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Una riproduzione di Apogon imberbis, di Mario Loffredo

 

Il re di triglie (apogon imberbis) in diversi articoli di vari autori viene descritto come un animale molto timido e delicato, cosa che non mi trova del tutto d’accordo.

Il re di triglie (apogon imberbis)  

Gli esemplari allevati si sono dimostrati abbastanza attivi e nemmeno cosi fotofobi come si legge spesso. 

Procurarsi alcuni esemplari non è difficile, si possono catturare di notte da fine maggio a settembre a riva tra le scoglie in un metro d’acqua dove sono completamente assenti in inverno.

I pesci sono ospitati in una vasca di 200 lt. Arredata con rocce che creano vari anfratti e un po’ di spazio libero per il nuoto.

Gli accessori: 1 aquastar 36 W  10.000 k parzialmente schermata per evitare una luce troppo cruda.

    1 schiumatoio Sander AH 600

La famiglia Apogonidae

La famiglia Apogonidae, ordine Perciformes è presente nel mediterraneo con tre generi :

 - Microichthys

 - Epigonus

 - Apogon.

Oltre ad Apogon imberbis è presente anche Apogon taeniatus, di colore grigio-verde immigrato dal mar rosso è presente solo lungo le coste Israeliane. I pesci Cardinale, questo il nome volgare, sono molto più numerosi nei mari tropicali.

L’Apogon imberbis in inverno può raggiungere i 200 m di profondità, risalendo in estate a pochi metri. Predilige le grotte grandi o piccole e gli anfratti tra gli scogli, di solito in piccoli gruppi. Capita a volte che in grotte medio-piccole si trovino solo due esemplari.

L’Apogon si nutre di pesci, gamberetti ecc..

Difficile poter distinguere il maschio dalla femmina poiché non è presente un dimorfismo sessuale marcato, di solito la femmina è più grande del maschio con corporatura più robusta, mentre il maschio è più piccolo e di corporatura più esile.

Filtraggio:      1 filtro sottosabbia a circolazione inversa,       

                       1 filtro esterno veloce da 2000 lt/h

I valori:         PH = 7,9 – 8 // KH = 7 // NO2 = 0 // NO3 = 20 // PO4 = 0,3 //

                     DENS. = 1027 // TEMP. = 19 – 23 °C

Gli esemplari:  4 Apogon imberbis di 6 – 8 cm catturati tutti nello stesso posto, in vasca si sono ambientati molto bene scegliendosi ognuno un rifugio.

La prima settimana li ho alimentati con cibo vivo, gamberetti, avannotti e vermi. Pensavo che non accettassero subito cibo inerte che invece accettavano volentieri.

Dopo circa una settimana notai che uno degli Apogon aggrediva violentemente due esemplari, ignorando o meglio rivolgendo attenzioni diverse verso un altro esemplare. Dopo 3 giorni sono stato costretto a togliere dalla vasca i 2 esemplari ridotti ormai abbastanza male lasciando quello che non veniva aggredito. Con il passare del tempo, le attenzioni dell’esemplare (che io ritenevo un maschio visto la sua aggressività) verso l’altro esemplare si facevano sempre  più insistenti e l’altro ricambiava queste attenzioni, nuotavano a fianco a fianco tremolii scatti improvvisi.

Allora capii che si trattava di una coppia. La cosa strana è che l’esemplare aggressivo era la femmina.

Il corteggiamento: La femmina invita il maschio a seguirla nella sua tana aspettandolo all’ingresso con la testa rivolta verso l’entrata compiendo piccoli scatti in avanti, appena il maschio si avvicina, gli scatti si fanno più veloci e si aggiunge un leggero tremolio del corpo.

Una volta insieme si spostano in un posto dove hanno più spazio per potersi muovere di solito a centro dell’acquario sopra delle pietre, e si mettono a fianco a fianco e incominciano a girare in cerchio, smesso di girare si colpiscono a vicenda i fianchi. Un'altra cosa che fanno, ma non cosi spesso è mettersi uno di fronte al’altro con la bocca aperta scuotendo la testa.

Quando la deposizione è prossima, si vede la femmina mettersi in posizione verticale con la testa rivolta verso il basso e portare la papilla urogenitale all’altezza della bocca del maschio, ma non ho mai visto nessuna deposizione, che avvengono sempre di notte.

Classe:                Osteiti

Ordine:              Perciformi

Sottordine:        Percoidei

Famiglia:           Apogonidi

Specie:               Apogon imberbis

Nome comune:  Re di triglie

Descrizione:      corpo non molto slanciato,  occhio grande, due pinne dorsali, coda forcuta

Colorazione:     rossa anche sulle pinne,   con punti sparsi, una piccola  macchia nera più o meno distinta alla base della coda  l’occhio è attraversato da due linee bianche orizzontali,  lunghezza massima 15 cm

Habitat:             fondi rocciosi o fangosi fino a 200m in inverno

Note:                  Si può vedere spesso questo pesce,  in estate dentro gli anfratti in pochi metri d’acqua,  in gruppi di 4 – 8 esemplari,  il maschio incuba le uova in bocca fino schiusa,  una volta nate le larve non vengono più riprese in bocca come accade nei Ciclidi.

Le deposizioni: La deposizione avviene sempre di notte  in una sola volta. Dopo la deposizione, le attenzioni del maschio verso la femmina si fanno molto più insistenti, le nuota sempre vicino colpendola con piccoli colpi i fianchi per stimolare una nuova produzione d’uova.

In tutte le deposizioni, sono state 9 da luglio ad ottobre, il tempo che trascorre tra una deposizione ed un'altra varia da 1 a 4 giorni. Tutte le deposizioni sono state fecondate tranne una decima avvenuta a novembre, non naturalmente cioè portando la temperatura a 21°C in questo modo dopo alcuni giorni e avvenuta la deposizione, ma dopo 4 giorni la bocca del maschio era vuota. Quando tutte le uova sono state deposte la bocca del maschio è vistosamente rigonfia, nemmeno a dirlo ignora completamente ogni tipo di cibo, la sua unica preoccupazione è di girare e rigirare la massella di uova, che all’inizio sono giallognole per diventare sempre 

più scure con l’avvicinarsi della schiusa. Qualche giorno prima della schiusa sono grigio scuro e si possono notare gli occhietti delle larve.

L’incubazione: L’incubazione varia da 7 a 10 giorni trascorsi i quali vengono liberate le larve sempre di notte. Le larve sono molto piccole, 1,2 mm(in media) quindi molto difficile stabilire il numero esatto che varia più o meno da un minimo di 500 – 1000 ad un massimo di 5000 – 6000.

 Le uova: Le uova sono quasi sferiche con la capsula del diametro di 0,77 mm, riuniti in mucchietti di varia grandezza e uniti per mezzo di filamenti che partono da un solo punto della capsula.

Problemi e dubbi: Per la prima deposizione decisi di lasciare il maschio con le uova in vasca e non di trasferirlo in una vaschetta più piccola, sia per paura che spaventato dalla cattura potesse ingoiare o sputare le uova, sia perche durante l’incubazione rimane molto legato alla femmina, continuando il rituale dicorteggiamento. Il difficile è stato catturare le piccole larve e trasferirle in una vaschetta all’interno dell’acquario, l’unico modo sicuro era quello di aspirare le larve una per una. Con una pipetta e molta pazienza ho incominciato a trasferire le larve nella vaschetta, ne ho catturato circa 100 poi ho smesso. Il resto delle larve è rimasto in vasca dove i genitori non se ne prendono cura, ma nemmeno le mangiano. 

Deposizioni Apogon imberbis

N° deposizione

data deposizione

data schiusa

31.07.00

06.08.00

09.08.00

16.08.00

17.08.00

23.08.00

24.08.00

31.08.00

01.09.00

07.09.00

08.09.00

17.09.00

19.09.00

28.09.00

01.10.00

12.10.00

15.10.00

25.10.00

10°

 

 

 

20.11.00

n.b. tutte le deposizioni e le schiuse sono avvenute di notte

Diametro dell’uovo 0,77 mm.

Grandezza delle larve 1,2 mm.

*****non fecondata

 

Le larve hanno superato bene lo stress della cattura e dopo 24 ore avevano già consumato ilsacco vitellino che è molto piccolo, e qui sono incominciati i problemi.

I naupili d’artemia, anche se della specie più piccola, si sono rivelati troppo grandi per la bocca delle piccole larve. L’unica soluzione era quella di alimentare le larve con dei rotiferi, cosi cercai di procurarmi dei brachionus rivolgendomi alla stazione zoologica del benthos d’Ischia, dove il Dott.Valerio Zupo è sempre molto disponibile, ma purtroppo al momento non aveva in coltura i brachionus. Nel frattempo ho cercato di alimentare le larve con degli infusori nella speranza di riuscire a procurarmi al più presto i rotiferi, purtroppo dopo 72 ore tutte le larve sono morte.

A 3 giorni di distanza dalla schiusa il maschio aveva di nuovo la bocca piena d’uova.

Questa volta decisi di fare diversamente, trascorsi 8 giorni dalla deposizione si potevano vedere              (quando il maschio rigirava la massella) le larve ormai completamente formate e qualche larva era già in acquario, quindi la sera, prima che si spegnessero le luci, catturai il maschio e lo trasferii nella vaschetta all’interno dell’acquario. Appena nella vaschetta sputò fuori tutte le uova, rimasi impressionato dalla grandezza della massella, che era grande più o meno come una noce, impossibile stabilire il numero delle uova, ma sicuramente ben oltre 10.000.

Si potevano vedere  molto bene le larve agitarsi nel tentativo di uscire dall’uova, ma il guscio risultava molto elastico e le larve facevano molta fatica a liberarsi, anche con l’aiuto di una leggera circolazione d’acqua meno del 1%, riuscì ad uscire dall’uovo. Quindi meglio lasciare le uova al maschio, che con la sua sollecitazione meccanica, aiuta le larve ad uscire dal guscio, infatti, le schiuse successive che ho lasciato al maschio, le larve sono state sempre numerosissime al punto di occupare tutta la massa d’acqua disponibile e far sembrare l’acqua torbida. Purtroppo non sono riuscito a portare avanti nessuna covata per mancanza di rotiferi, ma disponendo di una buona coltura di rotiferi ed una coppia affiatata, il successo è assicurato.

 

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