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Le acque dei nostri mari, sono ricche di
una gran quantità e varietà di microrganismi,
sia animali sia
vegetali.La maggior parte di questi microrganismi non dispone di un
mezzo
di locomozione atto a fronteggiare la forza delle correnti marine, quindi
i loro
spostamenti sono legati a queste correnti, che li possono
trasportare a largo oppure
su una spiaggia. L’insieme di questi
organismi è detto Plancton ( dal greco vagante,
vagabondo). Il plancton e
l’anello principale della catena trofica marina, sarebbe
molto
interessante approfondire quest’argomento, ma il nostro interesse è
rivolto
verso quei microrganismi che possono aiutarci a risolvere il
problema
dell’alimentazione delle larve dei pesci da noi allevati, ma
anche di cavallucci,
gorgonie ecc. Questi microrganismi sono conosciuti
come Zooplancton.
Zooplancton
Lo zooplancton è formato da microrganismi
animali dalle forme e dimensioni molto
variabili, che vanno da pochi
micron a qualche metro.Possiamo dividere lo zooplancton in due categorie
“erbivoro” e “carnivoro”. Lo zooplancton “erbivoro”, che si
nutre di fitoplancton, è quello che più c’interessa, primo perché è
di solito di
dimensioni ridotte, secondo si può alimentare facilmente con
le microalghe da noi allevate, terzo si può essere sicuri che non
attaccherà le piccole larve. Cercheremo di descrivere la biologia e
quando conosciute, tecniche e parametri d’allevamento,
tenendo sempre
presente che chi scrive è un semplice appassionato.
Infusori
Gli infusori sono microrganismi
unicellulari, appartenenti a diverse specie, hanno dimensioni
microscopiche e forme differenti.
Questi microrganismi sono molto importanti
nei primissimi giorni di vita delle larve, dato le loro dimensioni,
possono essere mangiate anche da larve con apertura boccale molto piccola,
come Blennidi, Gobidi. Produrre questi microrganismi in gran quantità non
è difficile, Chi non conosce il metodo d’infusione della buccia di
banana, fieno, ecc.Questo metodo è molto usato in acqua dolce, funziona
anche in acqua di mare, ma i tempi di maturazione sono più lunghi.
Volendo per l’acqua marina si può sostituire la buccia di banana, con
un mix d’alghe raccolte in natura, seguendo lo stesso procedimento che
si usa per “l’infuso” classico. Lo svantaggio di questo metodo è,
quello di produrre per il 90% protozoi appartenenti alla classe dei ciliati. Osservando una piccola quantità di “infuso al microscopio si
può vedere un gran numero d’organismi dalla forma ovale con in mezzo il
nucleo. La monospecificità della coltura può risultare un grande
problema poiché le larve potrebbero non accettare quella determinata
specie. Il problema è di semplice soluzione, in commercio si trova un
ottimo prodotto della ditta Brustmann chiamato Protogen, studiato proprio
per risolvere il problema della monospecificità delle colture. Si tratta
di un composto in granuli estrusi, se ne mette una piccola quantità in
circa un litro d’acqua (dolce o salata) e si aspetta.Per curiosità
personale ho seguito per due settimane lo sviluppo della coltura
osservandola ogni giorno al microscopio. Dopo due giorni dall’avvio nel
contenitore si era sviluppato un numero impressionante di batteri(che
costituiscono l’ alimento principale degli infusori), al quinto giorno
sono comparsi dei Protozoi uguali per forma e dimensione a quelli
osservati nella coltura precedente. Trascorsi altri due giorni cominciano
a comparire microrganismi diversi, e al decimo giorno nella coltura le
specie sviluppatesi sono 6/7 dalle forme: ovali, rotonde, vermiforme e ad
elica. Ragion per cui per il motivo precedentemente esposto questa coltura
è da preferire alla precedente.Bisogna tener presente che il picco della
coltura dura 4/5 giorni, dopo di che alcune specie incominciano a
scomparire, lasciando il posto alla specie più resistente, in altre
parole quella dalla forma ovale. Per questo motivo sarebbe opportuno
preparare due contenitori facendoli “partire” a 3/4 giorni di distanza
l’uno dall’altro.
Copepodi
Secondo la mia esperienza, le colture di copepodi sono
quelle più problematiche da gestire in particolar modo quelle che
riguardano le specie di copepodi planctoniche, che sono quelle più
indicate per l’alimentazione delle larve. Per avere una minima
possibilità di successo bisogna conoscere un po’ più da vicino questi
nostri “collaboratori”.
Non tutte le specie di copepodi che
formano lo zooplancton, sono idonee ad essere usate come alimento per le
nostre larve.
Alcune sono troppo grandi, altre hanno
spine acuminiate come arma di difesa, altre ancora sono predatrici o
parassite. Delle circa 12.000 specie marine, solo una minima parte si
adatta ad essere allevata in cattività, la maggior parte di esse
appartengono a specie bentoniche e solo una piccola parte a quelle
planctoniche. Di seguito cercheremo di descrivere le specie più comuni
nel mediterraneo, e le poche specie che si adattano più o meno bene ad
essere allevate “in casa” Purtroppo si deve per “obbligo” trattare
con Generi, Classi, Famiglie ecc. Spero che i disegni (anche se
approssimativi) possano aiutare, almeno per quanto riguarda le forme e le
differenze macroscopiche, al riconoscimento se non della specie almeno
della famiglia d’appartenenza.Per ovvi motivi tratteremo solo una
piccolissima parte delle 150 specie planctoniche e delle 200 bentoniche
presenti nel mediterraneo.Questi piccoli crostacei misurano da 0,5 a 4 mm
qualche specie può raggiungere i 5-6 mm
(Calanus helgolandicus) ma sono
eccezioni. I copepodi sono molto abbondanti, infatti, l’80% del plancton
è formato da copepodi, li
possiamo trovare praticamente da per tutto,
vicino alla costa, in mare aperto e perfino nelle pozze di marea. Sono
presenti per tutto l’arco dell’anno, anche se molte specie possono
essere comuni in un periodo e rare in un altro. Ricercatori hanno stimato
che in inverno la concentrazione di copepodi è pari a 500 individui m³,
mentre in estate possono raggiungere concentrazioni superiori a 10.000
individui m³. Per questo motivo possiamo dividerli in “specie d’acqua
fredda “ e “specie d’acqua calda”, la prima “specie” è più
abbondante da Gennaio ad Aprile mentre la seconda “specie” da Giugno
ad Ottobre.Già da questa differenza si può dedurre quanto sia importante
conoscere bene la specie che si sta allevando.
La riproduzione avviene per accoppiamento,
in base alla specie, le uova possono essere rilasciate nel acqua o
trasportate dalla femmina nei sacchi ovigeri, ogni sacco può ospitare da
20 a 100 uova dopo un periodo d’incubazione più o meno lunga
nasce il nauplio che misura tra 30 e 200µm, (in base alla specie)
il nauplio effettuerà 6 mute trasformandosi in copepodite che effettuando
altre 5 mute completerà lo sviluppo in copepode. Il ciclo di vita di un
copepode e di 6- 12 mesi, in questo periodo possono riprodursi anche
diverse volte. Ogni specie a cicli riproduttivi diversi, alcune si
riproducono 3-4 volte l’anno altre 1 volta ed alcune anche 15 volte.
Alcune specie possono produrre uova resistenti (cisti), queste uova
sarebbero l’ ideale per iniziare una coltura senza correre rischi, poiché
spesso le popolazioni selvatiche sono infestate da funghi, diatomee, ecc.
ma e quasi impossibile procurarsi le cisti. Ragion per cui dovremmo
procurarci i nostri copepodi in natura, non è difficile procurarsi la
quantità necessaria ad avviare una coltura. Con una barca ci possiamo
recare a largo, usando un retino da plancton cattureremo quello che ci
serve, se non si dispone di una barca ci si può recare su un molo o un
altro posto dove l’acqua sia pulita e abbastanza profonda, da tener
presente che in mare aperto si ha una maggior quantità di specie, mentre
vicino alla costa una maggior quantità d’esemplari. Il problema più
grande e riuscire a riconoscere le specie adatte ad essere allevate in
colture “casalinghe”. Per questo motivo bisogna innanzitutto disporre
almeno di un buon stereoscopio, e conoscere almeno le differenze
principali che contraddistinguono i diversi ordini.
Calanoidi
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Acartia
clausi
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Calanus helgolandicus
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Pleuromamma gracilis
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Temora stylifera
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Pontella lobiancoi
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I calanoidi sono copepodi planctonici, si lasciano trasportare dalle
correnti grazie alle loro lunghissime antenne,ognuna di essa
è formata da un minimo di 16 ad un massimo di 26 segmenti.Sono
filtratori la loro dieta è prevalentemente basata sul fitoplancton ma
anche di batteri, poiché il loro apparato filtrante riesce a trattenere
anche particelle inferiori ai 5µm di diametro.purtroppo i calanoidi sono
molto sensibili alle variazioni chimicofisiche dell’acqua, tanto da
essere usati come veri e propri indicatori biologici. Questo particolare
è da tener presente se si vogliono avviare colture con copepodi
appartenenti a quest’ordine.
Ciò nonostante si sono registrati buoni successi con l’allevamento di
specie come Acartia tonsa,
Euritemora affinis,
Calanus finmarchicus,
Calanus helgolandicus. Le ultime due specie sono di
grandi dimensioni, infatti, il loro nauplio misura 220µm per questo
motivo non sono usati nelle prime fasi di sviluppo delle larve, preferendo
il più piccolo
arpacticoide Tisbe holothuriae, il
cui nauplio ha una misura di 55µm.
Cyclopoidei
Anche in questo caso si tratta di copepodi
planctonici,sono poco usati per l’ alimentazione larvale, per questo
motivo non ci sono informazioni precise a riguardo,ma si può provare ad
allevarli come gli altri copepodi planctonici.
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Copilia mediterranea |

Oncaea mediterranea |
Arpacticoidei
Gli arpacticoidei sono tipici copepodi bentonici, a differenza dei Calanoidi, sono caratterizzati da antenne
molto corte di solito meno di
10 segmenti. Si adattano molto bene
ad essere allevati in cattività e sono nella
maggior parte dei casi euritermi
e eurialini Il
lato “negativo” di questi copepodi,
sta nel fatto che non nuotano liberamente nell’acqua se non per
brevissimi
spostamenti, per la maggior
parte del tempo rimangono attaccati al fondo o alle pareti della vasca,
dove le larve non riescono a catturarli, almeno non nelle prime 3-4
settimane di vita. Un vero peccato visto, la resistenza di questi copepodi.Una
specie in particolare Tisbe
furcata, presente
in tutti gli acquari mediterranei a volte in gran quantità, risulta molto
resistente, si adatta a temperature e densità diverse, in più è molto
prolifica, una sola coppia di questi animaletti in meno di 100 giorni può
generare 1 milione di nauplii. Anche l’alimentazione (come per tutti i
copepodi bentonici) non presenta problemi oltre che di microalghe riescono
ad alimentarsi di detrito, si può alimentare anche con piccole quantità
di cibo in fiocchi polverizzato, tenendo sempre presente l’impatto che
quest’alimento può comportare in una piccola vaschetta. Specie di
dimensioni maggiori sono un ottimo alimento per cavallucci e pesci ago in
particolar modo per gli esemplari
di cattura, nel delicato periodo d’adattamento alla vita in acquario.
Euterpina acutifrons
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Stenhelia inopinata
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Laophonte cornuta
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Tisbe furcata
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Allevamento
Per prima cosa bisogna scegliere il contenitore, questo va fatto in base
al nostro fabbisogno giornaliero di copepodi, in ogni caso meglio optare
per un contenitore grande anziché diversi contenitori piccoli.
Normalmente in allevamenti professionali non vengono usati filtri nelle
vasche d’allevamento, per il semplice motivo che le vasche sono di
dimensioni enormi.In allevamenti “casalinghi” si può in alcuni casi
servirsi di quest’utile accessorio, specialmente se si allevano copepodi bentonici, si può usare un filtro spugna con un flusso d’aria molto
lento, o un classico sottosabbia fatto funzionare con un piccolo areatore.Volendo
si può allevare questi copepodi anche in una vaschetta da 4-5 litri
(senza filtro) con un aerazione moderata, in questo modo bisogna
provvedere a cambiare una parte dell’acqua ogni 2-3 giorni, prestando
attenzione a non aspirare con l’acqua anche i copepodi.
I parametri d’allevamento per gli arpacticoidei sono abbastanza
“elastici”, questi crostacei si possono allevare a salinità comprese
tra 15 e 70 grammi di sale per litro, ed una temperatura che va dai 17°C
ai 30°C per l’illuminazione 8-10 ore al giorno dovrebbe essere più che
sufficienti.Il problema più grande c’è lo danno i copepodi planctonici
,che sono molto più sensibili. Innanzi tutto bisogna sapere che specie si
sta allevando, una volta stabilito la specie si deve cercare di capire, se
si tratta di una specie d’acqua fredda o d’acqua calda e da questo
stabilire la temperatura d’allevamento.La salinità dovrebbe essere
uguale a quella misurabile nelle acque mediterranee, nel periodo
dell’anno in cui è presente la specie da noi allevata.Il foto periodo
gioca un ruolo importante, poiché sembra che fotoperiodo errati possano
essere interpretati come condizioni sfavorevoli
portando questi crostacei ad incitarsi aspettando condizioni più
favorevoli, naturalmente questo vale anche per la temperatura.Stabilire i
parametri ideali è molto difficile, si possono fare diversi tentativi
valutandone poi i risultati.Come parametri di partenza si puo provare, con
una temperatura di 16-18°C ed un fotoperiodo di 8-10 ore per quanto
riguarda le specie d’acqua fredda, mentre per le specie d’acqua calda
la temperatura sarà di 20-22°C ed il fotoperiodo 10-12 ore.
Tenendo presente che questi copepodi compiono migrazioni giornaliere,
salendo in superficie di notte e scendendo anche a100 metri di profondità
alle prime luci del giorno.Quello che non risulta difficile è
l’alimentazione, basta somministrare ogni giorno una piccola quantità
di fitoplancton ed una piccolissima quantità di lievito 1 volta alla
settimana.
Grafici
ROTIFERI
IN COSTRUZIONE
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