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VITTORIA

Postato in Monografie ed osservazioni

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E’ una magnifica giornata di settembre 1999, il sole caldo brilla sul mare a olio ed io non vedo l’ora di buttarmi a mare con i miei compagni d’immersione ed iniziare un nuovo giro di osservazione. Ma oggi, non potevo saperlo, il mare mi ha preparato una sorpresa che ha cambiato per sempre il mio modo di viverlo.

 Nel gruppo di sommozzatori vi è una coppia svizzera che deve scendere lentamente per difficoltà di compensazione da parte della signora. Gli accordi sono che io possa scendere con gli altri 4 clienti sul fondale a – 9m e dove, mentre io osservo la discesa al rallentatore, i clienti incominciano ad trovare e fotografare varie forme di vita.

Con un dito leggermente appoggiato al grande masso di fianco al quale sono scesa, guardo verso l’alto quando con la coda dell’occhio vedo che un pesce si è intromesso tra il mio braccio ed il petto: una bellissima cerniotta nella sua splendida livrea giovanile, le macchie gialle tra gli occhi formano una V perfetta. Senza spaventarla, mi ritiro lentamente e faccio il periplo del grande masso sperando che la cernia torni alla sua tana. Riappoggiata la mano allo scoglio, riprendo l’osservazione della discesa che sta per terminare ed ecco che la cerniotta, pinna dorsale letteralmente abbassata, occhioni che mi osservano, inizia a pizzicarmi la mano. Un pesce selvatico, nel suo mare e nel suo ambiente, ha deciso di accettarmi per quello che sono, visitatore, e di concedermi la sua fiducia. VITTORIA sarà il suo nome ed è l’inizio di una lunghissima amicizia.

Per anni Vittoria è sempre uscita dalla sua tana per farsi fotografare, per farsi ammirare. Ha sopportato che io disincagliassi l’ancora davanti ai suoi occhi senza ritrarsi o fuggire. Poi un giorno ho notato un comportamento diverso: io la vedevo ma lei non si faceva più ammirare da chi mi accompagnava. Molto probabilmente aveva avuto una brutta esperienza con qualche fucile e, mentre ancora si fidava di me, non più dei miei compagni. Era come se volesse farmi sapere che c’era sempre, ma era meglio che si nascondesse. La sua taglia era ormai molto allettante per i pescatori di frodo isolani. Il mio cuore sempre in ansia alle prime immersioni della nuova stagione di lavoro: l’avrei ritrovata sana e salva? Poi è successo: 2007 e 2008 senza trovarla più ma non tralasciavo mai la speranza di incontrarla nuovamente. Siamo di nuovo a settembre, e la coppia svizzera è ancora con me. Il mare è agitato da forte corrente ed io decido di fare l’immersione oltre la punta affinchè la corrente mi riaccompagni alla barca. Tante cerniotte fanno capolino e si divertono ad osservarci, ma io ne cerco una sola: quella che mi ha accettato come compagna d’immersione e che non posso capacitarmi sia finita in una padella. Siamo ormai alla fine del giro subacqueo, solo più quello scoglio e poi l’ancora. Sento un tuffo al cuore, un cernione di circa 10 kg è immobile alla base dello scoglio, pinna dorsale abbassata, gli occhi che mi fissano. Faccio cenno ai compagni di fermarsi ed automaticamente mi fermo anch’io alla distanza giusta per lasciar spazio all’animale e poter osservare il disegno a V tra gli occhi: è Vittoria o meglio Vittorio, ormai e, mentre lo osservo nella sua nuova livrea maschile adulta, lui piano piano mi si avvicina e si ferma davanti alla maschera fiducioso come sempre. Quante parole ci siamo scambiati in quegli ultimi minuti d’acqua! Quanta riconoscenza per questo animale che ha saputo leggere nei miei gesti solo il grande rispetto che porto per il suo mondo. Anche quest’anno ho lasciato Vittorio in ottima salute e con la preghiera che sopravviva all’ennesimo inverno pantesco per allietare ancora le nostre immersioni.

By Meroù

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