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Alla ricerca dell’arcipelago sommerso

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COMUNICATO STAMPA (28) -  Alla ricerca dell’arcipelago sommerso

L’OGS-Explora inizia due campagne scientifiche nel Canale di Sicilia, per studiare i fondali di una zona geologicamente importante 

diexplora_bassa_risTRIESTE – La nave OGS-Explora, di proprietà dell’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), salperà mercoledì 14 novembre dal porto di Crotone, in Calabria. Destinazione: Canale di Sicilia. Qui sarà impegnata in due crociere scientifiche finanziate da OGS con il supporto del MIUR, prima di dirigersi alla volta del Mar Nero, dove svolgerà rilievi per conto di una compagnia privata.

Più di dieci i ricercatori di OGS coinvolti nelle ricerche, e due gli obiettivi scientifici delle campagne, coordinate da Emanuele Lodolo e Franco Pettenati. La prima tappa porterà i ricercatori di OGS in una zona poco profonda del Canale di Sicilia, denominata Banco Avventura, che si estende al largo della Sicilia Sud-occidentale.

“Si tratta di un’area di mare relativamente basso, di cui si conosce ancora pochissimo e di cui vorremmo ricostruire l’antica geografia” spiega Emanuele Lodolo, geologo di OGS e responsabile della prima parte della campagna scientifica, che fa parte di un progetto bilaterale Italia-Israele, finanziato dal MAE, in cui l’OGS e l’Università di Tel Aviv collaborano a stretto giro di gomito.

“Con le analisi che stiamo per effettuare – prosegue Lodolo – intendiamo studiare in dettaglio la morfologia e la struttura superficiale del fondale marino. La geografia sommersa di questa regione ci riserverà senz’altro delle sorprese”. Circa dieci-dodicimila anni fa quest’area ospitava un ampio arcipelago che faceva in qualche modo da ponte tra la Sicilia e l’Africa. Inoltre, è ragionevole pensare che, un tempo, la regione fosse abitata, e non sarebbe una sorpresa se nel corso di questi studi venissero alla luce tracce di insediamenti umani, anche se non è questo l’obiettivo principale dello studio.

Come chiarisce Lodolo: “Vogliamo scannerizzare ad altissima risoluzione i fondali a profondità comprese tra 50 e 120 metri per tracciare una mappa di aree che un tempo erano emerse e che sono state coperte dal mare, innalzatosi di 140 metri negli ultimi 20 mila anni”. A tal fine saranno usate tecniche di alta precisione: il sistema multibeam per mappare in dettaglio l’andamento del fondale marino, e la sismica monocanale, che daranno un’immagine ecografica del fondale con risoluzione decimetrica dei sedimenti, fino a qualche decina di metri di profondità.

Il progetto di cui è responsabile il sismologo di OGS Franco Pettenati, durante la seconda tappa del viaggio dell’OGS Explora, si svolgerà nel Mar Ionio. “Qui si suppone vi sia una frattura, a livello di crosta terrestre (sommersa anche in questo caso), che si crede possa aver generato il terremoto della Val di Noto (Catania) del gennaio 1693 (magnitudo 7.4). Si è trattato dell'evento più catastrofico ad aver colpito la Sicilia orientale a memoria d'uomo, la cui precisa ubicazione è tuttora uno dei grandi problemi irrisolti della sismologia italiana. L'ipotesi più accreditata, e condivisa dal collega Sirovich, suppone una faglia nell'entroterra Ibleo, con direzione nord nord-est/sud sud-ovest, che spiega molto bene la distribuzione dei danni, ma non spiega il grande tsunami, descritto dalle cronache, con onde che superarono le mura di Catania”.

Anche qui la mappatura del fondale con sistema multibeam permetterà di descrivere, con una singola passata, corridoi di fondale ampi fino a tre volte la profondità dell’acqua. Emergeranno anche dettagli dei sedimenti presenti sotto la superficie, e sarà possibile caratterizzare eventuali faglie presenti in questa parte di fondale. 

Dice Maria Cristina Pedicchio, presidente di OGS: “Le ricerche che l’OGS compie sul territorio italiano e nel bacino del Mediterraneo, in questo specifico caso grazie anche alla nave OGS-Explora, permettono al nostro Istituto di fornire contributi conoscitivi concreti alla geologia e alla geofisica marina, gettando le basi per un accrescimento del sapere che va a beneficio di tutta la comunità scientifica e della società in senso generale. MI piace sottolineare una volta di più che la capacità di abbinare ricerche di base con l’offerta di servizi fa dell’OGS un ente unico nel suo genere”.

Trieste, 12 novembre 2012

 

Ogs (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale)

Ufficio Stampa | Dr. Cristina Serra - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | mobile +39 335 6614236

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