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Un tuffo nel blu

Postato in Bio&Eco Marina di Paolo Balistreri

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Dopo una lunga passeggiata tra gli scogli è arrivato il momento di tuffarci tra queste limpide acque per una piccola nuotata , ma vi raccomando, munitevi di maschera e pinne. Pronti per un tuffo nel blu?

 

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Fig.1. Fondale roccioso presente sotto costa nell’Isola di Favignana (Isole Egadi).

 

In un movimento quasi sincronizzato, filano via a debita distanza di sicurezza dei piccoli pesci dal corpo slanciato, questi sono i  Thalassoma pavo (Linneo, 1758). I Thalassoma pavo (Fig.2), sono dei piccoli  pesci che tipicamente si possono incontrare in prossimità di una scogliera, muovendosi in modo sinuoso e scattante , soprattutto se  ritengono di essere minacciati.

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Fig. 2. Esemplari di Thalassoma pavo  osservati in pochi metri d’acqua.

 

Thalassoma pavo (Linneo, 1758)

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Fig. 3. Esemplare femmina di Thalassoma pavo, intento a nutrirsi di un riccio che è stato schiacciato per attirarlo in prossimità dell’obiettivo della macchina fotografica.

Questo pesce ama nascondersi nei piccoli affranti ed è un instancabile nuotatore.   Appartiene ai Labridi di cui fanno parte anche i Coris julis (Donzella), Pesce Pettine e Tordi. In estate sono molto presenti sottocosta.

L’esemplare femmina presenta una livrea con fasce trasversali chiare e fasce longitudinali nere definite sul corpo di colore verde bronzo; nel mezzo del dorso , sull’attaccatura della dorsale, si trova una macchia nera.

L’esemplare maschio è invece caratterizzato da: codale lunata (Negli individui maturi) , corpo di colore verde bronzo, con lineette rosse verticali sulle squame; fianchi con fascia verticale  blu a livello delle pettorali; capo rosso con strisce sinuose blu; pinne multicolori, le pettorali con una macchia nera sulla parte apicale.

 

A pochi metri di distanza, si possono osservare con la loro classica indifferenza, degli esemplari di Sarpa salpa (Linneo, 1758) (Fig.4) . Questi pesci appartengono agli Sparidi, famigli che include tanti altri pesci che siete comuni osservare anche sul mercato del pesce. Per non lasciarvi in sospeso, vi dico che in questa famiglia sono inclusi i  Dentex dentex (Linneo, 1758), comunemente conosciuti come dentici e Oblada melanura (Linneo, 1758), nota anche come “Occhiata” . Ma adesso ritorniamo alle nostre Salpe, pesci onnivori che non smettono mai di brucare con i loro denti incisivi tra le alghe delle scogliere più superficiali.

Sarpa salpa (Linneo, 1758)

    

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Fig. 4. Sarpa salpa

Sarpa salpa è un pesce che predilige stare in gruppi composti da un numero variabile di individui. Nella sua livrea spicca la  presenza di  fasce longitudinali  giallo oro. Si può osservare tipicamente su fondali poco profondi e ricchi in alghe che addenta con i suoi incisivi. Allo stato giovanile si nutre in modo particolare di piccoli crostacei.

La Sarpa salpa non sdegna comunque di assestare qualche bel morso alle lamine di Posidonia oceanica (Delile, 1813) (Fig.5) che portano con se i segni ben riconoscibili dal fatto che si presentano con una forma semi circolare.

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Fig. 5. Morsi di Salpa sarpa su una lamina di Posidonia oceanica (Foto in alto), Praterie di Posidonia oceanica (Sx e Dx)

Per correttezza di cose, adesso vi sarà sicuramente ballonzolata per la testa  la domanda: ”Ma perché parla della Posidonia oceanica come se fosse una cosa diversa? Non è sempre un vegetale?” . Bene! Le vostre domande sono più che legittime. La Posidonia oceanica è una pianta superiore, quindi, anch’essa è un vegetale come le alghe, ma  ha delle differenze sostanziali. Per darvi una prima distinzione, possiamo dire che la  Posidonia oceanica presente un  fusto,  radici e foglie, mentre le alghe non presentano mai un vero fusto, radici e foglie. Parleremo comunque più in la della Posidonia oceanica;  pianta molto importante per il nostro caro Mare Nostrum, anche se qui di seguito vi descriveremo  grazie all’aiuto di un illustrazione tute le parti di essa (Fig.6).

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Fig. 6. Schema illustrativo di Posidonia oceanica, modificato da Mazzola et al., 1996.

Ma avviciniamoci sotto costa. Notate anche voi quei puntini violacei che si trovano in prossimità degli scogli? Avviciniamoci! Sono dei piccolissimi pesci. Molto belli. Questi pesci sono i Chromis cromis (Linneo, 1758) (Fig.7), comunemente noti come Castagnole. Questi, nel loro stato giovanile presentano una livrea che è caratterizzata da delle righe longitudinali di color blu cobalto che scompaiono negli individui adulti, caratterizzati invece da una colorazione tipicamente marrone scuro che è più accentuata sul dorso. I giovanili sono tipicamente sotto costa, riuniti in piccoli branchi.

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Fig. 7. Giovanili di Chromis chromis (Sx) e individuo adulto di Chromis chromis (Dx).

C’è qualcosa in quella fenditura che sembra osservarci, ma di cosa si tratta?! È solo un piccolo pesce rosso che sembra quasi non risentire della nostra presenza. Avviciniamoci! Stiamo parlando dell’Apogon imberbis (Linneo, 1758)(Fig.re. 8-9), noto anche come “Re di triglie”. Questi pesci amano stare al buio, quindi posso osservarsi all’interno di grotte o anfratti durante il giorno, ma di notte nuotano liberamente da questi “ripari”. Apogon imberbis  si nutre di  piccoli crostacei e pesci. Vive tipicamente in  profondità (Fino a 200 m circa), ma si sposta verso la superficie dove forma dei piccoli gruppi nel periodo estivo.

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Fig. 8. Esemplari di Apogon imperbis presenti negli anfratti sciafili (Ambienti non illuminati o poco illuminati).

Apogon imperbis (Linneo, 1758)

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Fig. 9. Esemplare maschio di Apogon imperbis che tiene nella sua cavità boccale i futuri pesciolini che non riterrà in bocca, una volta che le uova si sono schiuse.

Dopo che le uova sono state fecondate internamente con l’ausilio delle pinne di entrambi gli individui, la femmina le emette. Il maschio che presenta una bocca più grande della femmina, accoglie le uova all’interno della sua cavità boccale, cessando di alimentarsi per otto giorni circa. Le circa ventiduemila uova, sono tenute assieme da dei filamenti. La schiusa delle uova avviene di notte. Il maschio di Apogon si presta all’incubazione boccale per circa quattro volte in una stagione riproduttiva.

Ma guarda chi ti vedo osservarci come  è suo solito fare. Un esemplare di Serranus scriba (Linneo, 1758)(Fig.10), animale molto curioso e direi anche sospettoso,  ci osserva muovendosi con un fare vigile da una fenditura, che sicuramente è anche la tana di un Octopus vulgaris (Fig.11). Perché dico questo? Perché il nostro amico si nutre spesso  di ciò che il polpo lascia dopo essersi spolpato ad esempio un granchio, finito vittima delle sue otto braccia, ma soprattutto dalla sua bocca che presenta un robusto becco corneo che è utilizzato per rompere e “addentare”.

Serranus scriba (Linneo, 1758)

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Fig. 10. Due esemplari di Serranus scriba  in prossimità di una fenditura tra gli scogli.

E’ una specie molto comune nei mari italiani, su fondi rocciosi e tra le praterie di Posidonia oceanica. E’ un pesce molto territoriale, caccia piccoli crostacei e attacca le sue uova alle rocce. Il suo nome deriva dal fatto che presenta delle linee ondulate bluastre sul capo, rassomiglianti  ad un antica forma di scrittura.

 

To’! In effetti c’è un polpo che ci osserva.

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Fig.11. Octopus vulgaris  (Cuvier , 1797), mollusco cefalopode, molto noto per le sue capacità mimetiche ed abilità di intrufolarsi anche in ogni piccola fenditura o apertura.

Meglio non inquietarlo per non ricevere un sano getto di inchiostro  che adoperano per dileguarsi come un mago da ciò ch lo sta osservando o avvicinando secondo i loro canoni con un “fare minaccioso”.

Bene! Bene! Vi ricordate della Maja crispata? Il granchio che si muoveva tranquillamente tra gli scogli perché credeva di non esser visto, poiché  adopera mettersi delle  alghe  sul dorso per non farsi riconoscere? Eccone un esemplare che si sta cibando di un crostaceo balanide. La Maja crispata (Fig.12) si nutre di  piccoli invertebrati e organismi morti.

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Fig.12. Maja crispata (Risso,1827),intenta a rigirare una conchiglia.

Non vi allarmate se al contempo state osservano una spugna che cammina.  Non siete diventati pazzi! State semplicemente osservando una Dromia personata (Linneo, 1758) (Fig.13) che cerca di scappare dai voi. Mi sa che non gli state simpatici. La Dromia personata , è un granchio conosciuto anche come “granchio facchino”, poiché usa mimetizzarsi tipicamente con l’utilizzo di una spugna  o una sinascidia (Tunicato: Si distingue dalle spugne per via di un sifone inalante ed un sifone esalante, a differenza delle spugne che presentano gli osti: aperture da dove entra l’acqua e gli osculi, da dove esce l’acqua) trattiene sul dorso con l’ultimo paio di zampe (pereiopodi).

 

 

Dromia personata (Linneo, 1758)

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 Fig. 13. Dromia personata con addosso una sinascidia del genere Aplidium.

La Dromia personata, oltre ad esser conosciuta come granchio facchino, viene chiamata anche “granchio dormiente” per via dei suoi movimenti lenti. Molto presente su fondali rocciosi e sedimentari. Sale lungo le rocce ricche di cavità, dove si può incontrare con una certa facilità.

Ma adesso spostiamoci un po’ più in la ….

fig_fondo Continua …

                                                    

Intendo ringrazia per avermi concesso i loro scatti, senza i quali non potrei realizzare i mie articoli, gli amici: Antonio Colacino, Fabio Russo e Massimiliano De Martino.

 

Fonti fotografiche:

Antonio Colacino: Apogon imperbis , Maja crispata e Octopus vulgaris

Fabio Russo: Cancer pagurus , Chromis chromis , Thalassoma pavo intento a nutrirsi, Posidonia oceanica, Sarpa salpa e Serranus scriba

Massimiliano De Martino:  Lamina di Posidonia oceanica con morsi di Sarpa salpa

Paolo Balistreri: Fondale roccioso e Esemplari di Thalassoma pavo

 

Fonti bibliografiche:

Riedl R., Fauna e Flora del Mediterraneo, Muzzio, Padova, 1991.

Tortonese, E., Osteichthyes (1-2), Calderini, Bologna, 1970, 1975.

 

 

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