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L'acquario marino per invertebrati è considerato
da molti come il coronamento della carriera di un acquario-filo, un sogno realizzabile, ma alla portata solo di chi ha dalla sua
profonde conoscenze tecniche e notevoli mezzi economici. Per chi, però, ha la pazienza di raccogliere gli organismi
da solo nel nostro mare, esiste la possibilità di allestire, con spese esigue, un acquario dove
ricostruire un biotopo marino nostrano ed allevare specie resistenti ed
attraenti. Un acquario marino alla
portata di tutti, e che biologicamente ed esteticamente ha poco da invidiare al
molto più blasonato acquario di barriera.
In questa serie di tre articoli verranno pre-sentate
le nozioni di base per chi fosse interessato ad intraprendere "la terza via
" degli acquaroifilia.
Dopo
un lungo periodo di stagnazione, l'acquario marino sta vivendo un momento di
grande auge nel nostro paese, sospinto soprattutto dai successi che acquariofili
dell'Europa del Nord e degli Stati Uniti hanno raggiunto nell'allevamento degli
Antozoi tropicali, ovvero coralli molli e duri.
Questo ha portato al boom dell'acquario di barriera, che da molti (ma non
da tutti) viene considerato l'apoteosi della tecnica acquaristica.
Oggi, è possibile allevare coralli tropicali in casa a due condizioni:
possedere le adeguate conoscenze tecniche, che spesso richiedono la lettura di
testi in lingua inglese o tedesca, ed essere pronti ad un investimento che
spesso si può quantificare in numeri a otto cifre.
Questo articolo è stato scritto per mostrare che esiste un'altra via, autarchica,
che porta all'acquario marino e che richiede minori conoscenze ed
investimenti esigui, ma maggiore passione; una via che permette a chiunque
voglia allestire un acquario marino, e sia armato solo di buona volontà, di
farlo. Questo, per me, è
l'acquario che vedevo da bambino nelle case degli amici di mio padre e che stato
canonizzato forse per la prima volta da Anton Dohrn alla fine del secolo scorso,
quando costruì la stazione zoologica di Napoli (che consiglio vivamente di
visitare a tutti gli acquariofili). Questa
via è quella dell'acquario marino mediterraneo. Io non posso ricordarlo, ma chi
è più avanti di me con gli anni saprà che venti o trenta anni fa l'acquario
marino mediterraneo aveva ben altra reputazione. 1
mediterranisti gestivano "acquari per invertebrati" molto prima
che nascesse l'acquario di barriera, anche se con molto meno glamour.
Le ragioni per cui l'acquario mediterraneo è finito nel dimenticatoio
possono essere diverse. Sicuramente,
in campo acquariofilo, l'Italia soffre di un complesso d'inferiorità nei
confronti della Germania. Negli
anni Settanta i tedeschi avevano anche acquari mediterranei; quando gli stessi
tedeschi si sono lanciati nell'acquario tropicale di barriera, noi bovinamente
abbiamo seguito questo trend con quel gusto, tutto italiano, di cercare sempre
quello che è più chic ed alla moda. Inoltre,
non esiste un interesse commerciale ed un business legati all'acquario
mediterraneo, mentre l'acquario di barriera, dati i cospicui investimenti che
richiede, costituisce una notevole fonte di guadagno.
Ma è proprio compito delle associazioni acquariofile uscire da queste
ottiche commerciali e mostrare all'appassionato che è possibile avere grandi
soddisfazioni senza dover necessariamente investire dei capitali.
Va
anche detto che, a mio avviso, il numero dei mediterranisti è grandemente sottostimato.
Questo perché molte delle persone che hanno un pezzo di mare
nostrum in casa sono del tutto fuori dai giri di acquariofili
"standard". Per la
maggior parte si tratta di subacquei o pescatori (io stesso sono un pescatore
subacqueo), persone che conoscono il mare per esperienza diretta, non mediata, e
che vengono spinti verso l'acquario dalla voglia irrefrenabile di ricostruire in
casa uno scorcio del mondo del silenzio al quale sono legati in maniera
indissolubile. Quasi tutti sono
navigatori solitari, che mettono su le loro vasche senza l'aiuto di nessuno, da
completi autodidatti, imparando dai propri errori ed avendo il buon senso di chi
il mare lo conosce davvero come unico consiglio nella gestione.
Per questo sono cosi poco "visibili. Prima, però, di cominciare a parlare di possibili tipi di
acquari mediterranei è importante distruggere quei preconcetti sbagliati che
molti hanno e che, mi dispiace dirlo, sono per lo più inculcati (in buona fede
o per calcolo) dai commercianti, mentre va rimarcato che la politica seguita
dalle riviste del settore è diversa e molto più obbiettiva.
1)
Gli animali mediterranei sono poco belli.
Qui bisogna distinguere prima di tutto perché si allestisce un acquario. Se un acquario si allestisce solo in base a criteri estetici,
piuttosto che nel tentativo di ricreare un ambiente naturale, e si tengono i
pesci come fossero pappagalli o colorati uccelli tropicali allora, sicuramente,
l'acquario mediterraneo ha un piccolo svantaggio. Anche se alcune specie di Labridi mediterranei e qualche
altro pesce nostrano (come, ad esempio, Anthías
anfias, Apogon imberbis, Euscarus cretense) sono coloratissimi, non si può
certo dire che i pesci mediterranei in generale possano compete-re con i Pomacantidi, gli Ancaturidi ed i Chetodontidi tropicali (ferme restando le
difficoltà che l'allevamento di questi pesci comporta rispetto ai resistenti
pinnuti nostrani). Ma se si cerca
solo il criterio estetico, allora io personalmente preferisco un acquario
dedicato ai Ciclidi del lago Malawi, coloratissimi, resistentissimi, che vivono
in acqua di rubinetto e si riproducono in cattività, oppure ai Killifish.
Questo discorso, però, non vale per gli invertebrati e chi è stato allo
Zoomark ed ha visto la vasca allestita dalla Sirius Mare sa di cosa sto
parlando. Gli invertebrati
mediterranei non hanno assolutamente nulla da invidiare ai loro ben più
blasonati parenti tropicali. Inoltre,
l'acquario di barriera si basa principalmente sugli Antozoi, mentre spugne ed
ascidie tropicali spesso hanno vita breve in acquario (qui cito Nilsen e Fossá).
Questo non è assolutamente vero per le specie mediterranee, e le spugne
mediterranee sono tra gli ospiti più appariscenti, per le loro forme bizzarre
ed i colori accesi, delle vasche nostrane, mentre la maggior parte delle ascidie
sono animali resistentissimi. Anche
i Crinoidei mediterranei, anche se ben più delicati, sono comunque
tranquillamente allevabili in un acquario ben gestito, contrariamente ai loro
parenti tropicali. Quindi, usando specie nostrane è possibile allestire una
vasca più variegata che, almeno a me che sono un biologo e conosco la
sistematica, dà un maggiore senso di completezza.
2)
Per _gestire un acquario mediterraneo è necessario un refrigeratore.
Al di là del fatto che anche per gestire una vasca di barriera molto
spesso è necessario un refrigeratore, questo è assolutamente falso.
Con una scelta oculata delle specie da ospitare è perfettamente
possibile gestire un mediterraneo senza refrigeratore (parlo per esperienza
personale). E per individuare le
specie adatte non è necessaria una specializzazione in biologia marina, ma solo
un po' di buon senso. Le specie che in natura vivono nelle immediate vicinanze
della superficie, o nelle pozze di marea, in natura sono soggette a enormi
sbalzi termici e sono più resistenti alle alte temperature di molti delicati
organismi tropicali, ma su questo torneremo più tardi.
3)
Gli organismi mediterranei sono di difficile reperimento.
Gli organismi mediterranei sono di difficile reperimento in negozio. Ma ne è
pieno il mare. Questa è la vera
differenza tra chi ha un acquario mediterraneo e tutti gli altri acquariofili.
Non si può avere un acquario mediterraneo senza bagnarsi i piedi e
tirarsi su le maniche, Non si può comodamente andare nel negozio preferito e
comprare quel che si vuole, bisogna catturalo e catturarlo costa fatica, ci si
sporca e ci costringe ad entrare in contatto con la natura vera, non quella
addomesticata che si vede illuminata dai neon e le lampade ad alogenuri
metallici. Ma siamo sicuri che
questo sia uno svantaggio? 0, piuttosto, osservare gli animali mediterranei nel
loro ambiente naturale non ci fornisce informazioni importantissime sul loro
allevamento in acquario? E poi
vogliamo mettere la soddisfazione che dà avere in vasca un animale poco comune,
che ogni volta che lo guardiamo ci ricorda la storia rocambolesca della sua
cattura! Molti acquariofili non
hanno la fortuna di vivere vicino al mare e mi si potrebbe obbiettare che questo
rende impossibile l'approvvigionamento di animali. Ma via!...
Chi è che ogni tanto non
vorrebbe farsi un fine settimana al mare, magari fuori stagione, lontano dalla
confusione? In ogni caso, sono
presenti ora sul mercato alcune ditte di pescatori professionisti che catturano
animali per l'acquario mediterraneo e che (non senza qualche difficoltà)
possono rifornire l'appassionato di specie particolari, di difficile cattura, o
che vivono solo in particolari aree geografiche.
A
questo punto voglio presentare due tipologie di acquari mediterranei, quella di
minima, che si prefigge di ottenere una comunità bilanciata con una spesa molto
contenuta, e quella di massima, per chi vuole una vasca che gli consenta di
allevare qualunque tipo di invertebrato. Dettagli sull'allestimento di questi
due tipi di vasche verranno poi presentati nei prossimi numeri.
La
vasca per cominciare
Questa
vasca ospiterà animali che non richiedono refrigerazione e quindi ricrea un
ambiente di scogliera superficiale. La
vasca sarà una vasca aperta illuminata con una semplice lampada economica a
spettro solare (ma non una lampada ad incandescenza!); la vasca aperta evita il
surriscaldamento e consente in estate di installare un ventilatore.
Vasche a partire da 50-70 L possono essere sufficienti se si fa
attenzione a non sovrappopolarle. L'uso
di acqua di mare naturale e rocce vive è praticamente un imperativo (tanto al
mare bisogna andarci comunque). Solo
chi ha allestito acquari usando acqua "viva"sa quanto questo
contribuisca a creare un ambiente stabile in vasca.
Le specie da ospitare saranno scelte tra quelle resistenti degli strati
superficiali e possibilmente di piccole dimensioni.
Ottimi sono i simpatici piccoli Blennidi che vivono in natura nei fori
delle rocce e diventano docilissimi, i succiascoglio
(Lepadogaster), piccoli Gobidi, peperoncini (Tripterygion) e, se si ha a disposizione più spazio, i
coloratissimi Labridi (Coris, Thalassoma,
Xyrríchtys). Come invertebrati
sono adatti piccoli paguri e gamberetti Paelemon,
attinie, alcune ascidie e quant'altro si può trovare sotto il pelo
dell'acqua. Come alghe, oltre a
quelle che cresceranno sulle rocce vive, particolarmente consigliabile, per chi
riesce a procurarsela, è Caulerpa
taxifolia.
Se
l'acquario viene riempito con rocce vive ed acqua di mare, il filtraggio potrà
essere semplicemente fornito da un filtro
biologico classico o da un filtro esterno.
Un'ulteriore pompa, o un potente aeratore, smuoveranno l'acqua (al limite
se ne può fare a meno se si usa un
filtro esterno di buona portata). L'acquario
non ha bisogno d'altro. Ovviamente,
non dimenticarsi dei cambi parziali! Questi
possono essere fatti tranquillamente con acqua di mare sintetica stagionata.
In
questo modo, con pochissima spesa, sarà possibile ricostruire una
microscogliera con la moltitudine di animaletti che la abita, fonte di infinite
osservazioni e che, se ben organizzata, sarà anche molto gradevole
esteticamente.
Il
full optional
Quello
che vado a descrivere ora è la Rolls Royce degli acquari marini mediterranei;
fare un confronto con un acquario di barriera di dimensioni equivalenti è molto
interessante, soprattutto per quel che riguarda i costi.
La
vasca: una vasca in vetrocamera. Consente
di risparmiare sulle spese di refrigerazione.
Forma a piacere. Aperta o chiusa è equivalente, ma una vasca aperta consente
di lavorare meglio quando si posizionano nuovi invertebrati o si deve cambiare
qualcosa nell'arredamento per qualche ragione (attività questa da limitare al
massimo!). Una vasca in vetrocamera
è più costosa rispetto a quella in un acquario di barriera.
Con un po' di abilità, però, si può trasformare una vasca normale
(vuota) in una in vetrocamera con modica spesa.
Refrigeratore:
se la vasca è in vetrocamera, lo stesso modello che
si userebbe per una vasca di barriera
di
capienza
analoga. Questa è la vera spesa
per un acquario mediterraneo; spesso il refrigeratore costa più di tutto
il
resto dell'attrezzatura messa insieme.
Riscaldatore:
ovviamente assente.
Illuminazione:
questa
è la differenza più consistente tra i due tipi di allestimento.
Se si escludono le poche specie di
alghe che vivono molto vicine alla superficie (ad es. Ulva lactuca), nessun
organismo mediterraneo necessita
di forte illuminazione e molti sono sciafili; quindi, un neon a spettro solare
od un paio di lampade a risparmio
energetico a spettro solare (per le vasche aperte) sono più che sufficienti.
Che differenza rispetto aicosti
dell'illuminazione di una acquario di barriera con HQI, luci attiniche e
plafoniere dal prezzo a sette cifre!
Rocce
vive: nell'acquario di barriera rappresentano una delle spese principali e
sono assolutamente irrinunciabili. Nel
mediterraneo, se si riempie la vasca con acqua di mare naturale hanno una
funzione più che altro estetica; se, invece, la vasca è riempita con acqua
sintetica, sono assolutamente necessarie per "inoculare" l'acquario.
Tanta fatica ma costo zero.
Reattore
di calcio: inutile. Gli
organismi mediterranei calcificano molto più lentamente di quelli tropicali.
Chi vuole, può usare aragonite nel filtro o come materiale fondo.
Potrà, al massimo, essere necessaria un'integrazione saltuaria di
calcio, che si può ottenere con i soliti metodi noti dall'acquario di barriera.
Pompe
ad intervalli per simulare onde e maree: inutili. Molti degli organismi da ospitare provengono da profondità
dove le correnti cambiano lentamente e l'idrodinamismo delle onde non arriva.
Schiumatoio:
anche se non assolutamente indispensabile, non può mancare in un
allestimento "di lusso". Comunque,
basta un modello che faccia il suo lavoro onestamente senza dover ricorrere ai
"mostri" che si usano in acquari di barriera "berlinesi",
dove la necessità di contenere i nitrati e l'assenza di un filtro biologico
impongono un'efficientissima schiumazione, con i relativi costi che questa
comporta.
Filtro:
non essendo ancora presenti in letteratura dati riguardo ad allestimenti
mediterranei con il sistema "berlinese", direi che per essere sicuri
vale la pena di metterlo. Il massimo del lusso è un postpercolatore, che riceva
l'acqua in uscita dallo schiumatoio o un filtro a letto fluido collegato sempre
all'uscita dello schiumatoio. Gli
organismi mediterranei non sono particolarmente sensibili ai nitrati, per cui
non esiste nessuna controindicazione all'uso di un filtro biologico.
Denitratore:
inutile (vedi sopra).
Controllo
del PH in continua: quasi inutile, me proprio si vuole ...
Controllo
del potenziale redox in continua: come sopra.
Questo tipo di vasca consente di
allevare quasi tutti gli organismi sessili del mediterraneo, cosi come quelli
pelagici o bentonici, nei limiti delle loro dimensioni, esigenze alimentari e
compatibilità. Le potenzialità di
un sistema del genere sono praticamente infinite; lo sviluppo di forme di vita,
soprattutto se si usano acqua "viva" e rocce prese dal mare,
stupefacente e le possibilità di fare osservazioni di tipo biologico,
illimitato. L'impatto visivo di una
vasca del genere non è descrivibile a parole.
Spero
di aver reso chiaramente quali sensibili risparmi ci siano nell'allestimento di
un acquario mediterraneo full-optional rispetto ad un acquario di barriera.
Ovviamente, procurarsi gli animali è molto più complicato, ma chi ha
soldi da spendere ed un negoziante di fiducia può convincere questo a
rivolgersi alle ditte che pescano animali mediterranei per un ordine dedicata.
Se si crea un piccolo mercato, questo sicuramente potrebbe spingere
qualche grosso negoziante a tenere una vasca mediterranea sempre fornita, con
grosso sollievo per gli appassionati.
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L
'acquario marino per invertebrati è considerato da molti come il coronamento
della carriera di un acquariofilo, un sogno realizzabile, ma alla portata solo
di citi ha dalla sua profonde conoscenze tecniche e notevoli mezzi economici.
Per chi, però ha la pazienza di raccogliere gli organismi da solo nel nostro
mare, esiste la possibilità di allestire con spese esigue, un acquario dove
ricostruire un biotopo marino nostrano ed allevare specie resistenti ed
attraenti. Un acquario marino alla portata di tutti e che biologicamente ed
esteticamente ha poco da invidiare al molto più blasonato acquario d barriera.
In questo secondo articolo viene ben descritto come allestire una vasca
mediterranea senso eccessivi costi.
Normalmente,
si pensa all'acquario marino come ad un regno accessibile solo ad acquariofilo
che, oltre a notevoli conoscenze tecniche e tempo da dedicare alle proprie
vasche, dispongono anche di ingenti risorse economiche.
Questo è sicuramente vero nel caso dell'acquario tropicale di barriera,
dove gli investimenti richiesti sono tali da scoraggiare quasi chiunque dal
tentare l'allestimento o, ancora peggio, spingendo l'appassionato a cercare
soluzioni "di fortuna", destinate ad un sicuro fallimento.
Anche il classico acquario "per soli pesci", una soluzione
considerata da molti assolutamente "out”, per poter funzionare
ragionevolmente richiede comunque spazi maggiori e spese decisamente più
consistenti rispetto ad una vasca d'acqua dolce.
Come
visto nel mio primo articolo, pubblicato sul numero di gennaio 2000 di Infoacquario, io propongo una soluzione che permette, a chiunque abbia voglia di
bagnarsi i piedi, di ricrearsi un angolo di ambiente marino, un vero piccolo
ecosistema, con spese esigue, addirittura inferiori a quelle necessarie per
l'allestimento di un acquario d'acqua dolce.
Ho
battezzato questo mio progetto "la scogliera da tavolo" e l'ambiente
da ricreare è quello delle pozza di scogliera o del primo metro di profondità
del nostro mare. Si tratta di un
approccio minimalista che, si propone di ridurre le spese e la manutenzione
necessarie, permettendo di allestire acquari anche di poche decine di litri da
poter sistemare, magari, su di una scrivania (da qui la definizione "da
tavolo”).
Ecologia
delle pozze di scogliera
Le
pozze di scogliera sono quelle zone che sicuramente, tutti avrete visto; sono
corpi d'acqua salata di dimensione variabile, che non sono in comunicazione
diretta e costante con il mare aperto e che, a dispetto di condizioni tutt'altro
che stabili, ospitano, comunque, diverse forme di vita.
Le temperature nelle pozze di scogliera raggiungono, e talvolta superano,
i 30°C d'estate; la qualità dell'acqua è necessariamente cattiva e le
condizioni mutano velocemente. Gli
organismi che riescono a sopravvivere in queste condizioni, sopravvivono anche
in qualunque acquario.
Solo
leggermente più esigenti sono gli organismi che, d'estate, si possono trovare
nel primo
metro
d'acqua sulle scogliere esposte al mare aperto, ma la loro resistenza alle alte
temperature, il problema più grande che si ha nell'allevare animali
mediterranei, è comunque garantita. Queste
zone sono caratterizzate da una rigogliosa crescita algale, talvolta costituita
da alghe filamentose, e particolarmente quando la qualità dell'acqua non è
buona, e da una popolazione animale, di interesse acquariofilo, costituita
principalmente da attinari (Actinia aequina, il comune pomodoro di mare, e
Anemonia sulcata, vedi foto), gamberetti Paelemon, piccoli paguri, Blennidi di
vario tipo e Gobidi come Trypterigion e Lepadogaster.
Nello stesso ambiente vivono anche diversi Labridi quali Coris juli e
Thalassoma pavo, piccoli serranidi (ma ovviamente non gli Anthias!) e svariati
saraghi, tra cui particolarmente attraente è il Sarago fasciato; queste specie,
però, richiedono una vasca di almeno 80-100 cm. Infine, un pesce molto colorato
e che si mostra resistente alle alte temperature è Xyrrichtys novacula.
Comunque, all'acquariofilo non sarà richiesta alcuna particolare
conoscenza di sistematica nell'allestire un acquario "di scogliera”.
Siccome gli organismi se li dovrà procurare da solo, qualunque cosa riuscirà a
catturare d'estate nelle pozze, o a bassissima profondità, sarà adatta!
La
vasca
Si
può utilizzare una normale vasca in tutto vetro, o con plance termoformate, a
patire da una quarantina di litri. La
mia "scogliera da
tavolo", però, è una piccola vasca aperta, meglio quadrata, illuminata da
una lampada da tavolo dotata di una lampada fluorescente a risparmio energetico
con spettro simile, a quello della luce solare.
Questo per due ragioni; la prima è che una vasca aperta si surriscalda
meno ed è possibile, in estate, applicare un ventilatore; la seconda è che
risulta più economica. E',
comunque, importante coprire la vasca con una rete a maglie larghe perché tanti
dei pesci che si intendono ospitare sono ottimi saltatori!
Il
fondo sarà di un certo spessore (almeno 2-3 cm, meglio 4-5) di ghiaino o
(meglio) sabbia corallina fine. in teoria sarebbe possibile far funzionare un
acquario di questo tipo solo con rocce vive, sfruttando la colonizzazione
batterica del fondo dovuta all'acqua di mare naturale come ulteriore filtro nitrificante. Sto effettuando
esperimenti in questa direzione, ma a chi non ha voglia di sperimentare
consiglio di aggiungere un filtro biologico di dimensioni normali e riempito di
comuni materiali filtranti. Questo
farà salire i nitrati, ma gli animali che intendiamo ospitare sono abituati a
ben peggio e non ne risentiranno.
Una
vasca (magari autocostruita), una luce, una pompa per il movimento interno ed un
piccolo filtro biologico. Non è
necessario altro per allestire la nostra scogliera da tavolo.
Allestimento
e manutenzione
E'
molto importante usare per l'allestimento rocce vive e acqua di mare naturale.
L'acqua di mare naturale è ricca di microrganismi che accelerano la
maturazione della vasca; inoltre, l'acqua di mare è immediatamente adatta per
introdurre le rocce vive, mentre rocce vive immesse in acqua marina sintetica
risentono, irrimediabilmente, delle differenti condizioni e perdono parte degli
organismi incrostanti. Molti sono
contrari, ed a ragione, all'uso di acqua di mare in acquario, perché temono la
presenza di sostanze inquinanti. Ma
siccome, presumibilmente, l'acqua verrà prelevata dalle stesse zone dalle quali
si preleveranno gli organismi da ospitare, questi dubbi mi sembrano infondati.
Basta non prenderla in un porto, allo scarico di una fogna, o alla foce
di un fiume. Si consiglia di
trasportare le rocce, vive utilizzando dei secchi o, come faccio io, quei
contenitori che possono essere comprati in negozi di materiali agricoli, dove
spesso si trovano le olive. In
questo modo, le rocce possono essere trasportate con l’acqua riducendo al
minimo la perdita di materiale vivo. A
chi riesce a procurarsela, consiglio vivamente di aggiungere uno o più ciuffi
di Caulerpa taxifolia che, anche se non appartiene a questo ambiente, ha
sicuramente una azione benefica sulla vasca.
Per
l'allestimento si sistema prima il ghiaino, magari ci si può aggiungere della
sabbia viva prelevata dal mare,
quindi
si versa l'acqua ed infine si mettono le rocce, badando che stiano fuori
dall'acqua il minor tempo possibile. La
maturazione, di un acquario di questo tipo, grazie all'uso di acqua
"viva" e di rocce in condizioni perfette è estremamente rapida. So,
per esperienza personale, che attinie e gamberetti possono essere introdotti
immediatamente. Per gli
altri organismi attenderei un paio di settimane in via cautelativa.
Comunque, il maggior piacere nell'avere una vasca del genere, è
osservare l'evoluzione delle forme di vita presenti sulle rocce vive.
Un
regime di cambi parziali, che può andare dal 10% alla settimana fino al 10% al
mese, a seconda della densità di popolazione, ed il rabbocco dell'acqua che
inevitabilmente evapora con acqua d'osmosi, saranno gli unici interventi
necessari. Ovviamente, per i cambi
d'acqua si potrà usare acqua sintetica, dato che l'acquario ormai è stato
ampiamente inoculato, senza dimenticarsi che la densità del mediterraneo è di
1028 a 18°C, ovvero dei 37%o.
Cattura
e trasporto degli animali
Il
problema principale (o il divertimento principale, a seconda dei punti di vista)
di chi ha un acquario mediterraneo è procurarsi gli organismi da ospitare.
Le rocce basta prenderle, le attinie si trovano attaccate alle rocce e
vanno scalzate delicatamente lavorando il loro piede; per altri organismi
sessili, può essere necessario uno scalpello ed un martello.
I pesci possono essere catturati in tre modi: con la lenza, badando a
limare l'ardiglione dell'amo, con il retino, un metodo, questo, che funziona
abbastanza bene con i piccoli Blennidi e con i Tripterygion, ma che è destinato
a fallire con i pesci che sono rapidi nuotatori, o con le nasse.
Devo, però, dire che quest'ultimo sistema, nelle mie mani, si è sempre
rivelato poco efficiente.
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Nel precedente articolo di questa serie ho presentato il progetto di una
"scogliera da tavolo", un acquario da allestire in massima economia per poter osservare in casa un piccolo ambiente marino.
L'ultimo
articolo della serie intende guidare l'appassionato che, possedendo adeguate risorse economiche, decide di allestire un acquario 'full-optional' che gli permetta di allevare anche
organismi più esigenti o di acque più profonde.
Premetto
che forse il problema più grande dell'acquario mediterraneo è la convivenza tra organismi diversi e la scelta di un buon assortimento di specie. Lo spazio mi impedisce di entrare nei dettagli
del problema, ma per prevenire gli errori più comuni si tenga almeno presente che generalmente "pesce grande mangia pesce piccolo", che i grossi invertebrati urticanti sono pericolosi
per piccoli pesci lenti e che grossi invertebrati vagili come ad es. le aragoste sono incompatibili con una delicata fauna sessile. Infine cefalopodi e cavallucci di mare - per ragioni
diametralmente opposte - non possono assolutamente essere allevati in acquari di comunità. Voglio anche fare un appello alla coscienza ambientalista dell'acquariofilo: si eviti di allevare
animali che nei nostri mari sono diventati rari e raggiungono dimensioni tali da renderne impossibile l'allevamento nelle vasche domestiche, in modo particolare le cernie che da giovani possono
essere facilmente catturate vittime della loro curiosità.
In
generale, due tipi diversi di persone si affacciano all'acquario mediterraneo: il pescatore di superficie ed il subacqueo. Queste persone si rivolgono verso tipologie di vasche diverse che
richiedono anche accorgimenti tecnici diversi. In generale il pescatore vorrà una vasca abitata da pesci spettacolari (grossi
labridi, murene, etc …) e grossi invertebrati come le aragoste.
Il subacqueo vorrà invece cercare di ricreare un ambiente marino con molta fauna sessile. È ovvio che il carico biologico nel primo caso sarà
maggiore che nel secondo.
Parlerò
della vasca "per soli pesci" solo brevemente.
In
realtà la maggior parte dei pesci mediterranei sono alquanto resistenti a condizioni non ottimali dell'acqua ed un potente filtro biologico insieme a frequenti cambi parziali ed un buon
movimento dell'acqua sono sufficienti a gestire una vasca di questo tipo. Si può utilizzare quindi il classico
filtro biologico, un filtro bagnato-asciutto, un percolatore o un filtro a letto fluido.
Per
un filtraggio puramente biologico, forse il filtro a letto fluido rappresenta il sistema migliore per l'efficienza e lo scarso ingombro. In ogni caso, il filtraggio migliore in assoluto per
questo tipo di vasca -in particolare se
sovraffollata o contenente pesci grandi e voraci- è uno schiumatoio con post-percolatore che permette di gestire anche carichi biologici elevati.
Allevare
organismi sessili come spugne, Briozoi, Ascidiari e Antozoi
richiede invece una qualità dell'acqua decisamente
migliore
e sistemi per mantenere basso il carico biologico.
Per
lungo tempo si è utilizzato il classico filtraggio biologico coadiuvato magari da uno schiumatoio. Questo sistema è
ancora
valido, ma richiede una certa attenzione nei cambi parziali per evitare che il carico organico aumenti
eccessivamente
e che gli invertebrati sessili siano soffocati dalle alghe epifite.
Ultimamente
ha preso piede un sistema detto "berlinese" che prevede la completa assenza di un filtro biologico, l'uso
di
rocce vive come unità filtranti naturali coadiuvate da un
potente schiumatoio. Il vantaggio di questo sistema è che
l'acqua
viene depurata in maniera "naturale" dalla complessa flora batterica presente su e all'interno delle rocce vive, le sostanze organiche disciolte o particolate vengono utilizzate
in parte dalla microfauna presente sulle rocce vive ed in parte vengono eliminate dallo schiumatoio.
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