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Fiat BR20M Cicogna (n° MM21503)

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Br20-disegno.jpg (17804 byte)

 

Nome

Fiat BR20M Cicogna (n° MM21503)

Assegnato

3° SQUADRIGLIA 13° STORMO

Tipo

Bombardiere leggero

Nazionalità

italiana

Costruzione

Fiat S.A.

Propulsione

2 Fiat A.80 .RC.41 a 18 cilindri stellari, raffreddati ad aria, 1014 cv. l’uno.

Anno di progettazione

1936

Progettista

Celestino Rosatelli

Anno di costruzione

1937

Peso al decollo

10.100 chilogrammi

Velocità massima

432 km/h a 5000mt di quota

Autonomia Operativa

2.750 km.

Carrello

retrattile

Armamento

2 mitragliatrici da 7,7 mm, 1 mitragliatrice Safat da 12,7 mm e 1.600 kg di bombe

Lunghezza

16,75 metri

Apertura alare

21,56 metri

Equipaggio

5 uomini

Pilota

tenente Simone Catalano

Data affondamento

13 giugno 1940

Causa affondamento

colpito in missione e in seguito ammarato

Morti

3 uomini

Profondità minima

45 metri

Profondità massima

47 metri

Gps

N 43° 48' 27,3" E 07° 54' 28,9"

Fondo

sabbia

Distanza da riva

2 miglia

Luogo

San Lorenzo al mare-Imperia

Br20 in formazione1.jpg (23391 byte)

Informazioni tecniche

Il BR.20 fu il primo bombardiere interamente metallico Italiano; volò nel febbraio del ’36 ed entrò nelle file della Regia nel settembre successivo dopo un ciclo di valutazioni durato circa sei mesi.
Partecipò alla guerra in Spagna dal giugno del ’37 come bombardiere con due squadriglie ottenendo buoni risultati.

Br20 in formazione.jpg (27788 byte)

Nel 1939 venne realizzata la variante M, caratterizzata da una più ampia vetratura del muso e da una migliore disposizione dell'armamento difensivo in torretta. Fu utilizzato nel corso del conflitto civile spagnolo ed ebbe largo impiego in vari teatri di operazioni della II Guerra Mondiale; in particolare sul fronte della    Manica, in Grecia, in Africa settentrionale e nel corso della campagna di Russia. Dalla versione base fu sviluppata quella bis su cui erano montati i più potenti motori Fiat A.82 RC.42 da 1.250 CV ma ne furono prodotti solo una quindicina di esemplari nel 1943

Altri 82 esemplari furono venduti al Giappone che li utilizzò in Manciuria e in Cina.
Si dimostrò superato già all’inizio della guerra e passò ben presto dal bombardamento alla ricognizione, addestramento e scorta ai convogli. Tuttavia, nel bombardamento, grazie alla più razionale disposizione delle bombe, ottenne risultati migliori di quelli del più celebrato S.79.
Traspostava un carico di bombe di 1.600 kg, era armato con una mitragliatrice calibro 7.7 sulla torretta anteriore, una mitragliatrice calibro 7.7 sul ventre e nel modello in questione una mitragliatrice calibro 12.7 in torretta superiore girevole tipo M1 (questa mitragliatrice e` ancora in posizione come lo e` una cassetta di munizioni). La larghezza massima dell`apparecchio e` di 21.56 mt , la lunghezza e` di 16.17 metri, l`altezza e` 4,30 mt, la superficie totale portante e` di mq 74. Il BR20 era motorizzato con due motori stellari Fiat A.80 R.C.41 con doppia raggiera di cilindri da 1000 cv ciascuno, le eliche sono di tipo Fiat in duralluminio a passo comandabile in volo dai piloti nella cabina, il loro diametro e` di 3,54 mt. La velocita` massima conseguita a 4000 mt e` stata di 393 Km/ora a 2030 giri, l`autonomia era di 3.000 Km.

B20 vista frontale bw.jpg (150774 byte)

 

La storia

.Br20 Elica1.jpg (14992 byte)

Il 13 Giugno del 1940 il cacciabombardiere MM 21505 era parte dello sfortunato 43° Gruppo d’assalto che decollati dal campo di Cascina Vaga nel pavese giunsero in ritardo sull’obiettivo stabilito: l’aeroporto di Fayence. Il bombardamento della zona comprendente la base navale di Tolone e i campi d’aviazione di Hyères e St.Mandrier era già iniziato nella mattinata con l’impiego di altri 10 unità dello stesso 13° stormo. Le condizioni atmosferiche avverse furono causa del ritardo ed i caccia italiani impegnati nei combattimenti contro quelli francesi erano ormai dovuti rientrare. Tre Dewoitine D520 nemici comandati dall’asso dell’aria Maresciallo Pierre Le Gloan erano  in agguato ed attaccarono i due Br 20 della 3a squadriglia ormai separati dagli altri. L’MM 21505 fu abbattuto ed i superstiti pur lanciandosi col paracadute perirono chi durante la discesa, chi disperso in mare e chi linciato dalla folla una volta a terra. 

Si salvò soltanto il 1° av. Vanuzzo accolto dalla proprietaria del giardino privato in cui ebbe la fortuna di atterrare. L’MM 21503 (il nostro relitto, probabilmente l`unico esemplare ancora esistente al mondo) comandato dal ten. Catalano, ripetutamente colpito dal D520 di Le Gloan riuscì a raggiungere il luogo d’ammaraggio a S.Stefano con il solo motore sinistro semi funzionante e la mitragliera dorsale fuori uso, non poteva superare le alpi e decise di seguire la costa a bassa quota.Si inabissò quasi subito trascinando con se l'armiere Tommaso Ferrari, il marconista Salvatore Gaeta ed il tenente pilota Simone Catalano
Il 2° pilota Maresciallo Ottavio Aliani era ai comandi al posto del ten. Catalano ormai senza conoscenza per il ferimento riportato nello scontro. Fu l’unico superstite insieme al 1° av. motorista Farris raccolti dopo due ore di permanenza in acqua dai natanti della costa usciti a prestare soccorso, era il mattino del 13-06-1940.

Il ten. Catalano a cui fu conferita la M.O. al V.M. s’inabissò con il suo velivolo nonostante gli sforzi di Aliani e Farris nel tentativo di salvarlo. Perirono anche il serg. maggiore armiere Ferrari ed il 1° av. marconista Gaeta.

Br20 Motore dx.jpg (53900 byte)

L'immersione

Domenica 21 Luglio 2001 alle 10.30 abbiamo già montato l'attrezzatura e caricata sul gommone del Diving Nautilus alla Marina degli Aregai a San Lorenzo al Mare. La nostra guida Davide Mottola dirige l'imbarcazione verso il punto di immersione scrutando l'ecoscandaglio. La giornata e calda ma non afosa ed il mare e abbastanza calmo ma con una fastidiosa onda lunga. Dopo pochi minuti siamo sul punto dell'immersione viene calata l'ancora ed una persona scende per fissarla il più vicino possibile al relitto. Nel frattempo ci siamo vestiti e con una capovolta scendiamo in acqua. La corrente in superficie è quasi inesistente ed il manomentro oltre a segnalarmi i 216 bar della bombola mi indica un confortante 22° dell'acqua. Ci dirigiamo alla cima dell'ancora ed iniziamo a scendiamo in coppie. Il mio compagno Aicardi Cristiano è qualche metro più sotto di me e ci si controlla a vicenda durante la discesa che sembra non terminare mai. Ma già a 25 metri si inizia a scorgere la sagoma dell'aereo con le altre 2 coppie che lo stanno visitando. Dopo poco siamo anche noi sopra l'ala destra. L'ambiente è veramente spettacolare, la possente sagoma del relitto è adagiata sul fondo con le eliche piegate all'indietro a causa dell'impatto sull'acqua. Mentre io mi metto a guardare il motore di destra ancora integro scrutando fra le eliche le parti meccaniche, Cristiano a testa in giù sta guardando sotto l'ala evitando così di alzare il sedimento sul fondo sabbioso e nello stesso tempo di urtare contro le strutture ancora integre ma molto fragili della struttura. Io faccio lo stesso e vedo spuntare due piccole chele che appartengono ad una galatea, crostaceo simile all' aragosta ma più piccolo e dai curiosi colori rossi ed azzurrognoli. Nel frattempo noto una sagoma grigia, mi giro e vedo apparire un grosso grongo che gironzola sotto l'intelaiatura dell'estremità dell'ala affannandosi a mangiare qualche sardina che gli viene offerta. Cristiano mi fa segno di seguirlo, passo sopra la cabina di pilotaggio oramai irriconoscibile per la quantità di incrostazioni di alghe calcaree e spugne che la ricoprono e mi dirigo verso l'altra ala in condizioni peggiori dove rimane praticamente solo la struttura portante. Vedo diverse paia di "baffi" che spuntano dalle lamiere e dai buchi, sono una decina di aragoste, di alcune si notano solo  le antenne altre sono completamente visibili sotto l'ala   immobiil sulla sabbia. Un paio sono veramente grosse. Ci spostiamo e cui dirigiamo verso la coda tenendo la fusolieria a destra a circa metà scorgo la mitragliatrice a 45° con la bocca di fuoco verso la superficie, sotto di essa è  ancora presente il caricatore con i proiettili (che sul momento non avevo compreso cosa fosse). Della fusoliera essendo di plastica gommata è praticamente rimasta solo l'intelaiatura. Oramai siamo già al 10 minuto di fondo, Cristiano mi fa segno di risalire, gli altri lo stanno già facendo, io guardo il computer e gli chiedo di rimanere altri 2 minuti, ma mi fa capire che non si può e ci dirigiamo verso la cima. Mentre cerco con lo sguardo la cima vedo sopra di me e sopra tutto il relitto un enorme branco di Anthias anthias, bellissimo pesce dal colore rosso pallido che a quella profondità è di tonalità azzurro/viola. Anche nelle immediate vicinanze del relitto sono presenti spuntando e riinfilandosi tra le lamiere. Risaliamo molto lentamente facendo delle deep stop programmate, la prima a circa 25 metri. Il computer ci dava comunque poca decompressione 2 minuti a 6mt e 6 a 3. Dopo 24 minuti eravamo nuovamente in superficie a riscaldarci un po' nella tiepida acqua superficiale anche se la temperatura di 15° di fondo e la poca permanenza non ci ha fatto soffrire più di tanto. Torniamo verso il porto della marina , ripenso all'immersione, sono molto contento di averla fatta,  era il primo relitto di un aereo da guerra che visitavo negli abissi.

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Flavio Favero e Cristiano Aicardi

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FLAVIO FAVERO
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