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Segnalazione di Regalecus glesne (Re di Aringhe)

Postato in Monografie ed osservazioni

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Il giorno 26 Agosto 2007 un esemplare di circa 2 metri di lunghezza di Regalecus glesne è stato trovato nelle acque presso  Fano (PU).
L'esemplare nuotava lentamente, in posizione obliqua, diretto verso la spiaggia sabbiosa, a circa 30-40 cm di profondità.
Era evidente lo stato di sofferenza, purtroppo senza motivi evidenti, anche se abbiamo osservato che la parte terminale della coda era stata oggetto dell'attacco di altri pesci predatori.
L'esemplare si è lasciato toccare e sollevare dall'acqua (per pochi secondi), da mio figlio Davide, allora undicenne, senza opporre alcuna resistenza. Molto gentilmente un passante ha acconsentito a scattare qualche foto, che mi ha poi inviato via e-mail.
Tutti i tentativi di Davide di far riprendere al pescione la direzione opposta, verso  il largo, sono stati infruttuosi; solo in una occasione, il pesce si è diretto verso gli scogli (le barriere frangiflutti, in quel punto collegati alla spiaggia da un tombolo) e ha infilato la testa tra le alghe, addirittura strappandole con la bocca, per poi subito risputarle e ridirigersi vero riva.
Dal telefono di uno stabilimento balneare vicino, ho avvisato la Guardia Costiera,  al fine di segnalare l'incontro con il "pesce strano di notevoli dimensioni, probabilmente un re di triglie, di un paio di metri"; in alternativa, avevo pensato di interessarne anche la sede staccata di Fano dell'Istituto di Biologia Marina dell'Università di Bologna, che fino a pochi anni fa gestiva un acquarium con un discreto numero di vasche ospitanti la fauna locale, ed un museo naturalistico, con numerosi esemplari conservati di pesci ed invertebrati, sempre reperiti in Adriatico.
A questo punto devo confessare che la mia errata classificazione ("triglie" e non "aringhe") è derivata dalla confusione fra il ben noto a tutti "Acquario Marino Mediterraneo" di V. Zupo (per il nome) e uno dei siti Internet che permettono la classificazione di organismi marini, www.colapisci.it (per l'aspetto insolito); comunque, nessuno ha saputo correggermi o suggerire alcun altro nome.


Nel frattempo si era radunata una piccola folla di una ventina di persone, tutte accorse a vedere questo pesce, mai visto nemmeno sui banchi del mercato o nelle reti dei pescatori. Qualcuno ha chiesto se si poteva mangiare e avrebbe voluto portarselo a casa!
Noi abbiamo continuato a rimanere affascinati dalla forma e dalle dimensioni, certo, ma anche dal colore acciaio del corpo e arancione rosato delle pinne, e soprattutto dalla pinna dorsale, il cui primo raggio era di circa 40 cm di lunghezza; un particolare che ci ha colpito è stata la forma della bocca, molto diversa da come ci si potrebbe aspettare osservando la maggioranza dei pesci nostrani.
Un particolare, notato e ricordato da Davide, è la presenza di barbigli mobili sotto la bocca, che gli hanno suggerito un comportamento "di fondale".
Dopo una trentina di minuti, è arrivato uno scooter d'acqua con due militari della Guardia  Costiera.
Nonostante la cortesia con la quale hanno risposto all'appello, si sono subito resi conto di trovarsi di fronte ad un "imprevisto" poco facilmente gestibile: anche i loro appelli a quanti potevano intervenire (vedi appunto l'istituto di Biologia Marina, o il Comando stesso), non hanno sortito alcun effetto se non il consiglio di infilare l'esemplare di "re di triglie" in un sacco per immondizia per poterlo riportare al largo.
Nonostante le generose dimensioni del sacco, però, è stato necessario "piegare" il lungo corpo del pesce, che inevitabilmente si è rotto; risultato: Regalecus glesne con spina dorsale spezzata, lasciato al largo della spiaggia a nord di Fano, in completa balia dei pesci predatori, e nessuna possibilità di conservare alcuna spoglia di un esemplare sicuramente poco noto della fauna adriatica.
 
Solo a casa io e mio figlio ci siamo resi conto di aver sbagliato nome: Re di Aringhe e non Re di Triglie (poco male: non se n'è accorto nessuno), ma soprattutto di essere stati ben più che fortunati a vedere e toccare quel pesce, che rappresenta un po' il mito dei "serpenti di mare", con tutto ciò che ne consegue.
Mi ricordo che ho aspettato per qualche giorno di leggere sulla cronaca locale almeno la notizia dell'avvenimento, ma invano;  avevo anche pensato di segnalare l'accaduto a qualche sito Internet dedicato alla biologia marina, ma il proposito è svanito con la fine di agosto e delle ferie.

 

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