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Osservazioni sulla biologia della Luria lurida di Giovanni Verazza

 

Come spesso capita, le osservazioni più interessanti sugli animali che si ospitano in acquario avvengono per caso. La mia passione per le cipree mi aveva portato ad allevarne alcuni esemplari e, come faccio di regola, a cercare preventivamente tutto ciò che in letteratura fosse stato scritto sulla Luria lurida e che mi potesse interessare da un punto di vista acquariologico.

In realtà come per la maggior parte degli animali del Mediterraneo allevati in cattività le informazioni sui vari testi sono molto vaghe: le schede sugli animali sono del tutto simili tra loro e spesso compilate con una vaghezza disarmante. E così si scopre che moltissimi animali sono detritivori (pare il termine usato con meno parsimonia dagli “esperti”), altri (quando non si sa di che cosa si nutrano veramente) diventano all’occorrenza ottimi brucatori o addirittura altri cambiano famiglia e specie a seconda dell’autore! Si pensi alla Berthella aurantiaca, innocuo gasteropode per la cronaca e spietata cacciatrice di Actinia equina e Actinia cari nei fatti (nessun testo di acquariologia ne parla). Si pensi alla confusione fra Condilactys, Bunodactys, Cribinopsis, Phymanthus pulcher e così via: per qualcuno le precisazioni sui nomi potrebbero sembrare forse superflue ma in realtà è solo grazie ad una corretta identificazione che l’acquariofilo intelligente può allevare nel migliore dei modi i suoi ospiti. La Condylactis ad esempio è un “animale di sabbia”: vive su fondali sabbiosi e non su roccia. La Cribinopsis vive su roccia. Di Cribinopsis però non ne parla nessuno ed ecco che ogni anemone con tentacoli grigio-dorati con le punte viola diventa Condylactis.  

 

Foto di Giovanni Verazza

 

Foto di Flavio Favero

Il discorso sulla Luria lurida prende le mosse proprio da alcune errate convinzioni che l’hanno catalogata come specie che si ciba di alghe oltre che di spugne. Detto questo con il primo esemplare di Luria lurida mi ero limitato esclusivamente a fornire vegetali vari ed in quantità rilevante per cercare di far trovare a proprio agio l’animale. Dalle osservazioni però qualcosa non quadrava: i vegetali non venivano calcolati dal mio esemplare che invece preferiva stazionare vicino alle piccole spugne. Si sa che spesso gli animali in cattività assumono dei comportamenti non proprio abitudinari per la propria specie ma che addirittura cambiassero dieta mi pareva troppo. Dopo circa 2 mesi la Luria, sempre sotto attenta osservazione, aveva divorato una tethya aurantium ed altre piccolissime spugne ma tutte le specie vegetali della vasca erano perfettamente intatte.

Decisi allora di non immettere più spugne nella vasca per vedere se si era trattato solo di una questione di preferenze alimentari: la Luria allietò la mia vasca per altri 4 mesi e poi improvvisamente morì. Togliere dalle proprie vasche un animale morto è sempre una sconfitta e proprio perché si trattava di un animale che mi interessava particolarmente la cosa mi diede fastidio e non poco. In realtà i fatti però parlavano chiaro: decisi di riprovare e misi un altro esemplare nella vasca che nel frattempo era stata adeguatamente rifornita di spugne di vario genere. Il nuovo inquilino passava da una spugna all’altra non calcolando minimamente i vegetali. Era chiaro che la sua dieta si basava esclusivamente sulle spugne, ma si trattava si capire quali fossero le sue spugne preferite. Dopo qualche mese di osservazioni e prove con diversi poriferi sono arrivato alla conclusione che il cibo preferito della Luria lurida è la spugna Aiplysina aerophoba su cui si rinvengono numerosi esemplari in mare durante le ore notturne. Non disdegna neppure Tethya aurantium e qualche altra specie, ma senza dubbio l’Aiplysina è il suo pasto preferito.

Restava da chiarire ancora un dubbio: fin dalla prima settimana mi ero accorto che il primo esemplare emetteva escrementi contestualmente o quasi all’assunzione di cibo sotto forma di cilindretti bluastri e scuri. L’assenza di escrementi in una vasca priva di qualsiasi altro organismo che non fosse sedentario mi aveva portato a pensare che l’esemplare in questione non mangiasse.

Tale situazione era rimasta inalterata fino alla morte dell’animale esattamente a distanza di circa 4 mesi dall’ultimo avvistamento di feci. Ne consegue che si tratta di un animale che può stare anche 4 mesi senza cibarsi. Certo, a posteriori, non ripetendo l’errore di non immettere più spugne in vasca la mia prima Luria lurida forse sarebbe ancora in vita. In ogni caso spero che queste osservazioni possano aiutarci ad ospitare gli esemplari di questo bellissimo animale garantendo loro almeno una corretta alimentazione oltre ad una temperatura dell’acqua rigorosamente mai al di sopra dei 24°C.

Giovanni Verazza  

 

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