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Un Mediterraneo veramente economico

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 Tutto è iniziato 11 anni fa, quando mi sono sposato.

  Mi chiamo Elvio Giordano, abito a Boves in provincia di Cuneo ed ho 40 anni.  Fra le innumerevoli passioni che ho coltivato e visto crescere nei miei quattro decenni di vita, quella degli acquari posso dire che ha una data di inizio ben precisa:  12 Giugno 1999, giorno del mio matrimonio. 

  L’acquisto di un mobile predisposto per l’inserimento della TV mi ha indirizzato verso un qualcosa che riempisse quello spazio, visto che la TV l’avevamo sistemata da tutt’altra parte.  L’Amore verso la natura e la voglia di riempire quel vano con qualcosa di vivo e che facesse “arredamento” mi ha indirizzato ben presto verso la scelta dell’acquario.

  Il mio primo acquario comprendeva i classici pesci rossi e alcune piante in plastica.  E’ durato 2 anni.  Ben presto i gusti cambiarono e passai al tropicale dolce.  Dai Platy ai Neon, dagli Xifo ai Tricogaster, dagli Ancistrus ai Coridoras, fino ad arrivare agli Scalari.  La vasca era solo un 80 litri, ma qualche piccola soddisfazione me la sono presa ugualmente, soprattutto con le innumerevoli riproduzioni degli Ancistrus.  Con la semestrale vendita dei 70-80 piccoli avannotti tiravo avanti con il discorso delle spese.  Non ho mai avuto grossi problemi, complice anche l’acqua pura del mio rubinetto.  Ho sempre cercato di limitare il più possibile i consumi già fin dal dolce: un filtro biologico da 10 Watt e un’illuminazione da 18 W.  Dopo 8 anni di tropicale dolce ho iniziato a desiderare qualcos’altro, sembrava che mi mancasse qualcosa.  Così ho iniziato ad affacciarmi al marino. 

  La curiosità di vedere un po’ più a fondo quel che c’è nel mondo sommerso mi ha spinto a frequentare il primo livello Fipsas di un corso da sub e, quasi di seguito, subito il secondo con due piccole specializzazioni.  In 3 anni e molte immersioni alle spalle ho visto crescere a dismisura la passione per tutto ciò che ha a che fare con il mare, culla di tutte le forme di vita esistenti sulla terra.

  Sono sempre stato un po’ campanilista e pensare di avere in casa un acquario di barriera non mi stimolava molto.  E poi ho sempre sentito parlare da amici e colleghi delle non poche difficoltà a livello di manutenzione a fronte delle spese elevate.  L’idea, invece, di avere un piccolo pezzetto di mare nostrum da ammirare in salotto mi ha stuzzicato da subito.   Le difficoltà erano all’apparenza molte.  Cosa inserire?  E il viaggio?  Cuneo si trova a 90 Km dal mare!  E poi le temperature, il sistema di filtraggio, l’illuminazione e chi più ne ha più ne metta.  La mia ignoranza era totale. 

  Quel che mi venne in mente fu di rivolgermi al mio negoziante di fiducia: “Io vorrei realizzare un acquario marino mediterraneo” dissi.  “Chiedi a Sergio” fu la risposta “Lui ne ha un paio a casa sua”.  Ebbi il suo numero di telefono e lo chiamai subito.  Mi si sgranarono gli occhi nel vedere quelle vasche.  Molte delle cose che avevo visto sott’acqua ora erano lì, davanti a me, in una vasca.  Chiesi più informazioni possibili allo stesso Sergio.  Iniziai a documentarmi sul Web e molte furono le ore di lettura e ricerca.  Ben presto incappai in AMM e nelle sue guide:  “Guida al Principiante” e Guida al DSB”.  Le divorai e capii che in quelle righe ci stava a pennello il mio futuro acquario.  Per un anno intero monitorai le temperature del mio salotto e, complici le montagne e il fresco del cuneese, vidi che anche nei mesi più caldi la temperatura non saliva mai oltre i 24° C.  Avevo un range da 18 a 24° C.  Bene, un punto a mio vantaggio. 

  Anche avere un cugino vetraio può considerarsi un altro vantaggio.  Così partirono i lavori di assemblaggio della vasca.  Un 75X40X58 cm, cioè 174 litri lordi, su misura per il mio mobile.

  Acquistai sul Web uno schiumatoio performante, o almeno questo era quello che si diceva sui vari Forum intervistati, un Deltec MCE 300.  Una spesa di 115 Euro a fronte dei 200-250 del nuovo.  Appena lo collegai iniziò immediatamente a schiumare.  Per il movimento mi affidai ad una Coralia 2, escluse le prime settimane dove usai 2 pompette avanzate dal dolce.  Inserii anche un piccolo filtro biologico sempre derivato dal dolce che avrebbe dovuto aiutare il tutto nei primi giorni.  Non so se fu un bene o un male, ma lo inserii.  L’illuminazione sarebbe stata composta da 3 lampade da 9 W l’una, attiniche (2 blu ed 1 bianca), 10000°K.  La plafoniera autocostruita consiste in un foglio in alluminio ripiegato, costo 15 €, e due tappi ai lati fatti del medesimo alluminio. Il “fondo” è semplicemente costituito da rete in alluminio dove sono appoggiate le tre lampade.  Comodo e veloce da costruire, semplice e di semplice smontaggio quando dovrò sostituire le luci. Con due catenelle ho fissato la plafoniera al mobile soprastante.  L’accensione delle lampade è regolata da orologio nascosto nel mobile. 

 Avevo tutto. Questo è quel che ne venne fuori il 17 novembre 2009.   Era il mio acquario marino a livello embrionale (come disse lo stesso Sergio).

 

 

  La sabbia, tutta rigorosamente viva, l’ho recuperata fra Arma di Taggia (IM) e Villefranche Sur Mer (F), a macchia di leopardo.  Avrebbe dovuto costituire il mio futuro DSB.  Finissima, tipo sugar size. Le pietre, perché di pietre piene si trattava, e le due Actinie equine, provengono dal ventimigliese.

  E’ rimasto tutto invariato per circa 3 mesi, finchè non ho avuto chiari segni che lo strato di sabbia di 17 cm era tutt’altro che sola sabbia:  vermetti, lumachine e paguri minuscoli  e molto altro si davano da fare lì dentro.  Le prime bollicine le ho viste dopo soli 2 mesi, ma ho preferito aspettare altri 30 giorni.  Ogni tanto nutrivo il DSB con un po’ di mangime secco o qualche pezzetto di pesce congelato.

  Tempi di attesa, consigli e indicazioni varie provenivano sempre da persona fidata: Sergio, sempre lui.  Quante telefonate, quante mail, quanta pazienza quell’uomo!

  E venne il giorno in cui decisi di inserire le prime vere rocce, un misto fra pietre incrostate e alcune rocce porose vere e proprie.  Situazione a metà febbraio 2010.

 

 

  Nel mucchio recuperai anche un un Anemone marrone, un rametto di Poseidonia e moltissimi altri esserini che brulicavano fra quelle rocce.  Purtroppo avevo preso anche decine e decine di Aiptasie e, non sapendo cos’erano, le nutrivo perfino.  Quando capii che non erano il massimo per un acquario decisi di provare a debellarle.  Iniezioni di acqua dolce bollente e rocce grattate a fondo, fino alla costruzione di una specie di marchingegno elettrico che mi diede, poi, una grossa mano.  Eccolo qua:

   

  Si tratta dell’ AA, l’Ammazza-Aiptasie, cioè di una pila da 9 V collegata a 2 terminali conduttori isolati fra loro e inseriti in un tubo in plastica.  Alla chiusura dell’interruttore, fra i 2 “elettrodi”, in presenza di acqua salata, vi è passaggio di corrente e… voilà, l’Aiptasia è fritta.  Semplice no?  L’altro strumento che si vede in foto è l’AE, cioè l’Aspira-Espira, e serviva, e serve tutt’ora, ad esempio per la somministrazione di cibo alle Actinie, oppure per aspirare ecc, ed è costituito da un tubicino come quello dell’AA e… da una peretta per bambini!  Funziona benissimo!

  Ben presto ho capito di essere stato anche abbastanza fortunato.  Insieme alle rocce avevo prelevato anche due esemplari di Spirulla napolitanea, nudibranco che alla base della sua alimentazione ha proprio le Aiptasie.  Non le ho mai colte durante i banchetti ma, in meno di due mesi, sono sparite tutte.  E vi assicuro che il l’Ammazza-Aiptasie ne ha fatte fuori, in proporzione, veramente poche.  Peccato che … finite le Aiptasie… finite anche le Spirulle.

   

 

   Altre rocce e un paio di ciuffi di Ulva Lactuga mi aiutarono a migliorare l’aspetto della vasca.  Questa la situazione a fine marzo 2010. 

Foto 3

 

  Col passare delle settimane le scoperte fra quei sassi eran molte.  Tutte creaturine che vedevo per la prima volta e alle quali i libri, ma soprattutto Sergio, mi aiutavano a dar loro un nome.  Aggiunsi anche alcune alghe, un’altra Anemone sulcata ed alcune spugne. Nel frattempo, come si vede abbastanza bene nella foto del paguro sottostante, il DSB maturava piano piano. A centinaia le bolle che si vedevano fra la sabbia, ed ogni volta che dovevo spostare una roccia, o toccare il fondo per qualche motivo, sempre qualche bolla saliva in superficie, in ogni punto dell’acquario. Qualche foto.

    

   

   

  

 

  Dopo quasi 5 mesi era il momento di aggiungere i primi pesciotti.  Optai per dei comuni Peperoncini rossi, qualche gamberetto Paleomon elegans (che non sono pesci) e una bavosa guance gialle regalatami da Sergio.  Inserii anche due Gobidi, una tinca di mare e 2 tordi maculati.   Molti, però, si rivelarono troppo aggressivi con gli altri oppure troppo … scavatori, così tornarono presto a casa.  Rimase in acquario solo il tordo maculato più piccolino.  Come ho fatto a catturarli in mare?  Con la canna da pesca!  Ho eliminato l’ardiglione del minuscolo amo usando una limetta finissima.  L’appetibile esca era un pezzetto di arenicola ed il gioco non è stato difficile.  Tutti i catturati sono sopravvissuti benone.

       

  Cominciai a capire che tutte le pietre piene iniziali non giovavano molto all’acquario, o per lo meno non servivano a nulla.  Così le eliminai inserendo, invece, delle cozze, i Parazoantus axinellae, le due Madrepore e una spugnetta gialla recuperate durante un’immersione.  Questa la situazione intorno al mese di aprile 2010.

 

    

  Insomma, piano piano la vasca si colorava e cresceva in bellezza.  Col passare delle settimane e delle puntatine in Liguria aggiunsi sempre qualcosina di nuovo:  un’alga, un mollusco, fino ad arrivare all’inserimento di 2 Coris julis, 2 Thalassoma pavo, un Gattoruggine, un piccolo Tordo marvizzo, delle Chromis chromis in livrea giovanile, un’Ofiura, 3 Spirografi Spallanzani, un Actinia cari.  I pesciotti li ho catturati col metodo dei due retini + riccio, metodo sicuramente meno invasivo e stressante della canna.  Le Coris e il Thalassoma più grande, insieme al Gattoruggine, sono tornati a mare dopo poche settimane, nel porto di Menton.  Risultavano essere tutti troppo aggressivi e disturbavano gli invertebrati e quant’altro.  Durante un’immersione ho trovato un pezzetto di gorgonia rosa staccato, sul fondo sabbioso.  Le colonie di polipetti erano ancora vive, ma è durata ben poco in acquario, peccato.  Ho avuto anche la presenza per alcune settimane di Elysia Viridis e di  Cyerce cristallina che, essendo creature con alimentazioni troppo specifiche, non sono durate molto.  Siamo ad agosto 2010.

          

 

  A fine agosto 2010 la vasca si presentava così:

 

  Nel mese di settembre 2010 ho aggiunto qualche bel pezzo di roccia molto porosa e ricca di “vitalità” e la Stella (Echinaster sepositus).

Qualche foto:

       

  Sono anche riuscito a catturare un granchio antipatico che mi ha fatto sparire alcuni pesci, oltre che rovesciare e spostare alcune rocce, tale Pilumnus hirtellus.  Nemmeno il nome è simpatico.

 

 

  Fino ad arrivare ad oggi, ottobre-novembre 2010, giorni in cui scrivo questo articoletto. L’ultima aggiunta fatta consiste in una coppia di Tordi muso lungo pescati con i retini.

 

 

 Ad oggi, ottobre-novembre 2010,  dopo praticamente un anno di funzionamento, la vasca si presenta così:

 

 

 

Qualche considerazione

 

  L’obbligo di dover inserire la vasca in salotto, quasi incastrata nel mobile, mi ha imposto di rispettare determinati parametri oltre a quello delle misure.  Non avevo materialmente lo spazio, ad esempio, per un refrigeratore. Dovevo, giocoforza, inserire ospiti provenienti da un ambiente di pozza per via delle temperature un po’ elevate, dovevano essere creature robuste ma allo stesso tempo piacevoli da ammirare.  Un range di temperature fra i 17-18  e i 24 ° C può, a mio parere, permettere l’assenza del refrigeratore ma limita la scelta degli abitanti dell’acquario.

  Le intenzioni erano di creare un qualcosa di bello esteticamente, gli ospiti dovevano essere facilmente reperibili, non avrebbero dovuto soffrire una volta inseriti e, possibilmente, il tutto doveva funzionare nel modo più economico possibile.  Non mi andava proprio di dover sostenere delle cifre astronomiche. 

  Il mio sistema di gestione, come spiegato a inizio articolo, permette un consumo di 44 Watt di giorno e di 17 Watt di notte.  Ho cercato di contenere il più possibile anche le spese iniziali acquistando, ad esempio, uno schiumatoio performante sì, ma di seconda mano; oppure autocostruendomi sia la vasca stessa che la plafoniera.  Qualche dettaglio della Plafoniera:

 

 

 

 Superfluo è dire che serve molta manualità in questa passione se si vuole risparmiare qualcosa.

 

  Per quanto riguarda, invece, la gestione della vita in vasca devo dire che non ci trovo poi nulla di molto diverso dalla gestione del mio ex tropicale di acqua dolce.  In poche parole non c’è poi molto da fare. 

 

  • Somministro quotidianamente, e una volta sola al giorno, poco cibo:  un trito congelato comprendente gamberetti, artemie, sarde, piccoli cefali e saraghetti da me pescati, oppure gli scarti del pescivendolo di fiducia, nonché, ogni tanto, naupli di artemia vivi. Una parte di cibo viene frullata, serve per i filtratori.
  • Settimanalmente pulisco il bicchiere dello schiumatoio. 
  • Ogni 20-25 giorni cambio il 30% circa di acqua con altrettanta acqua rigorosamente viva. 
  • Una saltuaria grossolana spazzolata alla pompa di movimento e alla pompa dello schiumatoio: ogni mese circa.  
  • Mantengo altrettanto saltuariamente puliti i due vetri laterali e quello anteriore.  Non tocco mai, invece, quello posteriore dove le poche alghe che si formano sono cibo naturale per Monodonti, Patelle, per l’Orecchia di mare, per la Stella e per tutti coloro che vogliono banchettare.  Sembra che il sistema funzioni bene visto che le alghe sono sempre limitate.  Quando passano le Patelle, ad esempio, si lasciano dietro un’autostrada perfettamente ripulita. 
  • Non tocco mai le rocce, non ne hanno bisogno.  Non si formano sedimenti.
  • L’acqua è sempre limpidissima e la rabbocco quando serve con normale acqua del rubinetto.

 

  Una annotazione per il discorso alghe.  Quelle volute, in particolare la Caulerpa taxifolia, crescono in modo, a mio parere, corretto: né troppo veloci e né sofferenti visto che mantengono dei colori vivaci.  La quantità di alghe filamentose è, invece, bassissima, un ciuffetto qua e là che spesso regredisce da solo.  Solo nel mese di luglio, il mese più caldo, ho visto comparire una discreta quantità di alghe rosse sulle rocce, probabili ciano batteri.  Abbassatesi un po’ le temperature, già dopo un mese e mezzo, erano quasi completamente scomparse.

 

  Nell’arco di un anno ho misurato, alcune volte, i parametri dell’acqua e sempre ho avuto riscontri più che positivi.  Le ultime due misurazioni in ordine di tempo le ho effettuate il 30 ottobre e il 6 novembre 2010, a distanza di una settimana, proprio nei giorni in cui scrivo queste righe.  Ecco i risultati.  Risultati che hanno sorpreso non poco anche il negoziante che ha eseguito le misurazioni.

 

 

30 ottobre 2010

 

NO2 assenti

NO3 assenti

PO4 Fosfati assenti

GH 16

KH 10

PH 7.72

Densità 1031

Cloro assente

 

06 novembre 2010

 

NO2 assenti

NO3 assenti

PO4  Fosfati 0.025

GH 16

KH 10

PH 7.92

Densità 1031

Cloro assente

 

  I valori risultano praticamente invariati.  La vasca sembra essere piuttosto stabile nonostante l’aggiunta di alcuni ospiti proprio nella settimana fra le due misurazioni.

 

  Non ho mai avuto problemi con invertebrati, filtratori o pesci, se si escludono le difficili convivenze.  Ogni difficile compresenza fra specie diverse è semplicemente stata risolta riportando i pesciotti in mare.  Altre volte ho avuto ospiti di solo passaggio a causa della mia totale ignoranza sia nel riconoscere le specie e sia nel sospettare una difficile coabitazione: è il caso dei gobidi scavatori o del Thalassoma da 10 cm, o del Gattoruggine. Ma il mare è sempre stato pronto a riprenderseli.

  Non ebbi grossi squilibri in vasca nemmeno quella volta in cui un black-out elettrico di pochi minuti non permise allo schiumatoio di ripartire correttamente.  Io ero in vacanza e la vasca rimase con la sola pompa di movimento per ben 5 giorni.  Al mio rientro c’era solo qualche cianobatterio in più che durò un paio di settimane.

 

 

Elenco degli ospiti:

  • 4 Pomodori di mare (3 Actinia equina e 1 Actinia cari)
  • 1 Anemonia Sulcata
  • 3 Spirografo spallanzani
  • Parazoantus axinellae
  • Spugna gialla Axinella damicornis
  • Spugna marrone (Chondrilla nucula)
  • Spugna gialla Verongia cavernicola
  • Peperoncino rosso (Tripterygion tripteronotus)
  •  2 Madrepore del Mediterraneo Cladocora cespitosa
  • Bavosa guance gialle (Lipophrys canevai) 
  • Bunodactis verrucosa
  • Gamberetti Paleomon elegans
  • Conchiglia Lima
  • Alga Cymodocea
  • Alga Caulerpa racemosa
  • Alga Caulerpa Taxifolia
  • Gamberetto pistola (Alpheus dentipes)
  • Monodonte
  • Patelle
  • Cozze
  • Sabelle
  • Chitone
  • Protula
  • Pisania maculosa
  • Haliotis o Abalone o Orecchia di Mare
  • Arca noae
  • Alga Udiotea petiolata
  • Alga rossa Peissonelia rubra o squamosa
  • Alga Ulva lactuga
  • Alga Alimeda tuna
  • Paguri Calcinus tubularis
  • Paguri Clibarnarius rythropus
  • 1 Succiascoglio
  • Thalassoma pavo
  • 1 Ofiura
  • 1 Tordo verde
  • 5 Chromis chromis
  • 1 Stella Echinaster sepositus
  • 2 Tordi muso lungo

  Le esperienze che spesso leggo sul Web, o che mi vengono dette da amici e colleghi sulla gestione di un marino, se messe a confronto con la mia esperienza, fanno esclamare… viva il DSB !!!  Credo, infatti, che sia proprio il suo utilizzo a rendermi le cose un po’ più semplici e stabili.

  Ringrazio ancora Sergio Torterolo, senza il quale non avrei mai potuto realizzare niente del genere.  Non avrei saputo da dove partire.  I Suoi consigli e la sua pazienza nell’indicarmi cosa poter inserire e cosa no, la sua disponibilità nel riconoscere i miei ospiti e saper dare loro un nome. Grazie.

 

  Ogni giorno, ogni minuto, ogni volta che passo davanti all'acquario devo fermarmi ad ammirarlo. Ogni ospite che viene a casa mia rimane affascinato, soprattutto perché qui, in mezzo alle montagne di Cuneo non se ne vedono molte di cose del genere. Non parliamo poi dei bambini che vengono a casa mia, bambini che cerco, a fatica, di tenere lontano il più possibile dai vetri. 

 

Spessissimo la domanda che mi viene posta è la seguente: “Ma in quale negozio hai comprato queste cose?”

 

 Risposta: “Queste cose non si vendono… si amano e si rispettano.”

 

 

 

 

     

  

  Novembre 2010                                                                                                Elvio Giordano  (CN)

 

 

 

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