Ultimi articoli pubblicati

il-blennide-e-lo-squalo

Il blennide e lo squalo

di Paolo Balistreri -- Sulla riva si infrangeva la risacca ed il mare portava via granelli di Dendropoma petraeum portati via dall’abrasione del moto ondoso. Era da tanto che...Leggi tutto
biodiversity-journal-2016-7-4-907-912

Biodiversity Journal, 2016, 7 (4): 907–912

di Anna Maria Mannino1*, Stefano Donati2 & Paolo Balistreri1 -- The Project “Caulerpa cylindracea in the Egadi Islands”: citizens and scientists working together to monitor marine alien species   Scarica l'allegato...Leggi tutto
Stampa

Sparisoma cretense (pesce pappagallo - Linneo 1758)

on . Postato in Monografie ed osservazioni

Valutazione attuale:  / 1
ScarsoOttimo 
Stampa

Questa esotica specie, ormai presente da secoli nel “Mare Nostrum” (sembrerebbe sia stata introdotta dagli antichi Romani che ne apprezzavano molto le gustose carni),  appartiene alla Classe degli Actinopterygii , Ordine dei Perciformes, Famiglia degli Scaridi (da cui prende il nome comune di “Scaro”, ed al Genere Euscarus.  Partendo da quest’ultima parte della denominazione tassonomica e cioè dal genere, procederemo per conoscere questo bello quanto insolito esemplare, entrato ormai prepotentemente a far parte della fauna alloctona con cui le specie Mediterranee autoctone devono misurarsi.

Così al pari della Caulerpa spp., del Percnon gibbesi, e dello Sphyraena, anche il “nostro”, ha conquistato prepotentemente la sua nicchia ecologica. Al Genus Euscarus, sono generalmente riconosciute un paio di specie; solo una di questa è ritenuta presente nel Mediterraneo.

Vediamo di passare a descrivere le caratteristiche di questa specie. Lo Sparisoma, presenta corpo di sezione ovoidale oblungo, mentre la testa arrotondata presenta una lunghezza pari a circa il diametro massimo del pesce. Presenta squame molto grandi con disposizione embricata cicloide. Globo oculare molto mobile e sporgente colorato di giallo-oro; peduncolo caudale con bordo convesso; pinna dorsale ampia ed intera con spine che sulla sommità si dividono ognuna in un doppio aculeo. Ventrali, e pettorali non molto sviluppate per le dimensioni del pesce, che può raggiungere i 50 centimetri negli esemplari più anziani. La vera caratteristica peculiare che gli è valso il nome di “pesce pappagallo”, è la bocca. Su una bocca piccola, s’innesta un labbro superiore spesso e carnoso che copre due placche dentali ossee per ogni mascella che si saldano fra loro.


Queste placche dentali, presentano il bordo dentellato e tagliente. Un’altra fila di placche interne al cavo faringeo si saldano alla base del cranio, mentre nella parte inferiore esiste una sorta di radula che consente al pesce una doppia triturazione del cibo di cui si nutre. La livrea del pesce è molto varia ed il dimorfismo sessuale evidente; essa va dal grigio-rosato tendente all’azzurro degli esemplari maschi; mentre le femmine presentano la tipica livrea scarlatta con una vistosa maculatura gialla alla base della pinna caudale e vicino le branchie. A volte la colorazione è verde scuro con pigmentazioni giallo-arancio molto intenso. Pesce tipicamente stanziale e sedentario, ama eleggere come sua dimora i fondali rocciosi poco profondi; non disdegna in ogni caso, le zone sabbiose e le praterie di Posidonia con profondità di 20/30 metri. Lo Sparisoma cretense, si riproduce generalmente alla fine dell’estate a settembre con un periodo di sviluppo embrionale di circa 25/30 giorni.


L’alimentazione prevalentemente vegetariana, consiste in alghe calcaree, ed alghe verdi che tritura con il potente apparato masticatore. Non disdegna anche invertebrati come anellidi marini. Animale dall’indole tranquilla, lo possiamo osservare, mentre nuota vicino al fondale in piccoli gruppi di 5/7 esemplari, composti da maschi e femmine insieme. Esemplare raro nelle acque Italiane, ad eccezione della Sicilia ove è stata riscontrata la maggior presenza, per via delle più alte temperature delle acque. La storia narra che questa presenza nelle nostre acque, è considerata come il primo esperimento d’importazione per fini gastronomici compiuto dall’uomo. Si narra che già sin dai tempi del regno di Tiberio, fu importato dalle coste della Grecia un numero considerevole di questi esemplari rilasciati nelle coste Laziali e Campane; successivamente un’ordinanza ne vietò la cattura per cinque anni. Così facendo il nostro Scaride divenne comune nel Meridione.
 

DISTRIBUZIONE Mediterraneo orientale e centro-occidentale. Atlantico orientale (dal Portogallo al Senegal). 

Fisiologia: Da studi evidenziati sulle capacità digestive dello Sparisoma cretense, si evidenziano alcuni dati significativi che spiegano la grande adattabilità di questo Scaride. Dal corredo enzimatico-digestivo (proteasi e carboidrasi totali nonché alfa-glucosidasi ed alfa-amilasi), e da prove di laboratorio condotte a temperature diverse (da 6°C a 37°C) si è notata la grande capacità di questo pesce nella metabolizzazione dei carboidrati; analoghe capacità per quanto concerne la proteasi. Con variazioni indotte del pH su misurazioni per tutto il tratto digerente, sia a livelli neutri che alcalini si è notata la notevole attività di tale funzione, mentre alfa-glucosidasi, alfa-amilasi e carboidrasi sono aumentate soprattutto all’aumentare della temperatura (37°C), mentre rimangono relativamente bassi dai 6°C ai 18°C. Considerando l’anatomia dell’apparato digerente dello Sparisoma cretense (non possiede ciechi pilorici ed uno stomaco atto alla digestione proteica), gli studiosi hanno evidenziato al contrario, una grande capacità di metabolizzare le proteine.


Esperimento d’allevamento in cattività dello Sparisoma cretense
. Catturato a fine agosto, l’esemplare (un maschio) dalla tipica livrea rosata, ha una dimensione di 15 cm dal muso alla coda, ed è stato alloggiato in vasca dopo opportuna fase d’acclimatamento. Il pesce è rimasto sul fondo con la testa nascosta dalle alghe e dalle rocce presenti, dimostrando ipereccitabilità in presenza della forte luce della lampada HQI; questo fattore mi ha spinto ad usare solo ed esclusivamente le attiniche. Tale fase è durata ben due giorni, rivelando l’indole timida e paurosa dell’animale.


Al terzo giorno, ho notato che il pesce non si agitava più, quando mi avvicinavo all’acquario seppur cautamente ma limitandosi a compiere il giro della vasca un paio di volte, come a volersi sincerare di non avere altre vie di fuga da frapporre tra me e lui, sondando con piccoli colpi del becco i vetri della vasca. In ogni modo, la respirazione era meno affannosa rispetto i primi giorni e i movimenti lenti delle branchie, me ne davano conferma. La vasca presenta una ricca vegetazione di fanerogame marine che controllavo ogni paio d’ore per verificare che si alimentasse, cosa che non avvenne per i due giorni successivi. Cominciavo a pensare che avrei dovuto riportarlo subito in mare, prima che fosse troppo tardi, quando avvenne un episodio che sbloccò la situazione. Il pesce se ne stava tranquillo sul fondo e quando versai in vasca la miscela di zooplancton e fitoplancton che utilizzo per nutrire gli invertebrati presenti, egli ebbe come un sussulto e prese a nuotare freneticamente, sollevando nuvole di sabbia e detriti dal fondale con la possente coda. Presi allora dal freezer il gambero surgelato che gli somministrai ed egli lo divorò voracemente. Era fatta; la prima parte dell’esperimento era andata bene, ora ne dovevo osservare il comportamento e da buon Naturalista era proprio ciò che m’interessava maggiormente.

Il pesce come sopra evidenziato, manifestava un’indole tranquilla e movimenti aggraziati sebbene la gran mole e lo spazio in acquario non adatto ad ospitarlo. Durante la permanenza in acquario, non toccò mai invertebrati presenti in vasca come Astroides o Eunicella ; notai anche la possibile convivenza con altri Labridi e Scorpenidi presenti in vasca; il che a livello teorico ne potrebbe (dimensioni a parte) fare un gradito e colorato ospite delle nostre vasche. L’alimentazione per tutta la durata della sua permanenza in vasca fu composta da proteine (anellidi, polpa di gambero, cibo secco per pesci marini ed artemia) nonché vegetali (alghe marine e comune lattuga da insalate – quest’ultima, molto gradita).

Carmelo Caudullo

 

Stampa

Questo sito utilizza cookie. Continuando a consultare AMM, acconsenti all'utilizzo dei nostri cookie.