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Plancton fatto in casa, parte 3, di Mario Loffredo
 

Plancton

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4

Le acque dei nostri mari, sono ricche di una gran quantità e varietà di microrganismi, sia animali sia vegetali.La maggior parte di questi microrganismi non dispone di un mezzo di locomozione atto a fronteggiare la forza delle correnti marine, quindi i loro spostamenti sono legati a queste correnti, che li possono trasportare a largo oppure su una spiaggia. L’insieme di questi organismi è detto Plancton ( dal greco vagante, vagabondo). Il plancton e l’anello principale della catena trofica marina, sarebbe molto interessante approfondire quest’argomento, ma il nostro interesse è rivolto verso quei microrganismi che possono aiutarci a risolvere il problema

dell’alimentazione delle larve dei pesci da noi allevati, ma anche di cavallucci, gorgonie ecc. Questi microrganismi sono conosciuti come Zooplancton.  

 

 

Zooplancton

 

Lo zooplancton è formato da microrganismi animali dalle forme e dimensioni molto variabili, che vanno da pochi micron a qualche metro.Possiamo dividere lo zooplancton in due categorie “erbivoro” e “carnivoro”. Lo zooplancton “erbivoro”, che si nutre di fitoplancton, è quello che più c’interessa, primo perché è di solito di dimensioni ridotte, secondo si può alimentare facilmente con le microalghe da noi allevate, terzo si può essere sicuri che non attaccherà le piccole larve. Cercheremo di descrivere la biologia e quando conosciute, tecniche e parametri d’allevamento, tenendo sempre presente che chi scrive è un semplice appassionato.

 

Infusori 

 

Gli infusori sono microrganismi unicellulari, appartenenti a diverse specie, hanno dimensioni microscopiche e forme differenti.

Questi microrganismi sono molto importanti nei primissimi giorni di vita delle larve, dato le loro dimensioni, possono essere mangiate anche da larve con apertura boccale molto piccola, come Blennidi, Gobidi. Produrre questi microrganismi in gran quantità non è difficile, Chi non conosce il metodo d’infusione della buccia di banana, fieno, ecc.Questo metodo è molto usato in acqua dolce, funziona anche in acqua di mare, ma i tempi di maturazione sono più lunghi. Volendo per l’acqua marina si può sostituire la buccia di banana, con un mix d’alghe raccolte in natura, seguendo lo stesso procedimento che si usa per “l’infuso” classico. Lo svantaggio di questo metodo è, quello di produrre per il 90% protozoi appartenenti alla classe dei ciliati. Osservando una piccola quantità di “infuso al microscopio si può vedere un gran numero d’organismi dalla forma ovale con in mezzo il nucleo. La monospecificità della coltura può risultare un grande problema poiché le larve potrebbero non accettare quella determinata specie. Il problema è di semplice soluzione, in commercio si trova un ottimo prodotto della ditta Brustmann chiamato Protogen, studiato proprio per risolvere il problema della monospecificità delle colture. Si tratta di un composto in granuli estrusi, se ne mette una piccola quantità in circa un litro d’acqua (dolce o salata) e si aspetta.Per curiosità personale ho seguito per due settimane lo sviluppo della coltura osservandola ogni giorno al microscopio. Dopo due giorni dall’avvio nel contenitore si era sviluppato un numero impressionante di batteri(che costituiscono l’ alimento principale degli infusori), al quinto giorno sono comparsi dei Protozoi uguali per forma e dimensione a quelli osservati nella coltura precedente. Trascorsi altri due giorni cominciano a comparire microrganismi diversi, e al decimo giorno nella coltura le specie sviluppatesi sono 6/7 dalle forme: ovali, rotonde, vermiforme e ad elica. Ragion per cui per il motivo precedentemente esposto questa coltura è da preferire alla precedente.Bisogna tener presente che il picco della coltura dura 4/5 giorni, dopo di che alcune specie incominciano a scomparire, lasciando il posto alla specie più resistente, in altre parole quella dalla forma ovale. Per questo motivo sarebbe opportuno preparare due contenitori facendoli “partire” a 3/4 giorni di distanza l’uno dall’altro.

  

Copepodi

Secondo la mia esperienza, le colture di copepodi sono quelle più problematiche da gestire in particolar modo quelle che riguardano le specie di copepodi planctoniche, che sono quelle più indicate per l’alimentazione delle larve. Per avere una minima possibilità di successo bisogna conoscere un po’ più da vicino questi nostri “collaboratori”.

Non tutte le specie di copepodi che formano lo zooplancton, sono idonee ad essere usate come alimento per le nostre larve.

Alcune sono troppo grandi, altre hanno spine acuminiate come arma di difesa, altre ancora sono predatrici o parassite. Delle circa 12.000 specie marine, solo una minima parte si adatta ad essere allevata in cattività, la maggior parte di esse appartengono a specie bentoniche e solo una piccola parte a quelle planctoniche. Di seguito cercheremo di descrivere le specie più comuni nel mediterraneo, e le poche specie che si adattano più o meno bene ad essere allevate “in casa” Purtroppo si deve per “obbligo” trattare con Generi, Classi, Famiglie ecc. Spero che i disegni (anche se approssimativi) possano aiutare, almeno per quanto riguarda le forme e le differenze macroscopiche, al riconoscimento se non della specie almeno della famiglia d’appartenenza.Per ovvi motivi tratteremo solo una piccolissima parte delle 150 specie planctoniche e delle 200 bentoniche presenti nel mediterraneo.Questi piccoli crostacei misurano da 0,5 a 4 mm qualche specie può raggiungere i 5-6 mm 

(Calanus helgolandicus) ma sono eccezioni. I copepodi sono molto abbondanti, infatti, l’80% del plancton è formato da copepodi, li

 possiamo trovare praticamente da per tutto, vicino alla costa, in mare aperto e perfino nelle pozze di marea. Sono presenti per tutto l’arco dell’anno, anche se molte specie possono essere comuni in un periodo e rare in un altro. Ricercatori hanno stimato che in inverno la concentrazione di copepodi è pari a 500 individui m³, mentre in estate possono raggiungere concentrazioni superiori a 10.000 individui m³. Per questo motivo possiamo dividerli in “specie d’acqua fredda “ e “specie d’acqua calda”, la prima “specie” è più abbondante da Gennaio ad Aprile mentre la seconda “specie” da Giugno ad Ottobre.Già da questa differenza si può dedurre quanto sia importante conoscere bene la specie che si sta allevando.

La riproduzione avviene per accoppiamento, in base alla specie, le uova possono essere rilasciate nel acqua o trasportate dalla femmina nei sacchi ovigeri, ogni sacco può ospitare da 20 a 100 uova dopo un periodo d’incubazione più o meno lunga nasce il nauplio che misura tra 30 e 200µm, (in base alla specie) il nauplio effettuerà 6 mute trasformandosi in copepodite che effettuando altre 5 mute completerà lo sviluppo in copepode. Il ciclo di vita di un copepode e di 6- 12 mesi, in questo periodo possono riprodursi anche diverse volte. Ogni specie a cicli riproduttivi diversi,  alcune si riproducono 3-4 volte l’anno altre 1 volta ed alcune anche 15 volte. Alcune specie possono produrre uova resistenti (cisti), queste uova sarebbero l’ ideale per iniziare una coltura senza correre rischi, poiché spesso le popolazioni selvatiche sono infestate da funghi, diatomee, ecc. ma e quasi impossibile procurarsi le cisti. Ragion per cui dovremmo procurarci i nostri copepodi in natura, non è difficile procurarsi la quantità necessaria ad avviare una coltura. Con una barca ci possiamo recare a largo, usando un retino da plancton cattureremo quello che ci serve, se non si dispone di una barca ci si può recare su un molo o un altro posto dove l’acqua sia pulita e abbastanza profonda, da tener presente che in mare aperto si ha una maggior quantità di specie, mentre vicino alla costa una maggior quantità d’esemplari. Il problema più grande e riuscire a riconoscere le specie adatte ad essere allevate in colture “casalinghe”. Per questo motivo bisogna innanzitutto disporre almeno di un buon stereoscopio, e conoscere almeno le differenze principali che contraddistinguono i diversi ordini.   

 

Calanoidi

 

Acartia clausi

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Calanus helgolandicus

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Pleuromamma gracilis

Temora stylifera

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Pontella lobiancoi

I calanoidi sono copepodi planctonici, si lasciano trasportare dalle correnti grazie alle loro lunghissime antenne,ognuna di essa  è formata da un minimo di 16 ad un massimo di 26 segmenti.Sono filtratori la loro dieta è prevalentemente basata sul fitoplancton ma anche di batteri, poiché il loro apparato filtrante riesce a trattenere anche particelle inferiori ai 5µm di diametro.purtroppo i calanoidi sono molto sensibili alle variazioni chimicofisiche dell’acqua, tanto da essere usati come veri e propri indicatori biologici. Questo particolare è da tener presente se si vogliono avviare colture con copepodi appartenenti a quest’ordine.

Ciò nonostante si sono registrati buoni successi con l’allevamento di specie come Acartia tonsa, Euritemora affinis,

Calanus finmarchicus, Calanus helgolandicus. Le ultime due specie sono di grandi dimensioni, infatti, il loro nauplio misura 220µm per questo motivo non sono usati nelle prime fasi di sviluppo delle larve, preferendo il più piccolo

arpacticoide Tisbe holothuriae, il cui nauplio ha una misura di 55µm.

 

Cyclopoidei 

Anche in questo caso si tratta di copepodi planctonici,sono poco usati per l’ alimentazione larvale, per questo motivo non ci sono informazioni precise a riguardo,ma si può provare ad allevarli come gli altri copepodi planctonici.

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Copilia mediterranea

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Oncaea mediterranea

Arpacticoidei 

Gli arpacticoidei sono tipici copepodi bentonici, a differenza dei Calanoidi, sono caratterizzati da antenne molto corte di solito meno  di 10  segmenti. Si  adattano molto  bene ad essere allevati in cattività e sono nella  maggior parte dei casi  euritermi   

e eurialini Il lato “negativo” di questi  copepodi, sta nel fatto che non nuotano liberamente nell’acqua se non per  brevissimi 

spostamenti, per la maggior parte del tempo rimangono attaccati al fondo o alle pareti della vasca, dove le larve non riescono a catturarli, almeno non nelle prime 3-4 settimane di vita. Un vero peccato visto, la resistenza di questi copepodi.Una specie in particolare Tisbe furcata, presente in tutti gli acquari mediterranei a volte in gran quantità, risulta molto resistente, si adatta a temperature e densità diverse, in più è molto prolifica, una sola coppia di questi animaletti in meno di 100 giorni può generare 1 milione di nauplii. Anche l’alimentazione (come per tutti i copepodi bentonici) non presenta problemi oltre che di microalghe riescono ad alimentarsi di detrito, si può alimentare anche con piccole quantità di cibo in fiocchi polverizzato, tenendo sempre presente l’impatto che quest’alimento può comportare in una piccola vaschetta. Specie di dimensioni maggiori sono un ottimo alimento per cavallucci e pesci ago in particolar modo per gli  esemplari di cattura, nel delicato periodo d’adattamento alla vita in acquario. 

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Euterpina acutifrons

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Stenhelia inopinata

 

 

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Laophonte cornuta

 

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Tisbe furcata

 

 Allevamento 

Per prima cosa bisogna scegliere il contenitore, questo va fatto in base al nostro fabbisogno giornaliero di copepodi, in ogni caso meglio optare per un contenitore grande anziché diversi contenitori piccoli. Normalmente in allevamenti professionali non vengono usati filtri nelle vasche d’allevamento, per il semplice motivo che le vasche sono di dimensioni enormi.In allevamenti “casalinghi” si può in alcuni casi servirsi di quest’utile accessorio, specialmente se si allevano copepodi bentonici, si può usare un filtro spugna con un flusso d’aria molto lento, o un classico sottosabbia fatto funzionare con un piccolo areatore.Volendo si può allevare questi copepodi anche in una vaschetta da 4-5 litri (senza filtro) con un aerazione moderata, in questo modo bisogna provvedere a cambiare una parte dell’acqua ogni 2-3 giorni, prestando attenzione a non aspirare con l’acqua anche i copepodi.

I parametri d’allevamento per gli arpacticoidei sono abbastanza “elastici”, questi crostacei si possono allevare a salinità comprese tra 15 e 70 grammi di sale per litro, ed una temperatura che va dai 17°C ai 30°C per l’illuminazione 8-10 ore al giorno dovrebbe essere più che sufficienti.Il problema più grande c’è lo danno i copepodi planctonici ,che sono molto più sensibili. Innanzi tutto bisogna sapere che specie si sta allevando, una volta stabilito la specie si deve cercare di capire, se si tratta di una specie d’acqua fredda o d’acqua calda e da questo stabilire la temperatura d’allevamento.La salinità dovrebbe essere uguale a quella misurabile nelle acque mediterranee, nel periodo dell’anno in cui è presente la specie da noi allevata.Il foto periodo gioca un ruolo importante, poiché sembra che fotoperiodo errati possano essere interpretati come condizioni sfavorevoli  portando questi crostacei ad incitarsi aspettando condizioni più favorevoli, naturalmente questo vale anche per la temperatura.Stabilire i parametri ideali è molto difficile, si possono fare diversi tentativi valutandone poi i risultati.Come parametri di partenza si puo provare, con una temperatura di 16-18°C ed un fotoperiodo di 8-10 ore per quanto riguarda le specie d’acqua fredda, mentre per le specie d’acqua calda la temperatura sarà di 20-22°C ed il fotoperiodo 10-12 ore.

Tenendo presente che questi copepodi compiono migrazioni giornaliere, salendo in superficie di notte e scendendo anche a100 metri di profondità alle prime luci del giorno.Quello che non risulta difficile è l’alimentazione, basta somministrare ogni giorno una piccola quantità di fitoplancton ed una piccolissima quantità di lievito 1 volta alla settimana.  

 

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