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La pagina di Alessandro Morvillo

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Sono Alessandro Morvillo, uno studente di ingegneria di 23 anni. Abito a Nettuno, quindi da sempre coltivo una passione per il mare, decisamente “popolare”, nata dal fatto di abitare a pochi metri da essa. Non essendo in grado di svegliarmi senza sentire lo sbattere delle onde fuori dalla finestra, ho deciso di costruirmi a casa un “pezzo” del mio ambiente naturale. Armatomi di sana pazienza e molta, molta voglia di riuscire, ho deciso di impegnarmi nell’avventura di assemblare un acquario marino mediterraneo perfettamente funzionante.

 

Inizia così la mia ordalia, comprando un semplice acquario da 75 litri lordi con filtro interno. Certo, secondo le informazioni del negoziante, che sarebbe bastato a far vivere i nostri pesci, al costo di continui cambi d’acqua.

 

Recuperata la vasca, decido poi di portarmi a casa 75 litri di acqua marina “direttamente in fonte”, e la sabbia delle nostre spiagge, particolare perché finissima, abbondantemente ferrosa e di colore grigio – nero.

 

Installato il filtro interno inserendovi cannolicchi, carbone attivo e spugnetta per biologico/meccanico, riempio la vasca e la lascio girare per circa una settimana senza nulla, dopodiché decido di recuperare delle rocce dal negozio per tenere sotto controllo il calcio e il PH. E lo lascio girare un’altra settimana abbondante.

 

Intelligentemente poi, penso di recuperare alcune rocce (vive, semi vive, non so veramente come definirle) dalle dighe delle nostre spiagge, e di inserirle in acquario. Questo ha creato una vera e propria infestazione di pulci di mare, destinante poi a morire tutte tragicamente per mancanza di placton, e un brusco brulicare di vermi di svariate specie, a me tutte sconosciute tra l’altro. Avrebbe poi comportato anche una discreta colonia di alghe filamentose, tenute a bada con la forza della calamita per la pulizia dei vetri, ma che avrebbero permesso l’alimentazione varia delle mie bavose e saraghetti.

 

Ho tentato più volte di inserire nell’acquario granchi di scoglio, ma ha sempre portato alla fuga di quest’ultimi dalla vasca.

 

Concludendo, l’attivazione della sabbia ha richiesto due mesi, essendo estremamente fine, e l’acquisto di uno schiumatolo aggiuntivo e di un ossigenatore, e la morte di due saraghi, necessaria per comprendere in fondo che i valori dell’acqua erano non erano ancora equilibrati e che il ciclo dell’azoto non era ancora finito.

 

Comperati tutti i test, ed eseguiti quotidianamente, una volta arrivato alla conclusione che il ciclo di attivazione era finito ho immesso una stella marina che io ho identificato come Echinaster Sepositus (detta in gergo “Rossone”), due granchi di sabbia e quattro perchie. Immettendo gli organismi descritti, ho sentito anche la necessità di togliere il coperchio dell’acquario, su cui è installato solamente un neon bianco da 10000 K e agganciare a acquario scoperto una plafoniera con due neon, uno bianco da 15000 K e uno blu della Askoll. Il risultato finale è stata la morte per mano del mio cane di due perchie, e di altre due per asfissia. Le vivaci bestiole hanno una predilezione per i salti sulla superficie in caso di pasto, e questo le ha portate a una fine indegna. Sono stato quindi costretto a popolare il mio acquario con due bavose e due saraghi.

 

Nello stato attuale delle cose, mi ritrovo ad annotare che gli unici sopravvissuti sono una bavosa e un sarago reale, e recentemente ho immesso una nuova stella marina in sostituzione della vecchia, una occhiata e un secondo sarago. Infatti, un improvviso crollo dei valori di KH dovuti all’inserimento di rocce vive e di corallo in aggiunta ai già presenti granchi e stelle ha portato quest’ultima a una morte rapidissima.

 

L’acquario è attualmente perfettamente equilibrato, con il solo problema di una luce indiretta che filtra dal giardino e che aiuta le alghe verdi a proliferare sui miei vetri, costringendomi a pulire il cristallo tutte le sere.

 

 

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