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Il Lysmata seticaudata è senza dubbio uno dei crostacei mediterranei più interessanti dal punto di vista acquariofilo. Ciò è dovuto sia alla sua estrema adattabilità alla vita in cattività che alla
sua bellezza ed alla particolarità dei suoi comportamenti nei confronti degli altri ospiti. E’ un elegante gambero di colore rosso più o meno acceso con delle strisce biancastre longitudinali che si cattura facilmente
durante la notte nelle zone portuali o nelle scogliere con l’uso di un retino a maglia fine. Dal punto di vista strettamente biologico si tratta di un decapode della famiglia degli Hyppolitidi che predilige vivere fra i
rizomi della Posidonia o all’interno di piccoli anfratti anche nei porticcioli, dove il cibo è abbondante. Lo si può rinvenire ad una profondità variabile tra i 2 ed i 50 metri e proprio questa sua adattabilità a biotopi
con caratteristiche differenti lo rende allevabile anche in vasche con temperature dell’ordine di 25°C. Innanzitutto va precisato che l’allevamento della maggior parte dei gamberi del Mediterraneo di interesse
acquariofilo non presenta particolari difficoltà. Il Lysmata seticaudata accetta infatti qualsiasi tipo di cibo di origine animale e vegetale. Lo si può allevare sia da solo che in gruppi più o meno numerosi che
contribuiranno sensibilmente alla pulizia della vasca dai detriti e da eventuali organismi morti in qualche angolo nascosto. In natura è attivo prevalentemente durante le ore notturne, evitando un gran numero di predatori ed
è in genere estremamente sospettoso. In acquario la situazione può essere differente nel senso che i suoi atteggiamenti saranno direttamente proporzionali alla presenza di predatori, di numerosi anfratti e di competitori
alimentari. Il discorso a riguardo è estremamente interessante perché ci permette di capire come in effetti anche animali con innate abitudini notturne possano cambiarle drasticamente in cattività. Appena immesso in vasca
il Lysmata cerca un anfratto che eleggerà come propria dimora almeno per i primi tempi. Nella maggior parte dei casi sparisce per giorni e addirittura per settimane (ciò accade soprattutto in vasche ampie che ne ospitano un
numero limitato) per poi riapparire quando ormai si erano perse le speranze di rivederlo. In ogni caso la vasca ideale deve essere ricca di anfratti che ne garantiscano una ritirata strategica in ogni momento con varie
vie di fuga esattamente come in natura. Se poi si ha la fortuna di ospitare qualche gorgonia lo si potrà osservare stazionare sui suoi rami durante le ore notturne: qui infatti è avvisato dell’eventuale pericolo sia dalla
repentina chiusura dei polipi al minimo contatto con un corpo estraneo sia dalla struttura “flessibile” che vibrerebbe anche sotto il peso del più piccolo predatore. La fase di
acclimatazione ha tempi notevolmente ridotti se il numero di esemplari ospitati non è esiguo: in caso di pericolo ad esempio gli scatti con cui l’esemplare minacciato cercherà di fuggire serviranno da allarme per gli
altri. Per ciò che concerne la convivenza il Lysmata è un gamberetto piuttosto pacifico che non crea problemi agli altri animali. Per molti pesci si tratta però di una preda saporita per cui è sconsigliato abbinarlo ad
Apogon di dimensioni rilevanti, Coris Julis, Thalassoma pavo, Scorfani, Sciarrani e Tordi adulti. Può invece vivere senza problemi in vasche con Anthias, Chromis, Murene, Blennidi (di ridotte dimensioni), e piccoli esemplari
di Apogon e di tordi. A qualcuno potrebbe sembrare una elencazione azzardata, ma in realtà la lista di pesci compatibili è composta da tutti quelli che apprezzano una dote fondamentale del Lysmata ossia il suo ruolo di
pulitore. Come accade per diverse specie marine tropicali anche nel Mediterraneo ci si può imbattere in situazioni apparentemente inspiegabili come questa.
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Foto di Stefano Calcabrini
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Il dilemma è subito sciolto: con l’abile uso dei suoi “minuscoli attrezzi” il Lysmata è in grado di garantire una corretta igiene orale eliminando i più piccoli residui di cibo o gli eventuali
parassiti del pesce in questione. Questa sua dote gli garantisce una sorta di immunità, quasi ci fosse un tacito accordo di collaborazione tra pesce e gambero. Non è facile osservare simili comportamenti in cattività ma con
un po’ di fortuna e di spirito di osservazione chiunque può assistere a questa curiosa pratica. Se dunque nella vasca non ci sono predatori temibili il comportamento del Lysmata sarà esattamente l’opposto di quanto
avviene in natura: gli esemplari trascorreranno la maggior parte della giornata a ispezionare la vasca in ogni suo angolo alla ricerca di cibo diventando addirittura sfrontati. In realtà non perderanno mai la caratteristica
di essere molto sospettosi ma, seppure con le dovute cautele, arriveranno addirittura a prendere il cibo direttamente dalle nostre mani.
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Foto di Giovanni Verazza
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Foto di Valerio Zupo
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Foto di Willy Smiths Jacob
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Ciò capita anche con altre specie del Mediterraneo come ad esempio i Palaemon, con cui i Lysmata non hanno un rapporto idilliaco. In genere infatti l’indole dei Palaemon li porta a sopraffare i Lysmata
che vengono sistematicamente allontanati dal cibo e dalle zone topiche della vasca. E’ noto che in cattività molti animali mutano il loro comportamento o ne amplificano alcuni aspetti ed è per questo che ogni vasca fa
storia a sé. Nonostante tutto però la convivenza tra Palaemon e Lysmata pur essendo possibile può limitare notevolmente il comportamento di questi ultimi. Il discorso non si pone invece con altri gamberi mediterranei sia
perché non competitori alimentari (Gnathophyllum elegans) sia perché assolutamente compatibili o eventualmente dotati di efficienti armi di difesa (Periclimenes amethysteus in genere simbionte con anemoni). Di recente ho
potuto constatare che in vasche poco spaziose e senza un adeguato rifornimento di cibo anche lo Stenopus spinosus costituisce un serio pericolo trasformandosi in un predatore infallibile.
Se allevato in ambiente ideale il Lysmata può arrivare anche a riprodursi in cattività, caratteristica non comune fra gli organismi marini. Il problema naturalmente consiste nell’allevamento dei
giovani esemplari anche se il fatto che siano onnivori aiuta notevolmente l’acquariofilo che si dovrà eventualmente preoccupare solo di allontanare ogni possibile predatore.
Le soddisfazioni che questo piccolo gambero può dare all’acquariofilo non sono poche considerando soprattutto che si tratta di una specie robusta e allevabile anche da chi è alle prime armi. Se a ciò
si aggiunge la bellissima livrea si capisce il motivo del suo successo nell’acquario mediterraneo.
Giovanni Verazza
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