Crostaceo decapode giunto in Mediterraneo dalle coste atlantiche americane settentrionali oltre 50 anni fa, con la prima segnalazione per Grado (Alto Adriatico) risalente al 1949.
Descrizione
Carapace ampio dalla superficie dorsale granulosa e bluastra, dotato di due larghi denti frontali di forma triangolare (fig. 3, alto). Chele bluastre provviste di spine bianche chiazzate di rosso; le altre appendici grigie dal lato dorsale, blu dal lato lateroventrale. Dimensioni del carapace: larghezza fino a 20 cm; lunghezza fino a 9 cm (nelle femmine, fino a 7.5 cm) (fig. 1).
Provenienza e diffusione in Mediterraneo e Laguna di Venezia
Specie tipica delle coste atlantiche americane settentrionali, Callinectes sapidus viene segnalato per la prima volta in Europa nel 1900, lungo le coste atlantiche francesi (Bouvier, 1901) e successivamente lungo quelle olandesi (Hartog & Holthuis, 1951) e danesi (Wolff, 1954). La penetrazione all'interno del Mediterraneo è documentata dal 1955, in acque israeliane (Holthuis & Gottlieb, 1955), ma in realtà il primo rinvenimento potrebbe risalire al 1948 per la Grecia. Sicure invece le catture di una femmina adulta a Marina di Grado (Alto Adriatico) il 4. 10.1949 e del primo esemplare per la Laguna di Venezia raccolto l'8.10.1950 (Giordani Soika, 1951). Tuttavia i due esemplari citati furono erroneamente identificati come Neptunus pelagicus (L.); la corretta determinazione risale al 1993, dopo i rinvenimenti per la Laguna di Venezia relativi a due individui maschi ed effettuati nel 1991-1992 (Mizzan, 1993). Callinectes sapidus è stato rinvenuto anche lungo le coste di Libano (George & Athanassiou, 1965; Shiber, 1981) e Israele (Snovsky & Galil, 1990), in Mar Egeo (Serbetis, 1959; Holthuis, 1964), nel mare di Marmara (Istambul) (Georgiadis & Georgiadis, 1974), Rodi e Salonicco (Kinzelbach, 1965), Egitto (Banoub, 1963; Ramadan & Dowidar, 1976; Abdel-Razec, 1987) e nel Mar Nero (Monin, 1984). Per le coste italiane viene segnalato anche nel Golfo di Genova (Tortonese, 1965), in Sicilia nel 1970 (Cavaliere & Berdar, 1975), Livorno (Bisconti & Silvi, 2005), Lecce (Gennaio & al., 2006) e Ravenna (Scaravelli & Mordenti, 2007).
Ecologia e biologia della specie
Specie ad ampia valenza ecologica, efficiente predatrice di pesci, molluschi e crostacei che si nutre anche di animali morti. Eurialina ed euriterma, sopporta tanto acque pressoché dolci quanto ipersaline fino a valori del 117‰ ed escursioni termiche da 3 ad oltre 35°C, con valori di ossigeno disciolto inferiori a 0.08 mg/l. Si configura quindi come specie adatta alla colonizzazione di nuovi areali, anche se in Laguna di Venezia è dubbia la sua reale acclimazione. Le rare catture intervallate da lunghi periodi in cui l'animale non è stato osservato sembrerebbero infatti suggerire periodici fenomeni di reintroduzione, seguiti probabilmente da scomparsa della specie. La lunga sopravvivenza delle fasi larvali di questo granchio, dai 30 ai 70 giorni in funzione delle caratteristiche ambientali, ne faciliterebbe infatti il trasporto dai porti atlantici americani fino alla Laguna di Venezia nelle acque di sentina delle grandi navi da carico. A suffragio di questa ipotesi deporrebbe anche la localizzazione delle località di cattura, tutte site nel bacino centrale, nei pressi del porto industriale di Fusina.
Il 6 settembre 1981 viene catturato per la prima volta in Laguna di Venezia un esemplare di Callinectes danae Smith, 1869 e questa rimane a tutt'oggi la prima e l'unica segnalazione della specie per le coste europee. Molto simile a C. sapidus, anch'essa di origine nordamericana anche se a distribuzione più meridionale, si distingue dalla specie precedente per la presenza di quattro denti frontali sul carapace anziché due (fig. 3, sotto) e per la forma dei gonopodi maschili (fig. 6 e fig. 7).
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