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Le Biodiversità del mediterraneo
by
Luca Colutta*
Nel
1992 a Rio de Janeiro venne elaborata La
Convenzione sulla Biodiversità. In quell’occasione si
affermava il valore intrinseco della diversità biologica e delle
sue varie componenti: ecologiche, genetiche, ma anche sociali ed
economiche.
A Rio de Janeiro si riconobbe inoltre che l'esigenza fondamentale per la
conservazione della diversità biologica consiste nella salvaguardia in
loco degli ecosistemi e degli habitat naturali, col mantenimento e
ricostruzione delle popolazioni di specie vitali nei loro ambienti.
Per
Biodiversità si intende la
varietà
delle forme di vita vegetali e animali presenti negli ecosistemi. Il
termine viene anche usato per indicare la variabilità genetica
all'interno di una singola specie.
La sopravvivenza di ogni specie dipende infatti dalla varietà di
popolazioni che la compongono. Minori popolazioni di una specie in diverse
aree geografiche presenti in natura significa minor variabilità genetica
che a sua volta significa
minori possibilità di sopravvivere per la specie. E’ fondamentale
quindi proteggere le diverse popolazioni di una specie.
Per
Biodiversità
degli Ecosistemi si
intende la diversità
ambienti in cui la vita è presente: la foresta, la barriera corallina,
gli ambienti sotterranei, il deserto, le torbiere. La scomparsa
o la compromissione da parte dell’uomo
di questi ambienti comporta il rischio di estinzione delle specie
che vi abitano.
Per
Diversità Specifica si intende il complesso delle specie che abitano una
certa regione della terra. Questa
è definita da alcuni autori: Alfa-diversità. Essa indica la diversità
tassonomica, quindi non solo la ricchezza di specie di una regione ma
anche le relazioni (in particolare le catene trofiche) tra le diverse
specie.
Il
Mare Mediterraneo anche se ha un estensione, relativamente, modesta, per
varie ragioni (Geologiche, Ecologiche, Antropiche etc.) può essere
considerato un vero e proprio generatore di Biodiversità. Basti pensare
ai continui scambi con due tra i maggiori corpi marini della terra:
L’oceano Atlantico e tramite il Mar Rosso, l’oceano Indiano. A questo
si aggiunga che l’uomo con i suoi traffici (1/3 del traffico mondiale
delle petroliere passa per il Mediterraneo) contribuisce, spesso
involontariamente, all’immissione di nuove specie in questo
sfruttatissimo bacino.
Il
Mediterraneo rappresenta, con i suoi 3 milioni di chilometri quadrati di
area, solo l’1% della superficie acquatica mondiale. Le profondità non
sono elevatissime, infatti il valore medio di questo parametro e 1370 m
con una punta massima di 5120 a sud della Grecia. Ha tre soli e molto
ristretti sbocchi sui mari confinanti: lo stretto di Gibilterra che lo
mette in comunicazione con L’Atlantico, il Bosforo che lo collega con il
Mar Nero e il canale di Suez che lo mette in comunicazione con il Mar
Rosso.
Nel
Mediterraneo possiamo affermare (con le dovute eccezioni) che si trovano
più o meno le stesse specie che vivono nel vicino Oceano Atlantico. La
regione Mediterranea comprende in senso lato la zona Mauretanica, che
corre lungo le coste africane da Gibilterra fino a Capo Bianco, e la zona
Lusitanica che arriva a nord fino alla Manica. Di notevole importanza è
il canale di Sicilia (prof. media: 350 m) il quale divide il Mediterraneo
in due grandi settori: Occidentale ed Orientale. Le caratteristiche
biologiche e fisiche di questi due settori sono sensibilmente diverse; ed
inoltre all’interno di questi due sottobacini la fauna ittica e gli
invertebrati variano a seconda della latitudine e della longitudine. A
occidente, come è facile aspettarsi, è molto sensibile lìinfluenza
Atlantica: infatti numerose specie entrano attraverso Gibilterra favorite
dalla corrente più fredda in penetrazione proveniente da quest’oceano.
A Oriente invece, poiché il bacino risulta più caldo quindi anche più
salato, le popolazioni assumono caratteristiche più nettamente
sub-tropicali. Dopo l’apertura del Canale di Suez alcune specie tipiche
del Mar Rosso sono penetrate facilmente e altrettanto facilmente si sono
adattate nel Mar di Levante e da lì lentamente si stanno diffondendo in
tutto il Mediterraneo.
Particolare
è anche l’ittiofauna dal Mar Adriatico, in quanto esso è il bacino
dove si trovano le acque più fredde e meno salate di tutto il Mar
Mediterraneo. Intuibile è quindi la peculiarità di tali popolazioni. A
titolo di esempio basti ricordare che alcune specie di Storioni che lì
vivono o le Passere di Mare (Platichthys
flesus) e Papaline (Sprattus
sprattus) sono rare o inesistenti in altre zone.
Il
Mediterraneo è purtroppo sottoposto ogni giorno di più a ogni tipo di
sfruttamento e sciagura, verrebbe da dire che molti lo considerano poco più
di una pattumiera. Il suo equilibrio è molto precario, esso infatti
rinnova molto lentamente le sue acque attraverso lo stretto di Gibilterra,
comportandosi ecologicamente quasi come un enorme lago salato. Occorrono
circa 80-90 anni per rinnovare completamente l’intero volume delle sue
acque (e chi in vita sua ha mai
condotto un acquario sa questo dato quanto è importante….). Su di esso vengono riversati i liquami di 150 grandi città e
14.000 industrie(!) e come già accennato il 35% del traffico
mondiale delle petroliere fa rotta attraverso il Mediteranno. Tutto questo
è abbastanza per concepire un cambio radicale nelle politiche
protezionistiche, bisogna salvaguardare sempre più aree e queste
devono essere sempre più estese. Bisogna inoltre potenziare al
massimo i controlli anche con inasprimenti di pena per gli inadempienti
altrimenti il concetto di Biodiversità nel Mediterraneo diverrà fra
qualche anno soltanto argomento
di discussione fra accademici…….
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