In Mediterraneo gli alcionari sono ridotti a poche specie, poco frequenti e di piccole dimensioni se confrontate con i parenti della fascia tropicale. Tuttavia la bellezza di questi animali non è trascurabile e l’incontro con un alcionario mediterraneo è, per un subacqueo appassionato di biologia marina o acquari, degno di nota, rappresentando un’esperienza sicuramente non comune.
|
|
La specie più diffusa è Alcyonium palmatum. Noto con l’appellativo di “mano di morto”, riferito all’aspetto dell’animale e ai movimenti che questo può compiere una volta pescato (capita di strapparlo al fondale con reti da pesca), questo incantevole celenterato è un invertebrato coloniale privo di scheletro, che si sostiene in posizione eretta gonfiandosi d’acqua. L’appellativo alquanto lugubre è stato coniato alla fine del 1500 dal naturalista italiano Ulisse Aldrovandi. La struttura del suo corpo è composta essenzialmente da spicole calcaree, unità che gli conferiscono una consistenza discreta nonostante la mancanza di un asse scheletrico. La funzione di sostegno è comunque svolta dall’acqua, utilizzata per gonfiarsi e sollevarsi dal fondale sul quale aderisce. Il corpo ha una parte basale, per la presa al substrato, priva di polipi e definita, pertanto, zona sterile o caule (di colore bianco), e una parte apicale digitata, con un numero di appendici variabili (di solito da cinque a sette). Durante il giorno si alternano periodi in cui l’animale mantiene chiusi i suoi polipi e il corpo sgonfio a periodi in cui, viceversa, il corpo è ben eretto e con i polipi aperti in bella mostra. Di notte è più stabile la posizione eretta a polipi aperti. La colorazione di fondo varia dal rosa salmone, con varianti giallo-crema o arancioni, al più raro rosso carminio. I polipi sono biancastri e semitrasparenti, piuttosto alti e allungati. Amante dei fondali sabbiosi e fangosi con poca luce, non disdegna quelli rocciosi, anche se, in ogni caso, necessita di un ambiente con acqua quasi sempre fredda (14-15° C) e con correnti abbastanza sostenute. Lo si può trovare tanto a 20 metri quanto a 200 metri di profondità: tutto dipende dalle caratteristiche del luogo. Le dimensioni medie dell’animale oscillano tra i 20 e i 50 cm di altezza. Come nel caso di altri celenterati, anche questa specie viene utilizzata da altri piccoli organismi; questa volta si tratta di minuscoli crostacei copepodi, che vivono a spese dei tessuti della colonia. Anticamente si credeva che questo animale, una volta cotto ai ferri, poteva essere utilizzato efficacemente contro il gozzo. Spesso i subacquei sono portati a confondere le due specie di alcionari esistenti in Mediterraneo ma, per non generare confusione, ci aiutiamo con alcune immagini, dove è possibile distinguere con una certa precisione le differenze morfologiche e cromatiche. Parte del testo di questo articolo è ricavato dal volume “Enciclopedia degli Invertebrati marini” – Arbitrio Editore, di cui sono autore insieme a Francesco Costa e sul quale sono mie tutte le fotografie subacquee e parte del testo (ci sono alcune specie che non possono essere osservate in laboratorio e per le quali è possibile lo studio solo direttamente in natura). |
| ←Prec. Sott’acqua con il pesce San Pietro | Alicia Mirabilis Succ.→ |
|---|

























