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Le meraviglie del relitto Asia

Scritto da Simona Strada & Paolo Balistreri. Postato in ◦Vari

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Tipo: draga 
Anno di costruzione: 1956 
Nazionalità: italiana 
Lunghezza: 55,83 
Larghezza: 11 
Data affondamento: 4 aprile 1987 
Causa dell'affondamento: affondata 
Mare: Mediterraneo 
Stato: Italia 
Regione: Lazio 
Provincia: Roma 
Località: Civitavecchia

L’Asia (Fig.1), probabilmente affondata come deterrente per la pesca a strascico, è una draga lunga circa 55 metri e larga 11, che poggia su un fondale fangoso a circa 37 metri di profondità in assetto di navigazione, leggermente inclinata sulla fiancata di sinistra. La prua spezzata si trova poco  più avanti del resto del relitto ad una profondità di 44 metri. Per raggiungere il relitto si deve effettuare una discesa che avviene lungo un pedagno (Boa di segnalazione) ancorato sul ponte della nave a circa 27 metri. In base alla visibilità è possibile entrare all’interno della sala macchine.

Questa immersione è  molto suggestiva per gli amanti dei relitti, appassionati di fotografia subacquea e biologia marina.

Fig.1 Relitto dell’Asia.

 

Sensazioni

Tra me e lei, è stato amore a prima vista. Un amore che è andato consolidandosi ad ogni nuovo incontro.

Quello che maggiormente mi stupì, ed ancora mi stupisce, è vedere con quanta forza, tenacia e resistenza, la vita si ancori sulle lamiere di questo relitto, nonostante le condizioni appaiano a volte piuttosto estreme.

Pinneggiare dolcemente lungo le murate del relitto, tra il grigiore del ferro ed il marrone del fango, illuminando con la torcia il meraviglioso arancio del Dondice banyulensis (Portmann & Sandmeier, 1960),(Fig2.) ed il viola della Flabellina affinis (Gmelin, 1971), (Fig.3) molto comune lungo i fondali rocciosi, il giallo del Felimare picta (Rudman, 1987),(Fig.4) ed il bianco della Cratena peregrina (Gmelin, 1971), (Fig.5)  quattro esemplari di  molluschi nudibranchi, è una grande emozione.

 

Fig.2 e 3 Dondice banyulensis (Portmann & Sandmeier) e Flabellina affinis (Gmelin, 1971)

 

Fig.4 e 5 Felimare picta (Rudman, 1987) e peregrina (Gmelin, 1971)

 

Lo sguardo non può non essere catturato dagli accesi colori dei Corynactis viridis (Allman, 1846), (Fig.6) detti “anemone gioiello” , presenti in grandi colonie e in diverse varianti di colore (arancio, bianco, verde e viola), rimanendo letteralmente affascinati anche dal lieve ondenggiare dei tentacoli della madrepora Phyllangia mouchezii (Lacaze-Duthiers, 1897), (Fig.7) bianchi nell’oscurità di una notturna.

 

 

Fig.6 e 7  Anemone gioiello (Allman, 1846)  e Phyllangia mouchezii (Lacaze-Duthiers, 1897)

 

 Il bello di questa immersione è cercare sulla Paramuricea clavata (Risso, 1826), comunemente chiamata “gorgonia rossa”, rossa alla base e gialla agli apici che cresce sulla bitta di prua , il suo piccolo ospite che si nasconde tra le sue ramificazioni di color rosso carminio. Il piccolo ospite, famoso tra i sub della zona, è il Balssia gasti. Il Balssia gasti è un piccolo crostaceo che si credeva fino a tempo fa, fosse l’unico esemplare su questa Paramuricea clavata, ma in realtà  gli esemplari sono  almeno tre, molto piccoli e veloci, che si nascondo alla presenza della luce.

Tra gli esemplari osservati in questa immersione, vi sono tre rappresentati di  Astrospartus mediterraneus (Risso, 1826), (Fig.8) che tipicamente vive su fondali rocciosi profondi, fissato alle gorgonie. Ho avuto la fortuna di vedere esemplari di Astrospartus mediterraneus con le braccia estroflesse durante le notturne, ma che talvolta si raggomitolano sino a ricoprire il loro disco centrale dalla forma poligonale.

 

 

Fig. 7 Stella gorgone

 

Lungo la cima della risalita, si può avere la possibilità di fare delle piccole scoperte. Sulla boa a 3 metri, si possono osservare: una piccola colonia di Conchoderma cf. virgatum (Spengler, 1789), che si può trovare in genere con altri Lepas e Conchoderma. Durante l’immersione all’Asia è possibile osservare inoltre: Ectopleura crocea (Idrozoi) (Agassiz, 1862); Neosimnia spelta (Linneo, 1758); Marthasterias glacialis (Linneo, 1758); Stylocidaris affinis (Philippi,1845); Sabella spallanzani (Gmelin, 1805); Conger conger, (Linneo, 1758), ed ancora tantissime forme di vita da osservare e da fotografare.

Tra tutti gli avvistamenti,  occupa un  posto d’onore nel mio cuore un magnifico esemplare di Alicia mirabilis (Johnson, 1861), (Fig.8 e 9)che mi è “costata” ben quattro notturne, prima di concedersi in tutta la sua fluttuante eleganza. Bellissima! L’Alicia mirabilis, assume una forma “chiusa” di giorno, ed una forma “aperta” la notte. Durante il giorno rassomiglia ad un cono brunastro cosparso di tubercoli, ed invece la notte assume l’aspetto di una colonna, cosparsa di tubercoli. Questo organismo presenta dei tentacoli molto urticanti.

 

Fig.8 e 9 Alicia mirabilis (Johnson, 1861) nelle due sue forme in cui è possibile osservarla

 

Dall’Asia non si risale mai insoddisfatti, perché a chi ha la pazienza di osservare con attenzione, regala sempre qualche bella sorpresa.

 

Fonti bibliografiche:

Barbieri F & Zanna B., Meraviglie del Mediterraneo, Gribaudo; Torino, 1997.

Riedl R., Fauna e Flora del Mediterraneo, Muzzio, Padova, 1991.

 

Fonti fotografiche:

Antonio Colacino

Fabrizio Lunghi ­- Diving  C.I.C. - Centro Immersioni Civitavecchia presso il porto turistico Riva di Traiano.

Simona Strada

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