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Acquario Parco delle Navi
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Le
osservazioni sull’acquario del Parco delle
Navi a Cattolica (Rimini) scaturiscono da
una breve visita effettuata con la famiglia,
e rappresenta quindi un taccuino di viaggio
che raccoglie solo impressioni personali.
L’acquario
fa parte di un complesso ricreativo e
commerciale: si tratta quindi di una
attrazione di tipo turistico e non di un
istituto di ricerca, anche se l’impegno
dal punto di vista della qualità e la
didattica sembrano un obiettivo primario;
attualmente la struttura partecipa ad
attività di ricerca ed informazione sugli
squali, con riferimento all’Adriatico in
particolare.
Il
percorso di visita è anche un percorso
didattico, che mira a fornire un quadro di
insieme del Pianeta Terra, dalla geodinamica
agli ambienti alla biodiversità all’evoluzione.
L’accoglienza
è decisamente cordiale, ed incaricati
pronti a fungere da guida o a dare
assistenza sono distribuiti in tutte le
sale.
All’ingresso
una sala ad emiciclo con proiezioni a
dissolvenza incrociata danno una panoramica
sulla magnificenza degli abitatori del mare
con eccellenti fotografie.
Da qui si diramano le tre
sezioni, Geopolis, Acquapolis ed Archeopolis, di cui nomi esemplificano già i
contenuti.
Il
percorso “geologico”, con l’ascensore
che porta alle profondità del mare,
introduce una sala multimediale e
parzialmente interattiva con video sul
pianeta, ambienti e problemi, ed una sala
informatizzata con documentari a video
gestiti in touchscreen centrati su terra,
geologia e geodinamica. Devo ammettere che
le schede informative si perdono tra
geochimica, mineralogia dettagliata e
vulcani, ed il visitatore non esperto non
riesce a comprendere le relazioni tra crosta
terrestre, evoluzione degli ambienti ed
ecosistemi: Si passa ad ambienti con fossili
e ricostruzioni (le mandibole di squalo ed
il raffronto con il Carcharodon megalodon,
gigantesco squalo fossile, sono di grande
effetto). In queste sale iniziali da
segnalare, notevolissima, una grande vasca
scoperta, bassa e quadrata, con rocce vive,
anemoni e caulerpa in cui sono ospitati
diversi Limuli, visibili da sopra e dal
vetro veramente a pochi centimetri. Con il
controllo di una guida che spiega e cura che
nessuno infili le mani in acqua...
Acquapolis,
la sezione vasche, è introdotta dalla
grande vasca degli squali. L’enorme
struttura circolare, con colonne centrali,
è decisamente inusuale, ma la bassa
luminosità e le superfici interne in
cemento nudo senza alcun arredo danno un’atmosfera
cupa, forse cercata ma poco naturale. Può
essere un approccio filosofico diverso,
anche l’”artificialità” mimetizzata
della vasca degli squali a Genova a qualcuno
non piace.
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Da non dimenticare,
sempre nella sezione iniziale, la vasca cilindrica con ciottoli
arrotondati sul fondo che ospitava, a settembre, alcuni esemplari di Nautilus, in eccellenti condizioni di salute così a prima vista.
Si
passa poi alla serie delle vasche, con
ambienti a “tunnel” intercalati da
corridoi con piccole vasche dal vetro
frontale ad oblò. I tunnel sono corridoi
lunghi parecchi metri con i lati composti
dalle vetrate della vasche, a tutta parete (lastre
molto ampie giuntate su telaio metallico),
ed il soffitto a sezione trapezoidale anch’esso
in lastre perchè al disopra.....si
collegano le due vasche laterali! |
Non
è certo l’effetto tunnel dei tuboni di
metacrilato statunitensi, trasparenti a
tutto tondo, e lo spessore dell’acqua al
disopra è veramente esiguo, ma insomma è
sempre un effetto inusuale. Molti bambini
si entusiasmano.
Ogni
tunnel attraversa una singola vasca
tematica; quella mediterranea, quella
tropicale, il relitto. La vasca
mediterranea ha dei begli ospiti, pinnuti
e non, tra cui spiccano saraghi, dentici,
orate ecc, ma nel complesso il fondale è
spoglio e abbastanza innaturale. Non è
una vasca “ecosistemica”, ma è più
che altro una vetina per pescioloni con
qualche granchio, stella e riccio. Un
discorso analogo vale per la vasca
tropicale, che ospita numerosissime specie
alcune delle quali, gregarie, in banchi
veri e propri. Per ambedue le vasche il
colpo d’occhio acquariofilo fornisce
immediatamente una sensazione di
sovraffollamento ittico, che probabilmente
non pesa più di tanto per via del facile
approvvigionamento di acqua marina: l’acquario
si trova infatti nelle strutture di una
vecchia colonia marina, praticamente sulla
spiaggia. Decisamente originale e degna di
nota è la vasca “del relitto”, una
grande vasca contenente fasciame d’imbarcazione
in legno che ricorda un relitto sfasciato.
Epinephelus guaza numerose e
ragguardevoli, Conger conger da paura
...più qualche crostaceo. Anche qui
tuttavia il pesce “ad effetto” ha la
priorità sulla ricostruzione filologica
di un ecosistema.
Se
le grandi vasche non sono poi così
entusiasmanti, le vasche più piccole che
si trovano tra un tunnel e l’altro sono invece dei veri e propri gioielli, in
prevalenza mediterranei, di qualità
eccellente, con ambienti accuratamente
riproposti, anche se non descritti come
tali, ed appaiono pulite, poco popolate,
dedicate agli invertebrati di ogni ordine
e grado (dalle meduse alle gorgonie
passando per i policheti tubicoli) o a
organismi come i cavallucci marini; si
osservano anche spugne, gasteropodi,
echinodermi (riccio diadema, riccio melone
e via così). Insomma le classiche
allestite con cura e non ultimo con un
certo rigore estetico.
Infine
all’uscita –sorpresa!- una piscina ad
altezza tavolo popolata da razze di almeno
un paio di specie diverse (sinceramente
non ho appurato quali) disposte a farsi
grattare la schiena o la pancia a seconda
delle preferenze individuali (dei pesci,
non dei visitatori) con grande entusiasmo
di tutti. I famigerati aculei caudali
restano ben visibili ma inguainati nei
loro foderi: evidentemente questi
simpatici ospiti gradiscono molto le
grattatine con grande gioia o spavento dei
bambini ( e dei genitori).
Stefano Rossi
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