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La nobile aragosta

Postato in Articoli di Francesco Turano

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aragosta_02Da quando frequento il mare sott'acqua ho sempre avuto sporadici ed occasionali incontri con quello che è considerato il più noto e il più nobile di tutti i crostacei. Sto parlando, com’è facile intuire, dell’aragosta; un animale che ha subito, nell’ultimo ventennio, una drastica rarefazione, e i motivi son da ricercare esclusivamente nel suo indiscriminato prelievo da parte del mefistofelico e stolto essere umano, che ne sta provocando l'inevitabile estinzione.

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Piatto nobile sin dall’antichità, ha stregato il palato dell’essere umano che la considera, da sempre, cibo pregiato. Ho frequentato fondali diversi nel Mediterraneo ed ho fatto appena in tempo a vedere l’aragosta nel suo ambiente.

Ricordo le aragoste di taglia discreta in colonie, una accanto all’altra lungo le fenditure orizzontali delle scogliere profonde di Capo Caccia, ad Alghero (in Sardegna ci sono sempre state tante aragoste), con le lunghe antenne che spuntavano trovando spazio all’ombra delle fitte ramificazioni di gorgonie rosse; uno spettacolo difficile da dimenticare, uno spettacolo oggi sempre più raro.

Ricordo anche come, tornando l’anno dopo negli stessi posti, i crostacei purtroppo diminuivano: la loro presenza si affievoliva sempre di più nel tempo e ti vedevi scomparire tutto sotto gli occhi.

Anche nel canale di Sicilia, in mezzo al Mediterraneo, tra la penisola e la Tunisia, sulle estese scogliere dei banchi Scherchi, Talbot, Avventura, le aragoste erano abbondantissime, a pochi metri di profondità, e grandi, veramente grandi. Ma la pesca intensiva anche li, a miglia e miglia dalla costa, ha causato la rarefazione della specie e ultimamente ne son rimaste davvero poche.

E come potrei non ricordare le aragoste di casa mia, quelle calabresi, che nello Stretto di Messina erano diffuse sia sullo Jonio sia sul Tirreno, e che ora non si sa a che profondità abbiano deciso di vivere … le poche rimaste!

Parlare oggi di aragoste del Mediterraneo è come parlare del passato, ma trattandosi di specie ancora presente nel nostro mare e possibile incontro per un subacqueo attento, anche se occasionale, non possiamo non raccontare qualcosa sul suo conto o anche semplicemente capire di che animale stiamo parlando.

Palinurus elephas è un crostaceo di taglia medio-grande, con una lunghezza media di 20-40 cm e massima di 50-60 cm; il peso può arrivare fino a 6 kg circa, in casi rari anche più.

Il corpo è di forma sub-cilindrica, con una corazza che durante la crescita cambia molte volte sostituita da una nuova (la famosa muta che tutti i crostacei fanno per forza di cose). Il carapace è diviso in due parti: il cefalotorace (parte anteriore) e l'addome (parte posteriore); con una colorazione che varia dal rosso-brunastro al viola-brunastro, presenta sul corpo spine a forma conica, rivolte a uncino in avanti.

L'addome è formato da 6 segmenti mobili e ben articolati.

Caratteristica tipica dell’aragosta è la presenza, anteriormente, di due antenne più lunghe del corpo; queste presentano striature gialle e rosse a tratti, ed hanno la funzione di organi sensoriali e di difesa; sulla fronte sono anche presenti due spine divergenti a V.
La coda, bellissima, ha la forma di un ampio ventaglio. Possiede diverse gambe, ma solo una parte di queste vengono utilizzate per camminare.
 
A differenza di altri crostacei non è provvista di chele.
 
Diffusa nel mar Mediterraneo e nell'oceano Atlantico orientale, vive preferibilmente su fondali rocciosi, dai 20 m fino ai 150 m di profondità, anche se capita di incontrare aragoste su fondi misti e persino sabbiosi, o durante gli spostamenti notturni o in casa propria (ricavata sfruttando un piccolo relitto o una pietra isolata sul piatto fondale).
Nonostante sia specie gregaria, ama la vita sedentaria e si incontra spesso insieme a numerosi esemplari di taglia più o meno simile.
 
Condivide quindi il proprio “tetto” con amici e parenti senza patire la convivenza, anche se oggi vedere una colonia di aragoste di una certa pezzatura a profondità accessibili è diventato più unico che raro.

Golosa di plancton, ma anche di alghe, spugne, anellidi, echinodermi, briozoi, altri crostacei e persino pesci (a volte anche carcasse di questi), si può considerare praticamente quasi onnivora.

Si riproduce alla fine dell’estate e in inverno nascono le larve, che raggiungono fin dall’inizio i fondali che le ospiteranno per il resto della loro esistenza.

Ma torniamo un attimo al problema della sopravvivenza del nostro tanto amato crostaceo. Poiché è un fatto che l’aragosta ha subito una drastica riduzione, rispetto agli anni passati, a causa del sovra sfruttamento degli stock ittici, nonché del prelievo e della vendita illegali di esemplari sottotaglia; recentemente si è cercato di porre rimedio a questa crisi allevando e liberando esemplari per un possibile ripopolamento di alcune aree.

L'aragosta raggiunge la maturità sessuale, e quindi la possibilità di riprodursi, solo al raggiungimento della lunghezza di 26 cm, parametro che è stato recepito anche dalla nuova normativa nazionale, motivo per cui il divieto di prelievo al di sotto di questa taglia dovrebbe in un certo modo contenere i danni. A tal proposito, non possiamo non menzionare l’impegno della Sardegna e i vari tentativi in corso per cercare di migliorare la situazione (un esempio è la liberazione, nelle acque dell'Arcipelago de La Maddalena, di un centinaio di esemplari di aragosta che erano stati allevati nell'ambito della prima fase del "Progetto Aragosta", avviato dall'Ente Parco nel 2005).
 

Tutti dovremmo un po’ cercare di salvare il salvabile, anche nel mondo delle aragoste; e i subacquei, attraverso le loro immersioni e osservazioni, con l’ausilio di diving center e associazioni per la tutela e la salvaguardia degli ambienti marini, potrebbero fare tanto per cercare di promuovere la conservazione di una specie, attraverso la sua conoscenza, con l’acquisizione della giusta consapevolezza.

L’incontro del subacqueo (oggi difficile) con l’aragosta, può regalarci l’emozione di conoscere e comprendere attraverso l’osservazione diretta. Magari poi si potrebbe far uso della fotografia o del video per far vedere e condividere quanto apprezzato in natura in prima persona, ponendo in risalto la biologia del crostaceo e, una volta tanto, non il suo sapore in cucina. Un sapore, tra l’altro, da poter apprezzare in futuro solo se ci si impegna adesso nella salvaguardia della specie stessa attraverso la sua conoscenza. Di seguito alcuni link per iniziare a muoversi nella giusta direzione:
Grande è sempre stata per me la gioia di fotografare l’aragosta in natura e, nonostante tutto, ho racimolato in archivio un discreto numero di scatti di esemplari diversi, realizzati in molti luoghi del Mediterraneo. L’eleganza e la straordinaria bellezza, per forma e colori, del più nobile tra i crostacei, sono sempre stati elementi di spicco per la costruzione di una fotografia naturalistica carica di fascino. Come rimanere indifferenti di fronte a un animale di questo tipo quando, nel suo ambiente, vive, mostrandoci per qualche istante, per noi prezioso, i suoi movimenti, i suoi atteggiamenti, il suo modo di essere parte del mondo animale.
 

Apprezzare significa comprendere il valore di un incontro in natura, approcciarsi nel giusto modo verso il mondo animale di cui siamo parte e imparare a conoscere, nei limiti delle nostre capacità di uomini.

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