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Le rocce nell’acquario mediterraneo, 

di Stefano C.A. Rossi

 

Le rocce sono uno dei componenti  essenziali per l’allestimento di ogni acquario marino che si rispetti (e che non rappresenti il biotopo di un fondale sabbioso, ovviamente!); una corretta impostazione dell’acquario richiede alcune considerazioni basilari su questo elemento dell’arredamento. Innanzitutto cominciamo a chiarire di cosa stiamo parlando, poiché il termine generico “rocce” include una gran quantità di materiali diversi.

La  prima grande distinzione da fare per noi acquariofili è tra rocce vive e rocce morte.

Per rocce vive si intendono rocce prelevate in mare con tutto il loro corredo di incrostazioni animai e vegetali, per rocce morte si intende qualsiasi sasso o frammento di pietra di varia origine privo di incrostazioni organiche marine. Adesso vediamo più in dettaglio che cosa comporta l’impiego di un tipo o di un altro di rocce.

 

Le rocce vive

Il termine è stato mediato dai cultori di acquari tropicali, che chiamano così rocce costituite interamente da incrostazioni di organismi ed alghe calcaree e quindi ricchissimi di fauna interstiziale.  Anche in Mediterraneo abbiamo rocce di questo tipo, formate da agglomerati di alghe incrostanti, bivalvi, gasteropodi incrostanti, vermi tubicoli, crostacei sessili eccetera (foto 1). Si trovano soprattutto nei nostri mari più caldi, diciamo a dalla Toscana verso sud, e sono pressoché inesistenti nel Mar Ligure. Sono leggere e porose, con molte cavità, e sono ricche di fauna praticamente in tutto il volume della roccia. A volte costituiscono strati di concrezione spessi molti decimetri su rocce o anche ai margini di alcune matte di Posidonia. In acquario sono molto utili, e resistono discretamente anche all’assalto di organismi brucatori come i ricci di mare.

Foto1

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Foto 2

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Foto 3

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Foto 4

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Foto 5

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Foto 6

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Foto 7

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Un altro tipo di roccia viva più comune è costituito da normali pietre o frammenti di roccia ricoperti da incrostazioni calcaree (alghe, anellidi, molluschi ecc) con uno spessore variabile da meno di un millimetro ad un centimetro al massimo (foto 2 e 3). In questo caso il nucleo della pietra è massiccio, non circola acqua al suo interno ed il peso è elevato. Le rocce al nucleo possono essere calcaree o silicee, come ad esempio granito o metamorfiti. Una caratteristica di queste rocce raccolte presso la superficie è che spesso sono sede di colonie di alghe dal carattere prettamente stagionale, che scompaiono al variare delle condizioni ambientali inquinando fortemente l’acquario. Inoltre sono sensibili alla presenza di organismi brucatori come i ricci, che le possono “scoticare” fino a lasciare la superficie della roccia nuda. Solitamente dal punto di vista chimico è meglio dare la preferenza a rocce di tipo calcareo, pechè granitiche e rocce metamorfiche non calcaree sebbene prelevate in mare possono rilasciare elementi indesiderati quali  ferro, fosfati, alluminio ecc. che in acquario raggiungono concentrazioni sensibili. Un discorso analogo vale anche per alcune rocce laviche; bisognerebbe eventualmente tenere sotto controllo il ferro se si vogliono allevare organismi particolarmente delicati.

 

Raccolta e trasporto

La raccolta di rocce dal mare sarebbe teoricamente vietata salvo “modiche quantità”; è sicuramente vietata tramite autorespiratore.

Per il trasporto esistono due scuole di pensiero: a “secco” e in acqua. Secondo il primo sistema si estraggono le rocce dall’acqua, si mettono in un contenitore chiuso ermeticamente e si trasportano così. Altrimenti vanno lasciate in ampi contenitori con acqua sufficiente a coprirle magari con un aeratore. Indubbiamente col primo metodo si risparmia molto peso, tuttavia gli organismi più delicati non superano il trattamento e muoiono. Il secondo metodo è una sfacchinata micidiale, ma garantisce che tutte le forme di vita presenti sulla roccia arrivino alla vasca.

 

La messa a dimora

Quando la roccia viva è posta in vasca si trova di solito in condizioni di temperatura, illuminazione e circolazione diverse da quelle originali, posto che si sia fatto un bel cambio con acqua naturale in occasione della "pesca" e quindi dal punto di vista chimico l’acqua sia marina naturale e pulita. Di conseguenza alcuni organismi animali e vegetali delicati non si adattano mentre altri si ambientano rapidamente: si ha così un “riassetto ecosistemico” nella popolazione della roccia viva come conseguenza dell’adattamento al nuovo ambiente. In questa fase la decomposizione di materia organica inquina molto l’acqua: sarebbe quindi meglio introdurre le rocce vive tutte insieme durante l’allestimento e poi non spostarle più, perché ogni spostamento modifica i parametri microambientali di illuminazione e circolazione; quando l’assestamento è completo, inizia a crescere una nuova popolazione di animali ed alghe, come ad esempio alghe calcaree incrostanti (foto 4). Dovendo aggiungere in seguito una certa quantità di rocce vive in un acquario avviato, è importante farle “spurgare” in una vasca a parte (va bene un mastello) purché sia ben illuminata, ossigenata e con una buona circolazione (foto 5); è utile aggiungere un filtro a carbone ed uno schiumatoio. In una settimana-dieci giorni i principali processi degenerativi sono terminati, è stato possibile verificare l’eventuale presenza di ospiti indesiderati (crostacei di solito) e si è inquinata solo l’acqua del mastello; con l’ausilio del filtraggio eventuali animali come molluschi, antozoi, echinodermi ecc. hanno avuto in ogni caso condizioni ambientali non letali, e l’illuminazione ha evitato il deperimento della flora incrostante. Se invece si tratta solo di inserire un sassetto in una vasca già avviata, bè…..si può fare senza problemi!

 

Precauzioni

Innanzitutto non bisogna farsi rapire dalla bellezza di molte rocce incrostate visibili sulla battigia rocciosa: forme e colori sono attraenti, ma molte alghe incrostanti sono specie protette; inoltre in acquario deperiscono molto rapidamente perché di solito non c’è abbastanza luce, non c’è abbastanza movimento “ritmico” e c’è meno ossigeno rispetto all’ambiente naturale; andando in putrefazione inquinano moltissimo l’acquario. Anche le alghe incrostanti rosate della battigia, o le alghe corallinacee, sempre alghe calcaree, sbiancano rapidamente per i motivi sopra esposti.

Vi sono alcune forme di alghe brune come la Padina pavonia e l’Acetabularia acetabulum estremamente attraenti come aspetto, ma molto delicate riguardo alle variazioni ambientali; hanno inoltre un ciclo stagionale già in natura, quindi deperiscono inquinando quando terminano il ciclo vegetativo.

Un deperimento rapido di tutta la flora epifita e di molti animali incrostanti si ha quando le rocce sono raccolte in inverno o primavera, con l’acqua ancora molto fredda: le temperature in mare oscillano tra i 13 ed i 15 gradi (in inverno in un metro d’acqua anche meno), e per quanto graduale il cambiamento alla vasca è sempre un salto di 4-5 gradi centigradi come minimo che risulta letale per molte  delle specie incrostanti.

 

Le rocce “morte”

Per completare l’arredamento dell’acquario, e fornire supporto adeguato alle rocce vive è possibile usare qualunque tipo di roccia, ma è sempre preferibile usare rocce calcaree. Salvo alcuni allestimenti particolari (ricostruzione, anche estetica, di certi tipi di fondali) conviene usare roce calcaree perché non rilasciano nulla e sono comunque una sorta di “tampone” per la chimica dell’acqua. Conviene inoltre usare rocce molto porose, perché favoriscono l’insediamento di colonie batteriche e microfaune. Si possono dunque usare sia concrezioni organogene di origine marina, anche se vecchie, sia travertini porosi (foto 6); questi materiali si possono facilmente ridurre e lavorare con seghetti da metallo e ordinarie frese da trapano. Molti adottano anche blocchi di calcare carsificato (foto 7), facilmente reperibili nei vivai per giardinaggio; sebbene di forme interessanti e ricchi di cavità articolate, questi blocchi sono formati da calcari massicci con porosità nulla al di fuori delle grandi cavità. Hanno inoltre un peso specifico pari a quello del granito, ed asperità talvolta rischiose per l’incolumità dei vetri della  vasca.

Per altri tipi di rocce (graniti, rocce metamorfiche non calcaree ecc) valgono le considerazioni espresse sopra: otre ad essere un pessimo substrato per i batteri e le microfaune c’è il rischio che rilascino elementi non desiderati.

 

Preparazione

Tutte le rocce calcaree variamente corrose ed i travertini sono solitamente assai sporchi di argilla prodotta dall’alterazione; è necessario quindi effettuare un’accurata pulizia lasciando le pietre a bagno e pulendole con una spazzola ed un getto d’acqua abbastanza forte. Per i travertini può essere utile, per una pulizia ed una disinfezione approfondita in presenza di tracce di radici, una immersione in acqua ossigenata a 40 volumi, che ossida l’eventuale materia organica presente e libera meccanicamente le particelle più fini. Una sciacquata accurata completerà la pulizia. Non bisogna dimenticare che una buona bollitura rappresenta comunque una discreta garanzia di disinfezione anche nei confronti di spore fungine. Per rocce più lisce e compatte un buon lavaggio a spazzola potrà invece essere sufficiente.

  Stefano C.A. Rossi

 

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