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Note personali sull'allevamento di Serranus hepatus

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Articolo_foto8Serranus hepatus

Per tutte le informazioni di carattere scientifico vi rimando alla scheda, che trovate nell’apposita sezione del sito (link).
Quello che desidero, invece, è spendere due parole “informali” su questo piccolo Serranide, a mio parere uno dei pesci più simpatici da poter ospitare in una vasca med.

 

 

 

Serranus hepatus, di Andrea Prodan

Serranus hepatus, di Andrea Prodan

Serranus hepatus, di Andrea Prodan

Serranus hepatus, di Andrea Prodan

Serranus hepatus, di Andrea Prodan

Serranus hepatus, di Andrea Prodan

 Serranus hepatus, di Andrea Prodan

Innanzi tutto, due sono i punti di partenza che giocano a suo favore: la facilità di cattura e la piccola taglia.
 Può essere infatti catturato facilmente con una lenza, oppure (per chi pratica l’apnea) può essere estremamente divertente industriarsi nelle tecniche di cattura direttamente in mare: infatti è un pesce estremamente territoriale che, anche dopo una serie ripetuta di tentativi infruttuosi con reti, retine e marchingegni vari, difficilmente si sposterò per più di un paio di metri dalla roccia che ha eletto a suo personale dominio.
Se non ha subito un eccessivo stress durante la cattura, l’inserimento in vasca è molto semplice: basta un minimo di acclimatazione (soprattutto se c’è una grossa differenza di temperatura tra il mare e la vasca), dopodiché si ambienterà in brevissimo tempo, e comincerà a nutrirsi fin da subito o al massimo dopo un paio di giorni.
Nonostante le abitudini predatorie, le sue piccole dimensioni ne fanno un ospite compatibile praticamente con ogni altro organismo, eccezion fatta per pesci e crostacei di taglia molto piccola (fatto, questo, che lo differenzia nettamente rispetto a quel vero e proprio “killer” che è il Serranus scriba e, pur non avendone avuta esperienza diretta, ritengo sia anche il S. cabrilla).
Non mostra alcun interesse verso invertebrati sessili quali spirografi, serpule, e qualsiasi tipo di cnidario (a differenza, ad esempio, di molti saraghi e blennidi). Non infastidisce gli altri pesci, rispetto ai quali si limita saltuariamente a qualche atteggiamento intimidatorio per proteggere il suo anfratto preferito; è estremamente territoriale verso i suoi conspecifici, ma anche in questo caso basta un acquario di medie dimensioni (sui 200 litri e con una rocciata ampia e diversificata) per poterne ospitare una coppia: tanto più che, essendo un pesce ermafrodita, non ci sono i problemi relativi all’eventuale competizione tra maschi. A questo proposito, ritengo invece (pur non avendo mai provato a farlo) che sia impossibile tenerne contemporaneamente più di due.
Con un po’ di fortuna, poi, si potrà formare una coppia che offrirà lo spettacolo di “parate nuziali” a mezz’acqua, consistenti in mordicchiamenti e sfregamenti di uno dei due Hepatus, mentre l’altro nuota in posizione quasi verticale, con la testa rivolta verso l’alto.
Estremamente apprezzabile è la sua abitudine di farsi vedere in giro molto spesso, nuotando pigramente a mezz’acqua. A differenza di molti Labridi e delle Coris, che spesso rimangono intanati o comunque mantengono un atteggiamento piuttosto schivo, l’hepatus prende subito e molto facilmente confidenza col suo nuovo ambiente; forse aiutato dal fatto che, trattandosi di un pesce poco incline ai grandi spostamenti in mare, risente meno di altri della “compressione” in uno spazio ristretto.
Molto confidente e sicuro di sé, già dopo i primi giorni si mostra per nulla spaventato dalla nostra presenza, tanto da poter tranquillamente (e sfacciatamente) venire a beccare il cibo dalle nostre dita pur di assicurarsi i bocconi migliori. Gradisce ovviamente il cibo fresco (pezzettini di gambero, di pesce, di molluschi), ma si abitua prestissimo anche al secco, sia in scaglie che in pellets.
Non soffre eccessivamente le alte temperature, ma non essendo un pesce da “pozza di scogliera” ritengo comunque che necessiti di acquario refrigerato, quantomeno per mantenere la temperatura attorno ai 22°C (come sempre, poi si tratterà anche di una situazione da valutare volta per volta, a seconda della profondità alla quale il pesce è stato catturato: dalle mie parti è difficile trovare un hepatus a meno di 2 metri di profondità, mentre è facilissimo  incontrarne molti esemplari dai 3/4 metri in poi).
Pare invece sensibile alla qualità dell'acqua, ragion per cui, pur essendo un pesce relativamente “facile”, è consigliabile inserirlo quando la vasca abbia superato il periodo di maturazione (che ricordo essere molto lungo, soprattutto per le vasche gestite con dsb) ed abbia raggiunto una buona stabilità.
Usando questa accortezza, si potrà godere della presenza di una specie di “cernia in miniatura” (perché tale è la sagoma del S. hepatus) che gironzola pigramente per la vasca e si avvicina al vetro, incuriosito, quando anche noi ci avviciniamo a guardarlo.

 

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