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Libano: appunti di viaggio

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Profilo personale di Stefano C.A. Rossi
 Essendomi trovato ancora una volta in Libano per motivi di lavoro, ho voluto approfittarne per gettare uno sguardo a questa sponda estrema del Mediterraneo, grazie anche alle condizioni di relativa tranquillità in cui si trova ora il paese. Potendo rubare solo poche ore al lavoro, in prevalenza all’interno, mi sono limitato alla costa di Beirut e ad una immersione cui ho avuto occasione di partecipare grazie ad amici conosciuti sul posto.
Beirut sorge sull’omonimo promontorio (Ras Beyruth, in arabo con traslitterazione francese) e lungo coste adiacenti; è una città diventata oggi una megalopoli che ingloba centri urbani vicini (“La Grande Beirut”) con scintillanti torri di appartamenti lussuosi, un rutilante centro storico ricostruito, vasti quartieri dove la mid-class si arrabatta per “risalire la china” e suburbi in cui sono ammassati centinaia di migliaia di profughi.

La prima impressione nel vedere la costa è pessima per la quantità di rifiuti sparsi, soprattutto di plastica; anche le nostre spiagge erano spesso trattate così fino a non molto tempo fa, con l’abbandono dei resti dei picnic, e lo sono ancora in molte parti d’Italia: ma qui gli effetti della guerra civile, anche sul civismo dei cittadini, sono ancora pesanti. Vedere tappeti di bottiglie di plastica intasare i canali rocciosi intorno ai faraglioni, che nulla hanno da invidiare a quelli più famosi, mette un po’ di tristezza. Arriverà anche l’educazione civica per tutti; larghe fasce della società civile sono consapevoli ed attive in questo senso, e i cestini, ovunque ci siano, vengono utilizzati; vi sono anche bagni degni di tale nome, pesantemente protetti da filo spinato (foto 1, Ras Beyrouth) ma quando la costa resta l’unico svago per una popolazione che include rifugiati, ragazzini di famiglie alla soglia della povertà ecc. diviene difficile operare in direzione di un rispetto, anche estetico, dell’ambiente condiviso da tutti. In generale dove il territorio è mantenuto pulito la gente ha più cura; dove è abbandonato l’incuria cresce. Questa lezione dovrebbe valere anche da noi, che non abbiamo nemmeno la scusa di una recente guerra civile.

foto 1, Ras Beyrouth

 

foto 2

 

Condividere le mie impressioni di viaggio mi è sembrato interessante, visto che si tratta di un luogo che, sebbene vicino, è al di fuori dei normali circuiti turistici. E’ un mare più caldo e più salato del nostro per semplici questioni di bilancio idrico e termico, quindi tendenzialmente ricco ma oligotipico, cioè con molti esemplari di poche specie. Non so se i diving center riusciranno in futuro a inanellare una serie di immersioni di grande interesse tanto da stimolare un turismo dedicato, ma è un mare che, sebbene un po’ lunare in certi aspetti, è ancora ricco a dispetto della guerra, dei depuratori inesistenti che solo adesso iniziano ad essere costruiti, dei rifiuti gettati in mare, dei beni archeologici depredati da commercianti locali e stranieri senza scrupoli.

Il paese sta rinascendo, e con esso anche la coscienza civica, quindi si spera che la situazione rientri in un binario simile al nostro in un tempo abbastanza ragionevole. Nessuno vuole tornare indietro nonostante le tensioni innegabili, e anzi il Libano tenta di proporsi come un possibile esempio di convivenza nella tormentata realtà mediorientale.

Ras Beyrouth

Ras Beyoruth (Capo Beirut) è un promontorio calcareo che si protende nel Mar Mediterraneo, e si presenta con gli aspetti morfologici tipici di una costa carbonatica di sommersione; sul lato nord è una costa piuttosto bassa, poi si eleva di quota nelle falesie e nei faraglioni del lato ovest e si riabbassa verso sud con ampie spiagge.

foto 3

 

foto 4

 

Tutta la costa è interessata da un solco di battente e da una piattaforma di erosione marina (foto 2), che con le sue caratteristiche cordonature crea delle “vasche” con una profondità di circa 10 cm in bassa marea (foto 3). Solo localmente resta evidente un solco di battente (foto 4). Le parti appena più interne rispetto al moto ondoso, sul lato settentrionale del promontorio, mostrano numerose marmitte di erosione, alcune ancora attive con i ciottoli al fondo e altre ormai fossili, emerse ed in parte smantellate (sempre foto 4). L’intensa carsificazione ha creato veri e propri crepacci impostati lungo le fratture della roccia, che scendono verticalmente anche fino a 4-5 m di profondità; sono frequenti ampi scavernamenti al disotto degli strati rocciosi, attraverso cui si aprono piccoli pozzi da cui fuoriesce l’acqua sospinta dal moto ondoso (ancora foto 4).

 

Le falesie ed i faraglioni (foto 5) presentano anch’essi alla base una piattaforma di erosione marina larga in alcuni punti fino a 7-8 metri.
Il primo sguardo sott’acqua crea sconcerto poiché rivela un Mediterraneo simile ma nel contempo diverso da quello abituale delle nostre coste o di quelle, per dire, tunisine. Il paesaggio sommerso, battuto dal mare perché il promontorio è esposto a tutti i venti dei quadranti occidentali, presenta dei ripiani poco popolati con alghe corallinacee fino ad alcuni metri ed alghe brune e rosse. Tutte le scarpate verticali, fino al bordo dei plateau costieri, sono tappezzate da grandi formazioni di alghe corallinacee, che creano cuscini dello spessore di parecchi centimetri; vi sono comunque ciuffi di alghe brune, nastri di ulvacee a foglie tendenzialmente

 

foto 5

 

lanceolate, molto allungate coi margini ondulati; nei punti meno battuti è presente Caulerpa taxifolia, in una varietà a verticilli piuttosto grossi e spessi, poco numerosi; è stata osservata raramente C. racemosa. Raramente si osservano alghe tipo Peysonnellia Sp. Sono abbondanti spugne incrostanti di colore bruno, ascidie tipo Microcosmus e più rara Hermania momus, specie esotica diffusa in quelle acque, innumerevoli altri tipi di spugne e ascidiacei coloniali, numerosissime protule che espandono i loro ciuffi piumati tra la bassa vegetazione.

Foto 6

 

Più verso la superficie cambia il tipo di alghe corallinacee; diventa più rado il tipo comune arborescente, compatto, e compaiono fasce di Corallina elongata. I plateaux costieri hanno sempre un bordo rialzato (foto 2, foto 6), di accrezione biogenica, costruito da mitili alghe ed altri animali incrostanti; il ripiano è tappezzato di mitili con alghe corallinacee e frequenti cespi di Ulva sp. Nei pozzi entro i plateau (foto 3, foto 4), ricoperti di cozze e ulvacee con molte altre alghe non identificate e più abbondante C.taxifolia, colonie di ascidie e spugne, si trovano numerosi gasteropodi della specie Strombus persicus, una specie esotica (entrata in Mediterraneo per cause antropiche) ormai comunissima lungo tutta la costa. Questi pozzi che perforano i ripiani spesso si allargano a formare grotticelle e grotte; fauna e flora incrostanti mutano radicalmente aspetto in poche decine di centimetri a causa della diversa illuminazione.
Oltre a numerose specie, tra cui saraghi e altri labridi, il pesce più frequente in questo sito è il Thalassoma pavo, con individui da 2 a oltre 20 cm. Molto numerose anche le bavose, non identificate, e altre specie mai viste, alcune ricordano le mormore ma vista la coda potrebbe trattarsi di labridi. Le castagnole, abbondantissime fin nelle pozze della scogliera in comunicazione con le grotticelle sottostanti, si fanno quasi accarezzare sott’acqua: in generale il pesce è molto più avvicinabile che da noi a causa della scarsità di subacquei. In questo tratto urbano l’acqua è abbastanza torbida, sia per il fondale sabbioso sia per la bassa qualità delle acque.

 
 

Immersione a Joûniè

Grazie ad alcuni amici libanesi ho potuto fare un’immersione senza rubare troppo tempo al mio lavoro. Ci siamo appoggiati ad uno dei diving center della zona appena a nord di Beirut, situato in un complesso balneare piuttosto esclusivo (si entra pagando e solo se invitati!) (foto 7). Il moniteur è molto attento e preparato; nonostante io sia senza brevetto (fisicamente non ho portato la mia vecchia tessera PADI), mi esamina un po’ e decide che fino a 30 m mi può portare. Immersione tranquilla, fondale con piccole scarpate e ampie cenge. Ci prepariamo; io sono l’unico senza muta, ma organizzo il resto: cintura dei piombi (le bombole sono di alluminio, quindi molto positive se vuote), jacket, octopus con manometro e profondimetro.

foto7

 

Di attrezzature c’è di tutto un po’ quanto a marchi. Il vento è teso, e fuori dal molo battono le onde. Ci aspetta una robusta imbarcazione in vetroresina con bordo alto e due potenti motori, rustica ma efficace: si arriva sul luogo dell’immersione volando sulle onde. L’istruttore si preoccupa di segnalarmi l’abbondante presenza di meduse considerando che sono senza muta; probabilmente specie esotiche, forse Rhopilema nomadica, che negli anni recenti hanno invaso pesantemente il litorale. . Poi mi interroga sui segnali prima di scendere e si accerta in arabo, francese ed inglese che tutti abbiano capito gruppi e briefing (per inciso, sono l’unico non-libanese del gruppo). Un divemaster dà singolarmente il via libera per il tuffo. L’acqua, come sempre, è caldissima, almeno 29°C, sembra di tuffarsi nella vasca da bagno; purtroppo le onde quasi intorno al metro e la corrente infastidiscono un po’ l’attesa. Visto il mare mosso e la temperatura la visibilità nei primi metri è quasi nulla, praticamente un braccio, a causa del sedimento e del fitoplancton. Dopo l’OK si scende nel brodo. A 15 metri la visibilità migliora decisamente, e a 20 è buona, anche se la luminosità, visto lo strato superficiale torbido, è più bassa. Il fondo è inusuale, detritico, appare sabbioso con sparsi ciottoli che altro non sono che agglomerati, cementati e inamovibili, di organismi ed alghe calcaree. La sabbia è uno strato discontinuo e sottile sul substrato roccioso. Il fondo è ricchissimo di Strombus persicus e di muricidi, e si intuisce l’abbondanza di bivalvi soprattutto dai resti; si tratta di Chama sp, Spondylus sp ecc, cioè in prevalenza specie incrostate sui fondi duri. Tra individui vivi, gusci vuoti e paguri ritengo si trovino svariate decine di conchiglie per metro quadrato. Si vedono anche gusci di spatangidi nelle radure sabbiose; i vermocani (anellidi setolosi poco piacevoli al contatto, forse Hermodice cf carunculata) sono numerosi, almeno un paio per metro quadrato, e una medusa morta sul fondo ne è completamente ricoperta. Lunghe oloturie nere, snelle, dalle branchie molto complesse ed espanse (Synaptula reciprocans),si incontrano soprattutto sul fondo duro. Qui sono frequenti spugne gialle a forma di candelabro, alte al massimo una quindicina di centimetri. Il fondale, apparentemente monotono ma interessantissimo visto da vicino, è popolato, soprattutto dove ci sono un po’ di alghe, da miriadi di giovani donzelle (Coris julis) e altri labridi, di 2-3 cm. I primi pesci di taglia più rilevante che incontro mi lasciano interdetto: sono gruppi (forse più coppie in apparenza) di pesci di colore rosso a righe orizzontali bianche, sicuramente degli Holocentridae, famiglia di pesci decisamente più tipica dei fondali del Mar Rosso. Ne vedrò numerosi esemplari, molti di più rispetto a qualunque altro pesce della stessa taglia. Accanto a piccoli branchi di grosse castagnole danno un aspetto un po’ surreale all’ambiente. A 30 metri l’acqua è ancora calda e più limpida, ma sembra che qui sia sempre così: non è una particolarità di questi ultimi anni. Le alghe calcaree hanno forme leggermente più ramificate oltre alle concrezioni compatte, ma il fondale non mostra grandi differenze di popolazione.
La risalita ci riporta nello strato superficiale, e dopo una sosta abitudinaria a 3 m nell’acqua verde si torna in barca. Il rientro è una doccia calda continua viste le onde e la temperatura!

* Si ringrazia il dr. Helmut Zibrowius (Centre d'Océanologie de Marseille - Station Marine d'Endoume) per i preziosi consigli sull’identificazione delle specie incontrate.

 

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Commenti

  • Salve, e complimenti per le vostre e interessanti ...
  • Sono anni che oramai sul porto della mia citta'in ...
  • interessantissima osservazine!
  • grandioso, questi pesci sono semplicemente unici!
  • Finalmenteeeeeeeeeeeeeeeeee........... Mi sono già...
  • che posso dire resto sempre sbalordito dalla tua c...
  • Grazie Serranus =)
  • bellissimo articolo/studio

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