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La vita nel mediterraneo 

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Le aree biogeografiche del mediterraneo, by mabbond ©  

Introduzione:

In generale è possibile dire che l’attuale stato della composizione del mediterraneo così come lo vediamo oggi è dovuto a cambiamenti nei secoli passati. Dopo le evaporazioni nel periodo messiniano durante il periodo del miocene il mediterraneo si è stabilizzato avviandosi a variazioni climatiche che hanno portato l’attuale composizione.  Com'è descritto in altro documento è sempre variabile.

Il bacino in generale è abbastanza omogeneo ma è possibile individuare alcune zone biogeograficamente distinte e caratterizzate da alcuni elementi floro-faunistici particolari.

 

Le zone:

  • Mare di Alboran – è compresa tra la Spagna e il Marocco.  Questa è l’area che risente maggiormente dell’influenza dell’Atlantico, infatti, in quest’area troviamo molte specie oceaniche che non si trovano altrove. A 200 km da Gibilterra abbondano i popolamenti di Laminaria ochroleuca e viceversa mancano o sono rari alcuni endemismi mediterranei.

  • Mediterraneo occidentale – viene diviso secondo una direttrice nord-sud in tre zone diverse. Quindi abbiamo la prima che è caratterizzata dal raffreddamento delle acque dovuta ai venti freddi nord-atlantici che in questa regione sono predominanti. La zona centrale si trovano un gran numero di elementi atlantici ed endemici, può essere considerata l’area mediterranea caratteristica. Mentre la parte meridionale risente delle correnti oceaniche provenienti da Gibilterra.

  • Mare Adriatico – viene suddiviso in tre zone, la zona settentrionale ed in particolare il Golfo di Trieste, per le sue caratteristiche, ha mantenuto fino ad oggi flora e fauna di un passato remoto tipiche delle coste nord-atlantiche. Le basse temperature invernali, 5-6°, e la salinità molto variabile dovuta ad apporti fluviali, la scarsa profondità, e le escursioni di marea piuttosto ampie, 80-120cm, lo confermerebbero. La parte centrale è simile alla parte occidentale del mediterraneo anche se stanziano ancora molti endemismi adriatici che non esistono più nella parte meridionale che risente delle influenze ioniche e tirreniche. 

  • Stretto di Messina – più che un’area possiamo definirla un biotopo, “un pezzo d’oceano in mezzo al mediterraneo”, così è definita nel 1973 dal prof. Giaccone. Anche in questa zona troviamo specie tipicamente atlantiche come laminaria ochroleuca, phyllariopsis purpurascens, callophyllis lacinata in profondità e saccorhiza polyschides, desmarestia ligulata, phyllariopsis brevipes nelle parti più superficiali.

  • Mediterraneo orientale – nella parte più meridionale presenta numerosi elementi tropicali che risentono delle specie entrate dal Mar Rosso, mentre in quelle centrali si raggiungono i massimi livelli di salinità e temperatura. Nella parte settentrionale abbiamo elementi nord-atlantici freddi che avvicinano questa zona al mediterraneo occidentale. Viene considerato più povero di quello occidentale.

  • Mar Nero – insieme al Mar Caspio costituiva il grande mare miocenico detto Sarmantico. Oggi è caratterizzato da una bassa salinità, 16 per mille, a causa dei grandi apporti fluviali. Le temperature invernali sono inferiori allo zero e quelle estive raggiungono facilmente i 28° e elevate concentrazioni di acido solfidrico sono causa di condizioni di anossia al di sotto dei 150metri. Il bacino è profondo 2500metri e l’apporto idrico è influenzato dalla soglia del Bosforo profonda solo 40metri. La bassa salinità ha permesso a diverse specie sarmantiche di sopravvivere soprattutto vicino alle foci dei fiumi. In quest’area le specie animali in comune con il mediterraneo sono solo l’80% delle 1500.

 

Bibliografia di riferimento:

-         La vita nel mediterraneo - di F. Cinelli - P. Solaini - E fresi - M.C. Gambi

-         Meraviglie del mediterraneo - di B. Zanna - F. Barbieri

-         Guida pratica alla flora e alla fauna marina della Sardegna- di Gazale - Porcheddu

-         Il pianeta blu - fabbri editori

 

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