Plancton fatto in
casa, parte 2, di
Mario Loffredo
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Premessa
Vorrei che fosse chiaro che, ciò che
sarà esposto di seguito, non deve essere preso in nessun modo come una
regola per l’allevamento di fito-zooplancton, né tanto meno come un
“lavoro scientifico”, poiché non sono in grado di affrontare
l’argomento sotto quest’aspetto, quindi, vi chiedo di leggere ciò che
segue come le esperienze di un appassionato.Per quanto riguarda le
informazioni scientifiche sono il
riassunto fatto con parole semplici, frutto di una gran mole
d’informazioni ricavate da libri, siti internet, lunghe conversazioni
con Biologi e allevatori professionisti, mentre per la parte
tecnico-sperimentale sono l’unico “colpevole”. Grazie, Mario
Loffredo
Fitoplancton
IL fitoplancton è formato
da diverse specie d’alghe monocellulari, ogni specie si distingue
dall’altra per forma, dimensione, colore e ambiente di vita. Gli
ambienti principali sono due: acqua dolce e acqua salata, ma alcune alghe
possono vivere indistintamente alle densità più disparate. La
Nannochloropsis ssp. è stata allevata a densità di 1014, 1025, 1036
dando sempre buoni risultati. Allevare fitoplancton è abbastanza
semplice, anche se la letteratura specializzata scoraggia un po’ chi ha
intenzione di provare quest’avventura (com’è successo a me).Quello
che spaventa di più è l’ambiente asettico dove sì “dovrebbe”
operare e la sterilizzazione di tutto quello che viene a contatto con le
colture, cosa secondo il mio personalissimo parere, impossibile da poter
ottenere in un ambiente domestico, salvo che non si disponga di una cappa
sterile per le operazioni di routine (inoculi, prelievi ecc.) e di una
centrifuga per la sterilizzazione di beute, pipette, provette, ecc. è
risaputo che la semplice bollitura non basta, mentre la sterilizzazione in
forno a 120°C da risultati migliori. Ma ambedue sono totalmente inutili,
se poi le operazioni successive sono eseguite in ambienti o usando oggetti
“contaminati”, per esempio la semplice chiusura del contenitore con un
batuffolo di cotone che non sia sterile o la mancanza di un apposito
filtro all’uscita dell’areatore basterebbe a “contaminare” la
coltura e questi sono solo alcuni dei tanti.Io personalmente non
sterilizzo nulla di tutto quello che uso per le colture, l’unica
attenzione è di bollire l’acqua se prelevata in mare o da una vasca ma
non per sterilizzarla ma per evitare che altre microalghe od organismi
filtratori possano sopraffare o danneggiare la coltura. Ormai sono più di
tre anni che allevo fito. Ho iniziato con 45 ml. di Nannochloropsis datami
dal buon Valerio e attualmente ho uno stock di 20 lt di fito a diversi
stadi di sviluppo.Con questo non voglio affermare che questa sia la
procedura giusta, per l’allevamento del fitoplancton, ma voglio cercare
di dimostrare che ognuno può con un po’ di buona volontà farsi il suo
angolo fito, piccolo o grande che sia senza troppi sforzi. Certo il
fitoplancton cosi prodotto non sarà “puro”, ma per gli usi che ci
riguardano (invertebrati, rotiferi, copepodi ecc.) non ha molta
importanza.

Il Fitoplancton è usato principalmente per
arricchire i Rotiferi (di cui parleremo più avanti), infatti, alcune
alghe contengono elevate quantità d’acidi grassi polinsaturi a lunga
catena non sintetizzabili dai pesci e quindi devono essere forniti
dall’esterno.Gli acidi grassi più importanti per un corretto sviluppo
delle piccole larve sono, quelli del gruppo omega (3e6) ne sono ricche per
esempio, la Nannochloropsis e l’Isochrysis (vedi grafico1) ma allo
stesso tempo sono povere di vitamine (grafico2). Esistono diversi metodi
per arricchire le alghe di vitamine, oligoelementi e sostanze nutritive,
frutto del lavoro di diversi ricercatori impegnati in questo campo ed
ognuno di loro a sviluppato un insieme di composti chimici, vitamine
ecc.per favorire lo sviluppo delle microalghe, i metodi si distinguono per
quantità e diversità dei composti, le tabelle1-1a –2 ecc. riportano
alcune formule per preparare quanto ci serve. Sono consapevole che non è
facile procurarsi tutte le sostanze necessarie, pesarle, sterilizzarle e
tutto il resto ed è proprio per questo motivo molti acquariofili sono
soliti usare fertilizzanti
per uso agricolo (vedi
articolo).
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Parte
1
Parte
2
Parte
3
Parte 4
Foto 1: Coltura
illuminata con 3000°K, si nota il colore marrone della fitoplancton.
Foto
2: Fitoplancton
maturo
Foto3: Vista
della coltura, notare i cartoncini argentati con riflettori
Foto
4: Particolare
della coltura

Foto
5: Fito
maturo a dx, appena inoculato a sn
Foto
6: Basta
un piccolo spazio per allevare fito, qui ricavato dallo spazio di un
mobile ed il muro.

Foto
7: Diversi
stadi di sviluppo della coltura
Foto
8: Coltura
vista dall'alto, si noti la mancanza di chiusura sulle bottiglie

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Ho voluto riportare alcune
di queste formule perché so, che molti acquariofili lavorano o hanno in
qualche modo contatti con istituti biologici, laboratori chimici ecc.
avendo cosi la possibilità di poter provare a preparare una di queste “ricette”.I
due metodi sono specifici per le microalghe più usate.
I nostri sforzi devono essere diretti ad
ottenere colture con qualità e quantità il più vicino a quelle
ottimali, in altre parole delle colture con un alto valore nutrizionale e
con concentrazioni di circa 5 - 30 milioni di cellule per ml.. Quasi
sicuramente non si raggiungeranno mai simili valori in un allevamento “casalingo”,
ma bisogna fare in modo da potersi avvicinare il più possibile, dato che
da questo dipenderà la sopravvivenza d’eventuali larve. Ma cerchiamo di capire quali sono i parametri che possono
influenzare questo risultato, i più importanti sono: fertilizzante, luce
e temperatura. La qualità e la quantità del fertilizzante è molto
importante. I macronutrienti principalmente presenti devono essere, il
Nitrato (No), il Fosfato (Po) ed il Ferro (Fe), affiancati da
micronutrienti come: Zinco (Zn), Cobalto (Co), Manganese (Mn) ecc., ed
infine le vitamine. Circa 1-1,5 ml/l della soluzione cosi composta
(tabella 1) assicurerà alle nostre microalghe un substrato adatto ad un
rapido sviluppo.
Grafici



La luce è un altro fattore determinante, se
troppo poca, la coltura si svilupperà lentamente o non si svilupperà per
niente, ma anche un’illuminazione troppo intensa, al contrario di quello
che si crede, può danneggiare la coltura innescando fenomeni di fotoinibizione. Non è semplice stabilire la giusta quantità di luce da
fornire alle nostre microalghe, perché le variabili che entrano in gioco
sono molteplici, tipo: volume
del
contenitore, densità della coltura, distanza dalla fonte luminosa ecc, la
letteratura specializzata riporta valori compresi tra i 1.000 e i 10.000
lux. Per una coltura “casalinga”, dove come contenitori sono usate
bottiglie PE (vedi articolo) o contenitori con capacità intorno ai 2
litri, la quantità di luce da fornire si aggira intorno ai 1.000 lux,
corrispondente ad un neon da 18w. Se per esempio al posto delle bottiglie
sono usati recipienti da 5 litri allora i lux dovrebbero essere circa
5.000.Con un solo neon possiamo alimentare 6-8 bottiglie sistemando 3-4
bottiglie per ogni lato come nella foto 1, dove si può notare che le
bottiglie sono 5 per lato, per esperienza personale posso affermare che le
bottiglie poste alle due estremità non si sviluppano bene, per il
semplice motivo che l’energia luminosa emessa in quel punto è più
bassa rispetto a quelle emessa nella parte centrale della lampada. Quindi
è meglio mantenersi un po’ più “larghi”. Un altro fattore
importante da prendere in considerazione è la distanza delle bottiglie
dalla lampada, che se sono sistemate troppo vicine a quest’ultima, il
calore prodotto brucerà letteralmente le alghe presenti in quella zona,
dando origine ad una macchia di un marrone più o meno scuro che
staccandosi e precipitando sul fondo darà inizio ad un processo
d’inquinamento di tutta la coltura.Voglio approfittare dell’argomento
per chiarire un punto, secondo me molto importante, riguardo
all’illuminazione delle colture. Non di rado ho avuto modo di sentire e
leggere d’appassionati, che affermano di allevare fitoplancton con un
flusso luminoso inferiore al minimo consigliato (1000 lx) e che le colture
in queste condizioni crescono ugualmente. Certo io non voglio mettere in
dubbio ciò, io stesso ho allevato fitoplancton con un flusso < ai 700
lux, ma solo fino a quando non sono venuto a conoscenza che, se è vero
che in queste condizioni le microalghe si sviluppano ugualmente, e anche
vero che ricercatori che si occupano in modo scientifico dell’argomento
hanno scoperto, che queste condizioni possono modificare in modo negativo
il valore nutrizionale delle microalghe. Perciò cerchiamo di rispettare i
parametri ottimali d’allevamento (tabella 3), per quanto sia possibile
farlo in un allevamento “casalingo”. Il fotoperiodo indicato come
quello ideale oscilla tra le 16 e le 18 ore di luce, ma si può arrivare
fino a 24 se si ha bisogno
di
una maggior quantità di fitoplancton, poiché l’illuminazione continua
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accelera lo sviluppo, mentre è invece sconsigliato scendere al di sotto
delle 15 ore giornaliere d’illuminazione, questo perché un periodo
troppo prolungato di buio potrebbe fare aumentare il livello di CO2 e far
morire le microalghe per mancanza d’ossigeno.
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Per quanto riguarda le
lampade sono da preferire quelle con uno spettro ricco di radiazioni rosse
e blu, quindi con temperature di colore comprese tra i 4200 e i 6500 °K.
Volendo si possono utilizzare anche le lampade a 10.000°K, personalmente
non le ho mai usate, perche credo che i picchi blu siano troppo alti e
quelli rossi troppo bassi, ma non posso dire che non siano adatte allo
scopo. Quello che posso dire é di fare attenzione a non scendere sotto i
4000°K, poiché colture illuminate con lampade da 3000°K sono diventate
tossiche per i rotiferi e il colore della coltura è passato dal verde al
marrone. Certo questa situazione è potuta essere stata provocata da
qualch’altro fattore, non posso affermare al 100% che questo tipo
d’illuminazione rendi le microalghe tossiche, ma posso sicuramente dire
che in due occasioni le microalghe cosi illuminate sono diventate tossiche
ed il tipo d’illuminazione è stata l’unica modifica apportata alla
coltura ed in più la stessa coltura ritornava al normale colore verde
ripristinando il tipo d’illuminazione precedente e le alghe non
risultavano più tossiche per i rotiferi. Personalmente uso lampade fitostimolanti, tipo grolux o plantalux con risultati soddisfacenti. Un
altro parametro da cui dipende lo sviluppo della coltura è la
temperatura. Una temperatura errata può portare al crash della coltura,
la temperatura dipende dalla specie d’alga che si vuole allevare. La
maggior parte delle alghe che c’interessano vivono bene a temperature
comprese tra i 20 e 24 °C. Comunque allevare queste microalghe a
temperature più basse o più alte anche di 3 o 4°C non compromette la
coltura, dato che il range di tolleranza è di 16-27°C. Bisogna però
prestare attenzione a non scendere sotto i 16°C se no si vuole vedere le
proprie microalghe crescere molto lentamente. Nella direzione opposta
invece temperature superiori ai 33-35°C sono mortali per quasi tutte le
specie. Il fitoplancton marino si adatta bene a diverse salinità, anzi
sembra che cresca meglio a salinità un po’ inferiori a quella del loro
ambiente naturale. Per questo motivo gli allevamenti professionali sono
soliti aggiungere 20-24 g di sali per litro di coltura. Per mantenere in
sospensione le microalghe dobbiamo fornire alla nostra coltura
un’aerazione moderata, ma continua che oltre a non far precipitare le
microalghe sul fondo fa sì che queste ricevano tutte delle adeguate
quantità di luce e di nutrienti in più aiuta ad “allontanare” un
eventuale eccesso di CO2, mantenendo cosi stabile il ph che dovrebbe
essere compreso tra 8,2-8,7.
Concludiamo illustrando brevemente il ciclo
algale che comprende 4 fasi.
Fase 1- latenza o adattamento: dura
24 ore e le cellule si adattano al nuovo ambiente
Fase 2 – sviluppo: in questa fase
si raggiunge il picco di riproduzione delle cellule dura 3-4 giorni
Fase 3- stazionaria: in questa fase
le cellule smettono quasi di riprodursi dura 7-10 giorni
Fase 4- finale: le cellule
incominciano a morire fine del ciclo
Come si può capire dal ciclo algale il
momento più adatto per prelevare una quantità di microalghe, per poter
effettuare altri inoculi e la fase 2, cioè quando la coltura è nel suo
pieno vigore espanzionale. In condizioni ottimali questo avviene 4-5
giorni dall’inoculazione iniziale, negli allevamenti “casalinghi”
questo può variare da 7 a 12 giorni in base ai parametri d’allevamento,
comunque con un po’ d’esperienza si riesce a capire dal colore in che
fase si trova la coltura.
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