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La mia esperienza con la riproduzione del Cerianthus  

di Giovanni Verazza 

 
Fra tutti gli organismi che ho avuto la possibilità di allevare, sicuramente il Cerianthus è l’invertebrato che mi ha affascinato maggiormente. In realtà, forse anche a causa del suo aspetto, avevo sempre creduto si trattasse di un animale molto delicato e soprattutto di difficile cattura. E’questo il motivo per cui il primo esemplare arrivò nella mia vasca solo dopo diversi anni dedicati a questa passione. Dopo circa un mese arrivarono anche il secondo e poi il terzo e così via fino a 35 bellissimi esemplari che sono i protagonisti di questa storia (Foto1). Hanno tutti una colorazione differente e sono stati presi sia in zone con scarso che con accentuato idrodinamismo: ritengo infatti che sia molto importante tenere conto del sito di cattura dato che nel momento in cui si andrà a posizionarli in vasca si dovrà cercare di ricreare, per quanto possibile, una situazione simile, almeno in parametri fondamentali come luce e corrente. Convinto che alla base del corretto allevamento di ogni animale debba esserci una approfondita informazione, mi documentai sulle varietà mediterranee incontrando non poche contraddizioni sui vari testi specifici. 

Dopo alcune ricerche e diversi scambi epistolari con amici come Karl Guba arrivai alla conclusione che ero in possesso di esemplari sia di Cerianthus membranaceus che di Cerianthus dorni e presumibilmente di Cerianthus lloydi. Fra le varie notizie apprese, quella relativa alla riproduzione riportava come periodo interessato i mesi da Gennaio a Luglio.  

Allevare degli animali così suggestivi è sempre una bella esperienza ma poter assistere alla loro riproduzione era per me impensabile nonostante sapessi che qualche acquariofilo ci era già riuscito. I miei esemplari furono sistemati in vasca rispettando esattamente l’idrodinamismo e la quantità di luce dei siti in cui erano stati raccolti (acque basse e quasi ferme). L’alimentazione fu sempre varia: pezzi di gambero, artemia, mysis, piccoli pesci e vermi. Diversamente da quanto si fa di solito, ho sempre nutrito i miei invertebrati a giorni alterni e dopo tutto questo tempo sono convinto della mia scelta. L'idea infatti di limitare l'alimentazione degli animali in cattività risponde solo a criteri di comodo (deterioramento della qualità dell'acqua e mancanza di tempo da dedicare alla vasca) che mal si conciliano con un loro corretto mantenimento: se si parte dal presupposto di allevare degli animali per poter godere della loro bellezza ed osservarne i comportamenti si dovrebbe mettere da parte qualsiasi atteggiamento che, per quanto possibile, non rispetti le loro reali necessità.  

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La vasca ospitava anche degli altri invertebrati e potei così constatare anche i rapporti tra Cerianthus, Cereus pedunculatus e Condylactis aurantiaca. Si tratta, in sostanza, di animali allevabili senza problemi nella stessa vasca, laddove sicuramente deleterie per i tentacoli del Cerianthus sono l’Anemonia Sulcata e l’Alicia mirabilis ( quest’ultima fastidiosa anche per l’uomo).

La vasca era una 230 litri di comunità che ospitava fra le altre cose Thalassoma pavo, Coris julis, Blennius rouxi, Crenilabrus ocellatus, diverse stelle, eunicelle e vari esemplari di Halocinthya papillosa. Il filtraggio era biologico e lo schiumatoio  funzionava 24h/24. I cambi d’acqua erano di 40 litri ogni 2 settimane e la somministrazione degli oligoelementi era settimanale. I valori di nitrati, nitriti e fosfati erano nella norma. E’ molto importante la presenza di uno spesso strato di ghiaia o sabbia a granulometria medio grossa che permette ai Cerianthus di infossarsi meglio: in presenza infatti di un fondo fine capita sovente che escano dal loro tubo membranaceo per cercarsi una posizione a loro più gradita.

Il 9 Dicembre del 2002 accadde il fatto inaspettato. Mentre posizionavo in vasca le catture della mattina, verso le 17, mi accorsi che i miei Cerianthus erano tutti aperti con i tentacoli estroflessi al massimo. Sembrava ci fosse qualcosa di insolito anche perché chi alleva Cerianthus sa che la massima estroflessione dei tentacoli avviene durante lo ore notturne, quando l’animale aumenta la propria superficie di contatto uscendo in parte dal tubo membranoso.

Dopo qualche ora, passando davanti alla vasca, notai con enorme stupore che l’acqua era estremamente torbida e ambrata (Foto 2). Accendendo le luci mi ritrovai davanti ad una miriade di piccole sfere bianche che fluttuavano in tutta la vasca (Foto 3). Cercai allora di capirne la causa e solo dopo una decina di minuti trascorsi ad osservare ogni singolo animale  mi resi conto che si trattava di ovuli di Cerianthus.

Da un esemplare (e solo da quello) di colore vinaccia posto sul lato destro della vasca uscivano in continuazione dei piccoli ovuli bianchi di dimensioni microscopiche ma facilmente visibili ad occhio nudo (Foto 4). Ad una ispezione più attenta mi resi conto che l’intorbidimento era causato da altri esemplari che emettevano liquido seminale che rendeva l’acqua ambrata. Senza parole: si trattava di una vasca di comunità ricca di pesci e piccoli invertebrati che ormai si era trasformata in “ripostiglio” in vista della costruzione di una “casa” più grande. Spensi lo schiumatoio fino all’indomani per permettere agli ovuli di adagiarsi sul fondo: l’oscurità evitò che finissero in pasto agli altri ospiti.

Come capita tutte le volte che ci si trova in situazioni insolite cercai di limitare al massimo gli errori. I cambi d’acqua regolari e la somministrazione di calcio furono fatti con scadenza quasi “religiosa” così come l’osservazione del fondo in cerca di qualche neonato.

In genere ci si deve accontentare di un passo alla volta e per un amante di questi animali aver visto quello spettacolo era già una grande cosa: non pensavo assolutamente di poter portare a termine la riproduzione in una vasca così popolata! Dopo circa quattro mesi la sorpresa: facendo manutenzione straordinaria in vasca e spostando alcune rocce mi sono accorto di avere tre esemplari “nuovi”. Che non si tratti di esemplari da me raccolti in natura l’ho potuto constatare non solo dalla colorazione ma anche dalla loro posizione in vasca ( che comunque non è un fattore determinante visto che spesso i Cerianthus escono dal loro tubo per andare a ricrearlo dove meglio li aggrada). Si tratta di tre esemplari di diverse dimensioni e colorazione: uno viola (molto piccolo) collocato in una zona della vasca difficilmente raggiungibile dal cibo e dalla corrente, uno (più grande) verde posto esattamente sotto la tasca del filtro ed infine un esemplare bianco e verdino (il maggiore fra i tre) nascosto dietro una roccia e visibile solo durante le ore notturne (quando estroflette al massimo i tentacoli). Tutti e tre vengono adesso nutriti come i loro con specifici ed accettano il cibo senza problemi. Soltanto la sorte ha voluto che piccoli pezzetti di cibo finissero tra i loro tentacoli nei primi 4 mesi di vita salvandoli da morte certa. Attualmente due esemplari sono stati spostati nella mia vasca nuova mentre un terzo è finito in una vasca per soli Cerianthus di un caro amico.

Allevare degli animali in cattività è un’esperienza bellissima ma mai quanto assistere alla loro riproduzione. Il fatto poi che si tratti di specie longeve e prive di particolari difficoltà nell’allevamento mi permette di sperare di avere altre deposizioni in vasche a loro dedicate.

Il fine di riuscire a limitare sempre di più il prelievo in natura delle specie del nostro mare da oggi ha un altro tassello!

Giovanni Verazza

 

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