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Il Baron Gautsch,
di
Flavio Favero

La scheda
| Nome |
Baron Gautsch |
| Tipo |
piroscafo |
| Nazionalità |
austriaca |
| Comandante |
Paolo Winter |
| Propulsione: |
4 caldaie a 3 forni a tiraggio forzato sistema
Mowden che sviluppavano una potenza di 5.000 cv per una velocità di
16,5 nodi |
| Anno di costruzione |
1908 |
| Cantiere |
Gourlay Bros. & Co. di Dundee (Scozia) |
| Compagnia di navigazione |
Lloyd Austriaco |
| Stazza netta |
861 tonnellate |
| Stazza lorda |
2.069 tonnellate |
| Causa affondamento |
urto contro una mina austriaca |
| Data affondamento |
13 agosto 1914 ore 14:45 |
| Carico |
246 passeggeri |
| Lunghezza |
82 metri |
| Larghezza |
11,9 metri |
| Equipaggio |
64 uomini |
| Morti |
66 uomini tra passeggeri e equipaggio, 75
dispersi |
| Profondità minima |
28 metri |
| Profondità massima |
40 metri |
| Fondo |
sabbia |
| Distanza da riva |
7 miglia |
| Luogo |
Rovigno-Istria
(Croazia) |
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| Il Baron Gautsch durante il varo |
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La storia
Trieste nei primi anni del ‘900, rappresenta il
principale porto dell’Impero Austro-Ungarico per quanto riguarda i
collegamenti con gli avamposti della Dalmazia quali Cattaro (Kotor) e Ragusa (Dubrovnik),
importanti sia dal punto di vista economico che militare. Per garantire un
maggior sviluppo della regione, il Lloyd Austriaco, principale compagnia di
navigazione dell’Impero, guidata dal Dr. Derschatta, propone l’ampliamento
della flotta con nuovi traghetti veloci e nuove navi da guerra. Da una parte
viene contattato il cantiere navale di Trieste “Stabilimento tecnico
triestino” che provvede alla costruzione della Drednought “Szent Istvan”
per conto della parte ungherese dell’Impero; dall’altra l’ufficio dei
Lloyd commissiona ai cantieri navali Gourlay Brothers & Co. Ltd. Di Dundee
in Scozia due dei tre traghetti veloci che avrebbero collegato i porti della
Dalmazia con Trieste: il Baron Gautsch e il Prinz Hohenlohe (ribattezzata come
“Friuli” dopo la Prima Guerra Mondiale). La terza nave gemella, il Baron
Bruck (ribattezzataPalatino dopo la Prima Guerra, venduta alla società di
navigazione S. Marco nel 1926, affondò nel 1941), viene invece costruita
presso il cantiere navale S. Rocco di Muggia.
Elementi comuni dei tre piroscafi sono la lunghezza, 84 mt., la larghezza, 12 mt., la stazza lorda, 2069 tonn., e netta, 861 tonn. (leggermente inferiore era
la stazza del Baron Bruck, 1965 tsl e 813 tsn), mentre differenze
sostanziali sono nei motori: macchine alternative a quadruplice espansione su
tre assi per 4600 cavalli vapore che sviluppano una velocità di 16,5 nodi per
le prime due, mentre la terza è equipaggiata con una macchina a triplice
espansione ad olio pesante su due assi per 5000 cavalli vapore ed una velocità
di circa 17 nodi.
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Insoddisfatti del lavoro svolto presso i
cantieri Gourlay (tempi di consegna troppo lunghi e potenza dei motori
troppo bassa), i Lloyd decidono di apportare delle modifiche al
piroscafo presso i cantieri di Trieste a spese del cantiere scozzese che
si trova costretto a dichiarare la bancarotta il 23 ottobre 1910.
Immediatamente dopo lo scoppio del conflitto mondiale, il 17 luglio
1914, il Baron Gautsch viene ceduto alla Imperial Regia Marina da Guerra
Austriaca per il trasporto delle truppe verso Cattaro (Kotor) e
l’evacuazione dei civili verso le regioni del nord Adriatico.
Una volta assolti i suoi obblighi verso la Marina, il piroscafo rientra
in possesso dei Lloyd l’11 agosto 1914 a Cattaro.
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Da qui avrebbe dovuto seguire la rotta verso
Trieste per trasportare i profughi della Bosnia ed Erzegovina e i villeggianti
delle isole, fra questi v’era anche la famiglia di Carmen Rubini-Suttora,
ultima sopravvissuta, tutt’ora in vita, alla catastrofe imminente.
Prima di salpare le autorità militari convocano una riunione presso il k.u.k. Seebezirkskommando, quartier generale della Marina, durante il quale il secondo
ufficiale, Tenze, inviato dal capitano del Baron Gautsch, Paul Winter, viene
informato della rotta da seguire per evitare un campo minato che era stato
allestito in difesa del porto di Pola. Le autorità militari, per ragioni di
segretezza, non avevano comunque fornito la posizione esatta delle mine.
Alle ore 11.00 del 13 agosto 1914, il “Baron Gautsch” salpava dal porto di
Lussin Grande, diretta verso Trieste dove è previsto l’arrivo per le ore
18.00.
Il comando viene assunto dal primo ufficiale Luppis. Le condizioni meteo erano
ottime, il mare era calmo, tutto procedeva regolarmente. Alle 13.45 Luppis,
senza autorizzazione da parte del capitano, cede il comando al secondo ufficiale
Tenze per potersi recare a pranzo nella sala di prima classe. Fiducioso della
sua esperienza, verificate le mire a terra, Tenze procede tranquillo nella
navigazione.
Alle 14.50 circa il Baron Gautsch viene avvistato a circa 7 miglia a nord
dell’isola di Brioni mentre procede a tutta forza all’interno del campo
minato appena allestito in difesa del porto di Pola dalla posamine Basislisk. Un
attimo prima della collisione Tenze corregge la rotta verso ovest, convinto di
avere ormai superato il campo minato, ma rimaneva purtroppo un ultima
mina....quella fatale.
Così racconta Carmen Rubini: “Un cameriere aveva appena aperto la porta della
cabina per portarci il caffè, quando una violenta esplosione scosse la nave.
Tutto quello che aveva in mano cadde ed una traccia di caffè segnò il
pavimento della cabina. […] Siamo corsi fuori dalla cabina, verso il ponte
superiore ed ho visto il capitano che invano tentava di organizzare
l’evacuazione. Mia madre aveva i miei due fratelli in braccio. La vidi per
l’ultima volta vicino alla scala a chiocciola del ponte promenade”. Il
piroscafo urta una mina ancorata sul fondo sul lato di sinistra, proprio sotto
la linea di galleggiamento, all’altezza delle caldaie tra la cucina e la
dispensa di prima classe. Il tutto avviene in una manciata di minuti, il
Baron Gautsch si inclina sul lato di sinistra e ciò rende impossibile
l’alaggio di tutte le scialuppe. Dopo 6 minuti circa rimane solo un enorme
gorgo. La sagoma dell’elegante piroscafo è completamente inghiottita dal
mare. Circa 177 persone, tra cui numerose donne e bambini, annegano o muoiono
bruciati dall’olio bollente rilasciato dai serbatoi. 159 persone vengono
soccorse e tratte in salvo dai cacciatorpedinieri “Csepel”, “Triglav” e
“Balaton” che accorrono immediatamente da Pola. Carmen Rubini è molto
fortunata. Nata e cresciuta sull’isola di Lussino, ha familiarità con il
mare, sa nuotare e viene tratta in salvo. Non c’è termine migliore per
commentare l’accaduto se non quello di incompetenza umana. E i fatti lo
dimostrano: al momento dell’esplosione il capitano era nella sua cabina a
dormire, il primo ufficiale era a pranzo in prima classe, l’ufficiale in
seconda venne colto dal panico una volta realizzato quanto era accaduto, da
testimonianze dell’epoca pare che l’equipaggio si preoccupò di mettere in
salvo se stesso senza preoccuparsi della sorte dei passeggeri. Ma quale fu la
sorte degli ufficiali? Tenze venne ritrovato morto suicida a Pola qualche
giorno dopo la tragedia, non aveva retto ai sensi di colpa. Il capitano ed il
primo ufficiale, tratti in salvo, vennero immediatamente posti agli arresti,
accusati dal Comando della Marina di incauta condotta, ma vennero assolti al
processo (ironia della sorte, questo episodio non danneggiò in alcun modo la
carriera dei due ufficiali che divennero comandanti di navi della flotta del
Lloyd Adriatico). Il Lloyd, che imputava la responsabilità dell’accaduto al
Comando dell’Imperial Regia Marina Austriaca per non avere inviato una nave a
segnalare i limiti del campo minato, affrontò circa ottanta cause di
risarcimento danni, vincendole tutte per assenza di colpa.
Il processo fu comunque lungo e gli archivi di guerra dovettero prestare i
documenti relativi all’incidente alla corte distrettuale, ma, nel maggio del
1925, in seguito a delle sommosse che culminarono con l’incendio del
tribunale, tutti questi documenti andarono perduti. Si salvò un solo documento,
custodito nell’ufficio di uno degli avvocati di parte civile, il Dr. Schapiro,
ma essendo ebreo, il suo ufficio venne incendiato durante le persecuzioni
naziste nel 1939. Non esiste più alcun documento dunque, tranne quello della
procura di Rovigno contro il Cap. Winter ed il primo ufficiale Luppis.
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La sala da pranzo della prima classe
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| La prua |
Gli argani delle scialuppe |
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| La sala macchine |
L'albero di prua |
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Il nome Baron Gautsch viene dato in onore
del Barone Paul Gautsch von Frankethurn, che fu dapprima Ministro dell’Educazione
e in seguito Ministro degli Affari Interni dell’Impero
Austro-Ungarico. |
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La sala da pranzo della prima classe

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Il Relitto
Il relitto viene ritrovato nel 1951 dal palombaro triestino Giacomo Stocca,
su indicazioni di un altro palombaro, Libero Giurassici, socio, assieme a
Ferruccio Torcello e Bartolo Prioglio, della Compagnia Industriale Mercantile di
Trieste che aveva acquistato il relitto. Unico problema: per lavorare in
territorio jugoslavo occorreva un corrispondente locale, con il quale si creano
subito forti conflitti di interesse.
Da allora, fino al 1992, del relitto si persero le tracce. Solo i pescatori
croati ne conoscevano l’ubicazione (o meglio, conoscevano l’ubicazione di un
relitto) in quanto perdevano sempre le loro reti quando pescavano in questa
zona.
Del ponte superiore sono rimaste le strutture e parte del legno, i fumaioli non
ci sono più, al loro posto degli enormi fori che sprofondano nelle viscere
della nave. La nave è maestosa in perfetto stile liberty, la sala da
pranzo della prima classe era un elegante elegante salone addobbato con velluti
e broccati, le colonne ricoperte di stucchi ed adornate da capitelli ionici, ora
è rimasta solo la struttura esterna perchè essendo tutto legno e rimasto ben
poco. Alcuni ponti in legno ancora presenti sono infatti pericolosi perchè
possono crollare anche solo da un violento movimento di pinne. La sala macchine
è accessibile e si possona ammirare le caldaie che costituivano il cuore della
nave. Le eliche in bronzo invece vennero recuperate nel 1920.
Particolarmente interessante è il timone, rivolto in una posizione veramente
insolita che lascia pensare che la nave sia affondata di poppa. Sono comunque
necessarie diverse immersioni per conoscere una simile nave, data la
profondità grandezza.
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| particolari del ponte promenade con
presenza di reti da pesca |
L'immersione
E' il 21 di ottobre, a Trieste la giornata è fredda e soffia un pungente
vento di bora. Sono le 7 della mattina è ci apprestiamo a caricare le auto
dell'attrezzatura, il vento è freddo ed un pensiero mi passa per la testa, mi
viene quasi voglia di rinunciare all'immersione. Partiamo verso Rovigno, già
arrivati al confine croato il vento è quasi inesistente ed il sole si fa
sentire con i suoi tiepidi raggi di fine ottobre. Arriviamo al diving dove
ci aspetta il battello, un vecchio peschereccio ora adibito per i sub. Con mia
sorpesa vengo a sapere che il comandante dell'ex-peschereccio è uno dei
palombari che negli anni '50 scoprirono il relitto, ora si dedica a portare i
sub a fare immersioni. Il mare è calmo e del vento della mattina non vi è più
traccia, la giornata è calda ed è ideale per per immergersi. Ci mettiamo quasi
2 ore a raggiungere il punto e nel frattempo si chiacchera di quello che ci
aspetta di vedere. Iniziamo a scendere, siamo in parecchi, circa una ventina di
persone, chi scende con miscele trimix chi, la maggioranza ad aria. Vengono
posizionate a circa 6 metri sotto la barca bombole decompressive di Nitrox ed
ossigeno.
Io attendo al gavitello il compagno di questa immersione, Luca Menegotto.
Iniziamo la discesa, già a 13 metri si vede il relitto, l'acqua è
incredibilimente limpida e già comprendiamo la maestosità della nave. Si può
vedere dal ponte superiore fino al fondo di 40 metri. Appena arrivati sul ponte
della prima classe ci infiliamo dentro, le strutture di legno sono ancora
parzialmente presenti e la struttura portante è pesantemente incrostata. Dopo
un piccolo giretto usciamo perchè è molto facile alzare sedimento e azzerare
la visibilità. Iniziamo a costeggiare tutto il lato di sinistra fino alla prua,
sono visibili ancora i punti di attracco delle scialuppe e grosse reti ricoprono
altre zone del ponte. Sopra il relitto ci sono nuvole di pesci, mai visti
branchi così numerosi, ed i vari anfratti del relitto ospitano diverse forme di
vita. Dentro un buco sul ponte vicino a prua c'è una grossa riunione di gamberi
Lysmata seticaudata che schizzano all'interno al nostro passaggio. Arriviamo
alla prua imponente, anche se come tutto il relitto per 1/3 è affondata nel
fango, e costeggiamo il lato di dritta. Nonostante il grosso numero di sub scesi
non abbiamo problemi di sovraffollamento data la grandezza del relitto. Subito
dopo la prua su un fianco c'è una grosso passaggio, probabilmente un
boccaporto, ma non lo visitiamo perchè scorgiamo una coppia di sub che sta
proprio uscendo da lì entrata chissà da dove e per evitare problemi decidiamo
di proseguire. Controlliamo la riserva d'aria siamo entrambi ancora a più di
100 bar e decidiamo di proseguire mantenendoci però sempre all'esterno del
relitto che comunque offre tantissime oppurtunità di vedere pesci ed
invertebrati, proprio su di una murata vi è attaccata una grossa spugna di
colore bianco molto ramificata che data la grandezza è impossibile non notare.
Il tempo è passato veloce è sono oramai 26 minuti che visitiamo il relitto, è
ora di tornare al gavitello ed iniziare la risalita. Abbiamo pagato il tempo di
fondo che ci obbliga di fare 2 tappe di decompressione rispettivamente di 1
minuto a 6 metri e 15 a 3 metri che si traducono poi in un totale di 35
minuti di risalita e di noiosa attesa attaccati all'ancora anche se la vista del
relitto sul fondo allieva lievemente. Dopo 64 minuti totali siamo nuovamente
fuori dall'acqua.Vedo sulla barca ovunque facce sorridenti e felici per la
fantastica immersione, per la fortunata giornata di sole, mare calmo e di
una tale rara visibilità dell'acqua. Oltre a ciò una temperatura insolitamente
alta 19° senza termoclino ci ha permesso di fare una immersione perfetta
in tutto e per tutto. Anche i consumi sono stati insolitamente bassi , infatti
sono risalito con esattamente 50 bar nella bombola. Le due ore successive le
abbiamo passate ovviamente a mangiare ed a goderci il caldo sul flying bridge.
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FLAVIO FAVERO
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Stay away from the darker side, and if you start to go astray let the force be
your guide
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