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La storia di Ferdinando Quaranta

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stories_foto-storia_io_fotografoAll’età di undici anni ho messo per la prima volta la testa sott’acqua nelle allora limpide acque della riviera ligure e non ho più smesso fino a metà degli anni ottanta. Passai, ovviamente attraverso la caccia subacquea, la fondazione di circoli sub e le gare di pesca sub.

Spalleggiato dalla FIPSAS che cominciava in quegli anni a combattere in prima linea la contaminazione sia delle acque interne che di quelle marine, feci opera di sensibilizzazione (essendo chimico di mestiere) verso l’allora quasi sconsiderato problema dell’inquinamento delle acque, mediante articoli su quotidiani e riviste del settore, toccando scottanti problemi come quello degli scarichi urbani nelle acque del litorale, lo scarico dei dragacci sottocosta ed il problema Stoppani di Cogoleto con i suoi sversamenti di Cromo 6.

Nel ’70, scoprii l’ARA (assolutamente, come tutti allora, autodidatta) e subito dopo arrivò la fotografia subacquea, prima con la NIKONOS II, che ancora ho in servizio, poi affiancata da una Konica autoreflex scafandrata Ikelite con flash elettronico Braun in custodia sempre Ikelite.



 io_fotosub_bluScendevo che sembravo un albero di Natale: due macchine (la Nikonos per il B/N, trix esposto a 800 ASA oggi sarebbe ISO, la Konica per le dia : normalmente Kodakchrome 64, sviluppando e stampando il B/N e all’occorrenza le dia su Cibachrome), bibo, due erogatori, frusta con manometro, profondimetro, decompressimetro, snorkel, coltello, orologio, rete portapesci non per i pesci e alla fine anche il giubbotto equilibratore, grande invenzione per noi fotosub. Naturalmente per ogni stagione muta 3 mm. monopelle alla fine quella foderata. Fotogrammi a disposizione per immersione: massimo 72 poi basta.

Oggi, invece, vedi gli attuali acquanauti con mute ultrastagne anche in agosto, un mono con giubbetto, un computerino, due erogatori, un manometro ed una fotocamera digitale con custodia grande come due pacchetti di sigarette e una autonomia di centinaia di scatti: sembra un giocattolo eppure le immagini che vengono fuori possono essere decisamente di qualità..

Approdai ai concorsi di fotografia, nazionali, internazionali, da ultimo alla fotocacciasub appena nata e da qui la svolta: mi interessava la documentazione biologica sottomarina non più i concorsi che pure mi avevano grandemente gratificato con  eccellenti risultati, e così cominciai ad accumulare immagini soprattutto di pesci: migliaia di immagini.

Il destino patrigno volle che cessassi l’attività subacquea a metà degli anni ottanta, per riscoprire quasi vent’anni dopo l’immenso materiale accumulato e non più utilizzato, perfettamente conservato, catalogato e pronto all’uso. Ma i tempi erano cambiati ed eravamo nel pieno boom del digitale: il mio materiale era “Archeologia fotosubacquea”!

Così siamo arrivati al dunque. Perché fare un sito? I motivi sono alcuni: nessun produttore di immagini, quali esse siano, le produce perché queste non siano viste, non servano a qualcosa, non rappresentino la testimonianza di una memoria se non altro tecnica, meglio ancora culturale; le mie erano tante, troppe per essere prima o poi cacciate nella differenziata, e poi era un modo per ricollegarsi al passato, riviverlo, farlo rivivere ad altri e condividerlo con altri, magari i vecchi compagni di immersione. Con il mio amico d’acqua e collega di laboratorio Antonio Gori avevamo allora preparato le schede tassonomiche dei pesci che avevo fotografato che ora, una volta aggiornate, potevano essere di qualche utilità a disposizione di tutti sul Web, con cui però avevamo ben poca dimestichezza.

E qui la chiave di svolta: mia figlia, esperta in web design e programmatore, mi fa la grande proposta: “faccio siti per altri voglio farne uno per te”. Ed ecco il sito, sempre in evoluzione, che intitolerei: “Graffiti di fotografia subacquea ed altro” che mostrerà come si fotografava così faticosamente sott’acqua trenta anni fa, tra un allagamento e l’altro, ai tempi dei Gargiullo, Martini e Solaini, degli amici Alberto Romeo, Binanzer, Drago, Loppel, Navarrini, Picchetti, Pugliese, Reimer, Scordari, Tommei, Voightman, solo per citarne alcuni e in ordine alfabetico, quando la qualità dell’immagine la si vedeva dopo ore (per il BN trattato in casa), talvolta dopo giorni (il Kodakchrome si sviluppava in Germania) ed ogni errore era capitale.

Oggi è un’altra musica, con il digitale tutti possono fotografare con discreta qualità: più fotosub vanno in mare, meno rapinatori tornano a terra e ciò è gran cosa.

 

http://www.ferdinandoquaranta.it/

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