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CON LA MASCHERA A FILICUDI di Mario Anderson

 

Vorrei farvi partecipi delle mie immersioni, con la maschera e il boccaglio, a Filicudi, per me la piu' bella delle isole Eolie, e fino a qualche anno fa la piu' selvaggia, assieme ad Alicudi.

 

Il ricordo dell'isola era legato al luglio del 1983, quando il mio carissimo amico Mario, durante una battuta di pesca subacquea insieme a me, perse la vita. Questa estate, quando la barca si avvicinava all'isola io mi sentivo veramente emozionato, e mi tornavano in mente ricordi bellissimi ed altri tremendi.

La prima notte, all'ancora in rada, passo' "in bianco", in solitudine, con l'alibi di una canna da pesca in mano, ma in realta' rivivendo ricordi antichi in compagnia della luna e delle stelle cadenti. Una nottata romantica.

Nei giorni che seguirono, feci parecchi bagni nello splendido mare dell'isola, solamente con pinne e maschera, e di uno di questi vorrei raccontarvi, perche' ricco di "incontri" e di scoperte.

Eravamo ancorati in rada in localita' Pecorini e avevamo trascorso una nottata tranquilla. All'alba mi svegliarono i rumori dei pescatori che partivano per ritirare le nasse. Cosi', sveglio mentre tutti dormivano, ho salpato l'ancora, e avviati i motori mi sono diretto al faraglione detto "la canna" per fare un'immersione in solitaria, ovviamente in apnea ed in superficie, per rivedere i fondali in cui avevo perso quel caro amico, prima che il marasma delle barche che ormai l'hanno invasa, rovinassero la magia di quei momenti.

Ancorarmi e tuffarmi e' stato praticamente un tutt'uno. E subito sono stato avvolto da nuvole di alici che mi hanno fatto ben sperare sui futuri incontri di quell'escursione. Infatti dopo neanche 5 minuti ho visto dei dentici enormi dare la caccia alle castagnole, puntando come furie velocissime nel branco, e rientrando velocemente dopo aver colpito, mentre le castagnole impaurite si ricomponevamo nel loro branco.

La natura del fondale della zona e' pressoche' unica: scogli che emergono, le cui pareti formano nel mare una specie di acquario naturale profondo 1 o 2 metri e poi sprofondano nel blu per centinaia di metri. Ed io, con gli occhi non piu' del cacciatore ma dell'acquariofilo vedevo oltre alle cernie a candela anche le madrepore mediterranee (letteralmente a migliaia), i re di triglie e le castagnole rosse, le piccole lecce stella e le ricciolette di qualche etto e tanti altri pesci e organismi che anni fa nemmeno prendevo in considerazione, ma che invece oggi vedevo con altri occhi!

E proprio mentre mi "immergevo" in una nuvola di latterini e ringraziavo Dio per la grazia che aveva avuto nel creare il mare e per avermici messo dentro in quel momento davvero magico, ho avuto un incontro molto emozionante: i latterini che ora mi circondavano hanno cominciato a fuggire correndomi praticamente incontro, e dietro a questi, a un tre metri da me, si sono materializzate due grandi ricciole, a occhio sui 20 chili che mi hanno elegantemente schivato e, dopo avermi osservato con i grandi occhi mobili, sono sparite nel blu con piccoli ma potenti colpi di coda!

Non mi era mai successo con un fucile in mano! Ma ero cosi' felice!!

Per concludere l'immersione, con il coltello ruppi un riccio per vedere accorrere i thalassoma. Vi giuro e non esagero: attorno a quel riccio sono accorse almeno 100 donzelle pavonine di tutte le misure, dai 2 ai 25 centimetri, in un brulicare di vita e di colori che non era per nulla spaventato dalla mia presenza.

Prima di uscire ho visto un' "orecchia di mare" a meno di 5 metri di fondo, sicuramente residuo del pasto di un polpo, e decisi di prenderla per ricordo. Con qualche difficolta' di compensazione (per un'infiammazione cronica di una tuba di eustachio), scesi e presi la conchiglia cercando con lo sguardo il polpo, quasi certamente nascosto nella zona. E invece del polpo, in una crepa verticale della roccia ho visto una cicala (magnosa) enorme. Mai vista cosi'. Sara' stata 2 chili almeno, massiccia, bellissima!!

Dopo una piccola iperventilazione tornai giu', e velocemente appoggiai la mano sul carapace della cicala, imprigionandola ed estraendola con qualche piccola difficolta' dalla crepa.

Stavo per salire sulla barca con la magnifica preda, splendida alla brace o bollita, quando invece ho avuto un impeto di generosita', e dedicando il gesto al mio amico scomparso e alla generosita' di chi ci ha creato, ho aperto la mano che la imprigionava, mentre la cicala con guizzi quasi rumorosi spariva nel blu.

 Mario Anderson

 

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