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Cosa sono le estinzioni

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Questo articolo nasce dall’idea di voler in qualche modo trasmettere ai lettori i concetti di base e far conoscere le cause principali che portano alla scomparsa di una specie animale o vegetale dal nostro pianeta.

Con il termine estinzione si intende la scomparsa definitiva di una o più specie o addirittura di un intero taxon (genere o famiglia) da un determinato ambiente in cui tali organismi vivono, dovuto ad un tasso di mortalità non compensato dalle natalità che risulta essere nettamente inferiore.

 

In realtà, l’estinzione non sempre è “definitiva”, dove si ha la scomparsa della specie per sempre, ma può anche essere “momentanea” dove invece la specie scompare per un certo periodo di tempo e poi ricompare nuovamente in quell’ambiente. Questo è il caso delle “metapololazioni”, argomento che approfondisco più in là.

Ci sono dei casi in cui una specie si estingue localmente, quasi puntiforme, ed è il caso delle estinzioni regionali ovvero la scomparsa di una specie da una parte dell’area di distribuzione, ma comunque presente in altre. Questa interessa principalmente specie endemiche, ovvero organismi che sono fortemente dipendenti dalle condizioni chimico-fisiche del loro ambiente e che dunque vivono solo ed esclusivamente il quel luogo. Un esempio di estinzione regionale può essere rappresentato dalla scomparsa di un gigantesco mammifero marino la balena grigia dell’Atlantico “Eschrichtius robustusla” , cui sottospecie dell’Atlantico si è estinta mentre persiste la sottospecie del Pacifico.

 

Basandoci sulle interazioni interspecifiche, intraspecifiche e gli effetti dovuti alle variazioni climatiche possiamo suddividere le estinzioni in tre categorie differenti:

  • Estinzione di fondo: cioè il normale processo di sostituzione di una specie da parte di un’altra ovvero il livello di estinzione che troviamo sempre in un ambiente. Questi è in funzione della durata della vita media di ogni specie in esame e, a sua volta, dipende da una serie di fattori quali: predazione, competizione, dalle variazioni climatiche locali e dalla dimensione spaziale della reale di distribuzione, ecc.
  • Estinzione di massa: questa prevede un forte declino della biodivesità e quindi influenza un numero elevato di specie in un arco temporale ridotto. Le cause che portano ad una estinzione globale sono quasi sempre riconducibili a fattori climatici come ad esempio l’aumento della temperatura o le variazioni del livello del mare ecc. Molto più raramente invece tale estinzione è dovuta da fattori esogeni come ad esempio la caduta di un meteorite o altri eventi non prettamente terrestri.
  • Estinzione a-temporale: quest’ultima, definita anche “neoestinzione” è causata dall’azione dell’uomo che può agire sia diretta ad esempio con la caccia, la pesca ecc… sia indirettamente riversando in natura composti inquinanti, introducendo nuove specie che sovrastano le specie presenti, ecc…

Questa ha causato in quasi 400 anni la scomparsa definitiva di diverse specie di uccelli e mammiferi che sono gli organismi più sensibili alle azioni antropiche.

Valutando il numero di specie che si sono estinte nei vari habitat, è stato constatato che la maggior parte di queste si è estinta in ambienti aerei e principalmente sulle isole, pur essendo le terre emerse solo il 30% della superficie globale, la cui causa è dovuto infatti da diversi fattori elencati qui di seguito:

1) l’uomo è un animale terrestre

2) la terraferma a differenza degli oceani è facilmente modificabile e frammentabile

3) sulla terraferma il fenomeno “dell’insularità” è maggiore rispetto agli oceani

Non tutte le specie sono soggette allo stesso modo al processo di estinzione. Questo dipende da una serie di fattori e proprietà intrinseche della specie stessa come ad esempio la “sensibilità” , cioè il grado al quale una specie risponde ad uno stress o disturbo antropico, e alla “vulnerabilità” ovvero la possibilità che una specie sia esposta ad un fattore di stress antropico alla quale essa è sensibile.

La causa principale che comporta l’estinzione o meglio una neoestinzione è la distruzione dell’habitat, possiamo citare come esempi la deforestazione (incrementata del 90% negli ultimi trentanni ) e la distruzione sempre più frequente delle barriere coralline.

La distruzione dell’habitat può anche essere intesa come la conversione di un habitat in un ambiente definito come “non habitat” ovvero un biotopo mutato, impoverito, dove le condizioni di produttività e struttura sono completamente differenti dall’habitat originario.

Da stime fatte, possiamo osservare mediante un grafico, il quale relaziona la perdita di specie con la percentuale di habitat distrutto, che se un determinato habitat viene distrutto per il 90% si può anche arrivare ad una perdita di specie pari al 50%. Comunque tale dato è leggermente variabile perché dipende anche dalla qualità del restante 10% di habitat intatto.

Se poi l’ambiente distrutto-modificato è un territorio insulare le perdita di specie alle stesse percentuali di habitat distrutto è nettamente superiore.

Le barriere coralline rappresentano un ambiente in cui la stabilità dei vari fattori ambientali e le relazioni specie-specie e specie ambiente sono estremamente elevata. Anche un piccolo disturbo, inteso come un evento che comporti delle variazioni all’interno di tale sistema, può determinate enormi cambiamenti al sistema.

Oltre il 90% delle barriere coralline e cioè circa 500.000 km2 risulta essere in qualche modo danneggiato. Circa il 5-10% di quest’ultimo è stato completamente distrutto e dunque portato ad uno stato di “non-reef” da attività antropiche, non solo riferite alle attività di pesca ma anche da altre come ad esempio il prelievo di materiali ed organismi per scopi puramente estetici, l’incremento del turismo ecc... Le previsioni per gli anni a venire non sono così “ottime”, si stima infatti che il 60% di questi nei prossimi 30-40 anni sarà completamente distrutto. Possiamo dunque solo immaginare la perdita di specie ed il conseguente declino della biodiversità globale.

Alla distruzione di reef contribuiscono anche fattori non direttamente collegati ad azioni umane. Un esempio è dato dal coral bleaching ovvero lo sbianchimento dei coralli dovuto alla riduzione della concentrazione dei pigmenti fotosintetici delle zooxantelle che vivono in simbiosi con i coralli, la cui causa infatti è da attribuire principalmente alle variazioni climatiche quali: l’aumento della temperatura negli oceani, le maggiori radiazioni solari, processi sedimentari ecc…

 

La frammentazione di un habitat (inteso in questo caso come biotopo ovvero sia come componente abiotica che biotica) è la causa principale di un’estinzione. Per frammentazione si intende dunque l’interruzione di continuità strutturale in un dato sistema ecologico (un’ambiente, una comunità ecc..) o in un dato processo come ad esempio una successione ecologica di specie.

La genesi di una frammentazione è da attribuire sia a cause naturali sia a cause antropiche. Frane, uragani, alluvioni, eruzioni vulcaniche sono fenomeni naturali che possono dar luogo ad un processo di frammentazione naturale, mentre azioni umane come la ben nota deforestazione, o qualsiasi altro processo che prevede modifiche strutturali per opera dell’uomo in un ambiente, possono indu rre ad un processo di frammentazione antropica.

La frammentazione ha tre componenti:

1) La riduzione dei diversi habitat in un dato paesaggio

2) Il frazionamento dei restanti habitat all’interno di chiazze più piccole o isolate

3) Tendenza all’insularizzazione di un dato frammento di habitat

I meccanismi che portano alla frammentazione sono riconducibili sostanzialmente a due tipologie di processo:

1) Mediante “Perforazione” cioè quando il processo inizia dall’interno di una matrice naturale verso l’esterno seguendo uh andamento centrifugo

2) Mediante “Isolamento” cioè quando il processo di distruzione avviene dall’esterno verso l’interno seguendo un andamento centripeto es. la deforestazione per conversione dei terreni destinati all’agricoltura.

Subito dopo un processo di frammentazione non si assiste ad un calo drastico del numero di specie e cioè alla diminuzione della biodiversità, si ha invece una lieve diminuzione di abbondanza specifica di flora e fauna il cosiddetto “rilassamento” seguito nel tempo da un “debito di estinzione”.

La curva che mette in relazione il numero di specie con il tempo a seguito di un processo di frammentazione può essere così rappresentata:

Una considerazione molto importante da fare è che non si conosce il “punto di non-ritorno” di un sistema ovvero il livello soglia oltre il quale il sistema collassa.

Ci sono comunque delle eccezioni, nei casi in cui si ha un isolamento non totale, presenza di ponti o corridoi di connessione tra habitat ecc... si può assistere ad un “effetto salvataggio” cioè non si ha il collasso del sistema perché vengono reclutati esemplari provenienti da popolazioni vicine a sostegno appunto della popolazione minacciata, questo è il caso delle cosiddette Metapopolazioni.

Per Richard Levins, una metapopolazione è una sub-popolazione di una data popolazione che si estingue localmente e che si ricolonizza.

Popolazioni di piccole dimensioni, nel tempo, possono estinguersi in una data area che essi occupano. Successivamente nuovi individui, sempre della stessa specie, provenienti da sub-popolazioni vicine possono ricolonizzare l’area nel quale la prima popolazione si era estinta.

Le principali caratteristiche delle specie facenti parte ad una metapolazione sono:

1) taglia ridotta degli esemplari

2) elevato tasso di crescita della popolazione

3) tempo di generazione breve

4) elevata specificità di habitat

La dinamicità di una metapopolazione dipende dal tasso di estinzione locale e dal tasso di immigrazione.

Non tutte le specie sono però soggette ugualmente all’estinzione da frammentazione. Le specie infatti ritenute più propense o meglio che hanno una probabilità maggiore di estinguersi a seguito di un evento impattante hanno delle caratteristiche peculiari quali ad esempio:

1) Distribuzione geografica limitata

2) Specie endemiche

3) Specie dipendenti dall’habitat e dalle risorse

4) Specie con bassa densità di popolazione

5) Specie la cui popolazione è già in declino

6) Specie non vagili

7) Specie a bassa fecondità

Un ambiente frammentato comporta in una popolazione il cosiddetto “effetto margine" cioè quei cambiamenti cui sono sottoposte le specie che vivono in margine” una determinata area quando in essa ne vengono modificati i margini.

In ecologia spesso si parla di “ecotono” inteso appunto come margine tra due comunità nel quale la sostituzione di specie tra la prima e la seconda comunità è rapida. Una caratteristica de gli ambienti ecotonali è che in essi la predazione è maggiore della competizione.

 

Ecco dunque “perché è importante limitare le estinzioni e proteggere le specie” :

1) Ogni specie ha lo stesso diritto di esistere.

2) Gli umani hanno la responsabilità della salvaguardia della Terra.

3) La natura ha un valore estetico e spirituale che trascende dal suo valore economico.

4) La biodiversità ed il suo mantenimento, sono necessari per capire l’origine della vita e noi stessi.

5) In un sistema biologico le specie sono legate sia funzionalmente che energeticamente tra di loro. L’estinzione dunque di una specie può portare al cosiddetto “effetto cascata”, cioè portare alla scomparsa in successione di altre specie.

6) L’estinzione è un processo irreversibile, ed eccetto casi rari, porta alla scomparsa definitiva di una specie quindi alla perdita di un “bene culturale” inestimabile.

 

 

Testo e foto di Francesco Giacalone

www.istintifotografici.it

 

 

Un particolare Grazie al Prof. Renato Chemello

Conservazione della Natura - UNIPA

 

 

 

 

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