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Le carette del mediterraneo

Scritto da Francesco Denitto. Postato in Per la salvaguardia del Med

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Siamo purtroppo costretti a segnalare l'ennesimo risultato di un lavoro che mette in risalto la precaria situazione del mare nostrum e la mancanza di ogni forma di rispetto nei suoi confronti e degli organismi che in esso vivono. Vittime innocenti, questa volta, sono le tartarughe marine Caretta caretta che, soprattutto negli ultimi anni, faticano a condurre una vita relativamente tranquilla nel mare pattumiera che è ormai diventato il mediterraneo.

 
Uno studio condotto da un team di ricercatori spagnoli delle Università di Valencia e Barcellona, è stato avviato per analizzare i contenuti gastro-intestinali di 54 giovani Caretta sequestrate a pescatori spagnoli che le avevano illegalmente catturate nelle acque del mediterraneo occidentale. Ebbene, nel loro apparato digerente è stato trovato praticamente di tutto! In 43 di esse (pari al 79,6% degli esemplari analizzati) i pezzi di plastica di ogni forma e tipo la facevano da padrone (75,9% dei detriti rinvenuti). Catrame, carta, gommapiuma, pezzi di legno e di canne, ami, lenze di nylon, e pezzi di reti da pesca completavano il ricco menu. 

Questi animali hanno una limitata capacità di selezionare il cibo che trovano in mare per cui, spesso, trovandosi di fronte a detriti fluttuanti, non esitano ad ingerirli. Per loro, tra una busta bianca di plastica che galleggia tra le onde ed una grossa medusa (una delle loro prede più comuni) non c'é molta differenza. Le conseguenze di questa atipica "alimentazione", spesso, non sono solo riconducibili ad effetti diretti sull'organismo: ad esempio l'ingestione di grossi ami provoca spesso perforazioni delle pareti gastrointestinali che portano alla morte dell'individuo oppure le buste di plastica possono indurre la morte per soffocamento, impedendo all'animale di respirare.

I danni principali deriverebbero, soprattutto, dall'incapacità di digerire i detriti ingeriti, che porterebbero ad un progressivo indebolimento fisiologico da carenza nutrizionale. In parole povere, questi animali raggiungerebbero uno stato di sazietà per il riempimento dello stomaco con catrame, pezzi di legno ecc. ma, di fatto, sarebbero impossibilitati a digerirli, non apportando alcun nutrimento all'organismo. La crescita di individui giovani viene spesso irrimediabilmente compromessa proprio per questi motivi. 
Pensate che la realtà italiana sia molto diversa? Ogni ulteriore commento ci sembra superfluo…

 

BOX

Le Caretta caretta sono attualmente tutelate dalla seguente normativa comunitaria: 
Convenzione di Bonn 1979, Convenzione di Berna 1979, Convenzione di Washington 1973, Convenzione di Barcellona 1995, Direttiva Habitat 1992.
In Italia, la specie è sottoposta a vincolo di protezione da due Decreti del Ministero della Marina Mercantile (1980; 1989).

Da: Tomás J., R. Guitart, R. Mateo, J.A. Raga (2002). Marine debris ingestion in loggerhead sea turtles, Caretta caretta, from the Western Mediterranean. Marine Pollution Bullettin, 44: 211-216.

Francesco Denitto

34 anni, vive a Mesagne (BR) e svolge le sue attività di ricerca presso il Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina dell’Università di Lecce dove ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche. Del mediterraneo ne ha fatto la sua vita, avendo avuto la fortuna di poterlo vivere pienamente in tutti i suoi aspetti sia privatamente e sia in ambito lavorativo.

 Subacqueo e speleologo subacqueo con all’attivo centinaia di immersioni a vari livelli, sta attualmente svolgendo le sue ricerche nell’ambito della Biologia Marina, interessandosi della vita nelle grotte marine sommerse e della sistematica e della ecologia degli organismi bentonici mediterranei, in particolare delle idromeduse (Cnidari). Autore di pubblicazioni scientifiche inerenti la Biologia Marina su riviste nazionali ed internazionali e relatore di conferenze in ambito acquariologico, Francesco è membro del comitato di redazione della casa editrice Primaris scrivendo per le note riviste “aquarium” e “Discus Notiziario”. Da un paio d'anni collabora inoltre, come esperto di ecologia marina, con la nota rivista naturalistica "Airone". Acquariofilo a 360 gradi da oltre venti anni, è membro del Direttivo Nazionale del Discus Club Italia e co-fondatore del Gruppo Acquariofilo Salentino (http://www.gas-online.org) di cui è attualmente il segretario.Alcune delle pubblicazioni scientifiche estratte dal curriculum di Francesco Boero F., C. Gravili, F. Denitto, M.P. Miglietta, J. Bouillon, 1997 – The rediscovery of Codonorchis octaedrus (Hydroidomedusae, Anthomedusae, Pandeidae), with an update of the Mediterranean hydroidomedusan biodiversity. Ital. J. Zool., 64: 359-365. Onorato R., F.Denitto, G. Belmonte, 1999 – Le grotte costiere del Salento: classificazione, localizzazione e descrizione. Thalassia Salentina, 23: 67-116. Miglietta M.P., L. Della Tommasa, F. Denitto, C. Gravili, P. Pagliara, F. Boero, 2000 – Approaches to the ethology of hydroids and medusae (Cnidaria, Hydrozoa). Sci.Mar. Trends in Hydrozoan Biology -IV. C.E. Mills, F. Boero, A. Migotto and J.M. Gili (Eds). 64 (Suppl. 1): 63-71. Bussotti S., F. Denitto, P. Guidetti, G. Belmonte, 2002 - Fish assemblages of shallow marine caves in the Salento Peninsula (Southern Apulia, SE Italy). P.S.Z.N.: Mar. Ecol., 23 (suppl. 1): 11-20. Pastore M. & F. Denitto, in press - Occurrence of Herbstia nitida Manning & Holthuis, 1981 in the Otranto Channel (Mediterranean Sea). Hydrobiologia. Denitto F., S. Moscatello, G. Belmonte, in press - Early recruitment during the primary succession of sessile benthos in a submarine cave (South-East Italy). Hydrobiologia. Ha parlato di mare anche su aquarium: Denitto F., 2001 – “Frecciate velenose”. Gli Cnidari – sistematica, ecologia e approcci acquariologici. aquarium, 4: 58-61. Denitto F., 2002 – I colori del buio, viaggio nelle grotte sommerse. aquarium, 7-8: 54-60.
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