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Il fosforo si trova
in natura come alogeno-fosfato di calcio, l’apatite:
Ca3(PO4)2·
CaX2 ( X= F,Cl) (1)
Questo minerale è il
costituente delle rocce fosfatiche che rappresentano il
comparto di riserva di questo indispensabile elemento insieme ai
sedimenti marini insolubili, proprio questi “magazzini
naturali”costituiscono la fase prevalente dell’omonimo ciclo.
Il fosforo è un
elemento fondamentale per le seguenti funzioni:
-
Viene utilizzato in tutte le trasformazioni
dove si scambia energia a livello cellulare (ATP)
-
È un costituente di tutte le catene di
nucleotidi (DNA, RNA)
-
Si trova nel tessuto nervoso, nelle ossa, e
fa parte della struttura delle membrane cellulari di tutti gli esseri
viventi.
Il fosforo entra in
circolo per azione erosiva degli agenti atmosferici che riescono a
solubilizzare le apatiti :
Attraverso il dilavamento , operato dalle piogge, il fosfato si
diffonde nei suoli e nei fiumi, dove la microflora lo assimila
legandolo a molecole organiche (organicazione) e rendendolo
adatto all’assorbimento da parte degli autotrofi.
Il
processo più conosciuto di trasformazione del fosfato minerale in
fosfato organico è la fosforilazione.
Fosforilazione
Meccanismo di assimilazione del fosforo usato
dalle cellule viventi che consiste nella combinazione del fosfato con
un residuo organico, il composto risultante può essere così
rappresentato:
R—O—PO3--
Il
gruppo R può essere un amminoacido, uno zucchero, una catena
idrocarburica o un altro tipo di gruppo organico.
L’organicazione
del PO4--- è
fondamentale per la vita di ogni organismo vivente.
Fosfato nella catena alimentare
Una
volta assimilato dagli autotrofi (piante, alghe…etc.) il fosfato si
“dirige” verso gli eterotrofi (animali) entra così nella catena
alimentare; gli animali lo restituiscono al suolo tramite i resti del
metabolismo e attraverso la decomposizione di materia organica morta.
Il
fosforo organico contenuto nei detriti viene mineralizzato dai
microrganismi con ritorno a PO4---,
una parte di quest’ultimo precipita come sali poco solubili che si
accumulano come “comparto di riserva” nel suolo.
Fosfato nelle
acque marine
Attraverso l’azione erosiva delle piogge i fosfati
vengono trasportati nei fiumi, quindi arrivano nei mari e negli
oceani.
Una parte di essi viene “organicata” e assimilata
da fitoplancton e dalle alghe superiori entrando di fatto nel primo
stadio della catena alimentare marina; così dal fito allo zooplancton,
dalle alghe superiori agli organismi alghivori arriva ai pesci.
Una piccola parte di fosforo viene restituita al
suolo dagli uccelli marini (ittiofagi) sotto forma di deiezioni
(guano).
I microrganismi poi mineralizzeranno il fosforo
organico dei depositi di guano riportandolo a PO4---.
Un aspetto importante di questo ciclo nelle acque
marine è la deposizione nei sedimenti : come abbiamo accennato, solo in
minima parte il fosforo che raggiunge i mari ritorna sulla terraferma,
grandi quantitativi invece trovano le condizioni chimico-fisiche per
precipitare sotto forma di apatiti (1), le acque marine sono
stratificate, a causa del diverso gradiente di densità, quelle più
dense, più fredde e a maggior contenuto di sali tendono ad accumularsi
sul fondo portando così fosfati insolubili nelle profondità marine; le
correnti depositano i sedimenti di fluorofosfato di calcio sulle
piattaforme continentali.

Peculiarità
del ciclo del fosforo
Il ciclo del
fosforo presenta alcune caratteristiche peculiari:
- A
differenza del ciclo dell’azoto il chimismo del ciclo del fosforo è
meno complesso, il fosfato viene assimilato dagli organismi viventi
senza che vari il suo numero di ossidazione (+ 5), sia nell’organicazione
che nella mineralizzazione non subisce reazioni di ossido
–riduzione. Questo accade anche nelle trasformazioni che avvengono
a livello cellulare in cui il legame del fosfato con altri gruppi
viene utilizzato come fonte energetica.
Nel ciclo dell’azoto invece sono ben note le
reazioni redox:
NH3/NH4+
Þ
NO2- Þ
NO3-Þ
N2
- La
deposizione nel suolo e nelle profondità marine fa si che il ciclo del
fosforo sia “aperto”, cioè la quantità di fosforo che si accumula nei
sedimenti marini è superiore a quella che “ritorna” sulla terraferma.
Nel ciclo dell’azoto invece il prodotto finale
della nitrificazione il nitrato (NO3-)
può subire reazioni inverse da parte di particolari ceppi batterici
che lo trasformano in ammoniaca o in azoto molecolare (N2)
che ritorna nell’atmosfera, tale processo impoverisce l’ambiente di
ione nitrato.
Questo processo di “accumulo”dovrebbe farci
riflettere circa le quantità crescenti di fosforo che vengono immesse
nell’ambiente dalle attività umane, in particolare con fertilizzanti e
detersivi.
- Si
tratta di un ciclo sedimentario cioè la principale fonte di diffusione
di questo elemento in natura sono i depositi di un suo sale:
l’apatite.
Non vi è infatti in natura fosforo sotto forma
elementare (P4) in quanto è molto reattivo e si ossida
facilmente, mentre una fonte di azoto , che entra nel ciclo omonimo, è
la sua forma biatomica elementare: l’N2 atmosferico,
fissato chimicamente o da microrganismi.
Quindi il composto del fosforo più presente in
natura è lo ione PO4--- , molto stabile,
iniziatore del ciclo.
Ciclo del fosforo nell’acquario marino
Il ciclo del fosforo
è di grande interesse per l’acquariofilo in genere, marino in
particolare, poiché, in analogia a quanto succede in natura, presenta
anche in acquario il fenomeno dell’accumulo, deleterio per tutti gli
organismi marini.
Fonte di fosfato nel
nostro “mini-ecosistema casalingo” sono:
-
I resti dell’alimentazione, sia cibo fresco
che secco.
-
La
decomposizione di organismi morti e degli scarti
metabolici.
L’accumulo di fosfato (organico e inorganico) in vasca è abbastanza
veloce e l’azione dei microrganismi provvede a mineralizzarlo in tempi
brevi.
Una
volta trasformato in ortofosfato, al pH tipico degli acquari marini
(8,4) esistono le seguenti forme:

Il
quantitativo di ortofosfato (in media) nell’acqua marina naturale è
0,005 mg/l, sale a 0,03 mg/l in condizioni di saturazione ma è tenuto
sotto controllo da fitoplancton e macroalghe e assorbito (in forma
organica) da alcuni organismi marini , l’eccesso sedimenta in
profondità; in acquario abbiamo di solito quantitativi superiori a
quelli riscontrabili in natura, in alcuni casi anche il fondo usato
(alcuni tipi di sabbia corallina) e le rocce vive possono
rappresentare un “magazzino di deposito” di Ca3(PO4)2
(2).
Bisogna
quindi mantenere un PH superiore a 8 per evitare che ritorni in
soluzione.
L’uso di
acqua calcarea ( Ca(OH)2 + acqua di osmosi) per lunghi
periodi, come reintegratore di calcio, può aiutare nell’eliminazione
del fosfato facendolo precipitare come sale nella forma (2):
Tuttavia è stato provato che la deposizione non
è quantitativamente rilevante per ragioni di cinetica chimica.
Chimica del fosfato e metodi di gestione
dell’acquario marino
A differenza dell’azoto , la cui chimica in
acquario può variare a seconda dei metodi di gestione, le
trasformazioni del fosforo sono equivalenti in tutti i tipi di
tecniche usate, al momento, per gestire un acquario marino; in sintesi
i passaggi chimici cruciali sono l’organicazione e la
mineralizzazione , anche se i meccanismi di tali trasformazioni
all’interno delle cellule di organismi marini e batteri sono ancora
poco conosciuti.
I processi possono essere schematizzati come segue:

Quello che differenzia invece i vari metodi è la
capacità di asportazione di questo nutriente; alcune tecniche, meglio
di altre, consentono di ridurre efficacemente la concentrazione di
fosfato in acquario.
Nel metodo Berlinese ad esempio si è sperimentata
l’aggiunta giornaliera di una fonte di carbonio (alcool etilico,
glutammato o altro) per fornire ai batteri anaerobi denitrificanti un
donatore di elettroni che consenta la riduzione del nitrato NO3- a
N2 (nella reazione di denitrificazione vi è un passaggio di
elettroni dal composto del carbonio usato al nitrato) chiudendo così
il ciclo dell’azoto; si tratta del cosiddetto “metodo Vodka”.
Monitorando giornalmente i nutrienti in vasca,
durante l’applicazione di questo metodo, si è riscontrata, oltre ad
una diminuzione del nitrato, anche quella del fosfato.
Il meccanismo di assimilazione del PO4--- da
parte dei batteri anaerobi responsabili di tale processo non è ancora
chiaro, mentre è ben conosciuto il meccanismo della reazione NO3-Þ
N2.
Aspetti importanti da considerare per spiegare
l’efficienza del metodo “Vodka” nell’asportazione di questi nutrienti
sono :qualità e la quantità di rocce vive e temperatura:
- Qualità
e quantità delle rocce vive: Non è una casualità che i migliori
risultati con questo tipo di gestione siano stati raggiunti in
abbinamento col Berlinese: Le rocce vive sono tante (1 kg ogni 5 l di
acqua marina) e la particolare porosità che le contraddistingue
consente la creazione di aree con condizioni
chimico-fisiche-biologiche diversificate: al loro interno zone con
basso tenore di ossigeno e nella parte più esterna zone aerobie,
questo determina processi di mineralizzazione (a carico dei batteri
aerobi) e assimilazione di nutrienti (a carico dei batteri anaerobi)
in condizioni di prossimità, creando un meccanismo tipo “catena di
montaggio” molto efficiente nella rimozione di nitrati e fosfati.
Il tutto è accelerato dall’aggiunta di alcool
etilico o altra fonte di carbonio.
- Temperatura:
La crescita di svariate popolazioni batteriche che trasformano i
prodotti di scarto è maggiore in un intervallo di temperature di 24-27
°C, questo è un fattore importante che determina una maggiore o minore
efficienza nell’asportazione di fosfato e nitrato. Si spiegano così,
in parte, le difficoltà di applicazione del metodo Berlinese (e quindi
della variante “Vodka”) nelle vasche mediterranee, di solito
refrigerate a temperature di 18-20° C.
Un altro
metodo moderno, riservato però ancora ad acquariofili molto esperti,
consente di sfruttare le capacità di filtrazione di alcuni organismi
marini (poriferi) che assimilano il particolato contenente fosforo
organico prima cha venga mineralizzato, riducendo così drasticamente
la concentrazione di ortofosfato.
È il
caso del metodo di S.Tyree che usa riservare una parte della vasca
all’allevamento intensivo di spugne, questa zona è detta “zona
criptica”, è separata da un setto dal resto dell’acquario in modo che
i poriferi non vengano disturbati da altri organismi, è buia e
possiede un movimento dell’acqua molto lento; questo metodo
attualmente è uno dei pochi (insieme al “Miracle Mud”) in cui sia
“vietato”usare lo schiumatoio che asporterebbe il particolato organico
cioè il “nutrimento” delle spugne.
Gli
acquari marini gestiti con filtri di tipo biologico interno e
percolatore, almeno quelli che si trovano attualmente in commercio,
non consentono purtroppo l’insediamento dei ceppi batterici anaerobi
che abbiamo prima mensionato; sono filtri fortemente ossidanti che
facilitano l’accumulo in tempi brevi di grandi concentrazioni di
fosfato; un valido aiuto per le vasche gestite con questo tipo di
filtraggio sono resine che assorbono selettivamente il fosfato,
lo schiumatoio, il refugium ad alghe.
- Refugium
ad alghe: Se adeguatamente dimensionato consente una buona
riduzione del fosfato inorganico ma anche dei residui dell’azoto,
oltre ad consentire lo sviluppo di piccole forme di vita che possono
alimentare pesci e invertebrati della vasca principale, aumentando la
biodiversità generale dell’acquario.
La massima e più moderna evoluzione del Refugium è
il metodo “Ecosystem” in cui come substrato per la crescita di
macroalghe si usa il “Miracle Mud” la “fanghiglia miracolosa”
brevettata dal Dottor Leng Sy, con questo tipo di “filtro ad alghe” si
ottengono ottimi risultati in termini di assorbimento di nutrienti.
Il particolare fango, rispetto alla classica sabbia
corallina fine, rilascia oligoelementi utili alla crescita di pesci e
invertebrati, contiene una miriade di piccoli organismi che vengono
liberati sotto forma planctonica nella vasca principale, possiede
inoltre elementi nutritivi mirati a una crescita “esplosiva” di alghe
che riducono notevolmente la concentrazione di nutrienti (nitrato e
fosfato) in acqua.
-
Schiumatoio: Non consente
l’eliminazione diretta dell’ortofosfato inorganico poiché questo non
si può legare all’interfacia aria-acqua nella camera di contatto (lo
ione fosfato è una molecola elettricamente carica e non possiede parti
apolari), ma riesce ad asportare le forme organiche del fosforo,
inoltre aumenta lo scambio gassoso e contribuisce quindi a mantenere
un PH elevato impedendo la dissoluzione del fosfato di calcio
eventualmente depositato.
- Resine
ad assorbimento selettivo: Sono molto efficaci soprattutto se
usate con gli appositi filtri, quelle di nuove concezione , a base di
ossido di ferro, limitano notevolmente il rilascio di sostanze
indesiderate.
Schematizzazione del ciclo del fosforo
nell’acquario marino

Antonio Zofrea

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