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L’azoto in natura è presente sotto varie
forme sia in molecole organiche complesse (proteine) che in forma
inorganica: ammoniaca (NH+4/NH3) ,
azoto biatomico gassoso presente nell’atmosfera (N2),
nitrati (NO-3)
prevalenti nel suolo.
L’azoto atmosferico N2 è una
molecola molto stabile, poco reattiva chimicamente, nonostante ciò in
natura può essere convertito in azoto ammoniacale (NH3) in
due modi:
- Fissazione
chimica: Reazione di riduzione
attraverso raggi cosmici e fulmini che forniscono l’energia necessaria
per far reagire la molecola di N2 con l’idrogeno dell’acqua
e con l’ossigeno dell’aria per formare rispettivamente ossidi di azoto
(NOx) e ammoniaca (NH3).
- Fissazione
biologica: Un particolare enzima
presente in alcuni ceppi batterici, la nitrogenasi scinde i
legami della molecola N2 per formare azoto ammoniacale
Si diffondono così nell’ambiente piccole
quantità di azoto fondamentali per lo svolgersi del ciclo.
Un’altra fonte di
ammoniaca in natura sono gli organismi morti e gli scarti del
metabolismo animale.
Batteri ammonizzanti
(nel suolo anche funghi) “spezzettano” (idrolizzano) le proteine e gli
amminoacidi presenti nella biomassa in via di decomposizione e nelle
deiezioni animali.
Questo processo porta
all’eliminiazione di ammoniaca, acido urico e urea
e vengono prodotte anche anidride carbonica (CO2) e acqua.
I batteri ammonizzanti
sono deputati solo all’idrolisi delle proteine e non sono da
confondere con i batteri nitrificanti che si occupano di trasformare
l’ammoniaca.
Nei pesci ossei
l’ammoniaca viene eliminata come tale (animali amminotelici),
nei vertebrati terrestri come urea (animali urotelici) in
uccelli, insetti e rettili come acido urico (animali uricotelici).
L’ammoniaca è tossica
per tutti gli organismi viventi, specialmente se presente totalmente
nella forma neutra NH3 , questo succede a valori di PH
alcalini (10-12).
A valori di PH= 7,5
quasi tutto l’azoto ammoniacale è presente sotto la forma carica NH+4
assai meno pericolosa, mentre al PH caratteristico dell’acquario
marino (8,1-8,4) avremo circa il 12 % dell’azoto ammoniacale sotto la
forma più tossica di NH3.
Nitrificazione
L’ammoniaca, vista la
tossicità, deve essere velocemente trasformata, di questo si occupano
i batteri nitrificanti diffusi nel suolo e nelle acque.
La nitrificazione
consiste in una ossidazione dell’NH3 a nitrito NO-2
, attraverso gli intermedi idrossilammina (NH2OH) ,
protossido di azoto (N2O), monossido di azoto (NO), in
seguito un altro gruppo di batteri ossida il nitrito a nitrato NO-3
.
Si tratta di un processo
strettamente aerobio, avviene solo in presenza di O2 , i
batteri preposti a tale compito ottengono da queste ossidazioni
l’energia necessaria per la sintesi di composti organici sia fissando
CO2 come sorgente di carbonio (autotrofi obbligati) sia
espellendola (eterotrofi).
L’energia associata al
singolo processo di nitrificazione è molto piccola quindi per le loro
necessità metaboliche i batteri devono trasformare grandi quantità di
materia.
I batteri nitrificanti
più diffusi sono Nitrosomonas e Nitrobacter, abitano
suolo, acque dolci e marine a PH non inferiori a 5,5 e in un
intervallo di temperature tra 5 e 35° C (temp. ideali 25-30°C).
Reazioni di
nitrificazione
NH+4 + 3/2 O2
Þ
2H+ + NO-2
+ H2O (ossidazione di ammoniaca a nitrito) (1)
Questa reazione avviene in due stadi:
NH+4 + 1/2 O2
Þ
NH2OH + H+ (NH2OH)= (idrossilammina)
NH2OH + O2 Þ
H+ + H2O + NO-2
La trasformazione del nitrito a nitrato
avviene in un unico stadio:
NO-2
+ 1/2 O2
Þ
NO-3
(ossidazione di nitrito a nitrato) (2)
Denitrificazione
La denitrificazione
consiste nella riduzione di nitrato (NO-3)
ad azoto molecolare gassoso N2 , attraverso gli intermedi
nitrito (NO-2)
e protossido di azoto (N2O).
I batteri denitrificanti
in condizioni anaerobie (eseguono il processo solo in assenza
di O2) usano il nitrato come accettare di elettroni e
ossidano molecole organiche (CHO)n a anidride carbonica (CO2)
e acqua.
I prodotti gassosi che
si formano N2 e CO2 vengono dispersi
nell’atmosfera e così la denitrificazione permette all’azoto di
tornare nel ciclo.
Sono denitrificanti
alcune specie di batteri dei generi Pseudomonas, Thiobacillus,
Paracoccus che possiedono enzimi come la nitratoriduttasi e la
nitritoriduttasi la cui sintesi è bloccata in presenza di
ossigeno.
Reazioni di denitrificazione
Reazione globale:
5C6H12O6
+ 24 NO-3
Þ
30 CO2
+ 24OH- + 18H2O
+ 12 N2
(3)
ß
Materia organica di partenza nell’esempio
il glucosio
Riduzione assimilativa del nitrato
Lo ione nitrato oltre ad essere trasformato
in azoto e chiudere il ciclo omonimo viene anche sfruttato come
“nutriente” da alghe e piante superiori.
Queste lo incorporano in molecole organiche
(organicazione) dopo averlo ridotto ad ammoniaca attraverso un
passaggio intermedio con formazione di nitrito.
Le reazioni sono catalizzate da due enzimi
detti nitratoriduttasi e nitritoriduttasi .

Il ciclo
dell’azoto nell’acquario marino
In questa sezione verranno trattati i
sistemi di filtrazione più diffusi che consentono lo sviluppo dei
batteri responsabili del ciclo dell’azoto, non sono presenti i sistemi
poco usati o troppo moderni (es. Miracle Mud o Tyree) a causa della
difficoltà di reperire informazioni sul loro chimismo.
Nel nostro piccolo
ecosistema domestico esiste un ciclo dell’azoto ma vi sono delle
sostanziali differenze a seconda dei vari metodi di gestione.
Rispetto allo schema
sopra indicato mancano in ogni caso la fissazione chimica e batterica
di N2 ad ammoniaca NH3 e la sintesi chimica del
nitrato NO-3
poiché non esistono le condizioni adatte per questo tipo di
trasformazioni.
L’ammoniaca/ammonio nel
nostro acquario provengono dalla decomposizione di materiale organico
(es. mangimi o altri alimenti non consumati o organismi morti) e dalle
deiezioni di pesci e invertebrati, a questo punto alcune reazioni
viste sopra possono o non possono avvenire a seconda dei sistemi di
filtraggio usati.
N.B. = Il chimismo dei sistemi di
filtraggio di cui si discute è molto complesso, in questa trattazione
è limitato solamente ai composti dell’azoto.
Filtro biologico classico
a comparti e percolatore
Questo tipo di filtro è
riempito di materiali (cannolicchi, bioballs..etc.) che garantiscono
una enorme superficie adatta all’allevamento di numerosissime colonie
di batteri.
L’acqua al suo interno
circola costantemente, mossa da una pompa o per caduta nel percolatore,
quindi è ricca di ossigeno; queste condizioni (grande superficie e
ricchezza di O2) sono ideali per concentrare in esso
miriadi di batteri nitrificanti del genere Nitrosomonas
e Nitrobacter responsabili quindi delle reazioni chimiche (1)
e (2).
Questi processi
strettamente aerobi portano alla formazione di nitrato NO-3
e all’espulsione di CO2 da parte delle colonie di
microrganismi (di solito eterotrofe).
A questo punto per
“chiudere” il ciclo e trasformare il nitrato in azoto molecolare N2
si dovrebbero istaurare, in alcuni punti della vasca, condizioni
anaerobie in modo da favorire lo sviluppo di batteri denitrificanti.
In caso contrario si
rischia l’accumulo di nitrati che sono poco tossici (sempre non oltre
i 100-200 ppm) ma possono favorire lo sviluppo incontrollato di alghe
indesiderate (filamentose….etc.).
In conclusione si può
dire che il filtro biologico tradizionale e il percolatore sono
efficienti nei passaggi :
NH3/NH+4
®
NO-2
®
NO-3
Ma accumulano lo ione
nitrato.
Una soluzione per
eliminare il nitrato è data dal filtro ad alghe oppure da un
Refugium.
Si può allestire ,
all’interno della stessa vasca principale o in una vasca a parte
collegata (Refugium), un allevamento di macroalghe a crescita rapida (Caulerpa
ad es.) che assorbono il nitrato attraverso il processo di
riduzione assimilativa, in questo modo vengono assorbiti i nitrati
pur senza arrivare alla “chiusura” del ciclo con formazione di N2.
I problemi legati a
questo metodo sono:
- Quantità
di alghe da allevare: Per avere
degli effetti reali sull’accumulo di nutrienti azotati la
superficie “coltivata” ad alghe dovrebbe essere superiore a quella
della vasca principale, questo fattore implica mediocre efficienza di
un filtro ad alghe creato nella vasca principale.
Va sicuramente
meglio il Refugium che consente di allevare una biomassa algale
notevolmente maggiore senza che venga disturbata da organismi
alghivori, ma pone problemi di spazio.
- Decomposizione
delle alghe morte: Perché la
riduzione dei nutrienti abbia effetti reali e duraturi la crescita
delle macroalghe deve essere “esplosiva", cioè il rapporto: alghe in
crescita/alghe morte in decomposizione deve essere molto alto in
modo da evitare che il rilascio dei nutrienti oltrepassi il loro
assorbimento.
Per questo motivo i
valori del fotoperiodo devono partire da 12 ore in su , costringendo
così le alghe ad essere più in fotosintesi che in
respirazione.
Inoltre per favorire il
processo di riduzione assimilativa sarebbe conveniente aggiungere
qualche oligoelemento , ad esempio la nitratoreduttasi ha
bisogno di molibdeno per l’utilizzazione del nitrato.
Anche piccole quantità
di ferro sarebbero gradite.
Attenzione però che il
dosaggio di questi oligoelementi non è semplice, quantità elevate
potrebbero nuocere a tutti gli organismi marini.
Metodo Berlinese
Metodo ormai famoso per
l’allevamento di coralli duri e molli SPS e LPS che necessitano di
acque povere di nutrienti.
Consiste
nell’allestimento di vasche contenenti ingenti quantitativi di rocce
vive, circa 1 kg ogni 5 L di acqua , forte movimento , 10-20 volte la
capacità della vasca, quasi totale assenza di sabbia che accumulerebbe
nutrienti, uso di schiumatoi molto performanti, aggiunta di calcio e
oligoelementi, fortissima illuminazione.
Il ciclo dell’azoto
nelle vasche condotte con questo metodo avviene principalmente nelle
rocce vive biogene.
Quelle tropicali hanno
una porosità molto adatta alla crescita di miliardi di batteri che si
concentrano su di esse più che in altre parti della vasca.
Sulla superficie più
esterna, nelle zone aerobie, si sviluppano le colonie di
batteri nitrificanti, responsabili delle reazioni (1) e (2); nelle
parti interne alla roccia, in condizioni anaerobie si formano colonie
di batteri denitrificanti , responsabili della reazione (3).
Il ciclo quindi si
chiude con la formazione di azoto biatomico N2.
Per quanto l’azione
delle rocce vive sia efficace nella trasformazione dei composti
azotati non consente di smaltire tutto il carico organico se non in
vasche allestite da molti anni e particolarmente equilibrate nella
loro biodiversità o con una quantità di organismi limitata, è
richiesto così l’aiuto di una filtrazione meccanica aggiuntiva come
quella di potenti schiumatoi (coadiuvati dal movimento dell’acqua) che
consentono di estrarre dall’acquario grosse molecole proteiche di
rifiuto prima che vengano trasformate dai batteri.
Come si può notare dalla
reazione (3) c’è uno zucchero che viene ossidato a CO2 e
viene usato come fonte di elettroni per ridurre il nitrato ad azoto (N2),
i batteri denitrificanti hanno bisogno di molecole dalle quali
“prelevare”elettroni per “trasferirli” sull’azoto.
Alcuni composti del
carbonio (ad es. alcool etilico oppure glutammato) si sono rivelati
utili da aggiungere in vasca nella moderna gestione del Berlinese in
modo da fornire un substrato ai batteri per questo tipo di reazioni.
Anche in questo caso le
dosi devono essere attentamente ponderate per evitare enormi
proliferazioni batteriche.
DSB (Deep
Sand Bed)
Metodo di filtrazione
molto usato negli Stati Uniti che consiste nella realizzazione
direttamente in vasca, in un Refugium (vasca a parte collegata) o in
vasca tecnica (sump), di uno strato omogeneo alto 10-15 cm di sabbia
fine (sugar size), non importa di che materiale sia basta che non
contenga sostanze tossiche per l’ambiente marino.
Dopo un periodo di
maturazione all’interno della sabbia si sviluppa una ricca fauna
composta da piccoli vermi e crostacei oltre a popolazioni
diversificate di batteri, poiché lo spessore alto dello strato
consente l’istaurarsi, in diversi punti dello stesso, di differenti
condizioni chimico-fisiche:
Strato più superficiale:
Condizioni aerobiche quindi tenore alto di O2, potenziale
redox elevato; si tratta dell’ambiente ideale per lo sviluppo delle
colonie batteriche nitrificanti del tipo Nitrosomonas e
Nitrobacter , responsabili dei processi ossidativi (1) e (2) a
carico dell’azoto ammoniacale con formazione di nitrati.
Strato più profondo:
Condizioni di anossia quindi tenore di O2 molto basso,
potenziale riducente; questa parte del DSB viene colonizzata da
batteri denitrificanti che attraverso la reazione (3) riducono
il nitrato ad azoto gassoso N2, che salirà verso lo strato
di sabbia superficiale, visibile sotto forma di piccole bollicine.
N.B.= Il nitrato che si forma nella parte
superficiale della sabbia passa nella parte più profonda tramite
processi di “diffusione”.
Questi sono generati da
un gradiente di concentrazione di NO-3
differente fra i due strati che la migrazione del suddetto ione
tende a uniformare.
La “diffusione” è
facilitata dalle piccole gallerie che la fauna interstiziale scava
nella sabbia (copepodi, anellidi vari).
Quindi nel DSB il ciclo dell’azoto viene
“chiuso” come accade nelle rocce vive del Berlinese. Chiaramente
all’interno dello strato di sabbia avvengono tantissime altre reazioni
molto complesse, quelle descritte riguardano solo il “percorso”
dell’azoto.
Antonio
Zofrea
Legenda:
Ossidazione:
Perdita di elettroni da parte di un elemento in una molecola
Riduzione:
Acquisto di elettroni da parte di un elemento in una molecola
Note bibliografiche: “Introduzione alla
chimica ambientale” di Bruno Rindone,
Città Studi Edizioni, ristampa 2000

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