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Gianni Bricola ad un anno dalla morte
di Franco Tosi - Pisa 17 marzo 2005



Ho conosciuto Gianni Bricola in occasione del decennale dell'A.M.A - Acquariofili Marini Associati il 24 e 25 marzo 1979 (io mi ero iscritto nell'ottobre '74).

Già durante i lavori del convegno potei apprezzare la preparazione, la passione e l'eleganza oratoria di Gianni: avevo davanti un gestore di una torrefazione-bar in Piazzale Oriani e Sestri Ponente...che parlava come un professore universitario! Niente a che vedere con l'incespicante ed emozionatissimo resoconto della mia prima vasca mediterranea!

Dopo i lavori del Convegno fui accompagnato a casa di Gianni (era sopra la torrefazione)assieme al Prof. Giulio Relini (per noi ...Giulio)e qui ebbi modo di scoprire che nella pratica, non solo [confermava] sue parole, bensì le superava.

Degno emulo di Konrad Lorenz, si dedicava con competenza e coerenza naturalistica alla cattura per studio, ma anche per cura, allevamento e rilancio in natura, di ogni sorta di animale: pesci, rettili, uccelli e mammiferi. Anche un eccellente conoscitore di piante grasse e da appartamento, con le quali componeva i suoi terrari.

Certo per noi comuni mortali l'impatto con casa-Bricola era, se non proprio traumatico, direi [sorprendente]: non so se e come ci vivesse (non gli ho mai fatto domande sulla sua vita privata), so che non aveva una moglie e quasi sicuramente nessuna delle donne che conoscevo sarebbe entrata lì!!

La vasca da bagno era dedicata a lucertole in quarantena, mentre nel bidet viveva da pascià un enorme rospo..
Tutte le stanze dell'appartamento erano occupate da acquari (ve ne erano anche nel negozio..)da vaschette di allevamento con tritoni nelle varie fasi di crescita, scatole con bellissimi ramarri color smeraldo, tre enormi terrari con ambiente naturale ricreato alla perfezione, piccoli terracquari con raganelle e in una gabbietta il re della casa: un simpaticissimo esemplare di cavia dal pelo lungo (mi pare si chamasse "alfredo")sul quale gli amici del club narravano un aneddoto che la diceva lunga sul rispetto che Gianni aveva per gli animali (era anche amico di Angelo Boglione della RAI..): una sera vengono a vedere i suoi animali alcuni amici tra i quali una ragazza. Gianni prepara alcune sedie e in una di esse mette un cuscino. Fa la ragazza: "grazie! ma non c'era bisogno!"e Gianni: "ma non è per te, è per alfredo: si potrebbe rovinare le unghie con ta paglia delle sedia!" (suppongo che "GROAN" possa essere stata l'espressione muta della ragazza..).

Io però queste presunte stranezze di Gianni le accettavo e le comprendevo. Erano semplicemente segno di amore per gli animali, di coerenza e di perfezionismo ( e i risultati in termini di riproduzione, allevamento e di cura gli hanno sempre dato ragione).

Aveva anche recuperato e curato un barbagianni ferito ed un passerotto che si era abituato a stare sulle dita sue e dei visitatori (come tutte le creature che conoscevano la sua mano amica)

Ma il clou della visita era la stanza del suo allevamento di cibo vivo:
due vasche di 2 metri per 0,50 piene di topolini bianchi con un odore di urina talmente acre da togliere il respiro nonostante la finestra perennemente aperta. Gli adulti finivano in pasto ai serpenti, mentre i neonati erano riservati a ramarri, rospi, rane e raganelle: faceva un po' impressione vedere quei pargoletti nudi di 2cm inghiottiti in un boccone! 
ma il rigore metodologico di Gianni non si piegava a sentimentalismi antinaturalistici! Anch'io amo i miei pesci che mi fanno le feste dietro il vetro (x il cibo...), eppure mangio l'orata che mi cucino al forno.. nel giusto equilibrio..

Ci siamo rivisti poi in occasione della riunione conviviale del 21 novembre 1981. A quei tempi avevo finalmente la fotocamera reflex con la quale feci delle dia che oggi conservo come un caro ricordo. Non potei fotografare tutto, non avevo rullini a sufficienza e neanche tempo materiale. Non abbastanza esperto di foto agli acquari, preferii documentare l'altro aspetto dell'attività di Gianni, vero naturalista a 360°.

Non gli ero abbastanza vicino umanamente e geograficamente per conoscerlo e capirlo come uomo, ma quella era la sua vita... e non mi sarei mai permesso.

Oggi, commemorandolo ad un anno dalla sua tragica fine, sono inevitabili tardivi interrogativi: se avesse dei problemi, se coloro che gli erano vicini avrebbero saputo o potuto aiutarlo..

Di sicuro so che con il suo esempio, sia pure limitato al campo che ci interessa, ci ha dato un esempio da seguire, che va in tutt'altra direzione che l'arroganza, la distruzione, l'indifferenza e l'avidità egoista che imperano oggi.

E di questo chiunque l'abbia conosciuto (e per chi ci crede Qualcun altro), gliene sarà grato e gliene renderà merito.

grazie Gianni

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