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Anatomia degli squali - parte 2

Scritto da Marco Angelozzi . Postato in Le schede di Marco Angelozzi

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squalo12In questa pagina viene illustrata la morfologia esterna dello squalo. Passate con il mouse sopra l'esemplare che vedete qui sotto raffigurato e premete sulle singole parti del corpo:
vi apparirà una minuziosa descrizione, buon divertimento..
Ricordate di visitare anche la pagina delle domande sugli squali.

PINNE DORSALI: 
Le pinne dorsali degli squali, come suggerisce il termine, sono situate sul dorso dell'animale e generalmente sono due, di forma e dimensioni diverse a seconda delle abitudini di vita delle singole specie. Negli squali bentonici, che vivono a stretto contatto con il fondo, esse sono più arretrate, mentre in quelli più attivi, generalmente pelagici, si trovano in posizione più avanzata. Possono avere forma triangolare, arrotondata, trapezoidale e dimensioni molto varie, con la prima dorsale quasi sempre più grande della seconda. In molte specie il loro aspetto può avere un importante valore sistematico per il riconoscimento dell'ordine e della famiglia dello squalo. Le pinne dorsali sono sostenute da uno scheletro interno cartilagineo. Esso è costituito da cartilagini basali, più o meno vicine alla colonna vertebrale e cartilagini radiali, collegate a raggi fibrosi che devono sostenere la porzione più espansa della pinna. In questo modo le pinne acquisiscono robustezza ed elasticità, caratteristiche indispensabili per un corretto movimento ed equilibrio dello squalo.

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Le pinne dorsali, insieme a quelle anali, svolgono la funzione di agevolare il mantenimento della rotta ed evitare il più possibile l'oscillazione dello squalo lungo il proprio asse. L'avvistamento di una pinna che emerge dalla superficie dell'acqua non è sempre legato alla presenza di uno squalo, in quanto ci sono altri animali, come i delfinidi, i pesci spada ed anche le mante, che sono soliti presentarsi in superficie in questo modo. Quindi la temibile pinna dorsale che spunta dall'acqua, spesso associata a grandi squali predatori e fonte di paurose storie e racconti, può in realtà nascondere la presenza di un più rassicurante ed amato delfino.

PINNA CAUDALE:
La pinna caudale costituisce l'elemento principale nel movimento dello squalo: è infatti il suo spostamento a destra e sinistra a provocare l'avanzamento dell'animale. In molte specie essa è chiaramente asimmetrica e tale irregolarità di aspetto è da collegare alla colonna vertebrale degli squali che, nella parte finale, si piega verso l'alto e diventa un sostegno per il lobo superiore della pinna. Generalmente questo è più sviluppato e la parte terminale ha una forma triangolare. Il lobo inferiore può avere invece diversi gradi di sviluppo, assumendo un ruolo importante nel determinare l'aspetto complessivo della coda. Esso può essere piccolo, quasi assente, come negli squali zebra e nutrice, per permettere movimenti a poca distanza dal fondo, oppure molto sviluppato, raggiungendo le stesse dimensioni del lobo superiore e facendo assumere alla coda una forma semilunare, come nello squalo bianco. Se si osserva uno squalo da dietro durante il nuoto si può notare la differenza di spinta da parte dei due lobi, dovuta alla loro diversa conformazione. Il lobo superiore sviluppa una potenza maggiore che spinge lo squalo in avanti ma anche verso il basso. La situazione viene però equilibrata dal movimento del lobo inferiore, che permette di scaricare gran parte dell'energia propulsiva nel centro di gravità dell'animale.

Il movimento dello squalo può avere due stili differenti: il primo anguilliforme ed il secondo più scattante. Nel primo stile la pinna caudale e tutto il resto del corpo si muovono a destra e sinistra, in maniera piuttosto lenta e costante, mentre nel secondo è solamente la coda a spostarsi e lo squalo è caratterizzato da un movimento più nervoso e scattante. Generalmente questi pesci passano da uno stile all'altro durante la loro crescita: anguilliforme da piccoli e più scattante quando sono esemplari adulti. La pinna caudale ha infine un importante valore sistematico per il riconoscimento di ordini e famiglie, cambiando in relazione alle diverse abitudini di vita dello squalo.

DENTI:
I denti dello squalo, oltre ad essere la parte più conosciuta di questi pesci, costituiscono un elemento sempre presente nelle descrizioni e nelle immagini che devono colpire la nostra fantasia. I denti sono simili alle scaglie placoidi che rivestono il corpo dello squalo; essi sono modificati e di dimensioni maggiori, non ancorati alla cartilagine delle mandibole, ma semplicemente fissati nel derma da fibre di tessuto connettivo. Sono rivestiti esternamente da uno smalto che è molto duro e resistente per l'assenza quasi totale di sostanza organica. Lo smalto protegge uno strato di dentina all'interno del quale si trova la polpa, ricca di vasi sanguigni. Nelle mandibole degli squali i denti sono disposti in più file, in genere sei, e gli ultimi verso l'interno della bocca sono inclinati, coperti da una piega di tessuto e non ancora completamente sviluppati. Durante la crescita essi sono soggetti ad uno spostamento in avanti per la continua formazione del tessuto gengivale a cui sono collegati. Nel loro avanzamento si raddrizzano progressivamente, a causa della semplice tensione meccanica, finchè non diventano del tutto funzionali. Dopo qualche tempo i denti delle file anteriori sono destinati a cadere, a seguito di rotture traumatiche o  spontaneamente e si ritiene che vengano sostituiti singolarmente ogni 8-15 giorni, più frequentemente negli esemplari più giovani. Si ritiene che alcune specie rinnovino un'intera fila di denti alla volta.

A differenza di altri caratteri i denti degli squali hanno forme e dimensioni molto diverse, dovute alle abitudini alimentari di ciascuna specie, anche se quasi sempre, le prede vengono inghiottite senza masticazione. Possono essere lunghi ed appuntiti, affilati, larghi, di forma triangolare e con bordi seghettati: ognuna di queste soluzioni è adatta ad un particolare tipo di preda. I denti della mandibola superiore sono spesso diversi da quelli della mandibola inferiore, per poter rendere il morso più efficace. Generalmente i denti superiori, volti a  tranciare le prede, sono più grandi, mentre quelli inferiori, che devono fornire la presa massima, sono più sottili ed appuntiti. Per le diverse forme e dimensioni, i denti vengono ritenuti elementi utili al riconoscimento delle specie ed in alcuni casi persino del sesso. Sono stati realizzati degli esperimenti per valutare la forza impressa dal morso di un carcarinide: essa è risultata di circa 3 tonnellate per centimetro quadrato e la robustezza dei denti è stata paragonata a quella dell'acciaio.

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ORGANI DI SENSO:
Gli squali possiedono gli stessi sensi dell'uomo, più altri due a noi sconosciuti, che sono la capacità di percepire i campi elettrici e le onde di pressione diffuse in acqua.

Vista: la vista degli squali, contrariamente al pensiero popolare, è molto sviluppata. La pupilla può restringersi o allargarsi in base alla quantità di luce, ed in molti squali è presente, dietro alla retina, il tapetum lucidum, una serie di placche riflettenti che amplificano la luce e permettono la vista anche di notte. In condizioni di forte illuminazione il tapetum lucidum viene oscurato, per non abbagliare la retina e provocare danni anche irreversibili. Il molti squali è presente la membrana nittitante, cioè una palpebra che si chiude per proteggere l'occhio. Questa membrana è presente nei carcarinidi ma ad esempio assente nello squalo bianco (Carcharodon carcharias) e nello squalo mako (Isurus oxyrinchus).

Gusto: il senso del gusto negli squali è assicurato dalla presenza, nella bocca, ma anche sulla superficie della loro pelle, di papille gustative simili a quelle umane. Lo squalo quindi, può utilizzare questo senso anche con il semplice contatto della superficie corporea.

Tatto: lungo il corpo degli squali sono presenti cellule sensoriali che si trovano in stretta relazione con le papille gustative e che fanno rendere conto allo squalo quando avviene un contatto fisico.

Udito: negli squali è presente un orecchio interno, con la capacità di percepire soprattutto suoni di bassa frequenza, come quelli emessi da animali feriti, e quindi potenziali prede per questo superbo animale.

Olfatto: le narici degli squali, sempre ben visibili sulla parte inferiore del muso, sono costituite da due canali a fondo cieco, con al termine delle cellule olfattive che analizzano la presenza di sostanze odorose disciolte in acqua. La sensibilità olfattiva degli squali è molto sviluppata, si pensa che possano individuare 1 parte di sangue in 100 milioni di parti d'acqua.

Ampolle di Lorenzini: sono degli organi che prendono contatto con l'esterno attraverso piccoli e numerosi forellini, presenti soprattutto nella regione del capo, pieni di una sostanza gelatinosa conduttrice, in comunicazione con terminazioni nervose. In questo modo lo squalo ha la capacità di percepire i campi elettrici generati dagli animali (quindi individuare anche prede sotto la sabbia) e probabilmente riconoscere la propria posizione rispetto al campo magnetico terrestre.

Linee laterali: le linee laterali, una per ogni fianco dello squalo, sono costituite da cellule sensoriali che danno all'animale la capacità di percepire le onde di pressione dovute ai movimenti dell'acqua.

SQUAME PLACOIDI:
Il corpo degli squali è ricoperto da squame placoidi, chiamate anche dentelli dermici. Essi hanno la stessa struttura di quelli, di maggiori dimensioni, che si trovano nelle mandibole. Le squame placoidi, oltre a costituire una efficace protezione del corpo dello squalo, riducono anche la resistenza all'acqua marina, migliorando l'idrodinamicita' dell'animale.
I denti che si trovano nelle mandibole superiore ed inferiore sono squame placoidi modificate e molto grandi.

BRANCHIE:
La maggior parte degli squali ha 5 fessure branchiali "nude" (sono 6 e 7 negli hexanchidi) sprovviste cioè dell'opercolo, una membrana di protezione caratteristica dei pesci ossei.
La respirazione avviene con il passaggio dell'acqua attraverso le lamelle delle branchie; in questo modo l'ossigeno viene rilasciato e trasportato ai tessuti ed organi mentre l'anidride carbonica viene eliminata all'esterno.
Alcune specie di squali, soprattutto i grandi predatori, hanno la necessità di nuotare continuamente per far passare l'acqua attraverso le loro branchie e quindi respirare.
Essi hanno bisogno di una grande capacità respiratoria per sostenere velocità e scatti improvvisi e per questo motivo le loro branchie sono più ampie e lunghe (squalo bianco e squalo mako) di quelle di altri squali.
Gli squali bentonici, cioè quelli che si appoggiano sul fondo e generalmente di mediepiccole dimensioni, possono rimanere fermi e respirare aspirando l'acqua per farla passare nelle loro branchie.

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PTERIGOPODI E PINNE PELVICHE (O VENTRALI):
Negli esemplari maschi degli squali la parte terminale delle pinne pelviche, (pinne pari che hanno la funzione di stabilizzare la rotta dell'animale) si allunga e si calcifica sempre più a formare gli pterigopodi (due), gli organi sessuali attraverso i quali lo squalo si riproduce. La riproduzione è interna e vede l'introduzione di uno pterigopodio (l'altro è di riserva) nella cloaca della femmina. Questo è un momento molto cruento, infatti il maschio morde ripetutamente la femmina sulle pinne e sul dorso per stimolarla e tenerla ferma.
Circa il 30% degli squali ha una riproduzione ovipara, cioè la femmina depone le uova nell'ambiente esterno, racchiuse da una capsula cornea protettiva; circa il 50% ha una riproduzione vivipara aplacentata, cioè la femmina trattiene le uova all'interno degli uteri e i piccoli, dopo essersi nutriti del sacco vitellino, escono all'esterno completamente formati; il rimanente 20% ha una riproduzione vivipara placentata, dove il piccolo squalo è in contatto con la madre attraverso una primitiva placenta e dopo aver completato lo sviluppo esce all'esterno. Anche in questo ultimo caso è presente un piccolo sacco vitellino che, una volta riassorbito, contribuisce a formare la primitiva placenta.

Nella riproduzione vivipara aplacentata possono manifestarsi due situazioni particolari:
1) oofagia, quando i piccoli di squalo, nell'utero materno, una volta utilizzato il sacco vitellino, si nutrono di uova non fecondate che la madre continua a produrre.
2) adelfofagia, quando i piccoli di squalo, uno per ogni utero materno, si nutrono dei "fratelli" (cannibalismo intra-uterino) e quindi nascono soltanto due piccoli.

PINNE PETTORALI:
Anche le pinne pettorali, come tutte le altre, hanno forma e dimensioni diverse in base alle abitudini degli squali, generalmente più ampie ed allungate negli squali bentonici, che vivono vicino al fondo, più piccole invece nei grandi predatori che vivono in mareaperto. (più piccole in proporzione al resto del corpo)
Le pinne pettorali hanno le stesse funzioni delle ali di un aereo, contrastando la spinta verso il basso dovuta alla propulsione della pinna caudale.

PINNA ANALE:
La pinna anale, insieme alle dorsali, permette allo squalo di mantenere il più possibile la rotta di navigazione ed evitare eccessive oscillazioni lungo l'asse longitudinale.

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