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Il codice di autodisciplina per una
pesca responsabile di A.I.A.M.
L’esigenza di
elaborare un codice di autoregolamentazione per i cultori dell’acquario marino
mediterraneo deriva essenzialmente dal desiderio di esplicitare e rendere noti
al pubblico tutti quei comportamenti che solitamente un acquariofilo amante
della natura manifesta per sua indole, senza esservi obbligato da norme e
divieti.
Si tratta in
sostanza di regole di comportamento guidate dal rispetto per gli ospiti dei
nostri acquari e per l’ambiente di provenienza.
La spinta che
porta ad allestire un acquario marino mediterraneo varia dal desiderio di
osservare per un po’ animaletti comuni come i granchietti della riva fino al
tentativo di ricostruire la porzione di un ambiente ben specifico, simulando al
meglio i fattori ed i rapporti ecosistemici; in altre parole si cerca sempre di
ricostruire l’ambiente più adatto e più simile all’originale per i nostri
ospiti, siano essi granchietti e paguri oppure “difficilissimi” Apogon.
A noi mediterraneisti piace pensare che questa operazione possa risultare molto
più efficace rispetto ad altri tipi di acquari, poiché la differenza
sostanziale è che si hanno a portata di mano tutti gli elementi di un singolo
ambiente originario, dai batteri ai vertebrati al mezzo fisico in cui vivono. Il
principio informatore che dovrà guidarci è quello della “misura”, ovvero
della coscienza delle proprie capacità e dei propri mezzi tecnici.
Ecco dunque delineato il primo punto del nostro codice: accingersi ad
allestire un acquario che rappresenti un ambiente gestibile in modo consono alla
nostra abilità, al tempo che potremo dedicargli, e non da ultimo alle risorse
finanziarie che potremo investirvi. Tentare di allevare un Apogon o un’Anthias
in un acquario che non potremo refrigerare o a cui potremo cambiare acqua solo
saltuariamente poiché troppo impegnati col lavoro significa condannare gli
ospiti ad una lenta agonia con esito fatale. Avremo cioè sperperato la loro
vita. Nelle stesse condizioni invece un acquario con alcune lumachine della
battigia, alghe robuste come la Caulerpa e qualche bavosa potrà invece
prosperare, fare la sua figura dal punto di vista estetico e non da ultimo
riservarci la possibilità di osservazioni etologicamente interessanti.
Le catture dovranno essere limitate a quanto potremo
ospitare nel nostro acquario.
Il secondo punto
fondamentale ci suggerisce di valutare bene le potenzialità del nostro
ecosistema casalingo; troppe catture faranno “esplodere” la nostra vasca,
soprattutto dal punto di vista dell’equilibrio, danneggiando l’ambiente e
gli ospiti. Quindi sarà possibile catturare qualcosa in più solo se avremo
qualche amico da rifornire.
Dovremo inoltre sapere cosa catturiamo, perchè molte specie sono
protette in quanto a rischio; i limiti di taglia sono quelli che garantiscono
almeno una stagione riproduttiva; se vale per i pescatori, deve valere anche per
noi. E’ vero, spesso i nostri ospiti tornano a mare cresciuti; ma se
ammettessimo sempre auto-deroghe per “lo
meo particulare” cadrebbero i fondamenti della nostra società civile.
Dovremo infine essere informati sulle
leggi e sulle disposizioni in materia di pesca, di tutela del mare in generale e
delle aree protette.
In sostanza per
un comportamento “sostenibile” occorre conoscere,
ed il Codice di Autoregolamentazione
porta gli strumenti necessari a disposizione di tutti gli appassionati. Il
formato elettronico i consente di
attingere direttamente alle fonti tutte le informazioni che ci occorrono,
avendole così sempre aggiornate. I link che seguono vi indirizzeranno alle
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