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Ci rituffiamo?

Scritto da Di Antonio Colacino e Paolo Balistreri. Postato in Bio&Eco Marina di Paolo Balistreri

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Sulla riva (Fig.1) tutto appare come immobile, ma  in realtà  come ben sapete,  tutto si trasforma. Osservando la risacca è possibile notare il continuo rotolare dei piccoli ciottoli che si accumulano, li dove le onde delimitano la magia dal sogno.

 

Fig.1. Risacca sulla spiaggia della Praia (Isola di Favignana - Isole Egadi)

 

Il profondo blu con le sue creature e la maestosità  delle onde ci fanno sognare ciò che si cela alle svariate profondità  del mare. Sulla riva però, è possibile osservare ciò che il mare contiene, ma  tutto non è sempre cosi bello.  I rifiuti che vengono abbandonati nell’ambiente ci vengono restituiti  talvolta con le vittime della nostra stessa incoscienza. Tartarughe marine (Fig.2) che fanno delle meduse una parte del loro pasto, muoiono soffocate per colpa dei sacchetti di plastica, pesci che rimangono imbrigliati nelle reti degli alimenti, ma anche molti uccelli rimangono li per terra in agonia poiché soffocati per causa dei rifiuti che ingoiano e li soffocano.

 

 

Fig.2. Tartarughe che hanno avuto modo di interagire con delle sporte di plastica.

In queste morti, vi è però da fare una distinzione ovviamente con quelle che avvengono per cause naturali, ad esempio lo spiaggiamento delle meduse. Le meduse, non riuscendo a contrastare con il loro moto l’andamento delle correnti, vengono trasportate fino a spiaggiarsi sulla riva, dove pian piano si scioglieranno come neve al sole, poiché il loro corpo è fatto per il 90% d’acqua Sono molto comuni ad esempio gli spiaggiamenti in massa  di Pelagia noctiluca (Forsskal, 1775) (Fig.3)  comunemente chiamata “Vespa di mare”, noto terrore dei bagnanti, perché molto urticante.

 

Fig.3. Esemplari di Pelagia noctiluca in acque basse (Sx) e esemplari di Pelagia noctiluca sulla riva a seguito di una mareggiata (Dx)

La riva non è comunque solo un cumolo di rifiuti o carcasse, ma porta in se anche una moltitudine di tesori, come  frammenti di corallo e conchiglie che tanto fanno impazzire tutti per  la loro diversità di forme e colori (Fig.4).

 

Fig.4. Sabbia con conchiglie

 

Bene, dopo questa riflessione più che doverosa, che mi dite di rituffarci? Ci rituffiamo?

 

Acque calde e limpide ci accolgono in questo nuovo piccolo giro che ci porta verso nuovi fondali, ma soprattutto, nuovi incontri.  Un fondale sabbioso di pochi metri che all’apparenza si dimostra monotono e noioso, ci regala una Pinna nobilis (Linneo, 1758)(Fig.5)  in prossimità di una bellissima prateria di Posidonia oceanica. La Pinna nobilis, è un mollusco bivalve che può raggiungere le dimensioni di circa 1,50 m, per tale motivo infatti è considerato il mollusco bivalve più grande del Mediterraneo La sua presenza in alcuni fondali è diminuita di molto, poiché il bisso (Serie di filamenti proteici che alcuni molluschi bivalvi come la cozza, utilizzano per ancorarsi al substrato), veniva utilizzato per ricavarne un tessuto particolarmente pregiato.

 

Fig.5. Pinna nobils, tra una prateria di Posidonia oceanica ( Pianta endemica del Mediterraneo) e particolare del bisso.

 

L’esemplare che stiamo osservando in questo momento, rappresenta un individuo adulto, poiché i giovanili, differentemente da quelli più grandi, presentano delle lamelle meno numerose e più pronunciate. In tutta questa descrizione dovremmo puntualizzare per non confondere una Pinna nobilis con una Pinna rudis (Linneo,1758) . La Pinna rudis, differentemente dalla nobilis, presenta delle lamelle di maggiore dimensione, ma soprattutto sono poste in file molto più regolari.  Il margine alto della conchiglia, è meno arrotondato della P.nobilis.

In queste profondità, la tranquillità dovrebbe esser di casa, ma qui, circondati dall’immenso blu, si sente come una grossa ed incombente presenza che ci osserva. 

Si tratta di una grossa cernia bruna (Epinephelus marginatus, Lowe 1834) animale dal corpo che si presenta  piuttosto tozzo negli esemplari adulti che misurano  circa 1 m con una massima lunghezza registrata di 1,50 m.  La coda presenta margine arrotondato nei giovanili, mentre negli adulti tende ad avere un margine dritto. La sua colorazione è molto variabile a seconda anche dell’età e del sesso. Gli esemplari giovanili (Fig.6) presentano macchie molto più accentuate di quelle degli individui adulti.

 

 

Fig.6 Giovanile di cernia bruna.

 

La cernia bruna, una volta preda ambita dai subacquei, è diventata oggi una delle maggiori attrazioni del turismo subacqueo nelle aree dove viene protetta. Addirittura ci sono degli studi che dimostrano quanto  di più renda una cernia viva in confronto ad un’esemplare pescato e venduto. Purtroppo i cacciatori subacquei catturano cernie quasi esclusivamente femmine recando un grande danno biologico alla specie, in Sardegna la pesca è vietata solo nei parchi, fuori da essi è consentito catturare solo un esemplare al giorno.  Animale molto curioso viene incontro ai subacquei attratta da questo “strano animale gorgogliante” che a volte, ma non si dovrebbe, le porta del cibo.

 

 

La cernia presenta un vasto areale di distribuzione: Mediterraneo, Atlantico orientale dal Golfo di Guascogna ad eccezione di Inghilterra ed Irlanda al Sud Africa fino al Brasile. Predilige i fondali rocciosi ove sono presenti grotte ed anfratti dove può nascondersi, i giovani vivono anche nell’immediato sottocosta in bassissimo fondale, mentre gli adulti, di abitudini territoriali, vivono a profondità maggiori. Vorace ed abile predatrice di pesci e molluschi .

 

In estate, per la riproduzione gli adulti si raggruppano su fondali intorno ai 30 m, mentre in inverno frequentano quote più elevate e conducono vita solitaria. Questa specie è proteroginica cioè le gonadi ed i gameti femminili si formano per primi, per cui gli esemplari giovani sono tutti femminili,mentre gli adulti sono maschi. In letteratura vengono riportate varie età e misure relative al cambiamento di sesso, in effetti ciò avviene,come spesso in natura, non in modo matematicamente uniforme, ma con molte variabili, in genere, secondo alcuni autori, tale cambiamento avverrebbe dopo circa 10/12 anni quando l’animale peserebbe circa 3 Kg.

Guardate, abbiamo l’occasione di assistere alla danza nuziale.

 

       

 

 

 

Che meraviglia …

 

 

Fonti fotografiche:

Antonio Colacino

Paolo Balistreri

www.recensito.net

 

Siti di riferimento:

www.recensito.net

www.mondoecoblog.com

www.comune.ozieri.ss.i

 

Fonti bibliografiche:

Riedl R., Fauna e Flora del Mediterraneo, Muzzio, Padova, 1991.

Tortonese, E., Osteichthyes (1-2), Calderini, Bologna, 1970, 1975.

 

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