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Plancton fatto in casa, parte 4, di Mario Loffredo

Rotiferi 

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4

Fino a prima degli anni 60, i rotiferi erano visti come animali dannosi per gli allevamenti ittici.La loro presenza era combattuta con l’aiuto di potenti disinfettanti.Oggi è praticamente impossibile pensare d’alimentare larve di pesci marini, sia a livello commerciale sia a livello amatoriale, senza l’utilizzo di questo microscopico organismo.                                                                                        

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Brachionus rotundiformis

Brachionus rotundiformis

 con cellula di Nannochloropsis sul lato sinistro

Il corpo dei rotiferi è formato da circa 1000 cellule e l’epidermide, detta lorica è ricca di cheratina.Il corpo è diviso in tre parti: testa, tronco, piede, (disegno1). Alla sommità della testa è presente una corona di ciglia, questa corona ruotando crea una corrente d’acqua che assicura l’assunzione dell’alimento, mentre ritraendosi permette all’animale di spostarsi.

Le specie di rotiferi sono circa 2000 di cui solo 50 sono marine, ma solo pochissime specie appartenenti al genere Brachionus sono utilizzate per l’allevamento larvale.Le specie utilizzate in acqua marina sono tre: Brachionus plicatilis, Brachionus rotundiformis, Brachionus sp.??.Le dimensioni sono comprese tra i 70e, i 340µm.

 

Brachionus plicatilis

Il più grande delle tre specie é detto di ceppo L (Large),

misure: 130µm i naupili e 340 µm gli adulti.La temperatura d’allevamento va da 15°C min. a 30°C max., temperatura ottimale 25°C.

 

Brachionus rotundiformis

Specie di medie dimensioni detto di ceppo S (small),

misure: 100 µm i naupili e 210 µm gli adulti.

Il range di temperatura e uguale alla specie precedente

con la differenza che la temperatura ottimale d’allevamento è di 28°C.

Brachionus sp.?

Da qualche anno e disponibile anche questa specie selezionato da popolazioni naturali detta di ceppo SS (super small), misure: 70 µm i naupili e 160 µm gli adulti.Questa specie normalmente non è usata negli allevamenti ittici che producono pesci a scopo alimentare, ma è utilizzata negli allevamenti di pesci destinati al mercato acquariofilo.

Per questo motivo le notizie che riguardano il suo allevamento, non sono molte, a parte che la temperatura ottimale d’allevamento si aggira intorno ai 28°C - 35°C. Due notizie circolano tra gli addetti ai lavori: sono difficili da trovare e non si riproducono in modo cosi massiccio come le specie precedenti.(Nel caso qualcuno a notizie precise su questa specie puo contattare l’autore - grazie).

Tutti parametri vitali dei Brachionus come, ciclo di vita, quantità d’uova prodotte ecc. sono strettamente correlati alla temperatura come riportato nella (tabella 1).

I Rotiferi possono “usare” due tipi diversi di riproduzione, quella per partenogenesi e quella sessuata

La riproduzione per partenogenesi é quella che avviene nelle nostre colture.Cerchiamo di capire come funziona questo piccolo “miracolo”. Le femmine amittiche producono uova diploidi (2n cromosomi) che una volta schiuse daranno vita ad un'altra femmina amittica.Le uova sono prodotte ogni quattro ore circa (tabella 1). In condizioni avverse (basse temperature, scarsità di cibo ecc.) la riproduzione per partenogenesi può essere sostituita da quella sessuata. Le femmine precedentemente amittiche si trasformano in femmine mittiche che producono uova aploidi (n cromosomi), se queste uova non sono fecondate daranno vita a maschi aploidi, se sono fecondate si rivestiranno di un guscio duro formando le cisti.

Prima di passare a descrivere i vari metodi d’allevamento, dobbiamo trattare in maniera un po’ più approfondita l’argomento dell’alimentazione. L’alimentazione è un aspetto molto importante nell’allevamento dei rotiferi, dato che ad essa sono strettamente legate le caratteristiche nutrizionali finali del rotifero.Sarebbe uno sforzo inutile produrre grandi quantità di rotiferi con un deficit nutrizionale. Somministrare questo tipo di rotiferi alle larve, che anche mangiandone grandi quantità, morirebbero inevitabilmente. Cerchiamo di capire come poter evitare quest’inconveniente.

I Rotiferi sono filtratori non selettivi, il che significa che possono ingerire qualsiasi cosa sia commestibile con un diametro adeguato al loro apparato boccale (mastax), come ad esempio batteri, funghi, lieviti, microalghe ed altro ancora. I rotiferi riescono ad ingerire particelle d’alimento con un diametro compreso tra 1 e 20 µm, con preferenza per quelle da 1-10 µm.

Questi microrganismi sono caratterizzati da un metabolismo molto veloce e per questo motivo andrebbero alimentati con piccole quantità di cibo diverse volte al giorno, all’incirca ogni 3-4 ore.

Esistono alcuni tipi d’allevamento (che tratteremo più avanti) che ci permettono di poterli alimentare in continuo.

Studi approfonditi realizzati da ricercatori, impegnati a migliorare il profilo nutrizionale dei rotiferi destinati all’alimentazione delle larve di diversi pesci, allevati a scopo alimentare, hanno dato risultati molto interessanti.Gli esperimenti hanno dimostrato quanto segue:

Ogni giorno di digiuno i rotiferi perdono dal 18% al 26% del peso corporeo allevati a 24-26°C (Schott-Baynes, 1978). Makridise-Olsen, 1999, affermano che rotiferi tenuti a digiuno per 5-7 giorni ad una temperatura di 18-20°C perdono il 50% delle proteine, la percentuale di perdita aumenta con l’aumento della temperatura. Il contenuto calorico di un rotifero può oscillare tra 4,8 cal./mg (theilacker –Kimball, 1984) e 6,5 cal./mg (Minkoff, 1987).  Il contenuto proteico è compreso tra 50%e 58% (Schott-Bayenes, 1978) invece Watanabe e Kitajima, 1983 sostengono che il contenuto proteico si attesterebbe intorno al 65%. Ma non finisce qui, in quanto un contenuto proteico del 34% - 58% è riportato da Dendrines-Thorpe, 1987, aggiungendo che la digeribilità per le larve è del 84%-94%.Anche per il contenuto lipidico i valori riportati dai vari ricercatori sono caratterizzati da ampie oscillazioni pari al 9%-28%.Queste oscillazioni, riguardanti sia i lipidi sia le proteine, sono strettamente legate al tipo d’alimento con cui sono nutriti i rotiferi. Nonostante tutto quello fin qui esposto, bisogna dire che i fattori alimentari che più di tutti hanno un’influenza importantissima, sia sulla crescita sia su la percentuale di sopravvivenza delle larve, sono gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena della serie n3 – n6. Tratteremo questi importantissimi acidi in modo più approfondito quando ci occuperemo dell’alimentazione delle larve.

Attualmente l’alimentazione dei rotiferi non è più un problema, si puo scegliere tra alimenti secchi o alimenti naturali.

 

Microalghe.

Indubbiamente l’alimento più indicato per alimentare i rotiferi sono le microalghe, a condizione di poter disporre di quantità che possano far fronte al fabbisogno giornaliero dei rotiferi, che è molto alto.Quest’alimento ha un ottimo valore nutrizionale, un buon contenuto d’aminoacidi e acidi grassi essenziali (vedi fitoplancton), in più ha un’eccellente galleggiabilità.Il fitoplancton essendo vivo, non inquina l’acqua e puo agire da battereostatico. L’unico aspetto negativo di quest’alimento sta nel fatto, che deve essere allevato e spesso non si riesce a far fronte alla richiesta da parte dei rotiferi. Pertanto a meno che non si disponga di un reparto fitoplancton, in grado di garantire la produzione d’alcuni litri al giorno. Infatti, alcuni litri al giorno sono la quantità necessaria ad alimentare un numero di rotiferi occorrente a nutrire circa 200-300 larve per tre settimane.Una soluzione per ovviare a questo “inconveniente” potrebbe essere quella di usare un altro tipo d’alimento come base ed alimentare i rotiferi con le microalghe solo 12-24 ore prima di somministrarli alle larve.

 

Lieviti

I lieviti hanno un diametro di 5-7 µm un buon contenuto proteico, non si devono allevare e sono di facile reperibilità. Il tipo di lievito più usato è il Saccaromyces cerevisiae, ma possono essere utilizzati anche Candida sp., Rhodotorula sp. L’utilizzo del lievito è molto semplice, basta scioglierne la quantità necessaria in un po’ d’acqua e somministrarlo ai rotiferi.La quantità necessaria dipende dal tipo d’allevamento e dalla specie di rotifero allevata. La dose giornaliera approssimativa può essere di 1g/106 –1 (Lavens – Sorgeloos, 1996). Purtroppo i lieviti sono carenti di lipidi ed anche il profilo vitaminico è carente ragion, per cui i lieviti non possono essere usati come unico alimento non essendo in grado di garantire i nutrienti necessari per una crescita corretta e veloce.Volendo usare i lieviti come alimento principale bisogna arricchirli con oli di pesce o integratori commerciali.

Un altro fattore da tener presente alimentando i rotiferi con i lieviti e che quest’alimento ha il vantaggio/svantaggio di “produrre”rotiferi più grandi del 10%-15% rispetto a quelli alimentati con fitoplancton.

 

Mangimi commerciali 

I mangimi commerciali sono stati studiati  per sostituire completamente le microalghe.Questi mangimi hanno un ottimo profilo nutrizionale, contengono praticamente tutti i nutrienti necessari, compreso gli importantissimi acidi grassi essenziali, in più si trovano facilmente e sono comodi da usare.Detto cosi sembrerebbe l’alimento ideale, ma purtroppo non è così. Quest’alimento inquina abbastanza velocemente l’acqua, favorisce la comparsa di cigliati nella coltura, in più si è potuto notare, che i rotiferi allevati esclusivamente con quest’alimento producono meno uova dei rotiferi allevati con le microalghe.Un altro piccolo inconveniente è quello che i rotiferi prelevati da vasche dove è impiegato quest’alimento, devono essere risciacquati con attenzione per evitare che le particelle d’alimento attaccate al corpo dei rotiferi inquinino le vasche delle larve. Quest’operazione di pulizia può stressare i rotiferi, che sono sottoposti a cambi repentini dei valori fisici/chimici dell’acqua, con conseguenze che vanno dalla semimmobilità alla morte.

 

Parametri generali

 

I rotiferi sono in genere organismi che si adattano più o meno bene a parametri d’allevamento più diversi. Naturalmente condizioni troppo al di fuori di quelle ottimali (tabella 2) inciderebbero in modo negativo sia sulla quantità sia sulla qualità del rotifero.

 

Abbiamo già trattato la temperatura d’ allevamento per le tre specie che più ci interessano.Diamo uno sguardo veloce anche a gli altri parametri che possono influenzare le nostre colture. I brachionus sono una specie eurialina, in natura si possono trovare nelle acque più diverse che possono avere una salinità che va dal 1,8‰ al 36‰. Molti ricercatori sono d’accordo sul fatto che per una corretta e veloce riproduzione, la salinità dovrebbe essere al di sotto del 35‰ con una temperatura di 25°C . Altri affermano che una salinità  inferiore e  temperatura più elevata hanno un effetto positivo sulla riproduzione.Visto il dubbio venutosi a creare abbiamo voluto provare tutte è due le teorie.

Abbiamo preparato due bottiglie di fito identiche sia per tipo di microalghe che di quantità di quest’ ultima per ml³, anche la temperatura era uguale 25°C, l’ unica differenza era la densità. La bottiglia n°1 aveva una densità di 1022, mentre per la bottiglia n°2 la densità era di 1027. Le abbiamo inoculate con 100 individui per bottiglia ottenendo i seguenti risultati. Dopo 12 giorni la bottiglia n°1 era completamente trasparente  con una buona densità di rotiferi. La bottiglia n°2 ha impiegato altri 3 giorni per diventare trasparente e la quantità di rotiferi era approssimativamente del 10%-15% inferiore. Abbiamo fatto la stessa prova portando la temperatura a 28°C ottenendo gli stessi risultati, tranne che per il tempo con cui i rotiferi consumavano le microalghe che si riduceva di 2-3 giorni.  

   

Allevamento 

In costruzione

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