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Biodiversity Journal, 2016, 7 (4): 907–912

di Anna Maria Mannino1*, Stefano Donati2 & Paolo Balistreri1 -- The Project “Caulerpa cylindracea in the Egadi Islands”: citizens and scientists working together to monitor marine alien species   Scarica l'allegato...Leggi tutto
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Report Progetto "Caulerpa cylindracea Egadi Islands"

di Paolo Balistreri -- Il 31 agosto 2016 si è concluso il Progetto "Caulerpa cylindracea Egadi Islands" di scienza partecipata, inerente il monitoraggio dell'alga verde invasiva...Leggi tutto
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Velate trasparenze

Scritto da Fabio Russo e Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Come splendide donne in sottoveste nelle immense distese superficiali del blu si nascondono in piena vista organismi che del “vedo, non vedo” hanno fatto la loro ragione di vita. A differenza degli esseri viventi delle barriere madreporiche l’esigenza principale degli organismi planctonici è apparire il meno possibile e nelle enormi distese del mare l’unico modo per nascondersi è essere totalmente trasparenti o quasi. Alcuni di questi animali sono tanto trasparenti da essere difficilmente osservabili a occhio nudo se non da angolazioni particolari.

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I destrieri del mare

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Un pesce tra i più singolari, una delle creature più bizzarre che si possono trovare in mare, forse il pesce più affascinante, è certamente il cavalluccio marino

La bellezza e la tenerezza, l’aspetto unico e inconfondibile nel mondo animale così come il suo stile di vita, che lo porta a frequentare i fondali poco profondi e più prossimi agli ambienti costieri da sempre popolati dall’uomo, rende questa intrigante creatura tra i più noti animali del mare, fin dall’antichità. Plinio il Vecchio descrisse forse per primo il cavalluccio marino (23-79 d. C.) attribuendogli il nome di “hippus”, dal quale deriva l’odierna denominazione. Il nome greco nasce dalla fusione di Hippos (cavallo) e kampos (mostro di mare). Naturalisti d’altri tempi riferiscono che la polvere ottenuta dai suoi resti era usata in farmacopea.

Si parla di cavallucci arrostiti e applicati sulle ferite, della sua polvere miscelata con l’aceto o col miele per creare miracolose pomate, e di molti altri usi davvero strani. Ma l’ippocampo, spiegava Eliano, poteva risultare al contempo tossico o persino velenoso; si narra infatti che lo stomaco del cavalluccio sciolto nel vino diventasse uno straordinario veleno letale. In realtà, non sarebbe lo stomaco del pesce la causa dell’avvelenamento, ma un’alga rarissima di cui egli si nutre e che sarebbe quindi responsabile delle malefiche proprietà. 

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Pescatrice e budego: mostruosi ma belli

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Tra gli scogli del fondale roccioso, la rana cerca un’area sedimentosa per potersi appoggiare e nascondersiCi sono dei pesci davvero strani in natura. La rana pescatrice è sicuramente uno di questi. In queste righe proverò a parlare di due specie della stessa famiglia, che vivono nello stesso mare, il Mediterraneo.

Si tratta di Lophius piscatorius (Linneo, 1758) e Lophius budegassa (Spinola, 1807) rispettivamente noti come rana pescatrice e budego, ma sovente scambiati e confusi l’uno con l’altro per via dell’aspetto molto simile, che non consente una precisa identificazione a un esame superficiale. Per il subacqueo attento e appassionato non sarà poi impossibile distinguere le due specie, un po’ per il colore, un po’ per alcuni dettagli che impareremo a notare con l’esperienza pratica.

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Le delicate piume del mare

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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pen03La pennatula ha la forma di una piuma o un alberello fissato al fondo, con un 'tronco'centrale e una serie di 'rami' laterali, detti lamine

Se dovessi descrivere l'aspetto di quei celenterati marini volgarmente noti come pennatule o pennacchiere non esiterei a definirle "piume del mare" per via del loro aspetto, del tutto simile a una penna d'uccello (o una piuma di struzzo, per essere un pochino più precisi). Fissate al fondale in maniera non definitiva e capaci di movimenti molto lenti e graduali, le pennatule frequentano i fondali meno esplorati dai subacquei in genere, quelli che vengono definiti "tecnicamente" fondi mobili (costituiti da sedimenti di vario tipo e granulometria e comunque apparentemente monotoni se osservati con una certa superficialità). In Mediterraneo sono presenti due specie di pennatule: Pennatula rubra e Pennatula phosphorea. Non posso però non menzionare un altro pennatulaceo molto simile che, pur non essendo esattamente una pennatula (genere ennatulidae), gli somiglia moltissimo e chiude il gruppo di questi insoliti celenterati; animali che, tutto sommato, si possono osservare negli stessi ambienti e sugli stessi fondali. Sto parlando del Pteroides spinosum, unico rappresentante del genere Pteroididae.

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Dentice, sparide selvaggio

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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dent1Il dentice, questo sconosciuto, ben presente nei libri di cucina o nei trattati di pesca sportiva, è sicuramente uno dei predatori più attivi nel Mediterraneo.

Alla fine degli anni ottanta, quando da poco avevo abbandonato la pesca in apnea per passare definitivamente alla fotografia subacquea (trascinandomi dietro una sfrenata passione per i pesci, che avevo conosciuto pescando e che sarebbero diventati i miei soggetti preferiti), rimasi letteralmente folgorato da un'immagine apparsa a doppia pagina su una rivista di settore. La foto ritraeva un bellissimo dentice colto di sorpresa all'interno di una grotta, in Sardegna, nelle acque antistanti il promontorio di Capo Caccia (Alghero).

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Cara vecchia cernia, timida e sorniona ...

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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cernia1Un tempo le cernie non fuggivano al cospetto dei sub: pesci di indole curiosa, si lasciavano osservare nella posizione a candela e all'interno delle loro tane
 
Ai tempi del liceo si era soliti imbrattare i banchi disegnandoci sopra le cose più strane. La superficie del banco ben si prestava al contatto con le penne a sfera: scriverci sopra era un vero divertimento. Ricordo il disegno che avevo fatto con la penna nera, curato nel dettaglio: ritraeva proprio una cernia, pesce di cui già all'epoca conoscevo a memoria l'aspetto. A scuola sognavo, appoggiato coi gomiti al banco, tuffandomi con la fantasia in quei magici istanti di mare che potevo concedermi da studente liceale, fissando la mia cernia disegnata e ritoccandola un po' tutti i giorni.
 
Praticando il mare in apnea e raccogliendo gli articoli delle riviste che parlavano di tecniche di pesca subacquea, simultaneamente studiavo su carta e osservavo in natura il comportamento dei serranidi, la famiglia a cui appartengono le cernie, più che altro per sferrare l'insidia più adatta una volta sott'acqua. Il mio primo approccio con le cernie è legato difatti alla pesca.
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Cerianthus membranaceus

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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cerianto2Il cerianto è un animale con un corpo delicato e molle. Scopriamo tutti i suoi segreti

Che dire di uno dei celenterati più noti del caro "mare nostrum"?
ci sarebbe da parlare per tanto, troppo tempo, e da scrivere altrettanto. Mi limiterò pertanto a descrivere la specie e a riferire di alcune delle mie esperienze subacquee che mi hanno portato a conoscerlo almeno da un certo punto di vista.
 
Il cerianto è un animale con un corpo delicato e molle, molto simile a quello di un'attinia ma senza il disco pedale. Per sopperire a questa mancanza aderisce al fondo vivendo  all'interno dello stesso, in una specie di buca da lui stesso creata, dove il corpo rimane protetto da una guaina membranosa formata da mucosa rappresa che l'animale secerne spontaneamente e continuamente.
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La nobile aragosta

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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aragosta_02Da quando frequento il mare sott'acqua ho sempre avuto sporadici ed occasionali incontri con quello che è considerato il più noto e il più nobile di tutti i crostacei. Sto parlando, com’è facile intuire, dell’aragosta; un animale che ha subito, nell’ultimo ventennio, una drastica rarefazione, e i motivi son da ricercare esclusivamente nel suo indiscriminato prelievo da parte del mefistofelico e stolto essere umano, che ne sta provocando l'inevitabile estinzione.

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Meduse di Primavera

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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pelagia4Masse di milioni di individui si addensano a formare colonie così fitte da non lasciar passare la luce. Sono meduse d’ogni dimensione, ma tutte della stessa specie: Pelagia noctiluca.

Se da un lato è vero che ormai da qualche anno siamo abituati a osservare gradi invasioni di meduse, è anche vero che, di fronte a certi scherzi della natura, si rimane sempre senza fiato…

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Laminarie nello Stretto: foreste di alghe giganti

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I ricordi dell'infanzia sono quelli che più spesso mi portano a iniziare i miei racconti sulla vita nel mare e le mie personali esperienze. Anche in questo caso non posso dimenticare un colore importante del mio mare d'infanzia: il verde. Quel verde bottiglia di un'alga importante che in estate spiaggiava e che osservavo e raccoglievo sul bagnasciuga: la lattuga di mare. Ho iniziato giocando con sabbia, secchielli e…lattuga di mare. La lattuga ricopriva e ricopre ancora oggi i litorali dello stretto nei primi metri di profondità e le onde, staccando le foglie dal fondo, depositano ancora lunghi "nastri verdi" a decoro delle spiagge ciottolose o sabbiose.

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Le pinne del Mediterraneo

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Pinna nobilisSui fondali dove in genere mi immergo, in Calabria e Sicilia in genere e nel mare dello Stretto di Messina in particolare, ho avuto la fortuna di incontrare molte volte quei grandi molluschi bivalvi che vanno sotto il nome, generico, di pinne.

S i tratta in realtà di due specie: la Pinna nobilis (Linnaeus 1758), detta anche Pinna squamifera, comunemente nota come Gnacchera, Nacchera o Pinna, che è il più grande bivalve presente nel Mar Mediterraneo (visto che può raggiungere ben un metro di lunghezza), e la sua cugina minore, nota come Pinna rudis o Pinna pernula, caratterizzata da dimensioni più contenute e superficie delle valve con costolature longitudinali marcate e scaglie particolarmente sporgenti.

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Povero Mar Mediterraneo

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Alcuni anni fa, in un tempo non molto lontano, esistevano i pescatori, uomini che vivevano il mare prelevandone razionalmente e periodicamente i frutti e vivendone lo spirito; erano uomini di mare, amavano il mare e i pesci, rispettavano ciò che per loro era fonte di sostentamento e di vita. Oggi è così ormai solo in pochi casi. La sferzata dell’inquinamento ambientale, le moderne attrezzature da pesca, il prelievo scriteriato e senza limiti hanno, insieme, dato un duro colpo al mare ed ai suoi abitanti, un mare che tuttavia cerca di resistere fino alla fine.

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Autunno tra i pesci

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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altLeggo sulle tavole di marea che stamani a Scilla il movimento delle masse d’acqua è diretto da nord verso sud: scendente; c’è la luna piena, ma alla montagna la scendente, anche forte, non prende gran che e non disturba. Il momento si presta e invita a un tuffo. L’aria calda offuscata da un’atmosfera sciroccosa ci avvolge sulla spiaggia sotto la rupe; il mare si presenta calmo e l’acqua limpida. Ci vestiamo…  Ancora non ho messo la testa sott’acqua, affrontando il magico istante del passaggio dal mondo emerso a quello sommerso, e già vedo macchie gialle di una certa dimensione che lasciano intuire la presenza di numerose cassiopee. Immergo il volto e osservo: le meduse sono aumentate di numero rispetto ai giorni scorsi e finalmente sono densamente frequentate da giovani pesciolini pelagici; sotto il pelo dell’acqua la vita esplode: è tutto un miscuglio di larve tubolari biancastre di qualche centimetro, poche meduse luminosa, centinai di piccoli muggini e belle aguglie. Mentre aspetto i miei compagni di oggi, inizio a scattare qualche foto alle cassiopee, cercando di stuzzicare i pesciolini che, con la loro presenza, arricchiscono l’immagine che inseguo sempre da quando vado sott’acqua. Oggi, col digitale, le possibilità di ottenere la foto ricercata sono aumentate notevolmente e puoi fare molti tentativi per ottenere la giusta posa di un piccolo carangide che gira intorno alla sua medusa, nella speranza che prima o poi rimanga inclinato in modo giusto da non riflettere la luce del flash e rovinare la foto.

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La vallata delle grandi pietre

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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vallataTra cernie e trigoni - Il mare è blu. La corrente diretta a sud, cosiddetta scendente, sembra attenuarsi per concederci una visita al mondo sommerso di un mare frequentato da pochi subacquei,  il turbolento mare ai piedi del traliccio detto Pilone, alle pendici del monte Scrisi,che un tempo portava corrente in Sicilia; ma è uno scoglio a panettone, che si stacca tra gli altri della frana di roccia tipica di queste pendici, il nostro punto di partenza per non sbagliare itinerario. Qui la corrente non da spazio all’improvvisazione e non puoi permetterti alcun errore.  Sott’acqua nello Stretto, in questo tratto di costa rocciosa che precede Scilla, detta anch’essa Costa Viola, la preparazione fisica e psicologica è determinante per la riuscita di un tuffo nel blu.

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Scivolando tra gli scogli

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Snorkeling nel mare dello Stretto, a Punta Pacì - Ho provato proprio una sensazione speciale, come stessi scivolando tra gli scogli, in punta di pinne… Acqua cristallina, superficie spazzata da un forte vento meridionale stroncato dallo sperone roccioso di Punta Pacì, quindi disegnata dalle raffiche ma senza la più piccola onda (un angolo totalmente riparato), bassofondo cosparso di rocce franate su un fondo di sabbia e ghiaia chiara e altamente riflettente, atmosfera gaia e serena, con forti contrasti di azzurri e tinte calde della copertura algale delle rocce, sono elementi che rendono a dir poco coinvolgente un percorso a galla con maschera e pinne; osservando la magia dei fondali, aiutati dall’insostituibile snorkel, quel semplice elemento dell’attrezzatura subacquea così importante da consentire di nuotare a testa immersa e nello stesso tempo respirare, scopriamo la vita nei primi cinque metri di profondità ma soprattutto sotto il pelo dell’acqua. Ad accoglierci subito famiglie di allegri latterini, snelli pesciolini argentati dal nuoto tranquillo.
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Il corallo nero di Scilla

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007Questa la notizia diffusa dalla stampa e apparsa sui tg nazionali:

Trovata la più grande foresta di corallo nero del mondo - 19 marzo 2009

 

Trentamila colonie adagiate tra i 50 e i 110 metri di profondità sui fondali rocciosi della mitica Scilla: è nel mare di Calabria che si staglia la più grande foresta di corallo nero del mondo.  

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Vermi col ciuffo

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Uno dei soggetti ai quali dedicai la mia attenzione all’inizio della carriera di fotografo subacqueo fu un comune verme: lo spirografo. Un verme col ciuffo, molto bello. Un ciuffo di setole poste intorno alla bocca con una funzione ben precisa: afferrare al volo tutto ciò che può essere setacciato col passare delle masse d’acqua spostate dalle correnti.
Lo spirografo mi colpì subito per la sua eleganza: un delicato pennacchio spiralato, particolarmente sensibile alle vibrazioni, si ritirava istantaneamente all’interno di un tubo chitinoso semirigido, al minimo movimento; ed io ne restavo affascinato. Avendo poi la fortuna di immergermi in luoghi dove esistono veri e propri “boschi” di spirografi, ho dedicato e dedico tuttora la mia attenzione a questi anellidi sedentari.
Vorrei pertanto presentarveli, parlando un po’ di loro e delle mie esperienze in natura.
I vermi col ciuffo sono una classe del phylum anellidi, noti come policheti (in particolare mi riferisco ai policheti tubicoli). Hanno il corpo metamerico e sono forniti di ciuffi di setole chitinose dette chete. I tubi dei policheti tubicoli possono essere mucosi o pergamenacei, incrostati di fango o sabbia, più o meno rigidi secondo la specie. Le specie che ho avuto modo di conoscere, studiare e riprendere in Mediterraneo sono essenzialmente otto. Di seguito il biglietto da visita di ognuna di loro.

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Arriva un nuovo pesce dal Mar Rosso

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Negli ultimi anni stiamo assistendo a una serie di strani eventi in Mediterraneo. Non tutti siamo però spettatori diretti di quanto sta accedendo. I subacquei, specie i più accaniti e appassionati, sono tra i pochi privilegiati e possono, con un po’ di fortuna, assistere ad eventi straordinari, oserei dire storici per quel che riguarda il cambiamento di un mare, il Mediterraneo, sempre più sorprendente.
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Storia di un raro cerianto; Arachnanthus oligopodus

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Sono passati molti anni da quando scovai per la prima volta uno dei celenterati ancora oggi meno conosciuti del nostro mare. Era il giugno del 1989 e sin da allora mi immergevo nelle acque antistanti il lido di Reggio Calabria, la città dove vivo. Avevo cominciato a frequentare i fondi mobili, quelli cioè con prevalenza di sedimento fine (sabbia, fango o detrito), e mi piaceva l’idea di fotografare e studiare gli animali dalle abitudini notturne. I fondali dello stretto sono subito scoscesi e con pochi colpi di pinne ti ritrovi subito tra i 30 e i 40 metri di profondità, dove il mondo sommerso svela i suoi segreti a coloro che sano apprezzare. E io ho subito apprezzato l’opportunità che la città dello stretto mi ha offerto, immergendomi di continuo dopo il calar del sole.

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Melibe fimbriata

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Come previsto nel 1984 il nudibranco Melibe fimbriata ha ampliato il suo areale mediterraneo ed è giunto anche in acque italiane. La notizia, una vera ghiottoneria zoologica, di quelle che anche i biologi marini dal palato più fine non disdegnano di dare, è una vera anteprima che AQUA offre ai suoi lettori e agli appassionati di nudibranchi grazie alla scoperta di Francesco Turano. E infatti grazie alle sue osservazioni e alla sue foto scattate lungo coste calabresi dello Stretto di Messina che possiamo testimoniare l'arrivo di Melibe fimbriata Alder & Hancock 1864, anche nelle nostre acque.”

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UNO SQUALO CON GLI OCCHI VERDI

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Voglio raccontarvi la storia di un piccolo squaletto di profondità, poco conosciuto e raro, un pesce che solo pochi pescatori dell’Italia meridionale hanno avuto il piacere di avere tra le mani, ovviamente moribondo, una volta issate a bordo le reti. Nessuno, però, lo aveva mai osservato o fotografato nel suo ambiente; fino a quando, un giorno di alcuni anni or sono, non mi capitò l’inimmaginabile: l’incontro con l’Oxinotus centrina, detto volgarmente squalo porco.

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Paramuricea clavata

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Foto di Francesco TuranoTra le gorgonie del Mediterraneo la Paramuricea clavata è sicuramente la più bella, la più appariscente e anche la più grande. Le colonie di polipi che formano la sua struttura sono disposte su un solo piano e vanno a formare ramificazioni che possono raggiungere e in casi rari superare il metro di altezza. Il colore dominante della specie è il rosso carminio con tendenza occasionale al violetto, ma in alcuni luoghi del Mediterraneo le estremità di alcune ramificazioni assumono una colorazione gialla molto intensa, con il risultato che la gorgonia si presenta praticamente bicolore o, come accade all’imboccatura nord dello Stretto di Messina (Scilla), del tutto gialla. Alcuni studi al riguardo hanno dimostrato che le popolazioni del centro-nord sono esclusivamente rosse, mentre nelle acque centro meridionali si hanno diverse popolazioni con sfumature gialle. Un caso particolarmente raro è quello della gorgonia rossa con polipi bianchi: esemplari unici e molto spettacolari.

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Le bavose, pesci con le corna

Scritto da Francesco Turano. Postato in Articoli di Francesco Turano

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Foto di Francesco TuranoSimpaticissimi! Non saprei come meglio definire questi piccoli pesciolini comunemente noti come bavose e detti scientificamente blennidi.
Molto apprezzati dai fotografi subacquei proprio per il loro modo di mettersi in posa, per nulla intimoriti e spesso così curiosi da guardarti persino negli occhi quando sconfini nel loro mondo, i blennidi si lasciano avvicinare quasi sempre con una certa facilità. Mentre impazzisci a mettere a fuoco la testolina “cornuta” (e si, questi pesci sono dotati di tentacoli sopra gli occhi, simili a corna), avendo cura di non perdere la nitidezza e la brillantezza di uno sguardo animale che, da solo, ti riempie l’immagine, la bavosa si pavoneggia roteando gli occhi e guardandosi intorno come stupita.

Ancora una volta la fotografia naturalistica, anche sott’acqua, viene in aiuto nello studio del mondo animale. E i fotografi mossi da questa passione usano la fotocamera per conoscere, oltre cha per costruire immagini significative ed esaltanti graficamente.
I blennidi, ai quali ho dedicato negli anni molte delle ore passate sott’acqua, sono piccoli pesci bentonici, che vivono nella zona intertidale e litorale. Se ne conoscono più di 650 specie distribuite in tutto il mondo e una ventina di queste sono presenti nel Mar Mediterraneo.

Il fotosub apprezza solitamente i blennidi della fascia tropicale del pianeta, per una serie di motivi che possono essere brevemente riassunti nel colore, ovviamente più vario e sgargiante, e nel fatto che solitamente anche l’ambente di vita scelto dal pesciolino è particolarmente bello e interessante.

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