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La pagina di Cristiano Aicardi

Postato in Le vostre vasche

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Ciao a tutti!

Mi chiamo Cristiano Aicardi ed abito ad Imperia. Da quando ho avuto la mia prima vaschetta a 6 anni (ora ne ho 27), gli acquari sono diventati la mia passione e l’acquario mediterraneo in particolare. Alcuni anni fa, spinto anche dalla passione per le immersioni, ho deciso di dedicarmi esclusivamente al nostro mare, e, in occasione di un trasloco, ho deciso di costruire la vasca di cui ora vi parlerò, che ha sostituito tutte le vasche, vaschette e tinozze che prima occupavano i posti più impensabili di casa mia.. Un anno fa ho deciso anche di diventare socio di un diving center, e questo mi ha permesso di dedicare molto tempo al mio hobby (praticamente ogni giorno ho la possibilità di prelevare acqua per i cambi ad esempio).. Le continue immersioni, anche con miscele trimix, mi hanno permesso una cosa importantissima: osservare gli organismi nel loro ambiente molto frequentemente (e quindi in condizioni ambientali molto differenti: giornate di sole estive o buie e piovose giornate invernali) e capire quali sono le caratteristiche ambientali dominanti (che saranno poi quelle da ricreare in acquario..).

 

 

 

La vasca misura cm 120 x 50 x 60, per un volume netto di 300 litri. Sotto di essa si trova un sump, anch’esso autocostruito, di 50 litri ca. In quest’ultimo si trovano un filtro meccanico (lana di perlon), sicuramente sottodimensionato rispetto al volume della vasca, attraverso il quale passa l’acqua che cade dalla vasca principale, ed uno schiumatoio autocostruito. Quest’ultimo ha un’altezza di circa 60 cm e funziona con una pompa da 2000 l/h con una prevalenza di 1.8 metri. Il ritorno in acquario avviene attraverso una pompa da 2000 l/h.

Vicino al sump trova posto un serbatoio di acqua dolce destinata a sopperire all’evaporazione (aiutata da una ventola posta sul pelo dell’acqua dell’acquario). L’acqua dolce viene fatta passare in un reattore Nilsen artigianale, in modo che l’acqua evaporata venga sostituita da acqua calcarea. In questo momento però questo accrocchio non sta funzionando e sono indeciso se rimetterlo in funzione: è vero che la crescita di alghe calcaree era molto più potente durante il suo utilizzo, ma il reattore vuole molta manutenzione (basti pensare che il patè di idrossido si “mangia” letteralmente il rotore della pompa di ricircolo una volta al mese..). Boh.. Si vedrà..

L’illuminazione è composta da un Blue Moon da 36 W, ed un Aquastar da 25 W che illumina solo metà vasca (così nell’altra metà posso allevare specie sciafile). Il movimento in vasca è assicurato da tre pompe: una da 2000 l/h, e due da 1000 l/h. Potrebbe sembrare esagerato, ma come vi dicevo con il lavoro che faccio vedo gli organismi marini durante tutto l’anno quasi tutti i giorni nel loro ambiente naturale e vi posso assicurare che la maggior parte delle volte la corrente è abbastanza intensa (sicuramente più intensa di quella che normalmente si trova in acquario).

La vasca è in funzione da circa tre anni. Ogni settimana effettuo un cambio con acqua marina naturale di circa 50 litri. La temperatura è mantenuta a 18°C, per tutto l’arco dell’anno, da un refrigeratore Teco RA680. I valori dell’acqua non vengono mai misurati, confidando nel mio “occhio clinico” e nelle condizioni degli organismi allevati. Inoltre devo ammettere che mi sono capitati diversi fatti inspiegabili riguardo alle condizioni dell’acqua e da allora ho deciso che non mi sarei più fasciato la testa ad ogni mg/l in più o in meno. So che sembra strano, ma se aveste assistito alla crescita di Eunicella verrucosa (4-5 cm/anno!!!!!) in una vasca con 140 mg/l di nitrati (il fondo scala del tester), probabilmente la pensereste come me..

Il fondo è costituito da “sabbia viva” e l’arredamento da circa 30 kg di rocce vive, entrambe prelevate in mare. Tutti i miei ospiti sono stati “catturati” da me (a parte alcuni rari casi) a profondità comprese tra 10 e 80 metri. Spesso recupero pezzi di roccia che sono stati staccati dalle ancore e che fungono da substrato ad animali, provando a recuperarli in acquario, dato che sarebbero destinati a morire. E’ il caso per esempio del corallo rosso..

Attualmente nel mio acquario ospito:

Alghe: Caulerpa taxifolia e alghe calcaree Lithothamnium, la cui crescita è aumentata fortemente dall’inizio dell’utilizzo di acqua calcarea.

Invertebrati (sono nominati solo quelli volutamente introdotti, ma le rocce vive ne contengono un universo tutto da scoprire e sicuramente impossibile da elencare..):

Poriferi:

Axinella cannabina: il mio esemplare proviene da una prof. di circa 40 metri. Per la mia esperienza va collocata in acquario in punti con forte movimento dell’acqua e poca luce. In questo modo potremo preservarla da accumuli di sedimento e da formazione di alghe. Quando sta bene (come un po’ tutte le spugne) ha un aspetto vellutato e gli osculi trasparenti molto evidenti. La allevo da circa 4 anni.

A. Damicornis: vale quanto detto per la cannabina, anche se trovo questa specie un po’ più difficoltosa. L’esemplare che ho è in vasca da circa tre anni.

Disidea fragilis (Acanthella acuta?): una spugna molto semplice da allevare, che soffre pochissimo sia le alghe che i sedimenti. E’ il cibo del nudibranco Phillidia flava, anch’essa molto bella da allevare. E’ in vasca da circa 6 anni.

Chondrilla nucula: una spugna facilissima anche da riprodurre, in natura diventa quasi infestante dove è presente, in acquario non saprei dire perché la Luria lurida se ne nutre senza lasciarla crescere (è per questo che la introduco in acquario)

Petrosia ficiformis: bellissima, l’esemplare che ho ora vive in un punto con forte corrente e poca luce. Due anni fa un esemplare era morto per un’infestazione di alghe (dopo il passaggio di un Discodoris). Ho provato ad allevarla con Discodoris atromaculata: il nudibranco si nutre senza uccidere la spugna, tuttavia in acquario i tempi di ricrescita sono molto più lenti che in natura e quindi la mia spugna non riusciva a sopportare la pressione del mollusco (quando esso se ne è nutrito lascia una zona “sbucciata”, molto delicata e sofferente ad alghe e sedimento).

Tethya sp.: la allevo nelle stesse condizioni di Petrosia.. Sta lì: in perfetta salute ma non cresce né deperisce.

 

 

Cnidari:

Cerianthus membranaceus: facilissimo il suo allevamento, ne ho 4 di diversi colori, provenienti da profondità comprese tra 35 e 75 metri. Ho preferito privarli del tubo originario, molto “melmoso”, e lasciare che se ne facessero uno nuovo. I miei si sono sistemati da soli, in un punto ben illuminato in cui la corrente non è fortissima (ma hanno comunque i “capelli al vento”). Dato che tutti e quattro si sono messi lì, vicini vicini, deduco che quella sia la sistemazione migliore.

Actinia equina

Aiptasia diaphana: ne ho avuti alcuni esemplari da Flavio Favero. In Adriatico è molto comune, al punto che i relitti ne sono letteralmente ricoperti. In Liguria è tutt’altro che comune, presente ma decisamente rara da trovare. Sono in acquario da circa un anno, non hanno particolari pretese. Non le alimento mai direttamente, si nutrono del plancton liofilizzato che uso per nutrire gli altri invertebrati.

Parazoanthus axinellae (su Axinella damicornis): ne ho una colonia soltanto e devo dire che, quando morirà, non ripeterò il tentativo. In tutte le mie vasche ho sempre avuto difficoltà ed anche in questa le cose non sono cambiate. Appena introdotta in acquario spesso i polipi restano chiusi a lungo, ed è anche difficile trovare una collocazione giusta, visto che la colonia non reagisce. Poi, magari dopo mesi, di punto in bianco si apre. Superato questo momento è fatta, nel senso che i polipi sono sempre aperti. La mia colonia vive ormai da circa tre anni in un punto con corrente molto forte e con poca luce (anche perché l’allevamento di Parazoanthus è strettamente legato alla riuscita dell’allevamento di Axinella).

Cladocora caespitosa: ne ho due colonie, una da 6 anni ed una da 2. Sinceramente crescono meglio ora di quando aggiungevo acqua calcarea. Questa variazione positiva è avvenuta dopo l’aggiunta dell’Acquastar (proprio sopra di loro, i polipi in ombra sono meno “rigogliosi”), e l’inizio dei cambi d’acqua settimanali anziché mensili. Sono sempre aperte sia di giorno sia di notte, ed hanno sviluppato un intenso colorito verde, segno di abbondante presenza di zooxantelle. In quel punto la corrente non è molto forte, diciamo che i polipi si muovono appena.

Eunicella singularis: sicuramente la gorgonia più semplice da allevare, ne ho due colonie di diversi colori (ho visto che dipende dal sito in cui vivono) ormai da anni, entrambe hanno subito ben due cambi di vasca. Reagiscono positivamente alla corrente molto intensa.

E. verrucosa: da noi si inizia a trovare dai 60 metri in giù. E’ posizionata anch’essa nel punto in cui la corrente è più forte (e la luce più scarsa). Anche lei è in acquario da diversi anni. Una delle mie colonie proviene da un vecchio acquario abitato solo da una cernia (con 140 mg/l di nitrati!) ed è ormai dal 97 che vive in acquario.

Ne parlo qui visto che da noi si trova negli stessi ambienti: Eunicella cavolinii.. Personalmente ho tentato più volte l’allevamento di questa bellissima gorgonia, ma senza nessun risultato: polipi sempre chiusi, cenosarco in decomposizione etc.. Credo che non si adatti alla vita in acquario. Ora ne ho una piccola colonia, presa perché trovata staccata sul fondo, visibilmente sofferente perché in alcuni punti il cenosarco si stava ritirando (aveva alcune punte di scheletro scoperte). Il cenosarco si sta riformando in modo abbastanza veloce, ma i polipi non si aprono praticamente mai.

Paramuricea clavata: tra le gorgonie la mia preferita. Ho avuto una brutta esperienza con questa specie: ha vissuto in acquario per quasi due anni, ma i polipi erano diventati più piccoli ed erano diminuiti di numero. Questo mi ha fatto pensare ad una troppo scarsa quantità di cibo. Poi ho trascurato i cambi d’acqua per un po’ (per problemi di lavoro) e le ho dato la mazzata finale. Ora ne ho una colonia da circa tre mesi, in un punto con forte corrente, che sto alimentando ogni due giorni con plancton liofilizzato e con latte di cozza. Per ora tutto sembra andare bene. Ho costruito lo schiumatoio proprio per reggere questo carico di inquinanti.

Leptosammia pruvoti: ne ho raccolti alcuni esemplari staccati dalle ancore poche settimane fa. Per ora si aprono poco, solo quando “sentono” il cibo. Bisogna dire che quando li ho raccolti erano caduti sul fango alla base di una parete, quindi erano già in una situazione di stress ancora prima di immetterli in acquario.

Corallium rubrum: Ne ho una colonia, prelevata su uno scoglio a 75 metri di profondità perché staccata dall’ancora. Devo dire che non cresce (anche perché la sua crescita è lentissima), però si mantiene tranquillamente in acquario (la mia ormai è in cattività da 4 anni). Importanti per il suo allevamento sono la posizione, la refrigerazione e la corrente. Va posizionato “a testa in giù” sotto una tettoia, in modo che sia all’ombra e che il sedimento non vi si possa depositare sopra (nel caso succeda il cenosarco va rapidamente in decomposizione). La corrente non deve essere eccessiva (meno di quella necessaria per le gorgonie), ma i polipi hanno comunque i “capelli al vento”. Mentre le gorgonie riescono a recuperare piccole parti di cenosarco danneggiato, in cattività il corallo rosso non riesce a farlo, attenzione dunque ai suoi coinquilini (ad esempio ricci zoofagi). I valori dell’acqua non paiono essere così importanti: è uno degli ospiti che è sopravvissuto durante la fase di “abbandono” (per lavoro) dell’acquario, in cui non ho cambiato l’acqua per circa 1 anno (!).

Leptogorgia sarmentosa: si tratta di una gorgonia molto particolare e, per le mie esperienze, molto facile da allevare. Ne ho tenuta una per circa tre anni, e devo dire che ha mantenuto sempre un ritmo di crescita di circa 1-2 centimetri all’anno. Poi lo Stylocidaris ne ha fatto uno scempio, normalmente riusciva a ricoprire nuovamente porzioni di scheletro scoperto, ma l’ultima volta era rimasto circa un 5% di cenosarco su tutta la colonia.. Ora ne ho una nuova colonia da poche settimane, si apre regolarmente e non mi pare dia nessun problema. E’ posizionata sotto intensa corrente e luce abbastanza forte. Sopra la colonia sono presenti due Simnia spelta, un gasteropode specializzato nel cibarsi di gorgonie. Sto tentando di vedere se è possibile allevare tutte e due le specie senza perdere nessuna delle due..

 

 

Anellidi:

Sabella spallanzanii

S. pavonina

Serpula vermicularis

 

Molluschi:

Bolma (Astraea) rugosa: ne ho 4 esemplari, di diametro circa 6 centimetri ciascuno. Hanno la stessa funzione delle Astraea nell’acquario di barriera: puliscono incessantemente rocce e vetri da qualunque tipo di alghe..

Spondylus gaederopus: è un bivalve molto bello. Ne ho alcuni provenienti da un tubo dell’acquedotto a circa 15 metri di profondità. E’ l’unico bivalve di cui mi sia riuscito l’allevamento finora (anche perché specie meno massicce venivano spesso predate dall’aragosta): inizialmente si chiudevano ogni volta che qualcuno passava di fronte all’acquario, ora sono perennemente aperti. Ho notato che gli esemplari posti dove c’è meno corrente si aprono molto di più.

vari vermetidi (forse Vermetus triqueter?

Luria lurida

Coralliophila meyendorffi (su Aiptasia diaphana): introdotta per curiosità.. Ne ho sempre visto gruppi intorno al disco del piede di grandi Anemonia sulcata, protetti dai tentacoli. Così ne ho introdotto un esemplare in acquario. Fa una vita molto sedentaria, parassita di Aiptasia. Non l’ho mai vista nutrirsi e l’anemone non sembra soffrire. Mi capita spessissimo di trovare la sua congenere, Coralliophila brevis, alla base dei rami di Paramuricea.

 

Crostacei:

Munida rugosa: l’ho presa a circa 80 metri di profondità. In realtà nelle nostre zone se ne trovano a partire da 40 metri, ma a queste quote sono sempre nascoste in tane molto profonde e sono imprendibili, mentre quella che ho preso faceva parte di una specie di colonia che passeggiava allegramente sul fango del fondo. Non ha avuto alcun problema di acclimatazione alla differenza di pressione (problema che invece ho spesso avuto con Galathea strigosa, spesso perita improvvisamente durante le soste di decompressione). Si tratta di un crostaceo molto statico, anche in acquario non fa delle grandi passeggiate. Grazie alle chele molto lunghe prende il cibo direttamente dalle mani di chi lo nutre. La mia è lunga circa 8 centimetri (chele comprese) e finora non ha dato alcun fastidio a nessun organismo.

Palinurus vulgaris: ne ho un esemplare molto piccolo, circa 5 centimetri antenne escluse. Allevare le aragoste mi piace molto, tuttavia sono costretto a catturare esemplari piccolissimi (ad agosto-settembre) e tenerli fino all’anno successivo (quando normalmente hanno triplicato la loro lunghezza), dato che sono animali che si cibano di tutto quello che trovano, sia cadaveri e cibo morto sia organismi facili da catturare. Va da sé che le convivenze non sono semplici..

vari paguri

 Lysmata seticaudata: è un gamberetto davvero elegante. Vive nascosto e solo la notte lo si può vedere mentre scorrazza in giro per la vasca. Dopo un po’ di tempo che è in acquario però diventa meno timido e lo si può vedere all’interno dei buchi, soprattutto sulle volte. Nella mia vasca ha creato una vera e propria stazione di pulizia: è molto frequente vedere i pesci (anthias soprattutto) immobili nel buco con il gambero che cammina sopra di loro e li pulisce con le chele. Andrebbero comunque tenuti in gruppo. Non li nutro mai direttamente, ma quando distribuisco il plancton per gli invertebrati vedo che escono e raccolgono in giro particelle di cibo..

 

Echinodermi:

Cucumaria planci: mi è stata donata da Flavio Favero che l’ha catturata in Adriatico (dove è molto abbondante, da noi in liguria è rarissima). Una volta introdotta in acquario ha girovagato per un po’ fino a trovare la sua posizione (vicino ai Cerianthus, in un posto ben illuminato e con poca corrente). Non si è più mossa nell’ultimo anno: semplicemente apre e chiude la sua corona di tentacoli.

Stylocidaris affinis: l’ho preso 4 o 5 anni fa a circa 55 metri di profondità, era molto piccolo ed in questo periodo è cresciuto vistosamente. Mi piace molto e devo dire che ormai gli sono affezionato. Benché di allevamento molto semplice (fa tutto lui), lo sconsiglio visto che è una vera e propria “ruspa”. Mangia tutto quello che trova sulla sua strada: alghe calcaree, spugne, il cenosarco delle gorgonie.. E’ il responsabile della morte di una Leptogorgia sarmentosa (“pulita” tutta in una notte) e di una Cucumaria planci.

Echinaster sepositus: la classica stella da acquario. Non ha particolari esigenze, se non l’acqua con valori stabili ed una temperatura non troppo alta. Si sposta continuamente nell’acquario, nutrendosi di microrganismi che vivono sulle rocce e sui vetri. Io non l’ho mai alimentata direttamente. E’ in acquario da circa tre anni.

Chetaster longipes: di esigenze simili alla Echinaster. Ne ho avuto un esemplare vissuto circa quattro anni. Dopo la sua morte ne ho introdotta un’altra, raccolta a circa 60 metri di profondità, circa tre mesi fa.

varie ofiure.

 

Pesci:

Anthias anthias (2): il mio pesce preferito.. Ho avuto numerose esperienze di cattura ed allevamento negli ultimi 8 anni. In Liguria questo pesce inizia ad essere visibile a circa 35 metri, in colonie poco numerose. Le colonie molto grandi sono sempre presenti a più di 40-45 metri. Di giorno la cattura è praticamente impossibile (diciamo che va a segno un tentativo su cento), anche perché la profondità non permette molto tempo per provare.. La cosa migliore è immergersi di notte, vedremo allora lo scoglio con decine di anthias addormentati e potremo addirittura sceglierci quelli che ci piacciono di più. In una notturna di durata normale (circa 15 minuti a 45 metri) riusciremo a catturarne con un retino da acquario tutti quelli che ci servono. E poi inizieranno i problemi.. Eh sì.. Perché il nostro beniamino è estremamente suscettibile al cambio di quota.. Io non sono mai riuscito a far sì che la loro vescica natatoria non si gonfiasse: le mie soste di decompressione non sono mai bastate, eppure ho provato con tabelle classiche, risalite lente, VPM, RGBM etc.. Nulla da fare. Alla fine l’idea mi è venuta da Richard Pyle, noto ittiologo pescatore di pesci della zona crepuscolare..  Alle prime avvisaglie di gonfiore (circa 10-15 metri) buco loro la vescica con un piccolo ago, in questo modo la vescica non schiaccia gli organi interni del pesce (uccidendolo). Il pesce nuota alcuni giorni rasente al fondo fino a che la vescica non si è completamente recuperata.

Una volta in acquario ne diventa praticamente il padrone, ha infatti un carattere piuttosto deciso che lo porta a prevalere sugli altri. Andrebbe allevato SEMPRE in gruppo, o almeno in coppia. Da solo sembra essere più delicato e più vulnerabile alle malattie. Oltre a renderlo più resistente, allevarlo in gruppo permette di osservare il suo comportamento. E vi assicuro che avere in acquario un maschio dominante è uno spettacolo fantastico..

I miei si nutrono voracemente di qualunque cibo fresco, anche se è possibile abituarli al cibo in scaglie (che non uso più da qualche anno). Inoltre è necessario che la vasca abbia numerosi nascondigli, in modo che i pesci si sentano protetti e perdano la loro timidezza.

Apogon imberbis (1)

Coris julis (1)

Gobius paganellus (1): è stato catturato in una pozza di marea nel 1997, ed ha vissuto per qualche anno in un miniacquario di soli 25 litri. Una volta cresciuto (alla cattura misurava meno di un centimetro!) è stato trasferito nell’acquario grande, dove si trova tuttora. Ora misura circa 20 centimetri, mangia poco o nulla quando butto dentro il cibo ma ha sempre la pancia piena.. Scava come una ruspa nella sabbia e spesso attacca gli altri pesci (per difendere la sua tana).. Toglilo, direte voi.. Prenderlo, rispondo io.. Non riesco a catturarlo, in nessun modo, né di notte né di giorno, ho provato pure con un piccolo amo.. E’ un vero pesce inossidabile..

Scorpaena scrofa (1): un grande predatore, da sconsigliare in acquari misti. Però veramente simpatico.. Per fortuna da me non ha mai combinato disastri, e convive tranquillamente con gli altri organismi, anche più piccoli, senza mangiarli (non riuscirà a prenderli?!?). Ho allevato sia la scrofa (scorfano rosso) sia la porcus (scorfano nero): la scrofa è sicuramente più delicata da abituare alla vita in vasca, però è più bella e meno pericolosa nei confronti dei coinquilini..

Per l’alimentazione uso mitili, gamberi e vongole surgelate per i pesci, mentre per i filtratori alterno latte di cozza a plancton liofilizzato. In genere nutro i miei ospiti due-tre volte a settimana.

 

 

 Cristiano Aicardi ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) 

 

NAUTILUS Technical Diving Center

 

www.nautilustdc.com - www.nautilustdc.it

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Spondylus gaederopus: è un bivalve molto bello. Ne ho alcuni provenienti da un tubo dell’acquedotto a circa 15 metri di profondità. E’ l’unico bivalve di cui mi sia riuscito l’allevamento finora (anche perché specie meno massicce venivano spesso predate dall’aragosta): inizialmente si chiudevano ogni volta che qualcuno passava di fronte all’acquario, ora sono perennemente aperti. Ho notato che gli esemplari posti dove c’è meno corrente si aprono molto di più.

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Luria lurida

Coralliophila meyendorffi (su Aiptasia diaphana): introdotta per curiosità.. Ne ho sempre visto gruppi intorno al disco del piede di grandi Anemonia sulcata, protetti dai tentacoli. Così ne ho introdotto un esemplare in acquario. Fa una vita molto sedentaria, parassita di Aiptasia. Non l’ho mai vista nutrirsi e l’anemone non sembra soffrire. Mi capita spessissimo di trovare la sua congenere, Coralliophila brevis, alla base dei rami di Paramuricea.

 

Crostacei:

Munida rugosa: l’ho presa a circa 80 metri di profondità. In realtà nelle nostre zone se ne trovano a partire da 40 metri, ma a queste quote sono sempre nascoste in tane molto profonde e sono imprendibili, mentre quella che ho preso faceva parte di una specie di colonia che passeggiava allegramente sul fango del fondo. Non ha avuto alcun problema di acclimatazione alla differenza di pressione (problema che invece ho spesso avuto con Galathea strigosa, spesso perita improvvisamente durante le soste di decompressione). Si tratta di un crostaceo molto statico, anche in acquario non fa delle grandi passeggiate. Grazie alle chele molto lunghe prende il cibo direttamente dalle mani di chi lo nutre. La mia è lunga circa 8 centimetri (chele comprese) e finora non ha dato alcun fastidio a nessun organismo.

Palinurus vulgaris: ne ho un esemplare molto piccolo, circa 5 centimetri antenne escluse. Allevare le aragoste mi piace molto, tuttavia sono costretto a catturare esemplari piccolissimi (ad agosto-settembre) e tenerli fino all’anno successivo (quando normalmente hanno triplicato la loro lunghezza), dato che sono animali che si cibano di tutto quello che trovano, sia cadaveri e cibo morto sia organismi facili da catturare. Va da sé che le convivenze non sono semplici..

vari paguri

 Lysmata seticaudata: è un gamberetto davvero elegante. Vive nascosto e solo la notte lo si può vedere mentre scorrazza in giro per la vasca. Dopo un po’ di tempo che è in acquario però diventa meno timido e lo si può vedere all’interno dei buchi, soprattutto sulle volte. Nella mia vasca ha creato una vera e propria stazione di pulizia: è molto frequente vedere i pesci (anthias soprattutto) immobili nel buco con il gambero che cammina sopra di loro e li pulisce con le chele. Andrebbero comunque tenuti in gruppo. Non li nutro mai direttamente, ma quando distribuisco il plancton per gli invertebrati vedo che escono e raccolgono in giro particelle di cibo..

 

Echinodermi:

Cucumaria planci: mi è stata donata da Flavio Favero che l’ha catturata in Adriatico (dove è molto abbondante, da noi in liguria è rarissima). Una volta introdotta in acquario ha girovagato per un po’ fino a trovare la sua posizione (vicino ai Cerianthus, in un posto ben illuminato e con poca corrente). Non si è più mossa nell’ultimo anno: semplicemente apre e chiude la sua corona di tentacoli.

Stylocidaris affinis: l’ho preso 4 o 5 anni fa a circa 55 metri di profondità, era molto piccolo ed in questo periodo è cresciuto vistosamente. Mi piace molto e devo dire che ormai gli sono affezionato. Benché di allevamento molto semplice (fa tutto lui), lo sconsiglio visto che è una vera e propria “ruspa”. Mangia tutto quello che trova sulla sua strada: alghe calcaree, spugne, il cenosarco delle gorgonie.. E’ il responsabile della morte di una Leptogorgia sarmentosa (“pulita” tutta in una notte) e di una Cucumaria planci.

Echinaster sepositus: la classica stella da acquario. Non ha particolari esigenze, se non l’acqua con valori stabili ed una temperatura non troppo alta. Si sposta continuamente nell’acquario, nutrendosi di microrganismi che vivono sulle rocce e sui vetri. Io non l’ho mai alimentata direttamente. E’ in acquario da circa tre anni.

Chetaster longipes: di esigenze simili alla Echinaster. Ne ho avuto un esemplare vissuto circa quattro anni. Dopo la sua morte ne ho introdotta un’altra, raccolta a circa 60 metri di profondità, circa tre mesi fa.

varie ofiure.

 

Pesci:

Anthias anthias (2): il mio pesce preferito.. Ho avuto numerose esperienze di cattura ed allevamento negli ultimi 8 anni. In Liguria questo pesce inizia ad essere visibile a circa 35 metri, in colonie poco numerose. Le colonie molto grandi sono sempre presenti a più di 40-45 metri. Di giorno la cattura è praticamente impossibile (diciamo che va a segno un tentativo su cento), anche perché la profondità non permette molto tempo per provare.. La cosa migliore è immergersi di notte, vedremo allora lo scoglio con decine di anthias addormentati e potremo addirittura sceglierci quelli che ci piacciono di più. In una notturna di durata normale (circa 15 minuti a 45 metri) riusciremo a catturarne con un retino da acquario tutti quelli che ci servono. E poi inizieranno i problemi.. Eh sì.. Perché il nostro beniamino è estremamente suscettibile al cambio di quota.. Io non sono mai riuscito a far sì che la loro vescica natatoria non si gonfiasse: le mie soste di decompressione non sono mai bastate, eppure ho provato con tabelle classiche, risalite lente, VPM, RGBM etc.. Nulla da fare. Alla fine l’idea mi è venuta da Richard Pyle, noto ittiologo pescatore di pesci della zona crepuscolare..  Alle prime avvisaglie di gonfiore (circa 10-15 metri) buco loro la vescica con un piccolo ago, in questo modo la vescica non schiaccia gli organi interni del pesce (uccidendolo). Il pesce nuota alcuni giorni rasente al fondo fino a che la vescica non si è completamente recuperata.

Una volta in acquario ne diventa praticamente il padrone, ha infatti un carattere piuttosto deciso che lo porta a prevalere sugli altri. Andrebbe allevato SEMPRE in gruppo, o almeno in coppia. Da solo sembra essere più delicato e più vulnerabile alle malattie. Oltre a renderlo più resistente, allevarlo in gruppo permette di osservare il suo comportamento. E vi assicuro che avere in acquario un maschio dominante è uno spettacolo fantastico..

I miei si nutrono voracemente di qualunque cibo fresco, anche se è possibile abituarli al cibo in scaglie (che non uso più da qualche anno). Inoltre è necessario che la vasca abbia numerosi nascondigli, in modo che i pesci si sentano protetti e perdano la loro timidezza.

Apogon imberbis (1)

Coris julis (1)

Gobius paganellus (1): è stato catturato in una pozza di marea nel 1997, ed ha vissuto per qualche anno in un miniacquario di soli 25 litri. Una volta cresciuto (alla cattura misurava meno di un centimetro!) è stato trasferito nell’acquario grande, dove si trova tuttora. Ora misura circa 20 centimetri, mangia poco o nulla quando butto dentro il cibo ma ha sempre la pancia piena.. Scava come una ruspa nella sabbia e spesso attacca gli altri pesci (per difendere la sua tana).. Toglilo, direte voi.. Prenderlo, rispondo io.. Non riesco a catturarlo, in nessun modo, né di notte né di giorno, ho provato pure con un piccolo amo.. E’ un vero pesce inossidabile..

Scorpaena scrofa (1): un grande predatore, da sconsigliare in acquari misti. Però veramente simpatico.. Per fortuna da me non ha mai combinato disastri, e convive tranquillamente con gli altri organismi, anche più piccoli, senza mangiarli (non riuscirà a prenderli?!?). Ho allevato sia la scrofa (scorfano rosso) sia la porcus (scorfano nero): la scrofa è sicuramente più delicata da abituare alla vita in vasca, però è più bella e meno pericolosa nei confronti dei coinquilini..

Per l’alimentazione uso mitili, gamberi e vongole surgelate per i pesci, mentre per i filtratori alterno latte di cozza a plancton liofilizzato. In genere nutro i miei ospiti due-tre volte a settimana.

 

 

 Cristiano Aicardi ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) 

 

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