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Graffiti della Subacquea Italiana

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A tutti prima o poi, specie dopo i fatidici “anta”, sarà capitato ogni tanto di imbattersi in profumi, sapori, musiche o immagini che ci hanno catapultato ai tempi dell’infanzia o dell’adolescenza: ricordi sepolti che riaffiorano con nitidezza.

A me è successo così: riunione di lavoro in un importante ente pubblico a Genova, è con noi Franco Martini, il funzionario che si occupò del nostro caso in passato, con grande cortesia perché la sua attività ha preso da tempo altre strade. Scopro che di formazione è biologo marino e il discorso cade incidentalmente sulla subacquea.

Si illumina, e dicendo “allora posso motrarle qualcosa che potrà interessarla” estrae dalla cartella un libretto azzurro, agile nel formato. Marina e Franco Martini, “Graffiti della Subacquea Italiana: la storia, attraverso un caleidoscopio di foto, documenti e aneddoti”. Curioso titolo. Una scivolata rapida tra le pagine ed è, letteralmente, un salto indietro nel tempo: ritrovo il mondo che ha alimentato la mia fantasia di bambino, pagine di libri e riviste su cui ho imparato a leggere, nomi che nel mio immaginario erano ciò che erano i calciatori per tutti i miei compagni di giochi. Continuando a leggere e sfogliare, è una cascata di ricordi. Quella copertina di Sesto Continente! Ce l’ho ancora! Quel numero di Fotosub! Me lo ricordo! La prima edizione di Sesto Continente di Quilici! L’ho letta almeno 10 volte! Sembra incredibile quanto sia stratificata la memoria, che riporta a un mondo subacqueo primordiale se vogliamo, ma su cui si stagliava nitida l’idea che chi avesse acquisito speciali capacità per il proprio diletto avesse anche il dovere morale di condividerle a vantaggio della comunità. Veniamo tutti da lì, anche i “figli del PADI” come venivano scherzosamente chiamati i brevettati dalle nuove didattiche, che in fondo hanno semplicemente classificato e regolato all’americana la serie crescente di esperienze cumulabili da un buon sommozzatore. Non dobbiamo dimenticare che le esperienze, dure ed appaganti, qualche volta la vita stessa, l’amore disinteressato per il mare e la capacità tecnica ed imprenditoriale degli “uomini veri” (e le donne ovviamente, rare pioniere in un mondo ancora maschilista di rudi marinai) citati in queste pagine sono ciò che consente oggi a migliaia di appassionati di ammirare il mondo sottomarino. Forse con molta meno coscienza e partecipazione se rapportiamo i numeri, ma senz’altro con grande sicurezza. Le citazioni sono molte, certamente non esaustive ma chissà che future edizioni non si arricchiscano! Oltre a liberare valanghe di ricordi tra noi “vecchi” questo libro potrebbe aiutare tanti giovani sub a capire meglio quanta storia c’è dietro una attività sportiva spesso vissuta oggi come passatempo da villaggio turistico, e a capire che può essere praticata con grande serenità ma con doveroso rispetto verso il mare, che non perdona.

Dovunque si apra il volume saltano fuori un ricordo o uno spunto di riflessione, non occorre tenere il segno. Ho citato la struttura curiosa, sulla cui origine Marina e Franco non fanno misteri… ma la lascio scoprire ai lettori.

Bastino le parole deli Autori per spiegare l’assenza di un sommario:

Il libro non ha sommario, perché non si poteva dare un ordine al contenuto di un sacchetto di perle, tutte ugualmente belle. È come una vecchia scatola, trovata in solaio, colma di lettere, foto, documenti, francobolli... pezzi rari, spesso unici, che appassioneranno chi è attento alla storia.”

Marina e Franco Martini

“Graffiti della Subacquea Italiana: la storia, attraverso un caleidoscopio di foto, documenti e aneddoti”.

Erga edizioni, Genova, 2007.

www.erga.it

 

 

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