi e le fotografie sono tutte di Michele Abbondanza ove specificato. L’uso di questo materiale non è esclusivo ma è da ritenersi forma di gentilezza l’avviso per la copiatura totale o parziale del documento o delle fotografie.

Tutte le immersioni sono state fatte in apnea e le eventuali raccolte del materiale per l’acquario in ottemperanza delle leggi in vigore.  

 

©  www.aiam.info 01/10/2007 Contatore visite