La scala verticale è in metri e lo zero corrisponde all’attuale livello medio del mare.

In orizzontale sono riportate tre scale cronologiche: nella riga in alto sono riportati i nomi delle età secondo la nomenclatura stratigrafica; nella barra centrale in settori bianchi e neri sono riportati i periodi di polarità normale o inversa dei poli terrestri. Periodicamente infatti il campo magnetico terrestre inverte la polarità e le particelle magnetiche nei sedimenti e nelle lave registrano il “nord” esistente al momento; tramite sofisticate analisi è possibile misurare questi valori.  Si è così costituita una scala cronologica basata sulla posizione del nord magnetico (concorde con l’attuale, quindi polarità “normale”, od opposto all’attuale, quindi polarità “inversa”. Tra l’altro è  possibile in questo modo ricostruire l’orientamento delle masse continentali rispetto ai poli durante gli spostamenti delle placche tettoniche. Infine la terza scala, in basso, riporta l’età espressa in Milioni di Anni dal presente.

La curva rappresenta le oscillazioni del livello del mare rispetto all’attuale: tutti i picchi verso il basso sono abbassamenti, quelli verso l'alto innalzamenti di livello marino. Si vede che nel Pleistocene inferiore, in corrispondenza dello stadio isotopico 37, il livello del mare era nettamente superiore all’attuale.

I numeri si riferiscono a una ulteriore scala cronologica relativa, ottenuta misurando gil isotopi O16 e O18 contenuti nei gusci e negli scheletri di molti animali. Ogni variazione significativa è detta “stadio isotopico”. Uno stadio isotopico è espressione indiretta di una situazione climatica, poiché il rapporto O16/O18 varia in funzione delle temperatura media globale. L’isotopo 18 dell’ossigeno è più pesante, quindi col freddo evapora meno: ne resta di più in acqua per gli organismi viventi e ne resta meno in atmosfera. Gli studi sulle carote di ghiaccio condotti in Groenlandia ed in Antartide ci forniscono dati ancora più accurati in questo senso per la ricostruzione paleoclimatica, poiché nella neve (e quindi nel ghiaccio) il rapporto o16/o18 non è viziato dall’attività biologica. Si prevede che nel 2004 il progetto italo-francese a Dome C (Base Concordia, sul culmine della calotta antartica) raggiungerà la base dei ghiacci fossili a 3000 metri di profondità, antica di un milione di anni. Avremo così dati “diretti” sull’atmosfera e il clima dell’ultimo milione di anni, ulteriore tassello per cercar di capire cosa ci attende nel futuro prossimo.