|
Le rocce sono uno dei componenti
essenziali per l’allestimento di ogni acquario marino che si
rispetti (e che non rappresenti il biotopo di un fondale sabbioso,
ovviamente!); una corretta impostazione dell’acquario richiede alcune
considerazioni basilari su questo elemento dell’arredamento. Innanzitutto
cominciamo a chiarire di cosa stiamo parlando, poiché il termine generico
“rocce” include una gran quantità di materiali diversi.
La
prima grande distinzione da fare per noi acquariofili è tra rocce
vive e rocce morte.
Per
rocce vive si intendono rocce prelevate in mare con tutto il loro corredo di
incrostazioni animai e vegetali, per rocce morte si intende qualsiasi sasso
o frammento di pietra di varia origine privo di incrostazioni organiche
marine. Adesso vediamo più in dettaglio che cosa comporta l’impiego di un
tipo o di un altro di rocce.
Le rocce vive
Il termine è stato mediato dai cultori di acquari tropicali, che
chiamano così rocce costituite interamente da incrostazioni di organismi ed
alghe calcaree e quindi ricchissimi di fauna interstiziale.
Anche in Mediterraneo abbiamo rocce di questo tipo, formate da
agglomerati di alghe incrostanti, bivalvi, gasteropodi incrostanti, vermi tubicoli, crostacei sessili eccetera (foto 1).
Si trovano soprattutto nei nostri mari più caldi, diciamo a dalla Toscana
verso sud, e sono pressoché inesistenti nel Mar Ligure. Sono leggere e
porose, con molte cavità, e sono ricche di fauna praticamente in tutto il
volume della roccia. A volte costituiscono strati di concrezione spessi
molti decimetri su rocce o anche ai margini di alcune matte di Posidonia. In
acquario sono molto utili, e resistono discretamente anche all’assalto di
organismi brucatori come i ricci di mare.
|
Foto1

Foto 2

Foto 3

Foto 4

Foto 5

Foto 6

Foto 7

|
|
Un
altro tipo di roccia viva più comune è costituito da normali pietre o
frammenti di roccia ricoperti da incrostazioni calcaree (alghe, anellidi,
molluschi ecc) con uno spessore variabile da meno di un millimetro ad un
centimetro al massimo (foto
2 e 3).
In questo caso il nucleo della pietra è massiccio, non circola acqua al suo
interno ed il peso è elevato. Le rocce al nucleo possono essere calcaree o
silicee, come ad esempio granito o metamorfiti. Una caratteristica di queste
rocce raccolte presso la superficie è che spesso sono sede di colonie di
alghe dal carattere prettamente stagionale, che scompaiono al variare delle
condizioni ambientali inquinando fortemente l’acquario. Inoltre sono
sensibili alla presenza di organismi brucatori come i ricci, che le possono
“scoticare” fino a lasciare la superficie della roccia nuda. Solitamente
dal punto di vista chimico è meglio dare la preferenza a rocce di tipo
calcareo, pechè granitiche e rocce metamorfiche non calcaree sebbene
prelevate in mare possono rilasciare elementi indesiderati quali
ferro, fosfati, alluminio ecc. che in acquario raggiungono
concentrazioni sensibili. Un discorso analogo vale anche per alcune rocce
laviche; bisognerebbe eventualmente tenere sotto controllo il ferro se si
vogliono allevare organismi particolarmente delicati.
Raccolta e trasporto
La
raccolta di rocce dal mare sarebbe teoricamente vietata salvo “modiche
quantità”; è sicuramente vietata tramite autorespiratore.
Per
il trasporto esistono due scuole di pensiero: a “secco” e in acqua.
Secondo il primo sistema si estraggono le rocce dall’acqua, si mettono in
un contenitore chiuso ermeticamente e si trasportano così. Altrimenti vanno
lasciate in ampi contenitori con acqua sufficiente a coprirle magari con un
aeratore. Indubbiamente col primo metodo si risparmia molto peso, tuttavia
gli organismi più delicati non superano il trattamento e muoiono. Il
secondo metodo è una sfacchinata micidiale, ma garantisce che tutte le
forme di vita presenti sulla roccia arrivino alla vasca.
La messa a dimora
Quando
la roccia viva è posta in vasca si trova di solito in condizioni di
temperatura, illuminazione e circolazione diverse da quelle originali, posto
che si sia fatto un bel cambio con acqua naturale in occasione della
"pesca" e quindi dal punto di vista chimico l’acqua sia marina
naturale e pulita. Di conseguenza alcuni organismi animali e vegetali
delicati non si adattano mentre altri si ambientano rapidamente: si ha così
un “riassetto ecosistemico” nella popolazione della roccia viva come
conseguenza dell’adattamento al nuovo ambiente. In questa fase la
decomposizione di materia organica inquina molto l’acqua: sarebbe quindi
meglio introdurre le rocce vive tutte insieme durante l’allestimento e poi
non spostarle più, perché ogni spostamento modifica i parametri
microambientali di illuminazione e circolazione; quando l’assestamento è
completo, inizia a crescere una nuova popolazione di animali ed alghe, come
ad esempio alghe calcaree incrostanti (foto
4). Dovendo aggiungere in seguito una certa quantità di rocce vive
in un acquario avviato, è importante farle “spurgare” in una vasca a
parte (va bene un mastello) purché sia ben illuminata, ossigenata e con una
buona circolazione (foto 5);
è utile aggiungere un filtro a carbone ed uno schiumatoio. In una
settimana-dieci giorni i principali processi degenerativi sono terminati, è
stato possibile verificare l’eventuale presenza di ospiti indesiderati
(crostacei di solito) e si è inquinata solo l’acqua del mastello; con
l’ausilio del filtraggio eventuali animali come molluschi, antozoi,
echinodermi ecc. hanno avuto in ogni caso condizioni ambientali non letali,
e l’illuminazione ha evitato il deperimento della flora incrostante. Se
invece si tratta solo di inserire un sassetto in una vasca già avviata, bè…..si
può fare senza problemi!
Precauzioni
Innanzitutto
non bisogna farsi rapire dalla bellezza di molte rocce incrostate visibili
sulla battigia rocciosa: forme e colori sono attraenti, ma molte alghe
incrostanti sono specie protette; inoltre in acquario deperiscono molto
rapidamente perché di solito non c’è abbastanza luce, non c’è
abbastanza movimento “ritmico” e c’è meno ossigeno rispetto
all’ambiente naturale; andando in putrefazione inquinano moltissimo
l’acquario. Anche le alghe incrostanti rosate della battigia, o le alghe corallinacee, sempre alghe calcaree, sbiancano rapidamente per i motivi
sopra esposti.
Vi
sono alcune forme di alghe brune come la Padina pavonia e l’Acetabularia
acetabulum estremamente attraenti come aspetto, ma molto delicate riguardo
alle variazioni ambientali; hanno inoltre un ciclo stagionale già in
natura, quindi deperiscono inquinando quando terminano il ciclo vegetativo.
Un
deperimento rapido di tutta la flora epifita e di molti animali incrostanti
si ha quando le rocce sono raccolte in inverno o primavera, con l’acqua
ancora molto fredda: le temperature in mare oscillano tra i 13 ed i 15 gradi
(in inverno in un metro d’acqua anche meno), e per quanto graduale il
cambiamento alla vasca è sempre un salto di 4-5 gradi centigradi come
minimo che risulta letale per molte delle
specie incrostanti.
Le rocce “morte”
Per
completare l’arredamento dell’acquario, e fornire supporto adeguato alle
rocce vive è possibile usare qualunque tipo di roccia, ma è sempre
preferibile usare rocce calcaree. Salvo alcuni allestimenti particolari
(ricostruzione, anche estetica, di certi tipi di fondali) conviene usare
roce calcaree perché non rilasciano nulla e sono comunque una sorta di
“tampone” per la chimica dell’acqua. Conviene inoltre usare rocce
molto porose, perché favoriscono l’insediamento di colonie batteriche e microfaune. Si possono dunque usare sia concrezioni organogene di origine
marina, anche se vecchie, sia travertini porosi (foto
6); questi materiali si possono facilmente ridurre e lavorare con
seghetti da metallo e ordinarie frese da trapano. Molti adottano anche
blocchi di calcare carsificato (foto
7), facilmente reperibili nei vivai per giardinaggio; sebbene di
forme interessanti e ricchi di cavità articolate, questi blocchi sono
formati da calcari massicci con porosità nulla al di fuori delle grandi
cavità. Hanno inoltre un peso specifico pari a quello del granito, ed
asperità talvolta rischiose per l’incolumità dei vetri della
vasca.
Per
altri tipi di rocce (graniti, rocce metamorfiche non calcaree ecc) valgono
le considerazioni espresse sopra: otre ad essere un pessimo substrato per i
batteri e le microfaune c’è il rischio che rilascino elementi non
desiderati.
Preparazione
Tutte
le rocce calcaree variamente corrose ed i travertini sono solitamente assai
sporchi di argilla prodotta dall’alterazione; è necessario quindi
effettuare un’accurata pulizia lasciando le pietre a bagno e pulendole con
una spazzola ed un getto d’acqua abbastanza forte. Per i travertini può
essere utile, per una pulizia ed una disinfezione approfondita in presenza
di tracce di radici, una immersione in acqua ossigenata a 40 volumi, che
ossida l’eventuale materia organica presente e libera meccanicamente le
particelle più fini. Una sciacquata accurata completerà la pulizia. Non
bisogna dimenticare che una buona bollitura rappresenta comunque una
discreta garanzia di disinfezione anche nei confronti di spore fungine. Per
rocce più lisce e compatte un buon lavaggio a spazzola potrà invece essere
sufficiente.
Stefano C.A. Rossi
© www.aiam.info
01/10/2007
|