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Osservazioni sulla biologia del Periclimenes amethysteus

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Fra le diverse specie di gamberi che possiamo trovare nel Mediterraneo il Periclimenes amethysteus ha senza dubbio l’aspetto più simile a quello dei cugini tropicali. La sua livrea lo rende invisibile ad occhi inesperti anche se con un po’ di attenzione ogni subacqueo può ammirarlo dal vivo, magari soffermandosi con pazienza ad osservare i tentacoli di qualche animale urticante. Il Periclimenes appartiene alla famiglia dei Palemonidi ed è diffuso in tutto il Mediterraneo. In genere è uno dei soggetti preferiti dei fotografi che ne immortalano spesso la stupenda livrea, ma se si ha la fortuna di allevarne degli esemplari si possono imparare moltissime cose sulla sua biologia.
 Il suo corpo è trasparente con delle striature rosa violacee la più caratteristica delle quali è situata sul dorso ed è a forma di V. Innanzitutto va precisato che si tratta di un gambero che, secondo la letteratura, si troverebbe di regola in simbiosi con anemoni come Condylactis aurantiaca e Anemonia sulcata. A mio avviso questa elencazione è sicuramente incompleta dato che nell’arco di qualche anno ho potuto ripetutamente osservare il “rapporto simbiotico” con qualsivoglia animale dotato di tentacoli urticanti fatta eccezione per l’Alicia mirabilis (che ritengo specie assolutamente inadatta alla vita in acquario a causa della sua pericolosità per gli altri ospiti) e l’Actinia equina.

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foto di Giovanni Verazza

 Il mio primo esemplare di Periclimenes fu catturato ad una profondità di 1 metro in una zona (zona a) ricca di rocce, vegetazione e pietre ma assolutamente priva di qualsiasi specie di anemone. Questo fatto indicativo fu confermato da successivi ritrovamenti anche in zone distanti  centinaia di km (zona b): il comune denominatore dell’assenza di organismi cosiddetti “ospitanti” era in realtà un elemento abbastanza insolito. Forse l’associazione simbiotica (o presunta tale) non è indispensabile per la sopravvivenza del gambero?

Dopo circa una settimana ebbi la fortuna di catturare un bellissimo esemplare di Cribinopsis a circa tre metri di profondità. Appena sistemata in acquario mi soffermai ad osservare il comportamento del piccolo Periclimenes. Con una lentissima marcia di avvicinamento il gamberetto ondeggiando stuzzicava con le piccole chele i tentacoli dell’anemone. Dapprima la Cribinopsis reagendo agli stimoli cercò di chiudersi ma dopo circa  20 di minuti di tenace e paziente “massaggio” il Periclimenes si conquistò l’accesso al disco orale al riparo da eventuali predatori. Si sa che l’osservazione è alla base della conoscenza degli animali, e per diverso tempo mi soffermai a notare tutti gli atteggiamenti scaturiti dalla simbiosi. In realtà non si tratterebbe di un rapporto che soddisfa perfettamente entrambi gli animali visto che più che altro è il gambero ad ottenere protezione senza fare alcunché ed anzi cercando di strappare dai tentacoli della Cribinopsis ogni pezzo di cibo che sia alla sua portata. Sarebbe meglio quindi parlare del Periclimenes in termini di vero e proprio parassita!

 

foto di Giovanni Verazza

foto di Stefano calcabrini

Con l’introduzione in vasca di altri invertebrati urticanti e di altri esemplari di Periclimenes le osservazioni sono state diverse nell’arco di circa un anno e mezzo. Innanzitutto ho potuto constatare che questi intraprendenti gamberetti non disdegnano i favori di Aiptasia , Cerianthus e Cereus pedunculatus (e questo non l’avevo mai letto su nessun testo) anche se la cosa sbalorditiva riguarda direttamente la loro alimentazione. In genere li avevo sempre nutriti con piccoli pezzi di gambero, piccoli chironomus o il mangime secco della Dupla ignorando che il loro aspetto così delicato potesse celare una spietatezza inaspettata. Mi accorsi che qualcosa non andava bene dopo circa due mesi dall’introduzione degli esemplari suddetti. Molti invertebrati avevano perso i colori e l’aspetto che avevano in natura, erano estremamente nervosi (al minimo cambiamento di corrente dell’acqua si chiudevano per decine di minuti) e spesso rifiutavano il cibo. In una vasca che riproduce l’habitat coralligeno gli invertebrati costituiscono il 70% degli animali ospitati per cui i loro bioritmi venivano seguiti con molta attenzione. Dopo alcuni appostamenti notai la causa: i Periclimenes! Inspiegabilmente avevano iniziato ad infastidire ogni invertebrato (fatta eccezione per i Cerianthus) inibendone il comportamento. Sapevo che erano stati segnalati dei casi in cui si erano cibati delle estremità dei tentacoli dei propri ospitanti, ma purtroppo nel mio caso non si fermarono a questo. Le vittime predestinate furono una piccola Condylactis ed un Cereus del diametro di circa 5 cm. Nel primo caso il Periclimemes di turno iniziò a cibarsi delle estremità dei tentacoli fino a divorare completamente ogni tentacolo e ad uccidere l’anemone nel giro di una settimana e mezzo. Nel secondo caso un altro Periclimenes iniziò a spellare il Cereus vicino al peduncolo senza toccare la zona del disco orale. Visti i risultati con la Condylactis spostai il Cereus salvandolo da morte certa e notai che il Periclimenes cercò di fare la stessa cosa con un’Aiptasia mutabilis di ridotte dimensioni! La cosa più insolita, poi, è che l’esemplare catturato nella cosiddetta zona a non aveva mai manifestato ostilità verso alcun organismo urticante a differenza degli esemplari catturati nella zona b, apparentemente identici!

Attualmente i Periclimenes vivono nel refugium senza alcun animale urticante da divorare e sono sotto stretta osservazione da qualche mese. Il loro atteggiamento pare pacifico ed ho potuto osservare anche degli esemplari ovati. Convivono in maniera abbastanza pacifica con i Lysmata seticaudata su cui hanno regolarmente la meglio nelle dispute per il cibo, mentre cedono il pasto senza troppi complimenti agli agguerritissimi Palaemon. In genere dopo qualche settimana accettano il cibo direttamente dalla pinza dell’acquariofilo anche se mantengono sempre una certa diffidenza, addirittura superiore a quella del Lysmata.

Per quanto riguarda la loro compatibilità con i pesci va detto che come la maggior parte dei gamberi mal tollera la presenza di grossi predatori in vasca. E’ comunque interessante osservare il suo comportamento caratteristico quando si sente minacciato: se infastidito da qualche altro ospite, infatti, il Pereclimenes inizia a incedere con una andatura “caracollante”, come se fosse in balia della corrente riuscendo sempre (almeno nei casi da me osservati) a far perdere l’interesse nei suoi confronti in pochi minuti. Se nella vasca si ha la fortuna di ospitare dei gorgoniacei, durante le ore notturne si potrà osservare il nostro ospite sui loro rami, al sicuro da eventuali pericoli.

Come spesso capita in natura, un aspetto particolarmente attraente può celare delle brutte sorprese!

 

Giovanni Verazza

 
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