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Racconto
di una riproduzione di Blennius pavo, di Mario Loffredo
Ritornato
in Italia dopo una lunga permanenza
all'estero per motivi di lavoro, essendo
stato lontano dal mondo degli acquari,
decisi per iniziare di nuovo, di allestire
una piccola vasca di 56 lt. lordi. La vasca
è arredata sulle due pareti laterali e
parete di fondo con fogli di polistirolo
termoformati con diverse tane autocostruite.
La vasca è accessoriata con 1 Neon Aquastar
10.000 K 15W, 1Filtro esterno veloce,
caricato con lana, spugna, sabbia corallina
e un piccolo interno e l´areatore. La vasca
è arredata con pietre vive, alghe, sabbia
provenienti tutti dallo stesso posto come
pure i pesci. Completata la vasca l´ho
lasciata funzionare per circa un mese solo
con le pietre vive e le macroalghe, solo
quando incominciarono a comparire le prime
alghe, decisi di andare a caccia del mio
blennide preferito Blennius Pavo, recatomi
in un posto a nord-est dell’´isola dove
c´è un fondo misto sabbia-massi e dove
prima della mia partenza per l´estero ho
sempre trovato questo blennide in grandi
quantità. Ma questa volta dopo 6 anni il
tempo della mia permanenza all’´estero,
ho potuto costatare una notevole diminuzione
specialmente dei maschi che sono diventati
introvabili, mentre le femmine sono
diminuite del 60-70 %.
Dopo molti tentativi sono riuscito a
formare una coppia, la femmina di 4-5 cm e
il maschio di 6-7 cm. La vasca ha i seguenti
valori:
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Temp
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22,6 giorno 22,1 notte
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Ph
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7,6 – 7,8
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Densità
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1027
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ms
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48,2
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NO2
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0
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NO3
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20 mg/l
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NH3
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0
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PO4
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0
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CA
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450 mg/l
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KH
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8
(
fine
giugno)
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Devo
dire che i 2 esemplari si ambientarono molto
presto al nuovo ambiente tanto e vero che
dopo 4-5 giorni notai il maschio nella sua
bella livrea di corteggiamento corteggiare
freneticamente la femmina a cui non
sembravano dispiacere le attenzioni del
maschio. Purtroppo il tempo per le
osservazioni a mia disposizione non è molto
nei posti turistici come Ischia l´estate è
fatta per lavorare. Dopo altri 4-5 giorni
notai che il maschio era sempre nella tana
che si era scelto, agitando freneticamente
le pinne pettorali e anche quando usciva per
alimentarsi prendeva un boccone e
fulmineamente ritornava nella sua tana e
agitava le pinne ancora più velocemente di
prima, penso per allontanare i succhi che
espellano normalmente dalle branchie, dato
che alimento i miei pesci con cibi vivi o da
me stesso surgelati ancora vivi. Purtroppo
non mi era possibile guardare all’interno
della tana per costatare la presenza d’uova,
dato il suddetto comportamento e
l´aggressività con cui scacciava qualsiasi
cosa che si avvicinasse alla tana, femmina
compresa, la cui papilla genitale era molto
sviluppata, pensai ad un avvenuta
deposizione nonostante il tempo passato
seduto davanti all’acquario approfittando
d’ogni momento libero dal lavoro non
riuscivo a vedere la femmina entrare nella
tana del maschio, finalmente un pomeriggio
durante le mie osservazioni vidi la femmina
uscire dalla tana del maschio, adesso ero
sicuro dell’avvenuta deposizione. Le
deposizioni avvenivano piú o meno a
distanza di 2-4 giorni l´una dall’´altra,
il mio unico indizio per poter stabilire la
distanza delle deposizioni (dato
che il tempo per le osservazioni diminuiva) era l´addome gonfio o
sgonfio della femmina.Un altra cosa che o
potuto osservare
sembra che sia il maschio a decidere
il momento della deposizione visto che la
femmina con il ventre evidentemente gonfio
si avvicinava alla tana del maschio con
chiara intenzione di volere entrare,veniva
continuamente scacciata dal maschio. Un
altra cosa interessante é la deposizione di
un grappolo d´uova circa 70 regolarmente
fecondate all’´esterno della tana, ovvero
dietro al filtro interno (scoperte
per caso)
e alle quali né il maschio né
la femmina dedicavano alcun tipo di cure, e
sono ammuffite dopo circa 4-5 giorni dalla
mia scoperta. Invece le uova del nido si
sono schiuse dopo circa 12-14 giorno piú
giorno meno il numero delle larve era circa
40-50, a questo punto armatomi di una
siringa da 10 ml alla quale avevo applicato
all’´estremistá un tubicino rigido di
circa 20 cm e all’´estremistá del
tubicino rigido un pezzetto di 3 cm di
tubicino siliconico per aereatori, ed ho
incominciato ad aspirare delicatamente, le
larve una per una mi ci sono volute 2 ore
per catturarli tutti e trasferirli in una
vaschetta di plexiglas della capacità di 10 lt, con filtro sottosabbia precedentemente
preparata contenente la stessa acqua della
vasca. Il trasferimento é avvenuto senza
nessun danno per le larve, cosa da me temuta
vista l´esile struttura delle larve.
Superato il primo ostacolo del
trasferimento, rimaneva da risolvere il
problema dell’´alimentazione, scartate le
naupili d’artemia perché troppo grandi
per la minuscola bocca delle larve, pensai
al cibo liquido che usavo per alimentare i
naupili d’artemia ma non lo accettavano.
Allora provai con l´acqua marina naturale,
sperando che contenesse abbastanza
nutrimento per sostenere le larve.
Cosi cambiavo 2 lt d´acqua al
mattino e 2 lt la sera con acqua appena
prelevata in mare, naturalmente in luoghi
puliti. Quindi toglievo i 2lt d´acqua dalla
vaschetta e facevo gocciolare lentamente
tramite un tubicino l´acqua nuova per paura
di uno schoc osmotico. Con questo sistema
sono riuscito a tenere in vita le larve per
6 giorni dopo di che sono iniziate a morire
in massa. A questo punto ho incominciato a
controllare l´acquario anche di notte cosa
che si é rivelata positiva perche tutte le
schiuse si sono verificate di notte. Alla
seconda schiusa ho avuto piú fortuna
trovandomi proprio nel momento in cui le
larve lasciavano il nido, mentre la prima
volta avevo trovato le larve gia in vasca.
La seconda schiusa si é verificata a
distanza di 5 giorni, le larve uscivano dal
nido e nuotavano velocemente verso la
superficie, pensai fossero attratte dalla
luce cosi la spensi e illuminavo solo
l´uscita del nido con una piccola torcia e
le larve si dirigevano ugualmente in
superficie. Riaccesi la luce e incominciai a
raccogliere le larve con il sistema
descritto prima, a questo punto un altra
sorpresa, una femmina di Palaemon serratus (gli
unici altri ospiti della vasca) si liberava dei suoi piccoli a quel
punto la vasca era un brulicare di piccoli
esserini che nuotavano qua ed elá. Cosi
incominciai a raccogliere anche i piccoli
gamberetti, cercando d’essere piú veloce
della femmina di Blennius che gli dava
letteralmente la caccia indifferentemente
sia ai piccoli di Palaemon sia alle sue
stesse larve, mentre il maschio era
inamovibile nel suo nido. Raccolte le larve
di Blennius circa 40 e parte dei gamberetti
li misi in un una seconda vaschetta e
pensavo a come alimentarli. Un amico mi
disse che l´unica soluzione erano i
rotiferi (io
non n’avevo mai sentito parlare) e
non avevo idea di dove cercarli. Cosi provai
ad alimentare le larve con degli infusori ma
senza successo dopo solo 4 giorni anche la
seconda schiusa era perita.
Mario
Loffredo
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