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Biodiversity Journal, 2016, 7 (4): 907–912

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Report Progetto "Caulerpa cylindracea Egadi Islands"

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Una volta erano tutti celenterati

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articolo6-1Sai cosa sono i molluschi? E i pesci? Hai mai sentito parlare delle alghe? Conosci le spugne? Quattro domande semplicissime, alle quali tutti, o quasi, bambini compresi, sanno dare una qualche risposta. O quanto meno tutti hanno fotografati nella memoria almeno un organismo, o un gruppo di organismi che facciano parte di questi grandi e altrettanto noti raggruppamenti. Proviamo ora a chiedere alle stesse persone se conoscono gli cnidari e gli ctenofori. Probabilmente molti non saprebbero rispondere alcunché. Ma basta girare la domanda e partire dalle forme acquatiche che simboleggiano il primo dei due tipi zoologici (coralli e meduse), che tutti (o quasi tutti) esclamerebbero: "certo che li conosco, ho un'idea chiara di come siano fatti"! Potremmo andare avanti, e scoprire che pochi hanno sentito parlare dei tunicati, gruppo di cui fanno parte le ascidie, organismi altrettanto poco conosciuti; molti invece sanno che cosa sono i ricci e le stelle marine, e di nuovo pochi hanno sentito parlare degli echinodermi, phylum al quale appartengono questi noti abitanti dei fondali marini.

Partendo da queste congetture, forse la domanda alla quale sarebbe più arduo dare una risposta consisterebbe nel perché certe associazioni mentali siano più o meno immediate. Ma questa è un'altra storia, che poco ci interessa.

articolo6-2Iniziamo invece a stringere il discorso sui protagonisti di questo capitolo, e rimaniamo per un attimo sull'impatto mentale che gli organismi simbolo menzionati curiosamente suscitano su chi non ha mai avuto troppa curiosità verso il grande "libro" della natura.

Partiamo dalle meduse: Per molti, esse altro non rappresentano se non degli strani organismi urticanti che si spostano lentamente sotto la superficie, da evitare nei tuffi dai pattini e nelle nuotate domenicali estive. Diverso invece è il discorso dei coralli, delle madrepore, delle anemoni marine, degli alcionari, delle gorgonie. La loro fama è immensa ed è emersa dal mare ormai da molto tempo, perché a prescindere dalla loro enorme rilevanza ecologica, è grazie (anche e soprattutto) a loro, e alla loro bellezza, se nella storia della vita i fondali costieri del pianeta si siano trasformati nei lussureggianti giardini fioriti che tutti hanno avuto modo di ammirare: direttamente sott'acqua, o più semplicemente nelle fotografie e nelle videoriprese. Basti pensare all'enorme sviluppo che hanno avuto le madrepore nei mari tropicali, che ha portato alla formazione delle barriere coralline.

articolo6-3Ed anche la terminologia che riguarda tali creature nasce da una certa loro somiglianza con i fiori, anche se è bene puntualizzare che qui siamo nel regno animale e non in quello vegetale. Infatti nell'ambito del tipo cnidari, astruso termine che li accorpa, essi fanno parte della classe antozoi: questo nome deriva dal greco e racchiude i termini anthos (=fiore) e zoon (=animale).

Per ora non abbiamo detto nulla sugli ctenofori, organismi nella stragrande maggioranza dei casi planctonici. Si tratta di un piccolo phylum che esamineremo nella parte finale del capitolo. Per ora limitiamoci a dire che cnidari e ctenofori un tempo venivano classificati con il nome di celenterati, ed è per questo che abbiamo deciso di trattarli insieme in questo scritto.

articolo6-4Gli cnidari sono animali a simmetria raggiata, caratterizzati da una varietà incredibile di geometrie, che però sono sempre riconducibili a due forme fondamentali: il polipo, fisso al substrato e la medusa, libera e natante. Il polipo, da non confondere con il polpo, mollusco cefalopode, è una sorta di sacchetto fissato al substrato, con la bocca rivolta verso l'estremità libera e circondata da un numero variabile di tentacoli. La medusa, che ricorda un polipo capovolto, ha la forma di campana o ombrella, con la bocca posta al centro di una struttura tubulare (manubrio) che sporge sul lato concavo. Alcune specie possono presentare, nell'arco del ciclo vitale, entrambe le forme, e questa è una particolarità non da poco. In due classi degli cnidari, idrozoi e scifozoi si può avere alternanza di generazione (metagenesi), cioè la possibilità di riprodursi sia per via asessuale, sia sessuale. In molte specie di cnidari questo si verifica regolarmente, avvicendando le due forme tipiche di queste creature, polipo e medusa. La doppia modalità riproduttiva è quindi legata all'alternanza nella organizzazione strutturale del corpo: dal polipo si originano agamicamente (generalmente per gemmazione) le meduse produttrici di gameti. Ma spieghiamoci meglio.

Nel caso di un ciclo metagenetico tipico (ma esistono variazioni sul tema), dall'uovo fecondato si forma una piccola larva detta planula, che dopo un periodo di vita natante, scende sul fondo trasformandosi in polipo. Il polipo si accresce e nelle forme coloniali si moltiplica attivamente per via asessuale. Giunto a maturità esso genera le meduse maschili e femminili, che una volta libere emettono i rispettivi gameti e il ciclo ricomincia.

Ma ora riallacciamoci a quanto detto in apertura: certe forme marine sono molto più conosciute se vengono chiamate coralli piuttosto che cnidari, eppure questo nome ha una spiegazione: infatti la caratteristica più distintiva, che dà il nome al phylum, è la presenza di speciali cellule disseminate soprattutto sui tentacoli e intorno alla bocca: gli cnidoblasti (cnide, etimologicamente significa ortica), con cui questi animali attaccano e si difendono. Queste cellule contengono una capsula detta nematocisti ripiena di un liquido tossico, temporaneamente richiusa da un opercolo, che racchiude un filamento urticante cavo, raccolto a spirale. Al contatto, questi animali sono in grado di aprire di scatto l'opercolo provocando l'estroflessione del filamento, che penetra nei tessuti della preda o dell'aggressore e vi inietta il liquido della capsula. A questo punto ci rimane più facile "allontanare" questi organismi, che sanno essere dei temibili carnivori, dagli innocui fiori. La cosa è osservabile sul nostro campo d'azione, cioè sott'acqua: magari com'è successo al sottoscritto osservando un anemone con un labride di 15 centimetri stretto tra i tentacoli, portato verso la bocca. Molto spesso invece il tutto è invisibile, soprattutto quando questi organismi filtrano il plancton dalle correnti di acqua marina, attendendo con i tentacoli distesi che le prede giungano a tiro. Basti pensare alle aggregazioni di polipi famelici delle gorgonie, che stendono i loro rami in senso ortogonale ai flussi d'acqua carichi di particelle nutritive.

articolo6-5Vediamo ora di penetrare nella classificazione degli cnidari, servendoci di alcuni esempi che regolarmente osserviamo in immersione. In questo modo il discorso ci rimane più impresso. E non solo: a prescindere dal lato estetico, davvero speciale per tantissime forme marine, forse queste essenziali informazioni acquisite sinora potrebbero farcele sembrare ancora più interessanti e intriganti. Il tipo cnidari è ripartito in 4 classi. Le classiche macromeduse appartengono alla classe scifozoi: tra queste la grande Rhizostoma pulmo, la più grande del Mediterraneo, e la Pelagia noctiluca, fosforescente e urticante per l'uomo. Niente a che vedere con la famigerata Chironex fleckeri, della classe cubozoi, che riunisce meduse con l'ombrella a forma di cubo. Questa medusa, che vive nei mari australiani, può portare un uomo alla morte, rivelandosi per numero di vittime più pericolosa del famigerato squalo bianco.

La classe idrozoi è quella in cui è più frequente la fase di polipo e quella di medusa nell'ambito della stessa specie. Negli scifozoi appena descritti invece la fase polipoide è ridotta o assente.

Chi tra noi sub conosce i nudibranchi e le loro abitudini, sa dove cercare molte specie: sulle ramificazioni di esili alberelli noti come idroidi (sempre della classe idrozoi) che hanno minuscoli polipi al posto delle foglie. Quei molluschi stanno appesi placidamente su queste colonie arborescenti come trapezisti del mare per gran parte della loro vita, se ne nutrono e vi depongono le uova sopra. Sempre nella medesima classe, sono accorpati nella sottoclasse dei sifonofori degli strani organismi planctonici, somiglianti a piccole astronavi del mare. Un rappresentante da segnalare è la caravella portoghese (Physalia physalis), tipicamente munita di lunghissimi tentacoli, nota per via del suo potere urticante, davvero elevatissimo.

articolo6-6Veniamo ora agli animali fiore: gli antozoi, caratterizzati dalla sola fase polipo: polipi che possono essere solitari, come le attinie, o coloniali, come le gorgonie. Diverse specie sono in grado di elaborare un esoscheletro calcareo, che si accresce e spesso permane dopo la morte. Questo è un fatto importantissimo, visto che le scogliere coralline si sono formate in questa maniera.

Questa classe riunisce un numero immenso di specie marine, quantificabili in oltre 6000. Uno spartiacque è dato dal numero dei tentacoli portati dai polipi, che divide il gruppo in due: ottocoralli (8 tentacoli per ogni polipo), ed esacoralli (6 tentacoli o multipli di 6). Tra i primi ci sono le gorgonie, dotate di scheletro corneo, ed il prezioso Corallium rubrum. Questa è l'unica specie mediterranea delle 27 specie viventi (il genere Corallium è l'unico tra i gorgonacei a presentare uno scheletro completamente calcareo). Poi ci sono gli alcionari, noti sotto il nome di soft corals, o le pennatule, quegli strani organismi coloniali a forma di piume che vivono infisse su fondi sedimentosi.

Tra gli esacoralli, possiamo citare i coralli neri (a scheletro corneo), le attinie, le margherite di mare, la gerardia (il falso corallo nero), le madrepore (diffusissime ai tropici, in Mediterraneo abbiamo esempi come le astroidi e le leptosammia), i cerianti.

Come noto, peculiari delle attinie sono le forme di simbiosi e commensalismo che esse instaurano con pesci e crostacei. In Mediterraneo è facile osservare associazioni tra attinie e varie specie di gamberetto fantasma (Periclimenes spp.), tra l'anemone di mare con il granchio ragno (Inachus phalangium), o con il ghiozzo rasposo ( Gobius bucchichi). Incredibile è il numero di attinie della specie Calliactis parasitica che il paguro Dardanus calidus riesce a trasportare sulla conchiglia: oltre 15. Sembra che l'alto numero apporti al crostaceo un ruolo di predominio sui suoi simili. Quest'associazione nasce con vantaggio reciproco, perché il paguro riceve protezione, mentre le attinie diventando mobili possono nutrirsi più facilmente.

Agli ctenofori appartengono un centinaio di specie viventi, quasi esclusivamente pelagiche. Si differenziano dagli cnidari perché non hanno capsule urticanti, ma adesive (colloblasti), utilizzate per la cattura del nutrimento, che si basa essenzialmente su crostacei planctonici. Il corpo è trasparente e quasi interamente costituito d'acqua.

A volte si manifestano sospinti dalle correnti, in masse composte da un gran numero di individui.

I loro movimenti sono resi possibili dall'azione di lamelle vibratili ciliate dette pettini, estese longitudinalmente lungo il corpo da una parte all'altra. Molto caratteristica è l'iridescenza delle ciglia, in grado di rifrangere la luce.

Gli ctenofori sono ermafroditi, gli spermi e uova vengono espulsi all'esterno. La fecondazione è esterna e lo sviluppo è indiretto, ovvero passa attraverso una fase larvale dopo la fecondazione dell'uovo.

Le due specie più conosciute dai sub rappresentano ciascuna le due classi in cui sono suddivisi gli ctenofori, in base alla presenza o meno di tentacoli: dei tentacolati fa parte il Cestus veneris, a forma di frusta, dei nudi la Beroe ovata, una sorta di sacchetto trasparente.

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Foto e testi di Carlo Ravenna



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